S. MESSA
OFFICIATA DA DON PINO STRANGIO - Rettore Santuario Polsi
• Accogliamo l’insegnamento odierno della parola di Dio. L’attesa di Cristo Signore ci faccia vivere non da padroni, ma da amministratori sapienti, che usano i doni del Padre per amare i fratelli.
ANTIFONA D’INGRESSO (Sal 73,20.19.22.23)
Sii fedele, Signore, alla tua alleanza, non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri. Sorgi, Signore, difendi la tua causa, non dimenticare le suppliche di coloro che ti invocano.
Sul palco, oltre ai ministri, ad animare la S. Messa,
il Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova
COLLETTA - Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
PRIMA LETTURA
Dal libro della Sapienza (18,3.6-9)
La notte della liberazione désti al tuo popolo, Signore, una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per il glorioso emigrare. Quella notte fu preannunziata ai nostri padri, perché, sapendo a quali promesse avevano creduto, stessero di buon animo. Il tuo popolo si attendeva la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così ci rendesti gloriosi chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli, intonando prima i canti di lode dei padri.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE
(Sal 32,1.12;18-19;20.22)
Beato il popolo che appartiene al Signore.
Esultate, giusti, nel Signore: / ai retti si addice la lode. / Beata la nazione il cui Dio è il Signore, / il popolo che si è scelto come erede. R
Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, / su chi spera nella sua grazia, / per liberarlo dalla morte / e nutrirlo in tempo di fame. R.
L’anima nostra attende il Signore, / egli è nostro aiuto e nostro scudo. / Signore, sia su di noi la tua grazia, / perché in te speriamo. R
SECONDA LETTURA
Dalla lettera agli Ebrei (11,1-2.8-19)
Fratelli, la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare. Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra.
Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria.
Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.
Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: in Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia.
Vegliate e state pronti, perché non sapete in quale giorno verrà il Signore.
R. Alleluia.
VANGELO
Dal vangelo secondo Luca (12,32-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignuòla non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore, assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto. molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Parola del Signore.
Don Pino mentre celebra con (a sinistra) Don Franco Frisina, diacono deliese, e (a destra della foto) Don Calarco
Omelia di don Pino Strangio
Carissimi,
siamo riuniti attorno alla mensa, per spezzare il Pane della Parola e il Pane Eucaristico nel ricordo delle vittime della violenza che sono caduti nel nostro territorio. Questo giorno, possiamo definirlo della “Memoria”, ed è per tutti noi Chiesa e Società Civile, un punto fermo del cammino per combattere e contrastare tutti i fenomeni mafiosi, in particolare il fenomeno della morte provocata da Caino contro il fratello. A San Luca, paese dove sono parroco, i Commissari Prefettizi che hanno guidato l’amministrazione per alcuni anni, oggi, per questa celebrazione, è presente uno dei componenti, il dott. Giuseppe Priolo, hanno istituzionalizzato un giorno come “Memoria” che lo stesso giovane sindaco, Giuseppe Mammoliti, ha confermato con più forza. Sono convinto che ogni paese del territorio dovrebbe fare memoria di questi eventi di lutto. Infatti siamo capaci di fare memoria di eventi lontani da noi, e poi ci dimentichiamo dei fatti che ci appartengono da vicino.
La storia umana diventa un cammino, segnato da Dio e suggellata dalla risposta obbediente dell’uomo. La liturgia della Parola di questa domenica, attraverso il racconto sapienziale, la lettera agli Ebrei e il Vangelo, traccia questo tema, ricordando l’uscita del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto. Il popolo si mette in cammino per essere liberato e il Signore mette a disposizione del suo popolo una “colonna di fuoco”, non come lampada ornamentale per una fiaccolata coreografica, ma quale «guida» per un viaggio avventuroso. È il cammino della fede! Lo stesso Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo senza sapere dove andava, per un luogo che doveva ricevere in eredità. Lo stesso Gesù ci invita ad essere pronti «con la cintura ai fianchi e le lampade accese» in vista della partenza ultima. Oggi, ricordando il cammino di tanti nostri fratelli caduti nel pieno del loro altruismo o impegno quotidiano, in particolare la figura sacerdotale di don Giuseppe Giovinazzo martire dell’Aspromonte, apostolo di Polsi, grande camminatore nella fede, siamo chiamati ad una presa di coscienza della fede che diventa obbedienza, non sottomissione, che apre gli orizzonti del cammino verso nuove partenze. I nostri fratelli hanno creduto nel cammino intrapreso; sono stati camminatori instancabili, gente che ha guardato avanti prima di andare incontro all’aurora. A volte ho la sensazione che alcuni convegni sulla legalità, le numerose fiaccolate ornamentali, non sono inseriti nel cammino della fede che diventa obbedienza, ma bensì accampamenti sempre in procinto di spostarsi altrove, per rifugiarsi in un porto franco, al riparo dei venti, o del mare impetuoso, come voler rasserenare la propria coscienza.
Dio alla fine ci chiederà il conto di ogni nostro fratello, in particolare delle vittime, delle persone che non hanno voce, ma hanno la fede. Chi risponde come Caino “Sono forse il custode di mio fratello?” non ha compreso la volontà di Dio, come chi nei nostri territori si fa i fatti propri, si lamenta ma poi non muove un dito fino a quando i problemi non riguardano lui o la sua famiglia.
Ecco allora come la nostra presenza oggi è una risposta responsabile a tutto ciò che è causa di dolore e di ingiustizia: siamo le sentinelle del territorio che guardano attivamente l’altro, anche se i fatti non ci toccano di persona. Questa realtà se inserita nella fede, propone un cammino, che a volta nasconde la terra promessa, o addirittura richiede il sacrificio supremo.
Manifestare significa sporcarsi le mani non nel senso negativo, rischiare di persona, spingersi in avanti anche in mezzo alla notte buia, senza sapere dove mettere i passi. La stessa Chiesa per intenderci, nel suo cammino, è confrontata a difficoltà e situazioni sempre nuove. Dio non dispensa nessuno dalla prova: alla fine ci sarà la notte della liberazione.
I nostri fratelli uccisi e ricordati in questa Eucaristia, li affidiamo alla bontà di Dio, per realizzare quella comunione con i santi che rende meno dolorosa la loro assenza e per continuare un impegno sulle impronte del loro esempio e della loro testimonianza di cittadini o di professionisti impegnati nel campo religioso, civile e delle istituzioni, pagando con la vita il duro servizio verso i cittadini e la legalità. La memoria, così, diventa preghiera, ascolto del Vangelo, “persino i capelli del vostro capo sono contati; non abbiate dunque timore…”, alla riflessione deve seguire la denuncia come impegno concreto perché all’illegalità dell’ingiustizia si risponda con una rinnovata e ritrovata fiducia nei confronti della legalità, combattendo ciò che è strumento di peccato, di violenza, di prevaricazione, di morte. Questa condotta è il segno più evidente che Dio non si stanca mai di noi e che sa far nascere la sua grazia anche dove l’uomo è reso debole e molto lontano dal Suo amore. Significa trasformare l’illegalità per costruire percorsi capaci di incontrare quel radicale invito – fame e sete di giustizia – che il Vangelo incessantemente ci propone.
Quest’invito sembra “nuovo” per la nostra società e sappiamo che il ”nuovo” non sempre avanza con il clamore degli effetti speciali. Anche perché significa sradicare una mentalità culturale in negativo che fa parte della nostra esistenza, che tocca interessi materiali, smuove le coscienze, toglie alleanze, dà voce a chi non ha voce. Siamo tutti convinti che ancora molto deve essere realizzato per arginare, contrastare e vincere quelle attività criminali che soffocano il percorso dello sviluppo e della democrazia.
Nessuno di noi si deve sentire un arrivato; come non ha senso continuare a guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello e non vedere la trave che ostacola lo sguardo di chi parla.
È nel camminare insieme con determinazione e chiarezza, senza arrivismi o fini egoistici, che possiamo onorare chi ha pagato, con la vita, il radicale opporsi ai poteri mafiosi ponendosi a guida di comunità cristiane in termini nuovi e lontani da infelici compromessi.
Il Vangelo diventi il lievito e il sale della riscossa per combattere la cultura della mafiosità, che è cultura di morte e non di vita, di privilegi e non di diritti e doveri d’illegalità e d’ingiustizie e non di bene comune, di rispetto delle leggi e dell’uguale dignità di ogni persona. Spezzo una lancia verso i fratelli ex detenuti, che hanno espiato la pena e che ancora vengono perseguitati nella loro libertà e dignità. A molti è negato di ricostruirsi una storia, di avere un lavoro, di dimostrare che, in fondo, gli anni di galera sono valsi a cambiare vita, altrimenti, lasciandoli in balia dell’accusa continuata, si dimostra la pochezza delle istituzioni e il fallimento dello Stato. La coscienza di vivere da uomini liberi deve trovarci protagonisti attenti e vigili verso i fratelli meno fortunati di noi.
Carissimi, gridiamo ancora una volta con forza il nostro “no” alla cultura della morte! Ci accompagni in questa opera non facile lo Spirito del Risorto e la materna intercessione di Maria della Montagna.
La S. Messa si chiude con il canto finale ad opera del Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova
ADESSO MUSICA
Dopo la S. Messa, ancora un po' di relax, stavolta musicale, in compagnia d'una sempre più sportivissima
Orchestra Giovanile di Fiati
Città di Delianuova
Il M° Maurizio Managò dà il “LA”
al concerto dell'Orchestra Giovanile di Fiati - Città di Delianuova
Introduce il M° Maurizio Managò.
Anche per questa importante iniziativa come la 2ª Giornata Regionale per l’Educazione alla Legalità, promossa dalla nostra associazione, abbiano voluto essere presenti e partecipi, per testimoniare, ancora una volta, che la musica rappresenta un veicolo importante per ribadire che la buona convivenza civile sta alla base della società in cui viviamo.
Il mio compito, così come quello del mio collega Gaetano, è molto delicato, ma entusiasmante nello stesso tempo.
Insegnare, è dare qualcosa di sé agli altri, è contribuire alla formazione della personalità di chi ti sta di fronte, cercando sempre di dare il buon esempio.
Considero anzitutto importante il rapporto che si instaura tra insegnante e alunno e personalmente penso sia fondamentale stabilire si, una situazione di amicizia, ma, anche, di reciproco rispetto.
Nel nostro caso, i ragazzi acquisiscono in primis una propria personalità musicale, per poi convogliarla verso un progetto comune.
Lavorare tutti insieme per raggiungere uno stesso, sano, obiettivo diventa quindi educativo e fondamentale per la crescita culturale e sociale del ragazzo, del musicista.
In occasione di questa nostra esibizione sui Piani di Carmelia, abbiamo voluto presentarci al pubblico con un abbigliamento molto giovanile, jeans, t-shirt e bandana, un po’ per il contesto e per il clima che si respira, ma soprattutto per uscire dalla rigidità della divisa, volendo così manifestare agli altri il nostro entusiasmo e la nostra positività.
Vi aspettiamo, sui Piani di Carmelia, per il prossimo concerto…
In bandana.
PROGRAMMA DELL'ORCHESTRA DI FIATI
• Colonel Boogey - (K. J. Alford - L. Pusceddu)
• Omaggio a Canicattini - (P. Pernice)
• Ritratto (Omaggio a P. I. Tchaikovsky) - (P. I. Tchaikovsky - Ofburg)
• Meeting - (Daniele Carnevali)
• Memory - (Rob Ares)
• International Revival - (arr. A. De Paola)
• Inno di Mameli
Anche il M° Gaetano Pisano sulla pedana, a chiudere il programma musicale
Un sempre-verde presidente non poteva esimersi dall'indossare la bandana.
Un giorno disse: “Questi ragazzi mi fanno sentire più giovane”.
Aveva ragione… ma non esageriamo!
DOTTORE SCERRA GIUSEPPE E DOTT. LUPPINO PASQUALE GIA' PRIMARIO DEL REPARTO OTORINOLARINGOIATRIA DELL'OSP. DI PALMI
DOTT. EDOARDO LAMBERTI-CASTRONUOVO
Diamo inizio ai lavori di questa tavola rotonda. A me il compito, e io ringrazio gli organizzatori, di moderare questa tavola rotonda sul tema della sicurezza alimentare e i prodotti tipici da tutelare. Anche questo rientra certamente nell’educazione alla legalità.
Invito i relatori presenti ad essere brevi, chiari e concisi per dar modo anche a chi ascolta, di intervenire. In attesa che gli altri relatori giungano in questi ameni luoghi, darei subito la parola a un personaggio che di questi luoghi è veramente un rappresentante in tutti i sensi, che ama il proprio lavoro e ama anche i luoghi dove lavora.
Si tratta del dottore Antonio Perna, che è il presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte. Devo dire che in questi giorni, ho avuto modo di presentare al dottore Perna un personaggio che veniva a Reggio Calabria da Tokio.
TAVOLA ROTONDA
SICUREZZA ALIMENTARE E PRODOTTI TIPICI DA TUTELARE
Moderatore: Dott. Edoardo Lamberti-Castronuovo
Il Dott. Lamberti-Castronuovo
Uno dei personaggi più importanti della musica giapponese.
E' venuta qui per vedere i nostri luoghi e l’averla portata, in venticinque minuti, dal mare alla montagna, l’ha lasciata veramente sbigottita, così come l’avere incontrato un funzionario valido come il dottore Perna. Ha detto che la sua orchestra verrà il prossimo anno qui in Calabria e io direi, caro presidente, che potrebbe essere una buona cosa, ospitarla da queste parti. Pensate che bello!
Un concerto sotto questi alberi, così belli, così accoglienti!
Non sarebbe una cattiva idea! Diamo però, subito, la parola al dottor Perna per la sua relazione introduttiva.
PROF. ANTONIO PERNA
Grazie al dottor Lamberti-Castronuovo. Vengo subito al tema:
Sicurezza alimentare oggi. Un tema che sta più a cuore alle popolazioni del Nord Europa di quanto ne stia a noi, principalmente perché queste popolazioni sono sempre più esposte a improvvisi messaggi, più o meno tragici. Il prof. Tonino Perna, dice la sua in merito alla sicurezza alimentare
Quattro anni fa siamo stati bombardati da messaggi tipo: “se mangi il pollo c’è la diossina che ti distrugge”; “se mangi la carne bovina ti becchi la BSE”; insomma, ci sono stati in 4 anni, 5 emergenze alimentari. Persiste un fenomeno interessantissimo di autoproduzione, che i miei colleghi universitari, di varie nazioni e italiani, sociologi ed economisti, vedevano come un fatto di arretratezza. Chi ha il giardino e lo coltiva, o ha l’orto e lo coltiva, impedirebbe lo sviluppo dell’agricoltura moderna, intendendo, per agricoltura moderna, quella della Padania o delle grandi pianure del Nord. In base a questo, ogni azienda può avere, come Sibari –unico esempio portato in Calabria – 200-400 ettari, facendo dell’agricoltura un’industria.
Ma così, si faceva un errore di fondo. Si portavano i criteri industriali al livello di produzione di beni alimentari primari, non rendendosi conto che i cicli della vita non sono riducibili ai cicli dell’industria, non rendendosi conto che la produzione di beni alimentari è una produzione che viene da lontano, viene da un equilibrio naturale, che la terra, non si sa quando, ha raggiunto e che è molto precario, per cui gli aumenti di produttività, indotti nel passato, solo attraverso incrementi, vuoi di sostanze chimiche, vuoi di mezzi meccanici, in questo caso positivi, perché hanno tolto fatica all’uomo, hanno però raggiunto un limite. Già 20 anni fa, negli Stati Uniti d’America, molti studiosi, dicevano che “la Terra, non ha più un humus, non è possibile aumentare oltre la produttività”.
Il dato tecnico è che, dal 1991, la produttività per ettaro, nel Nord-America è cominciato a declinare. Solo grazie all’intervento dei sussidi governativi, si è riusciti a mantenerla ancora sul mercato.
Eppure, quello che era arretratezza, cioè l’idea della piccola proprietà contadina, di avere ognuno il suo “pezzo di terra”, che è tipico dalle nostre parti, consente di vivere meglio. Pensate quanti anziani, da noi, hanno un “pezzo di terra”; questa è una fortuna, una ricchezza inestimabile! Noi abbiamo fatto, nell’Università di Messina, una ricerca comparata fra un gruppo di anziani della provincia di Messina e un gruppo di anziani della provincia di Milano. Questi ultimi erano gente senza speranza, perché con la loro piccola pensione non sapevano cosa fare. Se vuoi fare qualcosa a Milano devi spendere; se vivi invece, in questi nostri paesi, hai il tuo pezzo di terra, hai gli amici con cui giocare a carte; la qualità della vita è superiore. Io partirei da questo per dire un’altra cosa importante, la sicurezza alimentare sarà un tema sempre attuale, perché siamo di fronte a una scelta epocale: le bio-tecnologie. Le bio-tecnologie, sono una cosa complicatissima, soprattutto sono imprevedibili. Pensate, noi abbiamo un gene “x” che viene inserito nel DNA del tabacco. Per che cosa? Perché questo ha alcuni effetti benefici che aumentano la produttività e riducono i costi poiché favoriscono l’estrazione del tabacco dalle “erbacce”. La più grande impresa, una multinazionale americana, fa questo con zucchine o pomodori. Hanno già inserito un gene che li rende resistenti a un anticriptogamico, così che si può buttare il farmaco, questo distrugge tutte le cosiddette erbacce ed è possibile così raccogliere i pomodori, senza problema di manodopera.
Estirpare le erbacce a mano, ha un costo notevole!
Dico questo, perché l’ibridazione fra specie contigue c’è sempre stata, non c’è mai stata fra il mondo vegetale e il mondo animale.
Quindi l’ingegneria genetica sta facendo “un salto verso l’ignoto” su cui gli scienziati più seri, non si pronunciano. Ora, immaginiamo semplicemente che lo scenario che abbiamo visto in Europa due anni fa con la BSE, la cosiddetta mucca pazza, si estenda ad un prodotto di ingegneria genetica. Voi sapete che chi viveva a Milano nel periodo della BSE, non andava più dal macellaio, erano crollate le richieste di carne, chi viveva a Delianuova andava dal macellaio, che ancora c’è e alleva i suoi bovini a livello locale, comprava questa carne e stava tranquillo. Io credo, allora, che queste auto produzioni, in passato sinonimo di arretratezza, nel futuro, costituiranno una “valvola di sicurezza”, per usare un’espressione di un grande scrittore meridionale, Ignazio Silone, che nel 1956 scrisse appunto, “USCITA DI SICUREZZA”.
Cos’è l’uscita di sicurezza? Noi dobbiamo, non pensare di renderci indipendenti dal mondo, ciò sarebbe una sciocchezza, ma di avere delle “uscite di sicurezza”. Di fronte a una crisi alimentare, così come di fronte a una crisi energetica, occorre crearsi una via d’uscita.
Noi ci vantiamo, come Parco d’Aspromonte, di aver dato inizio alle prime fattorie eoliche in Calabria, come società mista, a maggioranza pubblica, che produrrà 200 mega, finanziati dal privato.
Se noi avessimo seguito, in Italia, la linea delle energie rinnovabili oggi non ci troveremmo a tremare, di fronte a una bolletta energetica che va alle stelle. È importante, allora, crearsi delle uscite di sicurezza in una società che, come dice un grande sociologo tedesco, è la “società del rischio”. Nella “società del rischio” ci siamo, ma nella “società del rischio” ci possiamo anche difendere avendo le nostre uscite di sicurezza. Ciò non significa autarchia, però significa che se io ho una difesa della produzione locale, ho una via d’uscita. Significa, in un momento di crisi internazionale, che “qui si vive e si vive bene”!
Mi raccontavano i miei genitori che durante la guerra, quando Reggio fu bombardata, i reggini scapparono in montagna, ma non sapevano cosa fare, perché non sapevano coltivare. Fu la montagna a salvarli! Ora in uno scenario futuro, non è da escludere che questi beni della montagna, come il bene ambientale, possano costituire la nostra “uscita di sicurezza”. Ma per far questo, ci dobbiamo anche difendere da alcune norme della Comunità Europea, che rischiano di far saltare delle produzioni artigianali locali e che rappresentano una grande tradizione. Vi sono prodotti che si fanno a Delianuova e che sono una cosa unica, straordinaria, saporitissima, ma sarebbero un “bene illegale”, perché non prodotto secondo le norme della Comunità Europea. Alcuni di questi meravigliosi prodotti, noi li abbiamo portati alla fiera di Milano e di Firenze. Alla borsa-valori di Milano, sono rimasti tutti a bocca aperta quando abbiamo presentato l’ECO-Aspromonte e abbiamo offerto un piccolo rinfresco ai giornalisti; questi, si sono tuffati subito sul torrone di Delianuova. Ora, c’è una norma della Comunità Europea che si chiama HACCP, la quale afferma che, tutto ciò che è bene alimentare, deve essere confezionato dalle macchine. In pratica: arrotolare il torrone a mano è reato, andare a vendere sulle strade come fanno i nostri contadini, intorno a Gambarie, con le loro produzioni, è reato. Allora, è compito delle istituzioni locali, trovare una soluzione, ed una soluzione c’è: si tratta di dare un riconoscimento di “prodotto tipico locale” a questi prodotti. Questo vale, per esempio, per il torrone di Delianuova, ma anche per il caprino di Gallicianò, che è una cosa straordinaria! Ma è straordinaria perché quelle capre vanno in un pascolo che non si riproduce da un’altra parte; ma se tutte le capre mangiano lo stesso mangime, lo stesso fieno, è finita!
Tutto il formaggio avrà lo stesso sapore! Su questo si gioca il futuro dei nostri prodotti.
Abbiamo pensato, insieme alla prof.ssa Torricelli, che ringrazio, con la quale abbiamo discusso e che ogni anno ci riporta qua insieme al dottore Scerra, abbiamo pensato, dicevo, a questo tema, perché ci è sembrato un aspetto finora non investigato, ma che ci interessa particolarmente. Concludo raccontando un episodio che ci ha toccato da vicino: la festa di Polsi. Polsi ha una festa millenaria, in cui c’è questo rito, che viene dai greci di “scannare” la capra. Fino a 30 anni fa, il rito si svolgeva di fronte all’altare della Madonna. Si portava la capra e si offriva in sacrificio.
Oggi si fa fuori dalla chiesa, soprattutto da quando è arrivato monsignor Bregantini, che, venendo da Trento, non era molto entusiasta di queste pratiche, però ne ha capito e ne ha difeso lo spirito. Due anni fa, sono intervenuti i carabinieri e hanno sequestrato tutte le capre. In fondo, non hanno sequestrato “la capra”, hanno sequestrato un rito! C’è una tradizione, una identità! Togliere alla nostra gente una tradizione, togliere una tradizione vissuta da generazioni, di questo rito della capra, senza il quale, poi, non si capisce tutta la storia di Polsi. In nome di che cosa? Di norme igienico sanitarie!
Vi posso dire, che in nome delle norme igienico sanitarie, è stata fatta fuori negli anni 50 l’industria della pasta nel Sud. La Sicilia aveva 39 pastifici, quando nel ‘54 hanno introdotto la legge per cui bisognava confezionare la pasta, non la si poteva, cioè, più dare sfusa. La conseguenza fu che i 39 pastifici diventarono solamente 2. La gran parte non ha avuto la capacità di adattarsi a queste nuove norme. Ma un fenomeno simile stava per accadere anche con la mozzarella quando fu imposto che il confezionamento non potesse avvenire più a mano. Occorre ovviamente dire che, da una parte, le norme igieniche sanitarie vanno bene, vorrei però capire: com'è possibile che, con queste norme igienicosanitarie abbiamo beccato la diossina? O la mucca pazza? Quali controlli si fanno? Penso alle patate radioattive che noi mangiamo da anni! Quando non mangiamo le patate dell’Aspromonte e mangiamo quelle della Germania o della Svizzera, occorre sapere che, da 30 anni, le patate vengono irradiate per evitare che germoglino e quindi perdano di valore sul mercato. Allora, io starei un po’ accorto. Se dobbiamo difendere la salute, dobbiamo difenderla non da norme tradizionali, ma bisogna riuscire a capire dove ci può essere un danno probabile e dove, invece, c’è una sorta di “ideologia” dell’igienico sanitario. L’anno scorso, a San Luca si è fatto un accordo con i Nas e altri organi che controllano i beni alimentari, una mediazione fra tradizione e norme igieniche.
Ecco, io credo che in futuro, l’esempio di San Luca, dell’anno scorso, possa ritenersi molto interessante. Anche un macello incontrollato, questo macellare abusivamente, ha degli inconvenienti; però non ci facciamo illudere che se la carne arriva dalla Francia, siccome arriva con tutte le certificazioni alimentari è carne perfetta! In Francia è legale, da 20 anni, dare gli estrogeni alle vacche! In Francia i veterinari prescrivevano gli estrogeni, gli antibiotici, normalmente, a tutti i grandi allevamenti e non avevano controindicazioni. Quindi arrivava tutta questa carne che, una volta cotta, si riduceva fortemente perché carica d’acqua! Ma era tutto legale!
Ecco la domanda che io pongo agli altri relatori. Noi ci troviamo di fronte a una società tecnologica che attacca la salute, a norme del passato o a tecniche produttive del passato che provocavano e provocano dei problemi.
Va detto con chiarezza: col pecorino, ad esempio, migliaia di persone, in Calabria, si son beccati la febbre maltese, la brucellosi.
Ebbene certamente le norme igienico sanitarie vanno rispettate, senza perdere questa varietà, questa qualità e questa diversificazione.
Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie al dottore Perna, sia per la relazione estremamente chiara che per il torroncino (piccolo omaggio del presidente del Parco al moderatore!!).
Il presidente del Parco ha posto l’accento su un tema che di certo non si può risolvere in un dibattito o in questa tavola rotonda, perché ha messo sulla brace dei problemi molto seri. Io inviterei anche i relatori che si susseguiranno questo pomeriggio qui, a cercare, oltre che denunciare il problema, anche di suggerire delle soluzioni.
Il presidente Perna ha posto l’accento su alcune cose, ma una la vorrei dire io. Il tema qui è la “Sicurezza alimentare e i prodotti tipici da tutelare”. Intanto, incominciamo a vedere che cosa sono e quali sono i prodotti tipici; quand’è che li possiamo chiamare tali e come li vogliamo tutelare, perché, per esempio, la regione dalla quale viene, per ragioni di lavoro, il dottore Papalia, cioè il Veneto, per i propri prodotti, ha creato il “marchio veneto di qualità”; e ciò fa si che gli stessi prodotti vengano sottoposti a controlli. Voglio fare ora soltanto un piccolo accenno prima di dare la parola al relatore che seguirà. Noi ci preoccupiamo del prodotto confezionato a mano e il presidente Perna ha fatto riferimento all’HACCP. L’HACCP è come uno scontrino fiscale, così come non si può uscire dal negozio senza lo scontrino fiscale, così ogni negozio, ogni prodotto, deve avere il suo HACCP. È soltanto un acronomo e sta a significare che chiunque produce o mette in commercio ogni sorta di genere alimentare, il tutto, deve essere sottoposto ad un controllo batteriologico. Il problema sapete qual è? Che il professionista che deve fare questi controlli, non è per nulla responsabile di quello che va a certificare. Il responsabile è sempre e comunque il titolare dell’azienda. Questo è un lato negativo della legge, perché non consente una responsabilità personale, consentendo, invece, la corsa all’accaparramento ad un bar, ad un ristorante o a qualsiasi altro esercizio pubblico che mette in vendita prodotti alimentari, e di farlo con un abbattimento dei costi, non essendo ben controllato sotto l’aspetto dell’HACCP.
Concludo dicendo che il problema delle norme igieniche non sta solo nelle produzioni fatte a mano. Queste norme non sono per niente differenti da quelle che, per esempio, sono deputate al controllo della catena del freddo.
Vi ha mai detto nessuno che quando comprate i prodotti surgelati, ancorché siano perfettamente chiusi e sigillati, possono costituire un problema per la vostra salute?
Vi ha mai detto nessuno che, in Italia, non c’è il controllo dell’interruzione della catena del freddo?
Se voi surgelate in casa un prodotto come può essere il pesce, e poi va via la corrente elettrica per più di 6 ore, quel prodotto deve andare assolutamente dal congelatore alla pattumiera! Ma questo se succede a casa, ve ne accorgete! Se invece lo stesso prodotto regolarmente sigillato, viene introdotto nella catena di distribuzione e lì si interrompe la catena del freddo – non tutti i supermercati hanno i gruppi elettrogeni o sono dotati di surgelatori alimentati in maniera differente –, quel prodotto può essere nocivo per la vostra salute.
E nessuno vi ha mai detto che deve esserci, per esempio, una banda colorata sulla confezione di un prodotto che attesti l’eventuale interruzione della catena del freddo; per cui, quel prodotto, non può essere messo in commercio?
Vi dò un piccolo suggerimento: quando andate al supermercato e comprate un prodotto surgelato, fate un piccolo esame, molto banale: prendetelo in mano e provate a smuovere il prodotto che c’è dentro; ipotizziamo dei piselli: quando li comprate, provate a vedere se il prodotto che c’è dentro facilmente si separa, oppure diventa una semplice mattonella di ghiaccio. In quest’ultimo caso mettetelo dove l’avete preso e non lo consumate perché vuol dire che si è interrotta la catena del freddo. Semplice, ma efficace!
Vorrei ora ringraziare e salutare l’Associazione Culturale Spadaro, l’Istituto Comprensivo di Delianuova e i rispettivi dirigenti per questa interessante iniziativa e soprattutto, vorrei ringraziare una personalità politica presente. Mi riferisco all’onorevole Armando Veneto che, essendo, per altro, un uomo di legge, può anche darci qualche suggerimento, qualora lo volesse, alla fine di questo dibattito.
L'on. Armando Veneto con la moglie
Bene, allora, la parola al presidente dell’Associazione Provinciale degli Industriali, il dottore Pasquale Mauro, grande bandiera nel settore alimentare mondiale, che ha la fortuna di svegliarsi tutte le mattine, non con la tromba, ma con un buon caffè!
DOTT. PASQUALE MAURO
Scusate la mia voce… mi auguro di farvi sentire bene.
“Qualità” è un tema importante, è un tema strategico per le popolazioni di tutto il mondo, in quanto, oggi, sul rispetto per la qualità si sta investendo molto, ci si sta organizzando. Gli Stati varano delle leggi continuamente e di recente il nostro governo ha approvato una legge sull’etichettatura dei prodotti per cui, da domani, troverete in qualsiasi prodotto che comprerete al supermercato un’etichetta dove si specifica, con le varie percentuali, gli eccipienti che caratterizzano quel determinato prodotto.
Diventa perciò, per le piccole aziende, un discorso di organizzazione, di rendere la propria azienda idonea, conforme alle leggi. Vi sono società di consulenza qualitativa che vengono a controllare la produzione a ogni singola azienda, ne tracciano un percorso industriale, che deve essere rispettato e creano delle responsabilità in ogni azienda: un responsabile “di qualità”, che abbia cioè, la responsabilità totale della qualità per l'azienda stessa. Quindi, al Nord, già troviamo numerose aziende che hanno la certificazione qualitativa, qui al Sud, invece, ancora questo è un problema serio.
Il discorso qualitativo oggi è un discorso importante non solo per il rispetto della legge, ma soprattutto per la commercializzazione dei prodotti che vengono immessi sul mercato. C’è un altro aspetto importante. Le aziende meridionali non hanno la capacità finanziaria di investire molti soldi nel marketing, nella pubblicità. Allora, l’unica via di salvezza – lo dice uno che segue questa strada da parecchi anni – è produrre “qualità”, in modo che il consumatore, assaggiando quel prodotto, ritorni ad acquistarlo!
Se non fa così, l’azienda non va avanti, perché non ha i mezzi finanziari per una campagna pubblicitaria, oppure devesperare che quel prodotto venga distribuito bene dalla distribuzione moderna nei supermercati, negli ipermercati e, quindi, messo in circolazione, attraverso il cosiddetto “passaparola”.
Questo mi sento di dire: il discorso “qualità” è un discorso importante per le aziende e la Calabria dovrebbe essere molto più attiva rispetto alle altre regioni, perché, se vuole esportare, se vuole inserirsi, nella distribuzione moderna, ha bisogno di fare questo.
Oltre tutto i contratti con la grande distribuzione, prevedono una clausola attraverso la quale ci si assume la responsabilità della“qualità”. Diventa, perciò, gioco-forza, inserire nella propria azienda questo distintivo di qualità, questo iter qualitativo.
Io mi auguro, dunque, che ci si possa organizzare in tal senso; e anche nell’associazione che io modestamente rappresento, non faccio altro che raccomandare ai soci di organizzarsi nel rispetto delle leggi che sono state già varate fino a questo momento. Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie, presidente, per questa testimonianza. In effetti, solo con la qualità si può vincere la concorrenza. Siamo in un “campo minato”, ma sicuramente, negli interventi che seguiranno, sentiremo parlare di organismi geneticamente modificati. Che cosa sono tutte queste cose? Sentiamo ora il parere dell’antropologo, il professor Vito Teti.
PROF. VITO TETI
Buonasera a tutti. Non so come riuscirò ad inserirmi in un discorso, mi pare molto complesso, anche molto tecnico e molto specialistico, ma certamente molto importante. Io vorrei ringraziare intanto il dottor Perna e gli altri amici che hanno organizzato questo incontro per l’invito che mi hanno rivolto. Spero di fare un discorso breve. Risalendo lungo questa strada, molto bella, molto suggestiva, dicevo: “mo' arrivo, mo' arrivo… e non arrivavo mai!”.
Mi è venuto in mente l’Antonello di Alvaro, che, finalmente, immagina di avere incontrato la giustizia, incontrando i carabinieri sull’Aspromonte e il poverino, come sappiamo, confonde tra giustizia e legge. Io sono uno che rispetta le leggi e invita al rispetto delle leggi, della legalità, della natura, dell’ambiente. Certe volte, però, mi domando se le leggi vengono fatte in maniera tale da rispettare anche la giustizia. Io credo che non sempre c’è un felice incontro tra la legge, per come viene organizzata, come viene proposta, suggerita e le esigenze, i bisogni, le necessità delle persone.
Io ho l’impressione, non tanto da antropologo ma da consumatore, che chi ha organizzato certi protocolli legislativi in meri to al cibo e ai consumi alimentari, non abbia sempre potuto, o saputo, tenere conto di alcune risorse, di tecniche locali, che secondo me, invece, meriterebbero di essere conosciute e rivalutate in maniera aggiornata, in maniera, certamente, positiva. Due anni fa, sono rimasto abbastanza sorpreso, allorquando si pensava di intervenire su una tradizione secolare, molto importante, come il consumo della carne di capra a Polsi, solamente in termini legislativi o di controllo.
Anche l'antropologo, prof. Vito Teti, riceve la “Targa Ricordo”
Chiarisco: ben vengano i controlli e ci sia più rispetto dell’igiene, delle norme. Tuttavia, criminalizzare i modi di trattare il cibo, l’alimento proprio delle società tradizionali e delle culture locali, mi lascia, in qualche modo, perplesso. Cosa sto cercando di dire? Da molto tempo la Calabria è al centro di un universo alimentare molto particolare, molto originale.
È una terra di passaggio e un grande storico dell’alimentazione, M. Montanari, riflettendo sulla cucina calabrese parla di melting pot alimentare, proprio volendo dare questa idea di incontro di alimenti, di cibi. Con Tonino Perna, 15 anni fa, ci ponevamo questi problemi e che cosa veniva fuori? Che dal mondo antico, dalla cucina greca al periodo medievale, e poi al periodo moderno, con l’introduzione delle piante americane, del peperoncino, della patata, del pomodoro, della melanzana, la Calabria ha una tradizione molto ricca: questo incontro fra elementi della pastorizia, elementi dell’agricoltura, elementi della pesca. È una terra ricca di risorse che ha una miriade di prodotti “tipici”, che andrebbero tutelati, andrebbero promossi, andrebbero difesi, andrebbero valorizzati. Ora sul “tipico”, potremmo parlare a lungo, perché io ho l’impressione che, certe volte, viene proposto come tipico qualcosa che tipico non è, che viene inventato, che viene costruito ad arte e invece si dimentica di valorizzare l’autenticamente tipico, quello che appartiene alla nostra storia, quello che appartiene alla nostra tradizione, alla storia della produzione, del paesaggio agrario.
“Tipico”, da questo punto di vista, coincide con il “locale”, ma non solo con il “locale” prodotto localmente, ma con il “locale” rielaborato localmente. Facciamo l’esempio del pescestocco. Non è un prodotto locale, calabrese, eppure è diventato “locale” nel momento in cui si inserisce in una tradizione culinaria forte, fino a renderlo peculiare di una zona della Calabria. Quindi “tipico”, non coincide con produzione locale ma con qualcosa che ci tocca in maniera storica, culturale, antropologica, molto profonda; un modo di mescolare i cibi, di proporli, di consumarli.
Quando vedo dei controlli, rispetto a certe normative, che pure debbono esserci, mi viene da pensare se una festa tradizionale deve essere omologata, uniformata in queste cose. Se immaginiamo che il cibo, un piatto o una ricetta costituiscano un fatto culturale, un fatto di identità, dove comincia la norma e dove finisce la trasgressione? Ho l’impressione che, forse, nel momento in cui vogliamo porre il problema del riconoscimento dei nostri prodotti, dovremmo con maggiore insistenza riflettere sul dato che la storia alimentare della Calabria, complessa e ricca, può costituire una risorsa fondamentale.
Volevo dirvi che io sono molto terrorizzato da quello che succede con gli OGM, ma sono molto più terrorizzato dal fatto che i ragazzi americani immaginano che le patatine nascano direttamente sugli alberi e vengano raccolte con le bustine! Questa perdita di riferimento con la produzione, con l’ambiente, che poi è una perdita di memoria di sé, mi lascia veramente preoccupato.
Noi dovremmo, invece, educare a “mangiare bene” e ciò significa anche, far capire da dove viene il cibo, come viene prodotto, come è stato prodotto nel passato, come si è arrivati a questa produzione.
Ancora un’ultima cosa e chiudo veramente: mangiare, non significa ingerire cibo. Io vedo alle mie spalle, sullo striscione, le parole valore, convivenza, pace. “Mangiare” significa scambiarsi doni, significa socialità. Il calabrese dice: non mangerai assieme a me, per dire che qualcosa si è incrinato nei rapporti, oppure, quando ci incontriamo diciamo: da mo’ che non mangiano assieme, proprio per sottolineare questo valore dello stare assieme, cioè, mangiare non significa ingerire cibo, ma significa, quindi, valorizzare anche gli aspetti che sono legati al fatto nutritivo: lo scambio, il regalo, oserei dire anche, il valore della “lentezza” nel mangiare. Contro l’idea del “fast food” forse, potremmo recuperare il valore dello “slow food”. Allora, stare bene mangiando, significa, in qualche modo, stare bene nel momento in cui il cibo diventa veicolo di comunicazioni, di messaggi, di rapporti, di legami, di affetti. Per fortuna, da queste parti, mi pare che problemi come la bulimia, l’anoressia, siano abbastanza limitati rispetto ad altri luoghi.
Allora lo vogliamo recuperare positivamente questo dato? Vogliamo pensare ad avere un rapporto più corretto, più affettivo forse, a volte più esagerato con il cibo, vogliamo pensare che spesso il bambino continua ad essere educato a mangiare! Certo, è un problema molto complesso e chi vi parla deve combattere con i figli, che, quando vedono MC DONALD’S, vogliono fermarsi lì. Però, noi, contemporaneamente possiamo veicolare altri messaggi. Allora queste sconclusionate riflessioni di un antropologo frettoloso, in questo momento, e stanco, volevano semplicemente dire, parlando di legalità: non confondiamo la legalità con la giustizia, con le esigenze, con i bisogni. Parlando di cucina, di cibo, di prodotto “tipico”, pensiamo ad un sistema di valori più complessivo. Pensiamo ai modi di stare assieme, pensiamo alla società, pensiamo a un orgoglio positivo, tipico di essere calabresi, perché la nostra storia, anche la nostra storia alimentare, ci fa essere speranzosi in questa direzione e, in qualche modo, il cibo, solo in questo modo, può diventare una risorsa, nel momento in cui diventa anche elemento critico per ripensare, riorganizzare una identità che spesso viene messa in crisi da modelli globalizzanti, omologanti, esterni, che non hanno molto a che fare con il nostro modo di sentire, di fare e di essere. Grazie!
PROF. ANTONIO PERNA
Grazie al professor Teti ed essendo suo amico da molti anni, vorrei dire che il suo ultimo libro, mi è stato mandato tre volte ed è sempre scomparso. “Il senso dei luoghi” è un libro bellissimo, che riguarda la storia dei paesi scomparsi in Calabria e non solo.
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Con il suo intervento, parlando di legge e di giustizia, il professor Teti ha, per usare un termine sportivo, “alzato la palla”. Tocca adesso al giudice Papalia continuare sull’argomento. Ricordo che il giudice Papalia è Proc.tore della Repubblica di Verona ed è a lui che cedo volentieri la parola!
DOTT. GUIDO PAPALIA
La sicurezza alimentare deve essere garantita in tutti i modi e richiede un'attenzione particolare nei vari momenti di produzione, preparazione, confezione, conservazione e distribuzione del prodotto al fine di assicurarne la genuinità. Molte sono le disposizioni legislative, anche di natura penale, che si occupano di questa materia regolando, per esempio, i settori dei mangimi per animali, dei concimi, della coltivazione, fabbricazione, produzione e conservazione dei vari prodotti e dettando anche precise norme sulla etichettatura al fine di assicurare una informazione sempre più completa sull’origine, composizione, durata ed altre caratteristiche dei singoli alimenti. La questione, però, che desta maggiore preoccupazione e che, specialmente in questi ultimi tempi, è considerata la più rilevante in materia di sicurezza alimentare è quella riguardante i cosidetti O.G.M. e cioè gli organismi geneticamente modificati. Perché questo particolare allarme?
La ragione principale va ricercata in una insufficiente e non corretta informazione sia a livello di comunicazione di massa sia a livello decisionale e, cioè, delle istituzioni competenti a regolare la materia.
Al relativo dibattito, infatti, partecipano prevalentemente uomini politici, giornalisti, esperti in agricoltura ed in alimentazione,personaggi noti per altre qualità e solo raramente scienziati, veramente competenti nel settore ed in grado di fornire utili e serie informazioni. Molto spesso si parla di O.G.M. solo in occasione di fatti di cronaca (per esempio il sequestro delle sementi contaminate della Monsanto, l’allarme sulla pasta “radioattiva”, ecc.) e tali fatti vengono accostati a temi di tutt’altra natura quali,per esempio,la “mucca pazza”, l’“effetto serra” e le radioattività. In questa materia, invece, bisognerebbe con molta precisione indicare analiticamente i vantaggi ed i rischi, elencare con chiarezza quali sono le categorie che ne traggono benefici e quali, invece, svantaggi, indicandone specificamente i motivi. Ciò non viene fatto. O, almeno, non viene soddisfacentemente fatto, non solo perché, come già rilevato, c’è scarsa informazione in tal senso, ma anche perché, quella informazione che viene data, non appare convincente. Da un lato, infatti, la scienza non ha maturato certezze indiscutibili e riconosce essa stessa l’insufficienza delle cognizioni di cui dispone e la conseguente impossibilità di fornire risposte rassicuranti. In questa materia si ripropone, cioè, il grave problema, oggi rilevato da più parti, del difficile rapporto tra scienza e diritto legato all’impossibilità di disciplinare con norme certe e sicure situazioni concrete per le quali non si può fare riferimento ad un sapere scientifico dato e certo, ma bisogna necessariamente riconoscere la “non neutralità” delle proposizioni scientifiche e, di conseguenza, ricorrere ad appositi principi (per esempio il cosidetto principio di precauzione) per far fronte, comunque, alle esigenze di regolamentazione di questi spazi di incertezza della scienza. Dall’altro lato, peraltro, anche in questo campo si evidenziano le profonde fratture esistenti tra scienza e società, per cui il cittadino diffida delle scoperte scientifiche ed il ricercatore ritiene che il cittadino non sia in grado di capire le sue scoperte. A ciò si aggiunga che, per quanto riguarda lo specifico settore degli O.G.M., normalmente coloro che si occupano di tali problemi sono scienziati incaricati o dalle multinazionali interessate o da organizzazioni politicamente orientate con scopi ben precisi.
Per cercare, quindi, di accostarsi al problema in maniera il più possibile distaccata, tenendo presente quanto già osservato, è bene intanto precisare cosa si intende per O.G.M.. In proposito il D.Lvo 8 luglio 2003 n. 224 che ha dato attuazione in ambito nazionale alla direttiva 2001/18/CE, all’art. 3 espressamente definisce l’O.G.M. come l’organismo “il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante accoppiamento o incrocio o con la ricombinazione genetica naturale”. Questo stesso articolo, peraltro, che definisce l’organismo come “un’entità biologica capace di riprodursi o di trasferire materiale genetico”, nel definire l’O.G.M. esclude espressamente che la relativa disciplina possa applicarsi agli “esseri umani”. Nessuna contiguità, quindi, quanto meno sotto questo profilo, tra la disciplina degli O.G.M. ed i problemi relativi alla procreazione medicalmente assistita di cui alla recente, molto contestata, legge del 19 febbraio 2004 n. 40. Per attenerci al tema oggetto del presente incontro è evidente che dobbiamo riferirci ai cosidetti “cibi transgenici” e cioè a quegli alimenti che, secondo quanto si rileva dalla disciplina della materia a livello nazionale ed internazionale, consistono, contengono o sono stati prodotti da organismi geneticamente modificati. Rientrano, cioè, nella categoria, sia quei prodotti che contengono O.G.M. sia quei prodotti che, pur non contenendo O.G.M., provengono da O.G.M.. In quest’ultimo caso, peraltro, ai fini della disciplina, si distinguono quei prodotti che, pur provenendo da O.G.M., devono considerarsi sostanzialmente identici od equivalenti a prodotti che non hanno subito “manipolazioni” di questo tipo, dagli altri prodotti che, invece, non hanno questa caratteristica e, quindi, rappresentano dei prodotti, diciamo così, “nuovi”. A tutte queste ipotesi corrisponde una diversa disciplina, principalmente indirizzata a fornire una più precisa e completa informazione, specialmente in fase di etichettatura, a secondo del presumibile maggior rischio legato alla maggiore o minore-invasività delle presenza di O.G.M. sul “cibo transgenico”.Appare evidente, peraltro, che questo sistema non è certo l’ideale per evitare i rischi, se rischi ci sono, perché non sarà certo un “avviso”, per quanto ampio e puntuale, ad evitare eventuali prevedibili danni. Il problema, quindi, è di stabilire se effettivamente ci sono rischi e, in caso positivo, come eliminarli. In questa materia, peraltro, il luogo comune che la natura è sempre buona e che l’uomo con il suo intervento ne altera la genuinità e bontà dei prodotti, porta ad un istintivo atteggiamento di diffidenza nei confronti di qualsiasi intervento umano sui processi naturali di produzione dei singoli alimenti. Per rendersi conto che l’affermazione che “la natura è sempre buona”, non traduce, in realtà, una verità assoluta, basta considerare che molti veleni micidiali e batteri patogeni si trovano proprio in natura (micotossine, tra cui la afiotossina B1 considerata un potentissimo cancerogeno per il fegato, contenute in alcuni vegetali; “antivitamine” come la biotina del rosso d’uovo e la avidina dell’albume d’uovo; l’amigdalina delle mandorle e delle noci; i tiocianoti della lattuga, degli spinaci, della cipolla, dei fagioli, dei pomodori; le ittiotossine presenti in più di 500 specie di pesce, ecc.) e che da sempre l’uomo ha “aiutato” la natura realizzando molti prodotti, che oggi riteniamo naturali (come, per esempio, il vino, l’aceto, la birra, il pane, lo yogurt, ecc.), con l’impiego di varie tipologie di microorganismi e di lieviti e con tentativi di incroci sperimentati da millenni. Questi interventi oggi, con l’avvento della tecnologia cosidetta del D.N.A. ricombinante, hanno subito una forte accelerazione consentendo, per esempio, il trasferimento, senza incrocio, di geni singoli da una pianta all’altra. Oggi, grazie all’ingegneria genetica, siamo giunti ad un punto di “manipolazione” dei processi naturali sicuramente molto più innovativo ed invasivo di quello della cosidetta “tecnologia tradizionale” e che, stante le sue caratteristiche particolari, non può certo essere acriticamente accettato come naturale e spontanea evoluzione della vecchia tecnica, ma che non deve neanche essere aprioristicamente rifiutato sulla base di semplici luoghi comuni. Occorre avere ben presente che le modifiche genetiche in agricoltura se consentono di risparmiare tempo e denaro e di programmare produzioni migliori per qualità e molto più abbondanti, non sono prive di rischi e di conseguenze negative sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente. L’esperienza di questi ultimi anni, a quasi un decennio dall’inizio delle coltivazioni biotech, ha dimostrato che le grandi attese di maggior produttività e grandi profitti che hanno accompagnato le prime iniziative di coltivazioni con piante G.M., sono andate in gran parte deluse e che ad alcuni risultati sicuramente positivi (come, per esempio, la produzione del “golden-rice”, un riso arricchito di beta-carotene e, quindi, di vitamina A, che potrebbe risolvere gravi problemi sanitari di milioni di poveri delle popolazioni asiatiche che si nutrono quasi esclusivamente di riso e che oggi sono esposti ad un serio rischio di cecità permanente), si possono contrapporre altri risultati sicuramente negativi (come, per esempio, quello delle patate innescate con un gene del bucaneve, rivelatesi tossiche).
Non può, peraltro, trascurarsi che negli ultimi anni le coltivazioni biotech sono di molto aumentate nel mondo, anche se non in Europa, e che a tale incremento non è corrisposto un allarmante aumento di inquinamento e di danno alla salute. Le più comuni argomentazioni addotte a favore delle coltivazioni biotech fanno riferimento alle maggiori possibilità di produrre alimenti più resistenti ad erbicidi, parassiti, muffe, ecc., più nutrienti (come il già citato “golden-rice”) e particolarmente resistenti alle avversità atmosferiche (come, per esempio, le fragole modificate con un gene che le rende resistenti al gelo). Si sostiene, ancora, in favore delle coltivazioni biotech, che solo con l’aiuto della ingegneria genetica si potrà raddoppiare l’attuale produzione e disporre di cibo sufficiente per soddisfare in futuro le aumentate necessità di alimentazione di una popolazione di circa dieci miliardi di persone previste sul nostro pianeta per il 2050. A favore delle coltivazioni biotech si aggiunge ancora che, sfruttando i principi degli O.G.M., si possono effettuare esperimenti utili per combattere determinate patologie e, addirittura, creare nuovi medicinali capaci di combattere gravi malattie quali l’AIDS, la tubercolosi, la rabbia ed il diabete (a tale risultato mira il progetto Pharma-Planta allo studio all’Università di Verona nel laboratorio diretto dal prof. M. Pezzotti e tendente a creare un vaccino per combattere il diabete mellito ed altre malattie). Gli argomenti contrari alle coltivazioni biotech, per quanto riguarda il rischio di inquinamento ambientale, si concentrano principalmente sulla trasmissione, attraverso i pollini, del gene nuovo alle piante non modificate, sulla possibile comparsa di organismi invasivi e sull’alterazione del rapporto pianta-parassita che comporterebbe una diminuzione di biodiversità a causa dell’uso massiccio di erbicidi. Per quanto riguarda, poi, i rischi sanitari le preoccupazioni maggiori sono incentrate sulla possibilità che i nostri cibi causino nuove pericolose forme allergiche, provochino intossicazioni acute (come nel caso, già citato, delle patate- bucaneve) e che il loro consumo aumenti il numero di batteri patogeni resistenti agli antibiotici. Contro le produzioni biotech vengono portate anche altre argomentazioni di natura socioeconomica rappresentando effettivi pericoli di impoverimento per i soggetti più deboli. In particolare si è rilevato che, con la tutela del cosidetto brevetto biotecnologico si rischia di assoggettare la produzione agroalimentare mondiale o, comunque, una grande parte di essa, al dominio ed al controllo di poche multinazionali proprietarie dei brevetti e, quindi, senza alcun disturbo, controllori del mercato. Si porta ad esempio il brevetto denominato “terminator” che una delle più grandi multinazionali del settore, la Monsanto, ha ottenuto su un prodotto che agisce come un processo di sterilizzazione geneticamente programmato delle sementi e che, al di là delle buone intenzioni di ridurre il rischio di propagazione incontrollata nell’ambiente del gene modificato, impedisce la possibilità di riseminare autonomamente le piante e, quindi, impone a tutti gli agricoltori di essere direttamente soggetti al monopolio della multinazionale detentrice del brevetto. Si è ancora rilevato che con le coltivazioni biotech è possibile superare i cosidetti “stress ambientali” e, quindi, coltivare e produrre alimenti in terreni soggetti a condizioni climatiche proibitive. Ciò può comportare lo sconvolgimento di determinate economie, specialmente dei paesi più poveri. Si porta ad esempio la coltivazione di fragole nel Nord Europa reso possibile, come già rilevato, dall’innesco di ungene che le rende resistenti al gelo, che, però, ha comportato il crollo del mercato del Marocco per il quale le fragole costituiscono la produzione principale.
Alla luce di tutte le considerazioni fatte, mi pare che debba convenirsi sulla necessità di operare una seria scelta per assicurare una alimentazione certa e sicura e che, a tal fine, la utilizzazione degli O.G.M. deve prescindere da qualsiasi pressione lobbystica e basarsi esclusivamente sull’effettivo approfondimento dei rischi e dei benefici per predisporre adeguati mezzi idonei ad eliminare i primi e ad ottenere il massimo possibile dei secondi.
Una normativa completa ed affidabile non può garantire in maniera certa la sicurezza degli O.G.M., mancando, come si è già rilevato, un sicuro riferimento scientifico in tal senso; ma deve essere improntata al massimo rispetto della sicurezza alimentare e mettere al primo posto la salute e i diritti del consumatore. Va, quindi, agevolata la tendenza, ormai prevalente in sede di regolamentazione internazionale, di applicare il cosidetto principio di precauzione (di cui alla Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro del 1992, al Protocollo di Cartagena del 28/01/2000 approvato dal Consiglio dell’Unione europea con decisione del 26/06/2002) in base al quale l’uso di O.G.M. non deve essere consentito fino a che non si è dimostrato con ragionevole certezza che non causa danni gravi ed irreversibili agli ecosistemi naturali ed all’uomo. Non più, quindi, la presunzione che gli O.G.M. siano innocui fino alla prova del contrario ma, invece, una scrupolosa valutazione di tutti i possibili rischi e l’autorizzazione all’impiego degli O.G.M. solo dopo l’accertamento, nei limiti delle conoscenze scientifiche oggi disponibili, della insussistenza di seri rischi. Per l’Unione Europea, in considerazione anche del fatto che in Europa la maggior parte dei cittadini si è schierata contro gli O.G.M. (e, tra gli europei, l’Italia, secondo un sondaggio effettuato dalle istituzioni comunitarie nel 2002, è risultato il paese più diffidente verso gli O.G.M.), il principio di precauzione è ritenuto come il principio fondamentale che autorizza l’adozione di misure protettive ogni qualvolta i dubbi sull’esistenza di possibili effetti nocivi sulla salute o sull’ambiente siano incompatibili con il grado di protezione già indicato da regolamenti. Il principio di precauzione si distingue dal principio di prevenzione, che riguarda la tutela anticipata nei confronti di un rischio già conosciuto e scientificamente dimostrabile, perché anticipa la tutela per evitare un rischio non ancora dimostrato ma che, secondo le conoscenze scientifiche disponibili, risulta essere solo possibile.
Per evitare, comunque, che l’adozione di questo principio si risolva in una ingiustificata interferenza sul libero mercato l’Unione Europea, che ha applicato il principio di precauzione in modo sempre più diffuso e restrittivo, con il regolamento 17812002/CE, ha indicato i requisiti che le misure adottate in attuazione di tale principio devono rispettare. L’Unione ha prescritto, in particolare, che devono essere rispettati: a) il principio di proporzionalità, che limita il ricorso alla precauzione solo nei casi in cui le conoscenze scientifiche non sono in grado di stabilire i rapporti causa/effetto; b) il principio di non discriminazione; c) il principio di coerenza; d) il principio di comparazione degli oneri e dei vantaggi ed e) il principio di provvisorietà, nel senso che le misure adottate in applicazione del principio di precauzione vanno riviste a seconda del progresso delle conoscenze scientifiche.
Fermo restando il ricorso al principio precauzionale che garantisce in maniera seria ed efficace la salute dei consumatori e la tutela dell’ambiente, è auspicabile che il legislatore internazionale e nazionale adotti al più presto un'armonica disciplina che preveda anche un chiaro ed efficace sistema sanzionatorio.
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie, dott. Papalia, per questa dissertazione sugli OGM.
Sarebbe il caso che l’Associazione presieduta dal dott. Scerra, l’Associazione Spadaro, prenda atto di questo e organizzi un dibattito anche su questi nuovi aspetti che sono legati agli OGM. Complimenti per le sue conoscenze di biologia, al dott. Papalia, su una sola cosa però non sono molto d’accordo. Ritengo che la scienza dia sempre una risposta: il problema è vedere se è esatta la risposta! Le domande oggi, si fanno sempre più difficili e quindi le risposte sono sempre più complicate da darsi. Inoltre, non concordo sul fatto che lo scienziato non sia equidistante. Se è scienziato con la s maiuscola e quindi giudica e opera secondo scienza e coscienza, non è certamente uno scienziato alle dipendenze di questa o quella multinazionale. In fondo, come affermava il prof. Teti poco fa, la differenza tra il giudice e l’uomo giusto: una cosa è il giudice, una cosa è l’uomo giusto! Può essere, noi ci auguriamo che convivano le due figure, ma non è sempre così.
GIUDICE GUIDO PAPALIA
Io non ho detto questo. Ho detto che questi interventi se fossero al livello di scienziato, sicuramente autonomo e indipendente, sarebbero più affidabili, molto spesso vengono fatti da scienziati che sono stipendiati da multinazionali! E lì le cose cambiano!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
E io sono d’accordo con lei! Il problema è che purtroppo lo scienziato non è tale se è stipendiato da multinazionali e quindi diciamo che è un soggetto, non è più uno scienziato. Lo scienziato è scienziato, e come tale deve dare una risposta alla sua professione e non alla multinazionale. Questo è il concetto!
Andiamo avanti con i nostri interventi e vediamo un po’ gli aspetti economici con il dottor A. Mafrici.
DOTT. ARCANGELO MAFRICI
Premetto che, chiedo scusa prima, non sono d’accordo con le tesi sin qui esposte. La penso in maniera diversa e dirò il perché. La posizione più laica, per così dire, è stata, per me, quella del dott. Papalia.
Non affronterò il tema degli OGM, mi preoccupa piuttosto la posizione del presidente del Parco, perché la sua è una posizione istituzionale. Certe posizioni, quasi pregiudiziali, comportano poi, evidentemente, conseguenze di natura politica e quindi di programmazione anche, se vuole, del futuro del Parco. Se si è convinti in un certo modo, si fa una politica, se si è convinti in modo diverso, si fa una politica diversa. Non tratto questo argomento degli OGM, perché io mi pongo in maniera totalmente laica. Vi do alcuni elementi rapidissimi di meditazione e voglio andare all’argomento, perché io gli argomenti li studio e li rispetto. Vi parlerò di prodotti tipici che è un argomento di cui mi interesso. Non si può parlare di prodotti tipici se non si parla anche di sicurezza. Gli OGM sono accettati, attuati e praticati negli USA, nel Canada e in altri paesi. Io stesso porto un by-pass alla carotide, che non avrei avuto se non fossero stati modificati gli elementi con cui opera l’uomo. Se voi andate a fare tutte le radiografie e le TAC di questo mondo, vi domanderete cosa siano. Sono proprio legate agli organismi geneticamente modificati! Gli Stati Uniti, il Canada, la Nuova Zelanda e altri paesi, utilizzano gli organismi geneticamente modificati. Mi domando: hanno voglia di suicidio? Lo lascio alla vostra meditazione! Però questo ha delle conseguenze politiche a livello europeo. In Europa, proprio perché c’è questa paura diffusa, che in parte è frutto di ignoranza, di non conoscenza della scienza, è ovvio che si sia arrivati a proibire l’utilizzazione degli OGM. Non solo! Ma Il dott. A. Mafrici, deliese anch'egli si è proibita la sperimentazione anche in campo aperto, il che significa che noi non facciamo sperimentazione! Quando la sperimentazione non la fa il pubblico, evidentemente la fa il privato e non può non farla, in questo caso, la multinazionale. In Italia spendiamo lo 0,8% della produzione lorda vendibile nostra, per la ricerca, il 3% in Francia, il 24% non so dove e così via. Chiuso questo argomento, vado al concreto: sono andato a vedere cosa ha fatto la Calabria. È questo ciò che ci interessa. Cosa sono i prodotti tipici? La legislazione europea nazionale dice che i prodotti tipici sono i prodotti tradizionali. La Calabria questa volta ha fatto bene! Qualche anno fa, ha identificato i prodotti tipici della nostra regione che sono un centinaio, comprendendo, tra questi, anche lo stocco. Quelli che sono elencati godono di una protezione e di finanziamenti. Recentemente la Regione ha dato la possibilità che siano finanziati alcuni organismi di controllo dei prodotti tipici. Alcuni prodotti, poi, vengono protetti in maniera più pregnante e sono di origine controllata (9 qui da noi). La regione ha fatto l’elenco dei prodotti che devono essere tutelati per la legge europea e per la legge particolarmente europea e nazionale e che possono essere, fra l’altro, inseriti nell’elenco dei prodotti tipici. La Regione quindi, in questo caso, ha fatto quello che era il suo dovere, così come l’ha fatto nei confronti dei vini.
Che cosa dobbiamo fare adesso noi? Siamo riusciti, come Regione, ad individuare questi prodotti. Tenete conto che, a proposito della qualità, c’è l’abitudine di sostenere la necessità che sopravvivano i nostri prodotti tipici.
Questa è una cosa totalmente sbagliata, perché vi sono due agricolture nel mondo attuale. Oggi vi è un’agricoltura che si fa, ad esempio, nella piana di Sibari e quella che, invece, si fa a Reggio, quella del bergamotto, che è un prodotto “tipico” per altro, quindi tutelato e finanziato; vi è poi, l’agricoltura delle clementine, delle arance, dell’olio, del vino ecc. Queste produzioni, sono produzioni di grande quantità. I prodotti tipici sono, invece, meno del 10% delle produzioni del nostro paese. Le Regioni, compresa la nostra, dal passato ad oggi, si sono orientate, spinte dalle emozioni della collettività, la quale ritiene di tutelare a qualsiasi costo i prodotti tipici, a finanziare abbondantemente i prodotti cosiddetti “tipici” sicché, i programmi che stanno attuando, vedono finanziati, con molte risorse, i prodotti tipici che rappresentano il 10% della produzione totale nostra, con il trascurare, di conseguenza, le produzioni che hanno una loro consistenza e una loro capacità di stare sul mercato, mentre alcuni prodotti tipici sono destinati a sparire. Pensate un po’! Per quanto riguarda i prodotti cosiddetti biologici, ricercati oggi da molta gente, costituiscono il 3% della produzione della nostra regione e tuttavia, sono classificati come i prodotti che dovrebbero essere maggiormente tutelati da parte della Regione. Ciò è totalmente fuori posto e fuori luogo! Si sostiene cioè un prodotto probabilmente destinato a morire mentre il 90% della nostra produzione destinata a sopravvivere e a reggere alla concorrenza degli altri prodotti, anche e soprattutto nei mercati europei, viene, in parte, trascurata. Ecco perché quando si discute di questi argomenti, bisognerebbe conoscere le cose e avere anche come interlocutore le istituzioni, coloro, cioè, che decidono su queste cose. Occorre stare attenti perché si finanziano prodotti che non meritano di essere finanziati, trascurando altri che sono invece meritevolissimi di essere sostenuti perché quelli soltanto reggono la concorrenza. A proposito di legalità, la nostra Regione è quella che ha il maggior numero di aziende con coltivazioni biologiche. Sono esattamente 6.360, il Piemonte ha 3.130, la Lombardia addirittura ha soltanto 955 – sono dati 2003 –, adesso, non importa quante ce ne sono, il problema è che si finanziano le aziende cosiddette biologiche, le quali anzi, si autodefiniscono biologiche. La verità è che, poi, non si controlla neanche il 5% del comparto, come bisognerebbe fare, anzi, i controlli non si fanno. Parlavo di legalità, non a caso! Occorre il coraggio di dire le cose! Perché mi domando in Calabria, le aziende biologiche, sono più di 6000 e comunque molto numerose, e non lo sono in Lombardia? Allora, non fare certe politiche di sostegno ai prodotti cosiddetti “tipici”, significa non fare politica di sostegno a certe aziende!
Così come, non si dovrebbero sostenere, le aziende olivicole, perché su 126.000 aziende agricole che sono in Calabria, 102.000 ricevono l’aiuto dell’Unione Europea, quindi dello Stato e quindi della Regione.
Questo ci deve preoccupare! Vanno fatte le analisi della condizione nostra in maniera oggettiva e poi, provvedere di conseguenza. I prodotti tipici fissati dall’argomento sono pochi. Sono stati già individuati. Non bisogna eccedere perché ogni comune, ogni località, ogni comunità, propone sempre più nuovi prodotti tipici. Se noi corriamo dietro a questo, evidentemente inflazioniamo il numero dei prodotti tipici e non li tuteliamo adeguatamente.
Un’ultima considerazione. Certo che il prodotto tipico è portatore anche di cultura, ma il prodotto tipico non va confuso con il prodotto che va sul mercato, il prodotto tipico è sempre per un consumo locale. È un prodotto qualsiasi che deve subire la concorrenza così come la subiscono tutti gli altri prodotti, deve affrontare il mercato aperto. Perché io sono contrario ai prodotti biologici? Perché il prodotto biologico lo fa chiunque! Chiunque può svegliarsi in Danimarca, può svegliarsi in Nuova Zelanda, può svegliarsi a Tel Aviv, e fare un prodotto, così come lo facciamo noi. Io che non ho strutture, infrastrutture e non ho cultura imprenditoriale, perché mi devo mettere a spendere risorse e produrre, coltivare e tenere in piedi aziende che producono prodotti biologici, quando so che altri, con altre strutture, con altri finanziamenti, con i mercati vicini, possono produrre le stesse cose? Io devo produrre il bergamotto, devo essere capace di imporlo nel mondo, anche perché è un monopolio naturale e siamo stati capaci di metterlo in condizioni pessime; il cedro, il clementino, l’olio di oliva, non coltivandolo sulla via di Delianuova, a 700 metri, ma coltivandolo più giù. Questo è quello che dobbiamo fare. Finisco, dicendo che tutte le cose di cui parliamo, sono condizionate, compresi gli OGM, dal fenomeno della globalizzazione.
Anche il fenomeno degli OGM rientra in questo contesto. Allora, per tornare a noi, stiamo attenti alle analisi su questo argomento.
La Regione, da questo punto di vista, ha individuato le produzioni tipiche, le ha elencate e le ha pubblicate. Adesso occorre difenderle.
Non introdurne altre. Sapere che alcuni dei prodotti che sono elencati, sono destinati a morire. Occorre difenderli certamente perché difendiamo noi stessi, la nostra cultura. Abbiamo una identità che viene certamente minacciata. Non è nascondendoci e dicendo che per noi non esiste la globalizzazione, che noi salvaguardiamo i nostri prodotti. Se vogliamo conservarli il più a lungo possibile, dobbiamo identificare e selezionare quelli salvabili.
Quello delle produzioni biologiche, è un esempio classico.
Noi facciamo agricoltura biologica e, vi dicevo, dal punto di vista legale, siamo la Regione che ha più aziende biologiche, perché finanziamenti ne arrivano a iosa. Un’ultima cosa: i finanziamenti dell’Unione Europea, al massimo, dureranno, salvo qualche fenomeno imprevedibile, fino al 2013, dopo di che, dobbiamo arrangiarci con le nostre risorse. Grazie! Ho finito, la prego, senza alcun rimprovero!!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Ci mancherebbe altro, la democrazia è bella, perché ognuno può dire quel che pensa! Il compito del moderatore è difficilissimo, specie quando si parla così, a ruota libera, su un argomento così vario e così ampio, si parla dell’agricoltura biologica e dei contributi, di quello che sono le risorse della Regione. C’è chi dice che ha fatto bene, c’è chi dice che ha fatto male. Per carità ognuno dice quel che vuole! Io ricordo un concetto molto importante, che la democrazia è bella proprio perché ognuno può dire quel che vuole, ma vale la legge dei numeri. Vince chi ha più numeri in democrazia, ma non è detto che chi vince abbia ragione. Detto questo, andiamo a sentire la prof.ssa Augusta T. Frisina, che è presidente della Comm.ssione Reg.le per l’Educazione alla Legalità. È il caso di dire: la persona giusta al momento giusto.
PROF.SSA AUGUSTA TORRICELLI FRISINA
Gentile dott. Lamberti, se fossi la persona giusta al posto giusto, per parlare di legalità, legandolo alla sicurezza alimentare, devo dire, con molta onestà, che non mi sarebbe capitato due anni fa, quello che andavo ricordando al professore Teti sotto voce. Parto proprio da questo metodo per far capire come sia tanto difficile ragionare su questi temi così complessi, e sui quali, ovviamente, non si è mai portatori di certezze assolute e quanto possa veramente accadere di fare degli incontri-scontri anche di notevole portata come mi è accaduto.
Due anni fa, quando assunsi questo incarico, tenni con un atteggiamento un po’ da neofita, con tutto l’entusiasmo e l’enfasi che comportava il fatto di assumere una responsabilità nelle scuole soprattutto, ma anche all’interno delle relazioni sociali, un ruolo così delicato che doveva far da cerniera tra gli intendimenti regionali e le attività di educazione alla legalità, su tutto il ventaglio delle problematiche che investono la legalità.
Io mi sono scontrata proprio con la sicurezza alimentare. Se vi ricordate verso la fine di Agosto del 2002, i NAS sequestrarono centinaia di capre, in quel di Polsi, e io ritenni opportuno fare un comunicato di approvazione. Un comunicato nel quale ci fu un solo aggettivo che scatenò tutta la polemica, una vera e autentica bufera. Ancora conservo qualcosa come circa cinquanta tra repliche ed articoli di disapprovazione. A volte li vado a riguardare e mi fanno capire che non ci troviamo di fronte a un problema semplice,quello della sicurezza alimentare.
La prof.ssa Augusta T. Frisina affronta il tema su
“La sicurezza alimentare e i prodotti tipici da tutelare”
Io applaudii i NAS perché memore di due pellegrinaggi che avevo fatto a piedi, a Polsi, negli anni 70. Ero rimasta allora molto scandalizzata allo “scannamento” delle capre, ai bordi della strada, con il sangue che colava lungo i rivoli e le mosche, le api…, tutto quanto ciò che accade, in queste occasioni e per tanti anni; e dissi: “bene hanno fatto perché forse è giusto spazzar via questa tradizione tribale”. Fu proprio l’aggettivo tribale che indusse molti antropologi e sociologi e, comunque, difensori estremi della tradizione di Polsi a, benevolmente o malevolmente, infierire contro di me, perché si pensò che io, professoressa di latino e greco, avessi tradito la mia tradizione umanistica, dimenticando che il capro è un simbolo che dall’antica Grecia fino ad oggi era nella tradizione millenaria, del pellegrinaggio di Polsi. Cosa che non era vera, perché io mi limitavo semplicemente a reclamare interventi sanitari, veterinari, e comunque, una macellazione più corretta e rigorosa, rispettosa delle regole di legalità. Racconto questo episodio, in breve, per dire come, da allora, sono stata molto più cauta ed attenta nell’intervenire su questo tema, per cui, senza più enfasi, su questi argomenti ma con tutta la buona volontà e l’intenzione di far bene, cercando di non creare ulteriori danni, mi sono posta su questo problema dal versante delle buone pratiche e della formazione, in particolare, nelle scuole. L’educazione alimentare è entrata ormai prepotentemente nella pratica scolastica, da almeno un decennio, ed è una delle tante educazioni che si fanno ormai nelle scuole (educazione stradale, educazione all’alimentazione, educazione alla legalità, alla sicurezza, all’affettività ecc.), questa educazione alimentare deve poggiare su dei pilastri di natura, più che normativa, soprattutto etica, e quindi io vorrei solo toccare proprio questo tasto, della scelta etica. Spesso su questo tema, noi ci troviamo di fronte a un problema a due punte. In sostanza, da una parte, un problema di coscienza individuale, ed è quello che mi appassiona di più, e, dall’altro, un problema oggettivo, esterno, di interventi normativi. Ma è sulle scelte individuali che io trovo più interessante confrontarmi con il tema della sicurezza. Abbiamo per esempio, riflettuto quanto incida migliorare lo stato delle nostre popolazioni, i comportamenti corretti, intramoenia, nella famiglia, negli alberghi, nelle mense scolastiche, nelle navi da crociera? Mi pare che, da episodi di cronaca, che abbiamo tutti letto, viene anche la sindrome, la paura, di fare un viaggio organizzato, perché le intossicazioni alimentari sono in agguato; o, pensate, nelle mense scolastiche, dove appunto, la salmonellosi è uno dei mostri, che vengono immediatamente ipotizzati appena c’è qualche cosa che non va negli alimenti. Quindi un problema di manutenzione che spesso tocca il singolo. Nel chiuso di una casa, fino a che punto ci poniamo l’interrogativo del rapporto tra cibo e, appunto, scelte corrette? Perché, quando diciamo legalità, si pone un problema di scelte corrette. Guardiamo le scadenze sopra i cibi? Oppure li usiamo senza particolari accorgimenti di separazione tra ingredienti e ingredienti e tra componenti e componenti? Nelle scuole è circolato, per esempio, negli anni scorsi, da parte del Ministero delle Sanità, un disegno che ho anche fatto riprodurre e che è stato, sinteticamente, chiamato la “PIRAMIDE ALIMENTARE”. Quel disegno comprende tutti i gruppi di nutrienti di cui dovremmo far uso correttamente nella nostra vita quotidiana. Se riusciamo a passare una giornata, vivendo correttamente il nostro rapporto con il cibo, abbiamo già fatto tanto! Mi permetto di elogiare una cosa che ha fatto l’Ente Parco e che a me è piaciuta moltissimo. Il censimento delle acque delle nostre fontane. Siamo di fronte a una buona pratica e senza tanti bombardamenti mediatici. Qui, per esempio, ci sta un bel cartello il quale ci dice che la nostra fontana di Carmelia, l’amatissima fontana di Carmelia, cui noi tutti veniamo ad attingere acqua, possiede tutta una serie di parametri validi che la rendono ottima, per cui possiamo andar sicuri nel prendere quest’acqua! Questa buona pratica dell’Ente Parco ci dà dei segnali estremamente positivi, che la dicono lunga rispettoa tante normative che vengono strombazzate e poi restano o inapplicate o addirittura, sono a loro volta nate da pensatoi asserviti a multinazionali del “profit”. Ecco quindi, a mio avviso, un servizio corretto che dovremmo tutti fare a noi stessi e agli altri; sia l’Ente Parco che la Comunità Montana, nonché i singoli comuni – perché le prime autorità a contatto con i problemi della sicurezza alimentare, sono anche i singoli comuni –.
I prodotti “tipici”, intendo quelli senza marchio, perché quelli col marchio dovrebbero già essere sicuri in partenza, essendo essi già passati dalle “forche caudine” dell’HACCP. Però, nelle nostre montagne, ci stanno i prodotti “tipici” messi nei vasetti, che spesso ci troviamo a comprare, magari vergognandoci un pò, salvo poi servirli in tavola, dicendo che li abbiamo presi con tanto di etichetta, però spesso le nostre produzioni locali sono di una freschezza che ci dà maggiori certezze di determinati prodotti che troviamo nei grandi circuiti commerciali. Io, per esempio, sono tra quelle persone che comprano tranquillamente le alici in vasetto dai pescatori della Tonnara, che li preparano da sé. Compro altri prodotti, qua in Aspromonte, che vengono confezionati nelle case e che però mi danno la certezza che a livello locale, artigianale, spesso c’è più attenzione a far le cose bene che non nelle grandi produzioni, di cui non sappiamo mai esattamente come vengono fatte.
Può darsi che il mio sia un atteggiamento da sconfessare, da demonizzare, però io invito tutti a non fare di questa questione, una questione soltanto scientifica o tecnica, perché il buon senso comune, spesso, la vince sui nostri sistemi. Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie dottoressa per i consigli. Intanto, mi corre l’obbligo di salutare l’on. Luigi Fedele, presidente del Consiglio Regionale della Calabria, che ci ha raggiunto, nonché il sindaco di Scido e il Presidente dell’Associazione Italiana Comuni dei Parchi, che sono presenti tra noi. Anche all'on. L. Fedele, oltre ai saluti di Lamberti-Castronuovo, un meritato ricordo della giornata.
Direi di andare rapidamente alla conclusione, soprattutto per dare la possibilità, a chi lo volesse, di intervenire. Fermo restando che l’argomento è talmente vasto, che si può dire di tutto e di più.
Andiamo a sentire i consigli di un dirigente di Lega Ambiente, uomo politico, interessato molto all’ambiente, elemento molto importante questa sera, perché, la sicurezza alimentare, i prodotti tipici, gli OGM, le colture biologiche ecc., tutto passa per l’ambiente. La sinergia tra ambiente e prodotto alimentare, credo, sia alla base della nostra tavola rotonda.
Sentiamo il dott. N. Barillà.
DOTT. NUCCIO BARILLÀ
Sono costretto a sacrificare le analisi per andare per punti, per affermazioni di principio. Certo, il dibattito ha preso diverse varianti, sul tema: dall’OGM, alla questione del biologico, soprattutto stuzzicante questo elemento introdotto da Vito Teti, del filo sottile che passa tra giustizia e legge, due entità non sempre sovrapponibili, soprattutto in rapporto alla questione della salute alimentare. Io mi limito a riprendere gli interrogativi che la dott.ssa Torricelli Frisina, ha posto alla fine di questo dibattito. Si tratta di una serie di dubbi, di interrogativi che ha posto all’uditorio e sono assolutamente interrogativi interessanti. Partiamo da una verità: oggi c’è una crisi di fiducia dei consumatori, nei riguardi del cibo e di chi dovrebbe garantire la qualità e la salubrità del cibo. Oggi, c’è una sorta di solitudine del cittadino-consumatore, di fronte al mercato. Quindi, ci interroghiamo, soprattutto avendo nei nostri bambini i soggetti più esposti, su quale sia la qualità del cibo, su come dobbiamo regolarci. Il dott. Papalia mi ha messo in difficoltà per una ragione: io ho apprezzato, negli anni passati, le sue battaglie contro la speculazione edilizia a Reggio Calabria, pretore d’assalto e, francamente, con dispiacere, debbo dire che non sono assolutamente d’accordo con le tesi che lui ha portato a favore dell’OGM; perché possiamo dire qualsiasi cosa, ma, se c’è una cosa indiscutibile, è che, intanto, la scienza non è neutra. La scienza si divide su queste cose. Non ci sono certezze sulle conseguenze che possono produrre gli OGM e, soprattutto, gli organismi transgenici, che sono una cosa diversa, sulla salute dei cittadini, a distanza di anni, da quando viene fatta la sperimentazione. Sperimentare è legittimo, non è legittimo sperimentare sulla pelle dei cittadini, Il dott. N. Barillà, di Lega Ambiente, durante il suo intervento soprattutto quando non si ha la sicurezza di dove possono portare queste conseguenze. Sulla questione della insicurezza alimentare, più che della sicurezza alimentare, ci sono dei dati di fatto. Funziona così il meccanismo della comunicazione e dell’informazione: di tanto in tanto, esplodono dei casi che fanno venire la pelle d’oca un po’ a tutti: ad esempio, quanto successo con la “mucca pazza”: c’è il terrore! Per un po’ ci si preoccupa, però poi scompare dalla prime pagine dei giornali, ma non scompaiono i problemi! Non scompaiono i problemi dei polli sofisticati provenienti dal Brasile e dalla Thailandia! Se ne parla per un po’, poi sembra che tutto sia risolto. In realtà, arrivano sottoforma di conservanti, di preparati nelle mense aziendali, prodotti che non sono controllati nei propri paesi e che portano conseguenze gravissime!
Ci domandiamo quale qualità c’è? Quale sicurezza? Quale questione si può risolvere? Certo, le produzioni nazionali sono un po’ più sicure, però, sulle nostre tavole, arrivano frutta e verdure, trattate con sostanze chimiche vietate in concentrazioni eccessive. Sullo stesso frutto sono presenti dei prodotti chimici che, di per sé, sono tollerabili ma, messi insieme, possono produrre effetti devastanti sul nostro organismo. Noi abbiamo dei dati impressionanti da questo punto di vista che dimostrano come il problema sia reale. Ero venuto per presentare un dossier molto importante, prodotto dal Movimento Consumatori Italiani, un movimento di difesa del cittadino, insieme alla Lega per l’Ambiente. Non potendolo presentare nel dettaglio lo regalo alla dott.ssa Frisina perché ne faccia uno strumento di informazione per le Scuole e per chi volesse interessarsi. Si chiama “TRUFFE A TAVOLA - 2004”. È il primo rapporto sulle frodi e le illegalità agro-alimentari, che vengono dal cosiddetto “Sportello Salute e Gusto” – uno sportello informativo sulla sicurezza alimentare del movimento del cittadino in collaborazione con Lega-Ambiente –. Fatto con il contributo del Ministero delle attività produttive, ed è stato elaborato sulla base degli ultimi rapporti disponibili forniti: dai carabinieri per la Sanità, nell’attività operativa 2002, dall’Ispettorato Repressione e Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
- rapporto 2003 e, sull’elenco delle sentenze passate in giudicato, pubblicate dal Ministero della Salute, del febbraio 2004. Quindi, tre fonti diverse che ci consentono di delineare un quadro abbastanza esaustivo delle situazioni di legalità. Cosa viene fuori? Che le illegalità alimentari nel nostro paese, al di là delle informazioni rassicuranti della grande industria, sono fortissime: 102.024.841 euro, il valore dei sequestri effettuati dai carabinieri per la Sanità, durante l’ispezione nel settore alimentare; 15.002 infrazioni accertate; 8.299 persone segnalate alle autorità giudiziarie; 47 arresti; 804 le chiusure ordinate durante le indagini svolte in supermercati, mense, allevamenti zootecnici, nelle macellerie, nei mercati ortofrutticoli: è una situazione davvero drammatica! Ci sono casi, in questo dossier, che sfiorano il surreale. Altri sono casi disgustosi. In alcuni casi ci sarebbe da apprezzare la “fantasia” di questi truffatori se non si trattasse di un “gioco” con il problema della salute dei cittadini. Ci sono dei casi allarmanti e il più grave probabilmente è quello degli allevamenti. Ora, le normative, è vero, sono come sono, però se non vanno bene, cambiamole! Ma diamo sicurezza al consumatore rispetto a quello che va a mangiare. C’è un allarme che riguarda gli allevamenti: carni macellate in modo non regolare, situazioni di scarichi e cose di questo genere che creano una situazione di allarme. Riguardo anche la Calabria, ci sono dei prodotti contraffatti di ogni tipo, c’è una situazione di illegalità rispetto alla quale il consumatore non è garantito. Di fronte a questo quadro preoccupante, cosa vogliamo fare? I NAS fanno il loro dovere, i carabinieri pure, le procure pure, però, di fronte a queste assicurazioni, ci sono ampie zone del paese che sono zone franche. La criminalità organizzata, gestisce interi settori di questo traffico. Ci sono delle holding vere e proprie, che organizzano truffe ai danni della salute del consumatore, con un cinismo assoluto. È chiaro che la qualità del cibo è legata alla qualità dell’ambiente. Le risposte alle paure del consumatore possono essere trovate se, alla fonte, nel momento in cui si produce, si interviene in modo serio.
Allora, puntare sul biologico, è una cosa assolutamente importante.
Se tanto consumo si sta orientando sul biologico, un motivo, certo, ci sarà! Bisogna diffidare da chi fa un biologico non adeguato, però ci sono organismi di controllo serio, come l’AIAB, un organismo di controllo che, in Calabria, ha contribuito molto alla diffusione del biologico. Che si faccia poi maggiormente in Calabria, rispetto alla Lombardia, lo si capisce anche perché le condizioni complessive, dal punto di vista della qualità dell’ambiente, sono nettamente migliori in Calabria. Anzi, dovremmo puntare di più, perché, a volte, c’è il paradosso che noi non sappiamo utilizzare questo vantaggio, rispetto ad altre regioni. Certo, il biologico, non ha un’espansione molto forte. Non è favorito assolutamente dalle leggi, al contrario di quello che è stato affermato. Il problema principale è che ancora, parlo sempre dal punto di vista del consumatore, il prezzo dei prodotti biologici è troppo elevato per poter favorire una diffusione di massa e per poter dare l’accesso soprattutto per i ceti meno abbienti. Forse qui bisogna intervenire con delle politiche, con delle garanzie, con delle tutele, con degli incentivi che favoriscano la diffusione di questo prodotto e un controllo molto serio, affinché non si spacci per biologico, quello che biologico non è. Tornando all’agricoltura, io credo che oggi l’agricoltura italiana ed europea sia ad un bivio. In un mercato globalizzato, si faceva riferimento prima, l’impegno dell’Europa è quello di saper trovare spazi per la creazione di filiere normate, puntando l’accento sulla qualità e tipicità dei prodotti, creando un legame con il territorio che si esprime soprattutto nelle filiere a ciclo corto. Tasselli importanti, per qualsiasi riforma che voglia mettere in gioco serio e moderno il nostro paese, sono quelli della trasparenza, della affidabilità e della tracciabilità del prodotto. Seguirlo cioè dall’origine, dalla produzione, in tutte le varie fasi, fino a quando arriva sulla tavola, avere la certezza di questo prodotto! Controllo sulle etichette, il tutto per rispondere al bisogno dei consumatori.
In questa direzione vanno alcuni dei nostri progetti che, come Lega-Ambiente, abbiamo lanciato a livello nazionale, insieme ad associazioni di agricoltori, proprio perché riteniamo che questa sia la scelta più importante.
Ultimo elemento: la Calabria. “Calabria-agricoltura di qualità” è un binomio naturale, quasi inscindibile. Noi abbiamo il privilegio di un grande patrimonio agricolo eno-gastronomico che punta sulla ricchezza e sulla varietà. Elevato è il numero dei prodotti “tipici”, della varietà e delle tipologie. Non sono 100, ma 242 i prodotti calabresi tutelati a livello comunitario e nazionale.
Nove a denominazione di origine protetta (quattro salumi, capicollo, pancetta, salsiccia di Calabria, soppressata), tre olii extra vergine, il caciocavallo Silano, il bergamotto; e poi ci sono i prodotti cosiddetti TGC come le clementine, 12 vini doc, 13 IGT (produzione “tipica”), 207 prodotti agricoli tradizionali. Ma questo perché? Da dove nasce questa ricchezza? Viene dal fatto che vi è un radicamento al territorio, anzi, alla cultura del territorio, di queste produzioni. Essi sono il risultato di un incrocio tra particolari microclimi e collaudate tecniche di produzione e lavorazione.
Sono il frutto di quella cosa che si chiama “ingegno contadino”, i “saperi” che noi dobbiamo “sapere” valorizzare. Queste sono carte vincenti se sappiamo utilizzarle e in questa direzione noi dobbiamo muovere le nostre proposte e la nostra azione. So che si sta lavorando in questa direzione nell’Ente Parco, ma perché non accelerare sulla tipicità, sul prodotto, sui marchi delle nostre cose? Certo, le regole comunitarie a volte sono folli; ma, allora, modifichiamo le leggi, là dove ci sono, però, garantiamo noi stessi!
Perché il paradosso vero è che, mentre cresce a livello mondiale e nazionale la richiesta di genuinità, di tipicità, noi, che abbiamo le carte in regola, per qualità ambientale, per diffusione di prodotti, per varietà, non sappiamo utilizzare questo vantaggio rispetto agli altri. Su questo, credo, noi dobbiamo intervenire! Un’altra proposta: il comune di Bagaladi con una delibera, che può sembrare un po’ azzardata, ha dichiarato il comune di Bagaladi, OGM-free, cioè, ha proibito il consumo degli OGM, sul proprio territorio. Ma perché questo non può diventare una cosa del Parco? Al di là di come la pensiamo, sugli OGM in generale. Ma noi, se abbiamo questa ricchezza, e non riusciamo, per via della frammentazione aziendale e di altre carenze strutturali, a competere sul mercato, sul terreno della quantità e dei prezzi, ma riusciamo a competere soltanto se facciamo della qualità e tipicità, le carte vincenti che sono in grado di rispondere, non a una nicchia ristretta di mercato, ma ha una richiesta sempre più diffusa che viene da parte dei consumatori. Allora, noi, in questa direzione dobbiamo intervenire e credo che l’iniziativa, realizzata il 28 marzo in tanti comuni della Calabria e chiamata “VOLER BENE L’ITALIA”, sia stata indicativa di tutto ciò: l’Italia dei piccoli comuni, l’Italia della genuinità e qualità dei prodotti, “l’Italia dei saperi e dei sapori”.
Ecco, mettere in gioco questa parte della Calabria, significa probabilmente stare bene sul mercato nuovo, garantire di più la salute dei nostri figli e dare una chance alla Calabria, in un mercato globalizzato, dove francamente c’è di tutto e forse anche di più. Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Bene abbiamo concluso il giro degli interventi. Vorrei salutare anche il sindaco di Delianuova, che è qua presente, questa sera. Vorrei dare ancora un minuto al Presidente dell’Ente Parco, perché chi parla per primo è, in un certo senso, svantaggiato rispetto agli altri.
Anche al sindaco di Delianuova, D. Licastro, una “Targa Ricordo”
PROF. ANTONIO PERNA
Nel piano del Parco, approvato dalla Comunità del Parco, dal Consiglio Direttivo, mandato alla Regione, otto mesi fa e che quindi dev’essere adottato dalla Regione, è previsto, fra l’altro, che dentro il Parco sono permesse solo coltivazioni biologiche. Non solo, ma nel lavoro che stiamo facendo sulle aree fuori dal Parco, nel preparco, siamo molto preoccupati, perché uno dei problemi dei prodotti modificati geneticamente è il fatto che non sono controllabili. Scientificamente siamo esattamente di fronte a quanto diceva l’onorevole Bova, il quale, nel 1982, in un dibattito sull’energia nucleare, era segretario del partito comunista, mi accusò di essere colui che voleva portare l’umanità all’Età della pietra, perché ero contro l’energia nucleare, come lo sono oggi! Questa idea, che qualunque mutamento tecnologico, sia un progresso per la società, è neopositivista, è sbagliato. Non tutto il mutamento è progresso sociale. Ci sono mutamenti positivi e negativi.
Gli organismi modificati geneticamente, è scientificamente dimostrato, nulla hanno a che fare con la fame nel mondo. C’è una tesi e cioè, che portano un vantaggio contro la fame nel mondo. Ma è una tesi che non ha, scientificamente, un fondamento. Noi chiedevamo che l’obiettivo che la dott.ssa si era posto con questo dibattito, era quello di salvare i migliaia di piccoli produttori agricoli che difendono la tradizione e aiutandoli a restare nella legalità e non essere soppressi da leggi, qualche volta, inique.
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Io concluderei questo dibattito passando la parola a chi volesse intervenire sperando in interventi brevissimi.
DOTT. GIOVANNI BATTISTA
Siccome si è parlato di rete agraria, si è parlato di igiene, di alimentazione e si è parlato di Polsi, io, prima nella qualità di cittadino di Delianuova e poi nella qualità di igienista e medico veterinario, ritengo opportuno dire la mia. Il presidente del Parco ha aperto i lavori, dimostrando di aver fotografato questo territorio e che, nell’ambito dello stesso, ha rilevato dei prodotti che, nella maniera più assoluta, dato il loro valore, data la ricchezza che potrebbero portare, in qualche maniera, occorre adoperarsi per rendere compatibile la loro lavorazione, conservazione e vendita, con quelle che sono le normative nazionali e regionali. Sappiamo benissimo che la cosa non è molto facile, perché le normative nazionali, l’HACCP e la legge 155, prescrivono il rispetto di determinate norme igieniche che, nei piccoli paesi e nei piccoli laboratori non riconosciuti, non rientrano nella legge e quindi, come tali, non possono essere autorizzati. Allora, esistendo questa realtà, esistendo questa produzione locale, è anche vero che il consumatore, comunque, va tutelato. Se va tutelato, bisogna, per valorizzare le nostre risorse, la nostra produzione, tenere un tavolo aperto dopo aver rilevato quanto c’è di bello, quanto c’è di buono, quanto c’è di tipico, nei nostri paesini, un tavolo aperto, dicevo, con la Regione Calabria, che ha potere legislativo e con gli esperti della materia, con gli igienisti, per rendere compatibile questa produzione. Inoltre, vorrei dire che l’etichettatura è un fatto fondamentale. Noi apprezziamo i venditori di Gambarie, noi apprezziamo i venditori che si vedono in queste strade, però, se abbiamo una tossinfenzione alimentare, dobbiamo avere elementi per poter risalire al prodotto, per poi operare con gli interventi sanitari. Ho finito, grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Bene, visto che non vi sono altri interventi, vi ringrazio per l’attenzione e ringrazio soprattutto i relatori. Ovviamente il discorso è aperto, altri di questi dibattiti dovrebbero tenersi per chiarire i vari problemi, dall’OGM, all’agricoltura biologica, alle frodi alimentari. Io credo che all’Associazione Culturale “Nicola Spadaro” debba andare un applauso personale e penso di tutti i relatori per l’organizzazione di questo convegno. Passerei ora, il microfono, alla signora Palumbo, dell’organizzazione,per le fasi conclusive della serata.
Grazie a tutti per l’attenzione prestata!
RICORDO DI DON GIUSEPPE GIOVINAZZO
È il momento dedicato alle vittime innocenti della violenza.
Quest'anno, come già ampiamente ricordato, la MEMORIA è quella del sacerdote G. Giovinazzo. Ne introduce la figura la signora Anna Palumbo: Don G. Giovinazzo nacque a Portigliola il 14.11.1936 e morì a Polsi l’1.6.1989, periodo in cui era Vicerettore del Santuario della Madonna della Montagna, mentre Rettore era Don Giosafatto Trimboli. Ha svolto gli studi prima nel Seminario di Gerace, poi in quello di Oppido Mamertina e infine in quello di Reggio Calabria.
Consacrato sacerdote il 29.6.1962, è stato subito nominato parroco della Parrocchia di S. Maria Immacolata della frazione Moschetta (Diocesi di Locri-Gerace), e qui rimase con tale incarico fino alla sua morte.
È stato Economo del Seminario di Locri. Al momento della morte aveva già compiuto 27 anni di sacerdozio.
Dott.ssa Torricelli:
C’è qui un fratello di Don G. Giovinazzo, che pazientemente è rimasto tutta la giornata. Lo ringraziamo per la pazienza con cui ha seguito tutti i lavori e gli consegniamo questo ricordo, una targa per la Seconda Giornata Regionale di Educazione alla Legalità, alla memoria di Don G. Giovinazzo, sottratto da mano violenta all’operoso servizio sacerdotale in Aspromonte, il 1° giugno 1989.
Targhe Ricordo a varie personalità presenti.
Associazione Culturale “Nicola Spadaro” - Delianuova
ATTI della Ia Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità
ASPROMONTE
da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori
e sviluppo nella pace e nella convivenza civile”
PIANI DI CARMELIA - DELIANUOVA - 6 AGOSTO 2003
“Un frammento di villaggio calabrese ha una carica atomica…
Se lacrime e sangue si trovano nella mia opera,
è perché costa lacrime e sangue vivere qui”.
Fortunato Seminara
SOMMARIO SOMMARIO
Raduno e saluti iniziali
Santa Messa
Saluti dott. G. Scerra (Pres. Ass. Cult. "N. Spadaro")
Presentazione CD-Rom "Caro Aspromonte"
a cura dell'ITC "G. Ferraris" di Reggio Calabria
Concerto dell'Orchestra di Fiati "Città di Delianuova"
Pausa pranzo e intrattenimento musicale
TAVOLA ROTONDA con presentazione del libro:
"Sentieri di Legalità" di P. Ambrosino
-- moderatore: prof. sen. L.M. Lombardi-Satriani
-- interventi:
Domenico Licastro (sindaco di Delianuova)
Dott. Antonio Alvaro (pres. Comunità Montana Delianuova)
On. Pietro Fuda (pres. Provincia di Reggio Calabria)
Dott. Vincenzo Speranza (questore di Reggio Calabria)
Prof. Antonio Perna (pres. Ente Parco Aspromonte)
Dott. Guido Papalia (procuratore della Repubblica di Verona)
Dott. Vincenzo Lombardo (procuratore della Repubblica di Palmi)
Prof.ssa Augusta Torricelli Frisina (pres. Com. Reg. Educazione Legalità)
Pasquale Ambrosino (autore del libro)
Prof. Fabio Cuzzola (curatore del libro)
Prof. Luigi Saladino (IRRE della Calabria)
Dott. Luigi Fedele (pres. Cons. Reg. della Calabria)
On. Saverio Zavettieri (ass. P.I. e BB.CC Regione Calabria)
On. Giuseppe Valentino (sottosegretario Ministero Giustizia)
Ricordo del prof. Giuseppe Rechichi (vittima innocente)
Rassegna Stampa
COMITATO D'ONORE
Monsignor VITTORIO MONDELLO
Presidente della Conferenza Episcopale Calabra
Monsignor GIANCARLO BREGANTINI
Vescovo di Locri-Gerace
Monsignor LUCIANO BUX
Vescovo di Oppido-Palmi
On. FRANCESCO NUCARA
Sottosegretario Ministero Ambiente
On. GIUSEPPE VALENTINO
Sottosegretario Ministero della Giustizia
On. ANGELA NAPOLI
Vice presidente Commissione Parlamentare Antimafia
GIUSEPPE CHIARAVALLOTI
Presidente Giunta Regione Calabria
LUIGI FEDELE
Presidente Consiglio Regionale Calabria
SAVERIO ZAVETTIERI
Assessore regionale alla Cultura e alla Pubblica Istruzione
GIUSEPPE GENTILE
Assessore regionale al Turismo e allo Spettatolo
VINCENZO PISANO
Presidente Commissione Regionale Antimafia
GIOVANNI DíONOFRIO
Prefetto di Reggio Calabria
PIETRO FUDA
Presidente Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria
ANTONIO PERNA
Presidente Ente Parco Nazionale dellíAspromonte
ANTONIO ALVARO
Presidente Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale
DOMENICO LICASTRO
Sindaco di Delianuova
VINCENZO LOMBARDO
Procuratore della Repubblica di Palmi
VINCENZO SPERANZA
Questore di Reggio Calabria
Colonnello CLAUDIO CURCIO
Comandante Provinciale Carabinieri Reggio Calabria
Colonnello AGATINO SARRA FIORE
Comandante Provinciale Guardia di Finanza Reggio Calabria
Don ANTONIO MAZZI
Fondatore della comunità Exodus
Raduno e saluti
Alle ore 8,00 del 6 agosto 2003, i Piani di Carmelia cominciano a svegliarsi. Arrivano le varie Associazioni invitate, gli Enti, il Coro, l'Orchestra di Fiati...
L'Associazione Culturale "Nicola Spadaro" si dà un gran da fare.
C'è da preparare il palco per la Santa messa e per il Coro. La giornata è bellissima. Ogni gruppo o associazione trova un posto all'ombra dove poter esporre. Al centro del pianoro lo stand dell'Ente Parco Aspromonte, da un lato le Nuove Edizioni Barbaro, dall'altro l' "Ekoclub", tra i pini invece, lo stand dell'I.T.C. "Galileo Ferraris" di Reggio Calabria.
Alle ore 9,00 sembra tutto pronto, arrivano le prime autorità, molti i giornalisti, si notano anche le telecamere di RAI 3. Si può incominciare.
Apre la manifestazione il signor Arcangelo Carbone:
“Un saluto e un ringraziamento alle autorità e ai cittadini presenti oggi a Carmelia per partecipare alla manifestazione regionale di educazione alla legalità.
Questa manifestazione, fortemente voluta dall’Associazione Culturale “Nicola Spadaro”, ha trovato una fattiva e concreta collaborazione nell’Ente Parco, nella Comunità Montana di Delianuova,
nell’Amministrazione Comunale di Delianuova, nel Comitato regionale alla legalità, nella Fondazione Exodus.
Speriamo che l’impegno di tutti per la buona riuscita di questa manifestazione possa determinare la riconferma, per gli anni a venire, di Delianuova quale sede regionale permanente per la giornata dedicata all’educazione alla legalità, essendo ubicata nel cuore dell’Aspromonte che tanti giudizi e pregiudizi negativi ha suscitato e che una cultura sicuramente più robusta stenta a modificare, anche alla luce della ricerca di speranze di miglioramento.
Questi piani, incastonati all’interno del parco nazionale dell’Aspromonte, sono oggi palestra di cambiamento e di tentativo di miglioramento di tutto il territorio circostante. Speriamo che la stagnazione in cui versa il territorio possa trovare dinamismo proprio dall’inizio di sviluppo di Carmelia.
Tutti gli uomini di buona volontà abbiamo il dovere morale di muoverci e di creare una continua sinergia perché ci si incoraggi e non ci si deprima.
Nella speranza che quanto oggi proposto abbia una ricaduta altamente positiva nel contesto culturale quantomeno di questo isolato e debole comprensorio, rinnovo un grazie sentito al presidente
e al comitato tutto dell’associazione, all’Ente Parco, alla Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale, all’amministrazione comunale di Delianuova, al Comitato regionale alla legalità, nonché agli enti patrocinanti, alle personalità che hanno aderito al comitato d’onore e alle personalità che parteciperanno alla tavola rotonda, che, nonostante tutto, hanno deciso di scommettere su questa terra.
Grazie di cuore!
Telegrammi indirizzati al dottor Giuseppe Scerra, presidente dell'Associazione Nicola Spadaro di Delianuova:
MI SPIACE DOVERLE COMUNICARE CHE IMPEGNI IMPROROGABILI, IN SEDE ISTITUZIONALE, NON MI CONSENTONO DI PARTECIPARE ALLA GIORNATA REGIONALE SULL’EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ,
IN PROGRAMMA IL 6 C.M. LA RINGRAZIO DEL GRADITO INVITO E NELL’AUGURARE BUON LAVORO, PORGO CORDIALI SALUTI AD ELLA E AI PRESENTI TUTTI
GIUSEPPE CHIARAVALLOTI PRESIDENTE REGIONE CALABRIA IMPOSSIBILITATO PARTECIPARE GIORNATA REGIONALE SULL’EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ “ASPROMONTE” IN PROGRAMMA
MERCOLEDÌ 6 AGOSTO P.V. PER IMPEGNI CONCOMITANTI, RINGRAZIO CORTESE INVITO ET INVIO CORDIALI SALUTI.
GIOVANNI D’ONOFRIO PREFETTO REGGIO CALABRIA
SANTA MESSA
Alle ore 10 il Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova, diretto dalla maestra Maria Vitetta, intona le prime note del canto d’ingresso. La Celebrazione Eucaristica, in memoria delle vittime della criminalità, è presieduta dal parroco di Delianuova, mons. Bruno Cocolo, il quale si avvale del servizio di don Franco
Frisina come diacono. Un momento della Celebrazione Eucaristica. Sono riconoscibili il diacono don Franco Frisina, Mons. Bruno Cocolo ed il Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova Santa Messa L’omelia di mons. Bruno Cocolo si potrebbe intitolare: “L’illegalità non crea sviluppo”.
Sapientemente, infatti, il parroco di Delianuova, partendo dalla Parola proclamata, invita a riflettere sull’importanza di avere una Legge e di come questa vada rispettata, non per fare un favore a chi questa Legge ce la da, ma perché in Essa, chi la rispetta, trova la vita. Da qui a sviluppare il parallelismo tra Legge divina e legge umana il passo è breve.
Mons. Bruno Cocolo durante l’omelia
ALCUNI SPUNTI DELLA SUA OMELIA:
“Il libro del Deuteronomio ricorda agli Israeliti che la loro grandezza dipende dal fatto che Dio ha dato loro una legge. È questo che li rende diversi e superiori ai popoli vicini. La legge, non l’anti-legge. ……
Fin da Adamo l’uomo ha pensato che la violazione della legge fosse fonte di crescita. Invece fu catastrofe! ……
Due frasi: “serva ordinem et ordo servabit te”, e “chi di spada ferisce di spada perisce”.
La prima: “ custodisci la legge e la legge custodirà te”. Te come persona e come popolo. La seconda è di Gesù, detta a Pietro che voleva difenderlo con la spada. La violenza, come l’illegalità, alla fine si ritorce contro chi la usa e produce. … … Se l’illegalità creasse sviluppo la Calabria sarebbe un’altra California. Invece tutti gli indici economici e sociali non sono brillanti per noi. …… Lo sviluppo e la crescita non si fondano sulla furbizia, ma sul rispetto delle regole e sull’impegno sudato. Exodus è “camminare verso”; camminare costa e si suda. … … L’illegalità crea sviluppo illusorio, fuoco di paglia. … … Le regole, la legge accaparrano stabilmente il futuro. Siamo qui perché, in questo duello tra due modi di concepire la civiltà, il bene prevalga stabilmente sul male.
Saluti del dottor Giuseppe Scerra
(Pres. Ass. Cult. "Nicola Spadaro" di Delianuova)
È per me un grande onore introdurre, anche a nome degli altri soggetti organizzatori di questa manifestazione, il tema dell’incontro e illustrare le finalità di questa giornata di riflessione, tesa al recupero dei valori etici e culturali storicamente proprii della gente d’Aspromonte ed al definitivo abbandono dell’idea di segregazione, arroccamento e impermeabilità che questa parte del territorio italiano ancora evoca in molti.
Porgo il più caloroso benvenuto e ringrazio tutte le autorità civili, religiose e militari che con la loro significativa presenza nobilitano questa manifestazione.
Il titolo che è stato dato all’incontro vuole orientare lo svolgimento delle iniziative odierne, a partire dalla cerimonia religiosa d’apertura, da poco officiata nel ricordo del sacrificio delle vittime della violenza criminale che ha segnato la storia dell’Aspromonte negli anni settanta e ottanta.
I lavori di questa giornata saranno scanditi dai concerti dell dottor G. Scerra presidente Associazione Culturale “Nicola Spadaro” di Delianuova.
L’orchestra di fiati “N. Spadaro” e dal coro polifonico “M. Frisina”, entrambi costituiti a Delianuova, nel cuore dell’Aspromonte, come veicoli culturali ad una promozione e ad un riscatto delle giovani generazioni dalle antiche e nuove tentazioni al disimpegno, all’evasione dalla responsabilità sociale, alla devianza.
È nostro fermo convincimento che chi studia musica non può delinquere. Intraprendere questi percorsi educativi equivale a formarsi nella disciplina della legalità. Il nostro gruppo, composto da 75 unità, comprende oltre ai ragazzi di Delianuova, 15 elementi di Scido, 3 di Cosoleto, 4 di Sitizano, 4 di Lubrichi e 1 di S. Cristina, tutti di età compresa fra i sette ed i vent’anni.
La spiritualità che anima i nostri brani, se mi è consentito, avvicina noi tutti a Dio, in una comunione di spirito che fa della nostra orchestra un gruppo accomunato anche dalla fede oltre che dalla passione musicale.
L’aver associato la musica alla giornata sulla legalità mi consente anche di rivolgere un appello alle autorità che hanno collaborato affinché il sostegno fino ad oggi accordato non venga mai meno, nella consapevolezza che un simile sostegno si traduce immediatamente in un sostegno al processo di legalità.
Gli illustri relatori che seguiranno sapranno esprimere assai meglio di me l’essenza del concetto di legalità. Io dico solo che secondo me per legalità deve intendersi la condivisione delle regole dello stare insieme, il saper fare un passo indietro rispetto al proprio individualismo, per fare spazio al bene comune, alla salvaguardia dei principi fondamentali della convivenza in una comunità, alla solidarietà e all’accoglienza.
Una giornata sulla legalità a Carmelia è un messaggio di portata rivoluzionaria per chi non crede o ha rinunciato a sperare nel riscatto di un sito tanto ricco di fascino, per essere insieme il crocevia per Polsi e Montalto, baricentro tra i due mari, percorso sacro nella memoria plurisecolare della fede cristiana, rifugio privilegiato di briganti e banditi.
Ecco perché abbiamo fortemente voluto inserire in questo contesto il recupero di un poemetto dedicato al divenire delle stagioni in questo straordinario scenario naturale da un deliese del secolo scorso, Giuseppe Musitano, opera che come una sorta di cantico delle creature esprime l’amore sconfinato per l’Aspromonte.
Il merito di questo recupero si deve ad un pronipote del poeta, il neurochirurgo Josè Antonio Ribeiro, che ha saputo con amore e fedeltà alle proprie radici scavare nello scrigno della memoria. Anche la tavola rotonda sul libro “Sentieri di legalità” di Pasquale Ambrosino rientra in questo quadro, poiché l’opera rappresenta uno stimolo per noi tutti a riscoprire la bellezza incontaminata di alcuni nostri luoghi, non raggiunti dalla pubblicità di massa che caratterizza altre località appenniniche italiane, ma che le suggestive confidenze della carovana giovanile, pensata a scopi terapeutici, richiamano ad una partecipazione emozionale profonda e coinvolgente.
Infine, l’omaggio ai superstiti di una vittima della violenza criminale segna il momento conclusivo della Giornata, affinché le nuove generazioni avvertano la testimonianza di chi ha pagato il più alto prezzo al senso della giustizia e all’etica del servizio.
La scelta di un testimone del nostro territorio vittima della crudeltà umana significa ergere in Aspromonte una barriera spirituale sempre più forte per contrastare col bene che avanza il retaggio di oscuri istinti e di inconfessabili cupidigie. Promuovendo tutto questo, l’associazione culturale “Nicola Spadaro”, in un’esemplare intesa con l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte e col suo presidente, dott. Tonino Perna e tutti i suoi operatori, con in testa l’encomiabile ed infaticabile segretario Pino Cannizzaro, col Comune di Delianuova, di cui ringrazio il sindaco dott. Domenico Licastro e i suoi preziosi collaboratori, con gli altri comuni ricadenti nel Parco, con il presidente nazionale dei comuni ricadenti nei parchi e sindaco di Cinquefrondi Michele Galimi, con la Comunità Montana del Tirreno Meridionale e il suo presidente dott. Antonio Alvaro, con la Provincia di Reggio Calabria e il suo presidente on. Pietro Fuda, con l’Istituto Tecnico “Galileo Ferraris” di Reggio Calabria diretto dalla professoressa Maria Quattrone, e, in particolare, col Comitato Regionale per l’Educazione alla Legalità e la sua presidente dott.ssa Augusta Torricelli Frisina, vuole intraprendere un percorso di educazione alla legalità che si prefigge di uscire
dall’occasionalità e diventare un appuntamento stabile di anno in anno per contribuire a traghettare questo estremo lembo d’Aspromonte, da sempre trascurato e ghettizzato, verso un futuro di sviluppo compatibile con i processi di trasformazione e di progresso.
Auguro a tutti un buon proseguimento dei lavori.
La storia di questo CD si può raccontare quasi come una favola, atemporale e lontana da una società tecnocratica che ha travolto sentimenti e valori.
“CARO ASPROMONTE”
C’era una volta e c’è ancora
una montagna misteriosa
e schiva, nata tra due mari,
Jonio e Tirreno, e ad essi
strettamente avvinghiata.
E c’erano e ci sono nell’ITC
“Galileo Ferraris” di
Reggio Calabria sette ragazzi,
che una mattina si invaghirono
di un’ idea che
volava nell’aula, affascinandoli
e invitandoli a seguirla
per scoprire chi fosse
Aspromonte.
E fu così che Marco, Alessandra, Domenico, Antonino, Donatella, Gloria e Antonino decisero di partire, di vivere insieme l’avventura, solidali e condividendo tutto.
Era ancora inverno quando iniziò il loro viaggio. Partirono con zaini e video-camera, lasciandosi alle spalle i divertimenti effimeri, che si consumano rapidamente e senza lasciare alcuna traccia nell’animo.
Presentazione CD-Rom "Caro Aspromonte" a cura dell'I.T.C. "G. Ferraris" di Reggio Calabria, dell'Ente Parco Aspromonte e della Regione Calabria
La prof.ssa Rosaria Cangeri docente referente I.T.C.
“G. Ferraris” di Reggio Calabria
La montagna li attendeva, solitaria ed incontaminata. Camminarono tanto e tante cose scoprirono… l’acqua di Mundu e Galasia che cascava nell’intrico quasi tropicale degli alberi, i piani di Zomaro verdi di felci, Gambarie calda e innevata. Passarono da Roghudi, San Lorenzo, Gallicianò: lì, per le vie che portano ancora il nome delle antiche divinità greche, in una lingua a loro sconosciuta, il grecanico, sentirono Kalòs Irtete e Kalà Pragmata, espressioni di benvenuto e auguri di buon viaggio da parte di coloro che la storia, privilegio dei potenti, ha dimenticato e relegato nelle sue pieghe più nascoste.
Vagarono tra le meraviglie medievali di Gerace e del castello di Amendolea.
Camminarono per giorni e giorni, mentre Aspromonte, ormai affascinato dai sette ragazzi in cerca di “virtute e conoscenza”, si apriva per accoglierli e rivelare i suoi infiniti misteri.
Si rinnovava così la sacralità di un antico rituale, attraverso cui l’uomo e la natura entrano in simbiosi, in una dimensione di armonia e reciproco rispetto che sfugge a qualsiasi “logica” della società dei consumi, assordante e violenta.
I sette esploratori tornarono, decisi a raccontare con le immagini la loro esperienza, le difficoltà incontrate e superate, le emozioni provate, il desiderio di andare avanti per scoprire cosa c’è dopo, il conforto e l’entusiasmo di stare insieme, perché nel viaggio della vita qualcosa finalmente unisce e accomuna: l’amore per la natura e per gli altri, il disprezzo per chi deturpa, distrugge, uccide.
Così è nato “Caro Aspromonte”, creato dal cuore e dalla mente di sette adolescenti, costretti a cambiare, in ossequio alla burocrazia e in barba alla universalità dell’arte, la primitiva colonna sonora amorevolmente costruita.
Nel CD il conclusivo saluto – ciao Aspromonte – è un messaggio, l’espressione di un bisogno, l’invito a lavorare per un ambiente sociale e naturale più pulito e più libero, combattendo l’ignoranza e i soprusi che generano paura e oppressione e limitano il progresso umano.
Per questo lavoro un riconoscimento va al dirigente scolastico, prof.ssa Maria Quattrone e a tutti coloro che all’interno del “Galileo Ferraris”, sensibili alle tematiche dell’educazione alla legalità e alla salvaguardia dell’ambiente, hanno collaborato per la realizzazione dell’opera.
Rosaria Cangeri
Lo stand del “G. Ferraris” dove veniva fatto visionare il CD
La copertina del CD (fronte e retro).
Concerto dellíOrchestra di Fiati "Città di Delianuova"
L’Orchestra di Fiati “Città di Delianuova”
L’Orchestra di Fiati “Città di Delianuova” nasce per ferma volontà del suo presidente, dottor Giuseppe Scerra, il quale, dando vita ad un’idea covata da anni, organizza insieme ad altri preziosi collaboratori deliesi un’associazione musicale, con lo scopo di continuare nel migliore dei modi quel progetto bruscamente interrotto cinquant’anni prima (Delianuova vantava una delle bande più famose della Calabria).
La cura dei nuovi allievi viene affidata a due giovani maestri, Maurizio Managò e Gaetano Pisano; quasi un centinaio sono i giovanissimi che si iscrivono ai corsi di musica e con molto impegno e dedizione dopo solo pochi mesi di studio, circa ottanta di questi giovani elementi, iniziano a suonare insieme. Quel che rende ancor più bello questo miracolo, lo accennava lo stesso Scerra nel suo intervento di inizio lavori, è l’autentico “ecumenismo” che caratterizza il gruppo, il quale diventa punto di incontro tra giovani non solo deliesi, ma anche dei paesi vicini come Scido, Lubrichi, Sitizano, Cosoleto, Oppido Mamertina.
L’8 agosto del 2001, alla presenza di un’intera cittadina entusiasta il primo concerto, da allora è stata un’autentica “escalation”.
I maestri direttori, coadiuvati da altri validi insegnanti, sono riusciti a formare velocemente un gruppo numeroso ed affiatato, grazie anche alle nuove tecniche di studio che portano i giovani musicisti a suonare insieme dopo poco tempo, curandone soprattutto l’intonazione e l’espressione.
Dopo cinquant’anni Delianuova torna a vantare un gruppo che a ragione rientra nel guinness dei primati come il più numeroso della regione, con l’obiettivo di avere tra qualche anno un’orchestra di fiati di alto livello, capace di rappresentare tutta la Calabria.
Già nel primo anno di attività tante sono state le esibizioni di un certo rilievo, tra queste va ricordata senz’altro quella in occasione delle celebrazioni commemorative del Centenario della posa della Statua del Redentore sul Montalto (un caro ricorso storico se si tiene conto che fu proprio la Banda di Delianuova, cento anni prima, ad allietare i nostri padri in quella fausta occasione!).
Altre partecipazioni da menzionare sono la diretta televisiva nella trasmissione Filo Diretto su TeleSpazio ed il concerto al Duomo di Reggio Calabria nell’ambito della stagione concertistica dell’Accademia Hipponiana in dicembre.
Nel 2002, il 2 giugno, Festa della Repubblica, ecco l’orchestra di fiati di nuovo protagonista, in presenza di S.E. il Prefetto, al Teatro Siracusa di Reggio Calabria, mentre il 17 agosto rappresenta la Calabria al Festival Nazionale per Orchestre di Fiati e Complessi Bandistici di Milazzo (ME). L’anno si chiude con un’altra uscita televisiva, alla trasmissione Tam Tam di RTV.
Il 2003 si apre con la partecipazione, il 3 gennaio, alla manifestazione “Note di Solidarietà”, organizzata dal comune di Cittanova in favore dell’Istituto Scolastico di San Giuliano di Puglia e poi, ancora a Cittanova, la partecipazione, in qualità di gruppo ospite, a “Suoni d’Aspromonte”, 2° Concorso Nazionale per complessi bandistici ed orchestre di fiati.
Oggi questo importante appuntamento, qui, sui Piani di Carmelia, in nome di una legalità che passa anche attraverso la musica.
Questo di seguito il programma presentato:
• Inno alla Gioia (L. V. Beethoven – E. Mitchell)
• Three Popular Classics (arr. L. Pusceddu)
• Il Silenzio (arr. F. Creux)
• Oros (Daniele Carnevali)
• The little musician (Rob Ares)
• Guglielmo Tell (piccola ouverture)
(G. Rossini – A. Balent)
• Inno di Mameli
* * *
Nel momento in cui andiamo in stampa, già quasi un anno è passato, ed è stato un anno intenso e proficuo che abbiamo ritenuto opportuno ricordare.
Dopo la partecipazione alla 1ª Giornata Regionale sull'Educazione alla Legalità, molti sono stati gli stage organizzati con maestri-direttori di rinomata fama come Daniele Carnevali, Michele Netti e Lorenzo Pusceddu, ma il bello doveva ancora venire.
Nel settembre scorso infatti, l'orchestra ha partecipato al 7° Concorso Nazionale "La Bacchetta d'Oro" -- Città di Frosinone. Al momento della partenza in particolare nei ragazzi, tanta voglia di divertirsi, di fare esperienza, ma nulla più. Già il giorno prima dellíesibizione, però vi erano stati dei ..."segni premonitori". Su invito del Comune di Fiuggi, il gruppo tiene un Concerto alle Terme della nota cittadina laziale davanti a circa 2000 persone che, dapprima incuriositi da questi giovani in divisa, non esitano ad applaudire entusiasti man mano che lo stesso concerto volge al termine.
Il giorno dopo, 13 settembre: l'apoteosi. Un'esibizione magistrale grazie alla quale l'orchestra di fiati Città di Delianuova si aggiudica il 1° posto nella cat. giovanile al su citato concorso, gioia resa ancor più bella dal riconoscimento della "Bacchetta d'Oro" dell'Unione Musicale Ciociara, attribuito ai due giovani maestri per la migliore direzione.
Trampolino di lancio per un'attività, sempre più proficua e speriamo duratura, che è continuata già alla fine di maggio con la partecipazione, unico gruppo della Calabria, al Concorso Bandistico Nazionale del Friuli Venezia Giulia. Anche qui un'ottima esperienza ed un bel risultato: terzo premio nella cat. Giovanile, e soprattutto il Premio Speciale della Giuria per la migliore interpretazione dei brani in concorso, premio che riguardava tutti e ventidue i gruppi delle quattro categorie in concorso.
Complimenti ragazzi!!!... continuate così!!!
Raffaele Leuzzi
"Delianuova" del poeta deliese G. Musitano (inaugurazione della targa con inciso il poemetto)
Saluti di Domenico Licastro
Sindaco di Delianuova
Il sindaco ha brevemente portato i saluti della propria amministrazione e di tutta la cittadinanza deliese.
Si è detto contento della scelta del comune deliese come sede di questa prima giornata sull’Educazione alla Legalità e augurando a tutti buon lavoro ha ceduto subito la parola alla prof.ssa Augusta Torricelli Frisina.
Intervento del Sindaco di Delianuova Domenico Licastro Quale presidente del comitato permanente per l’ educazione alla legalità esprimo un profondo apprezzamento a tutti coloro che hanno concorso alla realizzazione di questa giornata dal punto di vista formativo ed educativo. Una grande soddisfazione mi è stata data dalla dirigente scolastica Maria Quattrone dell’ITC “G. Ferraris” di Reggio Calabria con la presentazione del progetto dedicato all’Aspromonte, concretizzato nel corso dell’anno e quindi fuori da ogni possibilità di sospetto perché non è stato partorito ad hoc per questa manifestazione, anzi era già completato, ma non era conosciuto aldifuori della realtà scolastica.
Va una profonda gratitudine ai soggetti che fanno conoscere i lavori organizzati dalla scuola senza alcuno spirito di protagonismo.
Non è possibile che un corretto processo di sviluppo e di crescita intellettuale si sviluppi nel modo migliore fin quando le cose restano chiuse nei cassetti o dentro le mura delle scuole. È come se non fossero state prodotte se non se ne consegna la memoria al resto della società.
Saluti della Prof.ssa Augusta Torricelli Frisina Pres. Comitato Regionale Permanente per l'Educazione alla Legalità La prof.ssa Augusta Torricelli Frisina durante il suo intervento
È quindi un compito molto importante quello di diffondere il cd rom “caro Aspromonte”, come sarà fatto nel corso della giornata, con un impegno dell’assessorato regionale alla pubblica istruzione che ne ha finanziato la masterizzazione di oltre cento copie. L’appuntamento è poi esteso al prossimo anno scolastico per riprendere anche all’interno delle scuole del territorio il confronto ed il dibattito intorno a questi temi.
Questo era il primo valore della giornata da sottolineare.
Ho poi apprezzato molto la parte religiosa con cui è iniziata la giornata perché don Bruno Cocolo, che ha avviato i lavori entrando significativamente nel merito dei temi su cui discutiamo oggi, ha dato il segno più tangibile di come questa giornata sia stata pensata per avere un radicamento di fede, non solo eticoformativo, a Carmelia. Il riconoscimento che le sue parole hanno dato ad una delle zone più degradate dell’Aspromonte contiene una sollecitudine ed un amore che nessun altro avrebbe potuto esprimere con accenti più autentici, senza togliere nulla alle tristi memorie che hanno colpito questi luoghi.
Veniamo poi al terzo valore per cui siamo riuniti in questo momento e in questo scenario naturale dalla bellezza incomparabile.
Siamo qui anche per celebrare degnamente con la musica i contenuti della legalità. Il dott Scerra, presidente dell’ associazione “N. Spadaro” ha messo in rilievo quanta influenza positiva assume nella nostra vita la musica quando è praticata come momento di riscatto e di ascesa culturale. Non è facile impresa mettere insieme tra coro polifonico ed orchestra più di cento unità, tutti giovani che attraverso la musica sperimentano un percorso formativo, un tirocinio faticoso fatto di rispetto delle regole e della convivenza, di sacrificio aggiuntivo agli studi. Ragazzi semplici e schietti delle nostre montagne, che non si sono lasciati travolgere dall’ansia del successo, che seguono con costanza e pazienza i loro maestri, Pisano e Managò, affrontando spese anche per le numerose trasferte alle quali sono sempre più frequentemente invitati.
Infine, il quarto valore a dare il legittimo supporto alla giornata: la poesia e la scrittura. Nella mattinata la riscoperta del poemetto di Giuseppe Musitano, un deliese d’altri tempi, che della pittura e della poesia ha fatto il centro dell’intera vita, nel pomeriggio il dibattito sui temi della legalità e della libertà dalla droga con la presentazione del lungo racconto di Pasquale Ambrosino dal titolo “Sentieri di legalità”. Fede, scuola, musica e poesia insieme rappresentano più di un movente per credere nella rinascita che questi luoghi stanno affrontando con l’impegno degli Enti territoriali che hanno creduto in questo riscatto e non nella permanente demonizzazione dell’Aspromonte, la Regione, la Provincia, il Comune di Delianuova, la Comunità Montana del versante tirrenico meridionale, l’Ente Parco. Se si aggiunge la lodevole esperienza dell’agosto letterario deliese portata avanti dal dott. Raffaele Leuzzi e da altri professionisti deliesi e da Caterina Di Pietro con Le Nuove Edizioni Barbaro, le ragioni della speranza non possono che salire sempre più in quota. Il momento poetico vuole in qualche modo, consentitemi, inserirsi in questo panorama perché si tratta della scoperta o della riscoperta addirittura di un poeta deliese la cui biografia verrà letta dal pronipote, il dottor Josè Ribeiro, venuto apposta dal lontano Brasile dove esercita la professione di neurochirurgo.
La cosa strana e anomala di questa vicenda è che il poeta non era assolutamente conosciuto da queste parti, pur avendo lasciato la sua firma in un dipinto all’ingresso della Chiesa di S.Maria Assunta.
Tutti o prima o poi ritornano al paese natio e ritrovano i parenti.
In questo caso si tratta del processo inverso, di un pronipote che ritorna a Delianuova e fa conoscere il suo avo ai deliesi immemori.
È purtroppo vero che la memoria finisce sempre col tradire chi non la coltiva col gusto e la passione che reclama. Il dott. Ribeiro è stato soprannominato negli anni scorsi a Delianuova “l’americano della lettera” per aver tenacemente inviato via internet più di cento messaggi a persone i cui cognomi avrebbero potuto a suo giudizio essere messi in rapporto con la sua parentela. Aveva scritto agli Strano, agli Ietto, ai Papalia, ai Musitano, in tutti i continenti.
Si era parlato di questa lettera per un po’, ma la ricerca fu vana e la cosa finì nel nulla.
Per nulla sconfortato, nell’aprile del duemila Ribeiro viene di persona in aereo con la moglie Paola, di origini mormannesi.
Prende in affitto un’ auto senza conoscere i percorsi della Calabria e si inoltra sull’autostrada finendo con lo sbagliare lo svincolo a causa della nebbia che imperversa sui piani della Corona. Verso la mezzanotte arriva finalmente a Delianuova e va all’albergo Aspromonte.
Rimane un solo giorno nel corso del quale incontra anche il sindaco, dott. Licastro, e gli consegna il poemetto del bisavolo dedicato a Delianuova. Promette di ritornare quando sarà fatto conoscere nel corso di una pubblica cerimonia.
Dopo tre anni la promessa è stata mantenuta. Ribeiro è ritornato appena avuta la conferma dal sindaco che la placca in acciaio resistente alle intemperie, da lui spedita con impressa la poesia sarebbe stata ufficialmente inaugurata nell’ambito di un memorial day.
È mio dovere ringraziare il sindaco per averla inserita nel contesto della prima giornata regionale per l’ educazione alla legalità in Aspromonte.
Quando qualcuno ci fa scoprire valori e radici e riusciamo a recuperare gli aspetti più autentici della storia locale, mentre viviamo immersi in una dimensione globalizzata, senza cadere nel campanile, ma coltivando l’appartenenza, le tradizioni, la cultura locale, allora dobbiamo dire un grazie sincero a chi ci ha aiutato a pervenire a questo risultato. Sarà lo stesso dott. Ribeiro a leggere la biografia del poeta e poi si procederà alla scopertura della placca che merita non soltanto una permanente e degna collocazione alla memoria di Giuseppe Musitano, ma anche una visibilità continua quale sintesi piena di fascino di quei valori che la giornata odierna ha inteso consacrare nel ricordo delle future generazioni.
Nota biografica di G. Musitano a cura del Dott. Josè Antonio Ribeiro, neurochirurgo in San Paolo e pronipote del poeta Giuseppe Musitano è nato a Delianuova il 18 dicembre 1865, ancora giovanotto dà l’addio definitivo ai suoi genitori e alla carissima città di nascita per emigrare in Brasile dove lavora come pittore e scultore di chiese.
La decisione di emigrare nasce dalla situazione economica in cui versa la sua famiglia con sette figli.
Non ritorna mai più a rivedere la sua città di nascita, per la quale continua a nutrire un grande affetto.
Sbarca nel porto di Santos intorno al 1890.
Qui arrivato, prosegue all’interno del paese, più precisamente alla volta di Jaù nello stato di san Paolo.
Colà conosce la giovane Maria Antonia Perroni, nata a Mormanno il 4 settembre 1874, sbarcata anch’essa nel porto di Santos il 19 marzo 1897 insieme ai suoi genitori e fratelli. Già due suoi fratelli più grandi erano in Brasile. Maria Antonia Perroni era figlia di Domenico Perroni e Maria Francesca Grecca, anche loro nati a Mormanno e morti in Brasile.
L’intervento del dott. J. A. Ribeiro Giuseppe Musitano ha lasciato parecchi dipinti e sculture che si trovano ancora in molte chiese dello Stato di San Paolo. Ha abitato a San Paolo, capitale dello Stato di San Paolo, per parecchi anni.
Quando i suoi affari andarono poco bene nella capitale si ritirò a Jaù distante 300 km. da San Paolo e colà abitò con la moglie e sei figli. Il primo maggio 1927 subì un crudele colpo con l’uccisione del suo terzo figlio, Raffaele Angelo Domenico, violinista, di appena 23 anni.
Dopo quello straziante episodio decise di lavorare come segretario in una scuola d’indirizzo commerciale, di proprietà di suo genero Josè Nicolau Piragine, figlio di mormannesi. Insegnò la lingua italiana nella stessa scuola fino all’età di settant’anni.
Si spense per attacco cardiaco il 26 gennaio 1941, in Jaù, a 75 anni. Ha lasciato cinque figli e quindici nipoti, e soprattutto un ammirabile esempio di vita familiare e di fede.
Viene soperta la PLACCA con incisa la poesia di G. Musitano “DELIANUOVA”
DELIANUOVA
1°
Sua posizione
Fra due mari locali al ciel s’innalza
un monte, che da re sui monti impera,
e dal patrio Appennino all’ardua balza
appoggia il fianco come a sua spalliera.
Per la neve che sempre a neve incalza,
e per le selve che gli fa visiera,
Aspromonte, lo disse la non falsa
fama, che eterna non avrà mai sera.
Cinta di boschi a piè di tal montagna
sorge di Delia la città novella,
che per le brine al sol talor si bagna
e la fata de’ monti allor s’appella,
quando ride coi fior della campagna
e coi ruscelli palpita e favella.
2°
Sua origine
Figlia di due rovine, o Delia nuova
nome antico tu vanti e giovin core,
perciò di gloria sei come d’amore
l’erede del cimento e della prova.34
Dal mare, ove invecchiava presso Bova,
il tuo nome varcando il suo splendore,
un secolo di buio e di terrore
nella reggia dei boschi si rinnova
come due rivi in placido laghetto
il sangue di due razze frammischiato
discorre e stagna nel suo santo petto.
E quando al ciel, che tace innamorato,
volgi di colli cinta il divo aspetto,
l’Appennino t’adora inginocchiato.
3°
Primavera
Il cielo già raddolcìa il suo zaffiro,
e l’alba pei giardini orientali
sulle candide rose in giro in giro,
com’angelo d’amor dispiega le ali.
E tu, Delia mia, dal tuo ritiro
E per le rose e i fior de’ tuoi viali,
vagando come stella per l’empiro
molci del duro verno i tristi mali.
Già nuova reggia d’ombre e di splendori,
tappezzata di perle e di rubini
t’appresta primavera dei suoi fiori.
Un velo di smeraldo fascia i crini
de’ boschi che t’invitano agli amori
al gorgoglio dei fonti cristallini.35
4°
Estate
Quando il sole dardeggia la verzura
ed assetato succia le sorgive,
ogni erba langue su la zolla dura,
e senza vita tacciono le rive;
quando muore assetando la natura,
tu Delia bella, d’acque sempre vive,
aprendo un petto pieno di frescura,
poppi l’erbe e le piante redivive;
quando a lo spirar di molle auretta
cadono i fiori d’ulivo a mille a mille
come piogge di perle in su l’erbetta,
quando l’aere bolle di scintille,
al sole che sì fiero ti saetta,
fanno scudo le fonti e le tue ville.
5°
Autunno
Dei venti sopra le ali riposate
naviga per l’occaso il grigio treno
delle nubi, che vanno accavalciate
mano a mano sfumando nel sereno.
A le aure d’autunno imbalsamate
scopre la vite i grappoli nel seno,
e il ramo, pien di frutta maturate,36
dondolando s’incurva sul terreno.
Il sol, che pinge in oro questo quadro,
viste le Deliane montanine
che tutto lo mettevano a soqquadro,
per duol la faccia si velò col crine,
e tramontando al suo dolor leggiadro,
s’impallidirono tutte le colline.
6°
Inverno
Tu, Delia mia, che stai su la bicocca
di questi monti che ti fan sgabello,
respiri grosso l’aere che fiocca
la neve, onde abbarbaglia il tuo mantello.
Lama d’argento sembra la tua ciocca,
che le selve ti danno per ombrello,
e l’Appennino che a se stesso è rocca,
fatto cristallo, sorge a tuo castello.
Mira dalle alte nevi il gran tesoro
che intorno a te si volve e si rammassa,
che ad un raggio di sol si cangia in oro.
Ogn’irto monte la sua fronte abbassa,
e la selva troppo carca di decoro
al tuo piede si prostra e si fracassa.
Giuseppe Musitano
Il gruppo nasce nel 1998 dal coro parrocchiale S. Nicola che per organizzare uno spettacolo (scopo beneficenza), mette insieme alcuni giovani musicisti deliesi.
Il risultato dello spettacolo fu eccellente sia per la risposta del pubblico che per i risultati della raccolta, così dall’idea di poter fare qualcosa di buono e di utile per un paese allora meno attivo di oggi è nata La Disamistade.
LA DISAMISTADE
La Disamistade al momento della sua esibizione
Ore 13.00 Pausa pranzo con colazione a sacco e subito dopo intrattenimento musicale con Katia Chirico, cantante reggina e un gruppo deliese che vuole affermarsi come merita:
La parola Disamistade è una parola in dialetto gallurese (sardo) che letteralmente significa “dis-amicizia” ma in italiano viene tradotta “faida”.
Il nome è stato preso in prestito dal titolo di una canzone dell’ultimo album di F. DeAndrè (Anime Salve) il quale spiegando il significato della canzone dice: “…la disamistade non è altro che l’estremo rimedio alle sventure e la speranza di un futuro migliore ”; infatti le donne “di faida”, che DeAndrè ci racconta soffrono anche dei lutti delle altre famiglie e sperano che presto “la disamistade” finisca.
Così con l’augurio che la nostra storia e le nostre giornate potessero cambiare abbiamo scelto questo nome.
Il gruppo ha organizzato diversi spettacoli a tema (contro le guerre, la droga, l’aborto, il razzismo, l’indifferenza verso gli immigrati e a favore della pace) oltre che partecipare alla Giornata della Legalità, ha partecipato a diversi raduni Rock, è stato premiato al Premio G. Versace (Gambarie agosto 2003) e ha suonato spesso nei paesi limitrofi.
• Voce: Assunta Iaria
• Chitarre e voce: Antonella Serrao
• Chitarre e voce: Francesco Giorgi
• Chitarra, basso e voce: Marco Pietropaolo
• Chitarre, basso e voce: Giuseppe Giorgi
• Tastiere, fisarmonica e basso: Giuseppe Federico
• Sax tenore: Saverio Demana
• Voce: Raffaele Gangemi
• Tecnici audio: Carmelo Rositano e Alfonso Scarfone
Al gruppo si sono aggiunti:
• Batteria: Pierluigi Carbone
• Chitarra: Alessandro Condoluci
TAVOLA ROTONDA
Moderatore: prof. sen. L.M. Lombardi-Satriani con la presentazione del libro:
Introduzione di LUIGI LOMBARDI SATRIANI
Diamo inizio ai lavori pomeridiani che concluderanno un’intensa giornata, la giornata regionale dedicata all’educazione alla legalità, con una tavola rotonda e con una serie di considerazioni che sarà utile esporre alla riflessione di tutti noi perché prenda corpo e si sostanzi la traiettoria ideale che vuole una trasformazione radicale di questo spazio aspromontano. L’Aspromonte è la montagna che segna l’identità calabrese nel bene e nel male, nella bellezza, nella sacralità di questi spazi, ma anche nella negatività per l’essere stata a volte zona della latitanza criminale.
La scommessa di questa giornata, ma anche dell’impegno di tutti noi, è contribuire a far mutare disegno a questo Aspromonte non negando una parte della sua storia che è anche legata alla latitanza, alla criminalità. La realtà va guardata nelle diverse sfaccettature, non negata in maniera municipalistica come se la nostra storia calabrese fosse tutta luminosa, tutta gloriosa. È frutto di un malinteso senso municipalistico l’esaltazione enfatica, provinciale, paesana della propria cultura, della propria realtà. Non neghiamola, ma contrastiamo fortemente una visione riduttiva. Considerare l’Aspromonte soltanto spazio dell’illegalità, soltanto covo di latitanti, è come considerare la Calabria soltanto zona della sopraffazione interindividuale, della trasgressione quasi istituzionalizzata. È una visione stereotipata, ingiusta, negativa. Noi dobbiamo trasformare la realtà nella quale operiamo e quindi anche l’Aspromonte facendo che da simbolo dell’illegalità e di spazio parziale alle illegalità diventi invece occasione per una costellazione di valori che sia ispirata al senso del rapporto con ciascun altro, nel segno del rispetto assoluto della sua dignità. Che sia un’assunzione della natura, della sacralità dei luoghi; non a caso la montagna nelle culture tradizionali era simbolo della trascendenza. Nei boschi potevano apparire, perché vi avevano sede, spiriti positivi e figure di un al di là, certo immaginario, ma che in qualche maniera segnava i simboli della società pastorale, simboli di nuovi valori o della riscoperta dei nuovi valori. L’altro valore, la cultura dell’ospitalità e dell’accoglienza, può essere recuperato, in una diversa prassi, in una diversa maniera. Questa è educazione alla legalità. Sarebbe riduttivo lasciarla solo all’impegno scolastico. Educazione alla legalità è un processo molto più ampio che tocca tutte le istituzioni, tocca parchi nazionali o comunità montane, tocca province, regioni, enti locali, l’istituzione scolastica, tutte le altre articolazioni della società civile, la magistratura perché la legalità è bene collettivo da tutelare. Educarsi ad essa è un’operazione pedagogica e politico-culturale che richiede l’impegno di ciascuno di noi collocato nei diversi ambiti nei quali opera. Ecco la positività a mio avviso di quest’incontro, ecco l’utilità del convergere di esperienze e di culture diverse nella riaffermazione di un impegno politico-culturale complessivo, della trasformazione del simbolo dell’Aspromonte da una illegalità purtroppo
presente nella nostra società, ad una convivenza civile che si sviluppi nella pace, nella composizione armonica delle differenze, non nella omologazione, non nel conformismo dilagante. Il rispetto delle differenze significa assumere le individualità di tutti come tessere di un mosaico che arricchisce la vita civile. L’incontro interetnico, intergruppo, interindividuale, arricchisce una società, non è una minaccia per la società. Noi dobbiamo vivere l’apporto dell’alterità culturale, etnica, politica, alterità di ogni genere, come occasione di ricchezza, di crescita. Non deve indurre un meccanismo di difesa da fortilizio assediato. Noi dobbiamo crescere in questo, recuperando le più alte tradizioni della società calabrese: la cultura dell’accoglienza, l’ospitalità di tutti i paradigmi di umanità. In questo senso questi possono essere sentieri di legalità, sentieri percorsi da ragazzi o spazio per recupero di ex tossicodipendenti, spazio per un invito ad una riflessione che sviluppi una metodologia di ascolto oltre che delle parole, dei silenzi, un’operazione di inversione rispetto a certi facilismi contemporanei, certi rumori contemporanei che coprono il frastuono delle parole, una povertà di concetti e di idee. Ma sono tutte cose che saranno dette ancor meglio di me, di queste parole introduttive, dalle autorità e dai relatori ai quali mi accingo a dare la parole. Quindi invito intanto il dottor Domenico Licastro sindaco di Delianuova ad accomodarsi al palco per portare il suo saluto. Pregherò poi via via le altre autorità, avendo io questo compito di coordinamento.
DOMENICO LICASTRO (sindaco di Delianuova) Oggi siamo qui riuniti per celebrare questa bella giornata dedicata all’educazione alla legalità. Il prof. Satriani ha fatto una introduzione bellissima. Noi oggi ci rendiamo conto di quello che perdiamo se non seguiamo questa indicazione. Siamo oltremodo contenti e orgogliosi di poter ospitare qui a Carmelia tante personalità che parlano su questo argomento che ci sta a cuore e che, da tempo, abbiamo caldeggiato perché fosse puntualizzato.
Oggi finalmente c’è questa bellissima giornata. Il mio augurio è che nel tempo questo esempio possa essere portato avanti e che si possa ripetere negli anni a venire. Grazie a tutti e buona giornata!
Consegna targa ricordo al sindaco di Delianuova, Domenico Licastro
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Ringrazio il sindaco di Delianuova, dottor Licastro. Prego il dottor Antonio Alvaro, presidente della Comunità Montana Versante Tirrenico-Meridionale e vice presidente dell’Ente Parco Nazionale, di prendere la parola.
DOTT. ANTONIO ALVARO
Buonasera. Voglio ringraziare tutti coloro che si sono prodigati affinché questa giornata fosse così ben organizzata. Una giornata, per questo territorio, secondo me, di grande significato e di grande importanza, da istituzionalizzare. Il fatto che tante personalità oggi si ritrovino in questo territorio che fino a qualche anno fa era abbandonato, era emarginato, significa che Consegna targa ricordo al dott. Antonio Alvaro esiste una presa di coscienza completamente diversa. Significa che ci sono le condizioni per far sí che l’Aspromonte, da peso, diventi una risorsa, che possa portare economia, che diventi un simbolo di legalità e che possa veramente creare tutto quello sviluppo che finora è mancato. Sono convinto, conoscendo questa terra, che la stragrande maggioranza di chi vi abita apprezza il lavoro onesto e l’ospitalità, non ospitalità solo di turisti, ma intesa come solidarietà, valori che sono innati in noi. Però tutto questo non basta; bisogna lavorare. Le amministrazioni comunali hanno preso una coscienza nuova, hanno, capito che tutti insieme possiamo sconfiggere l’illegalità che si è diffusa in questo territorio, ma sulla quale probabilmente bisognerebbe approfondire le cause per poterla sconfiggere e sradicare completamente. Io sono ottimista, la mia battaglia è tutti i giorni protesa a questo obiettivo. La ricerca della legalità è al centro dell’impegno per i colleghi che si trovano ad amministrare un territorio difficile, dove le difficoltà sono enormi rispetto ad altre parti dell’Italia.
I procuratori lo sanno, il prefetto lo sa, noi ci troviamo a volte con problemi difficili da risolvere; tuttavia, tutti i giorni con grande forza ci impegnamo affinché questi problemi possano essere risolti. È una giornata importante perché è un altro passo in avanti verso lo sviluppo di questa montagna che situazioni politiche passate, (qualcuno la colpa ce l’ha) hanno fatto sì che cadesse nell’abbandono assoluto. La presa di coscienza che l’Aspromonte è una risorsa si sta dispiegando. Io sono convinto che lo sviluppo della provincia di Reggio Calabria passerà sicuramente attraverso lo sviluppo della montagna e lo sviluppo della montagna avverrà nel momento in cui l’illegalità sarà completamente sconfitta. Vi ringrazio per avermi ascoltato e auguro a tutti buon lavoro!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie al dottor Alvaro per queste sue parole, per questo suo convincimento della positività di questo spazio, dello sviluppo che questo spazio, questa parte della società calabrese potrà avere e prego l’onorevole Pietro Fuda, presidente dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, di prendere la parola.
ON. PIETRO FUDA
Si, certamente è stata una felice intuizione quella di organizzare oggi questa giornata a Carmelia. Io sono convinto che si sta costruendo una nuova pagina, una nuova cultura e voglio richiamare due eventi che hanno dato origine o quanto meno sono stati i catalizzatori di tutte quelle idee che si trovano in una nuova cultura sia amministrativa, sia di gestione, sia di rapporto tra politica e istituzione, e tra istituzione e società. È veramente strano che noi oggi presentiamo, mi pare, il libro sulle attività di una comunità terapeutica. È una delle due comunità, insieme a quella di Don Pierino Gelmini (“INCONTRO”), attraverso cui si è aperto uno scenario in tutto l’Aspromonte veramente diverso e nuovo perché l’attenzione rivolta al percorso di rieducazione e di recupero di questi ragazzi ha dato il la ad un’attenzione diversa ad un territorio che era abbandonato. Io avverto questo cambiamento, vedo le visite e le attenzioni. Noi stessi come amministrazione provinciale stiamo puntando su questa realtà. La montagna è stata fino ad oggi un peso. La montagna incomincia ad essere un punto di eccellenza, una delle tante risorse, non l’ultima, che questa provincia ha. La regione ritengo abbia fatto un buon lavoro di programmazione. Con il presidente del Parco, Tonino Perna, abbiamo concordato e stiamo dando attuazione ai programmi, proprio per far sì che questo nostro Aspromonte possa essere sostanzialmente presentato per quello che è a tutti i turisti che vi approdano. Voglio sottolineare con riferimento alla legalità che di tavole rotonde se ne fanno molte. Io ho l’impressione che un peso importante ce l’abbiano le istituzioni. Noi viviamo in un momento in cui c’è ancora uno steccato tra società
e politica, di destra e di sinistra. C’è la necessità di recuperare questo rapporto e il maggior carico deve stare sulle istituzioni perché la società sta facendo quello che può fare. Le istituzioni si debbono fare carico di questo impegno e col loro agire e con la loro trasparenza possono cominciare a coprire questo patto, diversamente noi non andremo da nessuna parte. Abbiamo la necessità di riallacciare il dialogo e di avere la fiducia dei cittadini.
Mi riferisco non a problemi di destra e di sinistra, ma al rapporto tra politica, istituzioni e società; noi lo possiamo avere se, quando operiamo, facciamo le cose che diciamo. L’augurio che faccio è alla nuova leva di amministratori, di sindaci. C’è una Consegna targa ricordo all’on. Pietro Fuda cultura nuova dell’amministrare perché sono i risultati che ci confortano. Certo, è convincimento diffuso che una nuova classe dirigente non si costruisce dalla sera alla mattina. Noi non dobbiamo dimenticare che l’Italia è la nazione dove c’è la centralizzazione della politica, che non funziona tanto bene, e la centralizzazione amministrativa, mentre l’America e l’Inghilterra sono mondi dove la centralizzazione dell’amministrazione non si conosce. Siamo sostanzialmente in un sistema in cui noi dobbiamo creare una classe dirigente trasformando l’impianto complessivo dell’assetto istituzionale che abbiamo. Ci sono difficoltà degli enti locali, che con una nuova cultura si superano
consentendoci di portare avanti quegli amministratori che si caratterizzano per un agire nella trasparenza e nella legalità. Vi auguro buon lavoro!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie presidente per queste sue considerazioni che rientrano proprio nel merito del nostro incontro, della tematica oggetto della nostra riflessione e prego il Questore di Reggio Calabria, il dottor Vincenzo Speranza, di prendere la parola.
DOTT. VINCENZO SPERANZA
Buonasera a tutti. Io sono il nuovo Questore di Reggio Calabria, ma non sono proprio nuovo per queste zone. Mi ha fatto molto piacere rientrare in Calabria, nella provincia di Reggio Calabria in particolare. Per alcuni anni ho lavorato in questa zona, quindi conosco in qualche modo le problematiche. È vero che il concetto di legalità non può rimanere un concetto astratto.
L’osservanza delle leggi, è chiaro, è insito nello stesso concetto.
Consegna targa ricordo al dott. Vincenzo Speranza
Occorre che ognuno per la propria parte faccia la strada giusta.
Ciò significa da parte degli appartenenti alle forze di polizia, della polizia che rappresento, ricerca di condizioni di sicurezza perché la gente viva nel miglior modo possibile. Sentivo da qualche parte il discorso sui latitanti. Ce ne sono ancora tanti. Cercheremo di fare il possibile e molto più del possibile, ma è chiaro che in questo concetto di legalità si innestano varie componenti: la pubblica amministrazione in generale, di cui tutti facciamo parte; la magistratura che vuole fare la sua parte; la politica inoltre, perché se non fosse così perderemmo solo del tempo.
Questa provincia non può perdere più altro tempo rispetto al passato. Posso solo dire che ritornando a Reggio Calabria ho trovato una città diversa, in cui la gente vive tranquillamente. Noi siamo vigili. In altri periodi, in queste zone non c’era nessuno.
Bisogna continuare su questa strada, il mio impegno sarà totale e vi posso assicurare, parlo anche a nome delle altre forze di polizia, che qua sono presenti, faremo il possibile perché questo concetto di legalità non rimanga soltanto un dire. La ringrazio e auguri!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie questore, io penso che tutti noi dobbiamo alle forze di polizia un ringraziamento per l’impegno continuo con il quale portano avanti il discorso di una difesa concreta della legalità. È giusto dire che tale sforzo è insufficiente se non collaborano tutte le altre istituzioni. Se non collabora la società civile, ognuno per la propria parte, non significa certo negare l’apporto essenziale che il lavoro continuo a volte eroico che le forze di polizia fanno, proprio garantendo alla società tutta una relativa tranquillità o comunque contrastando efficacemente la tendenza onnipervasiva della illegalità. Con le parole del questore, dottor Speranza, si conclude questa fase del saluto delle autorità e iniziano i lavori proprio nel merito, con particolare riferimento alla presentazione del libro “Sentieri di Legalità” di Pasquale Ambrosino. I lavori saranno conclusi da un intervento dell’onorevole Giuseppe Valentino, sottosegretario al Ministero della Giustizia, che è qui con noi e che saluto cordialmente. Vorrei ricordare agli amici interventori e relatori che certo tutti noi ascolteremo con grande interesse le loro considerazioni, ma come mi ricordavano alcuni amici esperti dei luoghi, perché viventi in questa zona, qui annotta relativamente presto. Ad un certo punto non possiamo parlare nel buio. Le nostre parole sono luminose e si realizzano nello spazio luminoso. Sarebbe misura prudenziale, per tutelare l’ultimo interventore, che ognuno mantenga le proprie considerazioni contraendole, se ritiene, nell’arco di dieci minuti. Se questo è possibile, noi concluderemo i lavori guardandoci in faccia, in maniera luminosa; altrimenti ci guarderemo ugualmente in faccia e con cordialità, ma alla luce di pile elettriche o di candele sul palco, oltre alla luce dell’anima, che naturalmente farà affiorare sui nostri visi una luminosità incantevole.
Però, se possibile, affidiamoci agli elementi naturali. Sulla luce dell’anima abbiamo diverse scuole di pensiero al proposito. È meglio se ritenete di mantenere entro i dieci minuti le vostre considerazioni. Non sarò certo io, poi, a togliere la parola. Non mi permetterei mai perché sono troppo attento ad ascoltare quanto gli amici diranno, a cominciare dal prof. Antonio Perna che ha il compito di introdurre i nostri lavori essendo il presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte e al quale cedo immediatamente la parola.
PROF. ANTONIO PERNA
Grazie, prof. Satriani, grazie a tutti gli intervenuti. Voglio ringraziare anche, consentitemelo, i collaboratori dell’Ente Parco e l’amministrazione comunale di Delianuova che si sono dati da fare per parecchi giorni, per mettere in piedi tutta la macchina organizzativa, e in particolare, anche l’associazione locale e due persone come il dottor Scerra e il dottore Cannizzaro che hanno questo con grande passione e quasi, vorrei dire, meriterebbero un applauso. Quando la dottoressa Torricelli Frisina è venuta a dirmi un paio di mesi fa che avremmo dovuto fare in Aspromonte qualcosa sulla legalità, io ho avuto un attimo, lei l’ha visto, di sconcerto, perché sono vent’anni nella mia università, a Messina, dove ci sono molti colleghi che conosce bene l’amico Satriani, che da anni si occupano di legalità e fanno convegni. Poi c’è un ciclo delle parole come c’è un ciclo delle merci che a un certo
Consegna targa ricordo al prof. Antonio Perna
punto muoiono, non hanno più capacità di comunicare. Oggi l’educazione alla legalità ha innanzitutto il problema di definire cos’è
la legalità e quale passione, quale memoria o quale futuro riesce a indicare, quale emozione riesce a proporre. È evidente che va declinata, perché sotto la legge e con le leggi sono state fatte anche cose terribili nella storia dell’uomo. Quindi dire soltanto che ciò che è legale è giusto, è umano, è scorretto da un punto di vista della storia. Ma quando abbiamo approfondito il tema ci siamo confrontati anche su una cosa su cui restiamo profondamente su posizioni diverse, anche se rispetto molto quello che pensa la dottoressa circa la questione che alcuni di voi conoscono, di una tradizione a Polsi che ancora si fa con la capra e che io credo vada mantenuta, ancorché migliorata per salvaguardare anche condizioni igienico-sanitarie. Stiamo attenti, perché questo è un problema generale. Con la legalità nella comunità europea delle norme HCCP che regolano il commercio e la distribuzione di beni alimentari, le bancarelle che vediamo lungo la strada in tutto l’Aspromonte che vendono cose, dovrebbero chiudere tutte.
Sarebbe una cosa orrenda per poi magari aprire un supermercato legato ad una catena il cui proprietario magari si trova a Berlino.
Ecco, questo noi, ma non lo diciamo noi, questo io l’ho visto in Spagna, – proprio ovunque nell’area Mediterranea –, lo rifiutiamo in quanto è quella omologazione che richiamava anche il prof. Satriani prima, ma che è molto concreta ed illegale. La Comunità europea può fare le sue direttive, ma noi dobbiamo con mezzi legali opporci, non muro contro muro, perché non otterremmo
niente, bensì trovando quegli strumenti con cui si possa mantenere una specificità locale e un modo alternativo di proporre perché altrimenti francamente facciamo un deserto sociale con queste leggi. La legalità infine nell’accezione di questo libro “Sentieri di legalità”, che siamo qui a presentare, mi sembra la prima novità di quest’incontro. Per questo ringrazio la dottoressa Torricelli e il dottor Scerra, che hanno organizzato la tavola rotonda, perché si parte da una cosa concreta. Non si parte in astratto. Chi vive nella tossicodipendenza, nella devianza sociale certo non vive nella legalità. Come può ritornare, non solo alla legalità, ma anche nella dignità di essere umano? Parliamo di recupero di dignità, dei valori, di giustizia sociale e di libertà. Questa è la legalità, e questo mi ha colpito molto. Quando me lo portò il dottor Ambrosino due anni fa, questo era ancora un dattiloscritto. Rimasi colpito da questa esperienza. È un’esperienza forte, perché ci dice che la società avanzata, industriale, ricca, opulenta oggi ha un problema di disagio, come si dice, di civiltà. Si domanda quale sia il futuro, comincia a non credere più, a non avere più le certezze di prima, produce queste devianze sociali che vengono recuperate qui, a contatto con la natura. È un percorso straordinario da questo punto di vista il recupero di questi ragazzi. Non è il classico recupero che si può fare in qualunque altro posto d’Italia, ma un riscatto che fanno in un mese, attraversando l’Aspromonte e innanzitutto parlando con se stessi, recuperando un rapporto che la società industriale avanzata ha tolto: la capacità dell’uomo di convivere, di apprezzare anche una giornata come questa, meravigliosa, quest’acqua che abbiamo qua dietro, l’aria che respiriamo, le cose che dimentichiamo della vita e che hanno un valore enorme, un valore non quantificabile.
Pensando a questo, voglio dirvi tre cose che hanno cambiato di fatto la vita in Aspromonte in questi anni in cui ho avuto il piacere di fare questa esperienza con l’appoggio di tanti sindaci che sono il primo elemento di novità. I sindaci sono il primo elemento di novità, nel momento in cui si è innescato un processo per noi fondamentale, identitario. Nella comunità del parco, non succede in nessuna parte del Paese, a Norcia due mesi fa l’Aspromonte ha fondato l’associazione italiana “Comuni italiani dei Parchi”. C’è qualche sindaco qui che è stato testimone. È un’associazione che potenzialmente abbraccia 2500 comuni: una cosa enorme, comuni che fanno un pezzo di territorio e un parco, regionale o nazionale hanno partecipato. Si sono iscritti circa 200 comuni di tutt’Italia e tutti hanno riconosciuto all’Aspromonte questo valore. Tutti chiedevano, “ma come fate?”.
Per noi è difficile mettere insieme 30 sindaci e far loro sottoscrivere una carta. Di ciò andiamo molto orgogliosi, della carta della civiltà dell’Aspromonte. L’11 agosto, quando inaugureremo la fontana artistica a Gambarie, sotto avremo questa carta della civiltà. Ma l’abbiamo portata nelle Alpi, a contatto con la Lega Nord. Eravamo un po’ preoccupati quando i sindaci del parco nazionale del Gran Paradiso incontravano i sindaci nostri che leggevano la carta della civiltà dell’Aspromonte. Qualcuno poteva pure pensare che stesse per finire male, invece hanno apprezzato molto. Allora c’è un primo problema di dignità e di processo identitario. Il secondo valore è quello delle Associazioni.
Se voi vedete, l’Aspromonte ha iniziato un percorso unico. In questo momento se ne stanno occupando i francesi, uscirà tra un paio di giorni un articolo su “Le Monde” su questa esperienza di combattere gli incendi, una piaga, in questo momento in Spagna, Portogallo e Francia, che ha fatto strage! Quarantamila ettari, dicevano i giornali stamattina, in Spagna, in Francia. Bruciava la costa Sud della Corsica. In Portogallo si sono avuti danni incredibili con morti. Il problema da cui siamo partiti era anche questo, i rapporti tra istituzioni e società. Abbiamo detto: qual’è la cosa che è cambiata in Aspromonte? Quello che è cambiato è che sono scomparsi gli usi civici, è scomparsa la gestione comunitaria del territorio. Finché la gente aveva questo bosco, quelli di Delianuova, che gestivano insieme con le regole antiche, tutto funzionava. Nessuno bruciava se stesso, finché dovevano gestire le acque così e funzionavano. Quando è diventato “res nullius” o dello Stato, che da noi è stato purtroppo, per molto tempo, la stessa cosa, è saltato questo rapporto. Come lo recuperiamo?
Noi abbiamo pensato questo meccanismo dell’adozione, della responsabilizzazione e abbiamo chiamato le cooperative, le associazioni con un bando pubblico. I risultati, non le parole, dopo quattro anni di sperimentazione: abbiamo abbattuto del 90% la media degli incendi degli anni ’90. Oggi questo ci è riconosciuto. Il Parco del Cilento, il Parco dell’Abruzzo si sono fatti dare da noi i contratti perché vogliono fare la stessa cosa. Anche la regione Calabria due anni fa ha preso in seria considerazione l’idea, poi non so nei risultati, però nelle intenzioni c’era. Purtroppo però abbiamo improvvisamente scoperto a fine luglio di avere un taglio di 500 milioni su un bilancio che è ridicolo dell’Ente Parco, perché un bilancio di 3.800.000.000 con 38 comuni da gestire è veramente ridicolo su una spesa corrente!…
Però noi crediamo a queste associazioni che sono innanzitutto di volontariato e a cui diamo solo un rimborso spese. Credono in questo, stanno facendo e continueranno a fare anche se non avranno il contributo. Lo stesso riguarda la raccolta rifiuti.
Camminare in Aspromonte fino a tre anni fa era camminare nell’immondizia durante l’estate. A partire da Gambarie, un letamaio a ciclo aperto! Le associazioni che hanno preso in carico, hanno adottato pezzi di territorio, hanno cambiato tutto. L’anno scorso veniva la gente per la prima volta, quest’anno la seconda e ci ringraziava. Questa per me è stata una grande soddisfazione. Questa è legalità. Terzo elemento: sono qui presenti con noi, le giovani donne, sono loro che sono un esempio vivente, queste ragazze che fanno il servizio civile, una legge dello stato che non era utilizzata o solo in parte che oggi per fortuna utilizzano tanti enti. Sono semplicemente la punta di un iceberg, perché quello che abbiamo visto in questi anni che ha cambiato profondamente, io lo dico sempre quando incontro un assessore-donna in un comune, sono le giovani donne in Aspromonte. Hanno cambiato proprio il modo di rapportarsi, di parlare, di pensare il loro rapporto con l’ambiente. Questi ragazzi che stanno qui, a Bagaladi, in tanti posti, che lavorano volontariamente per il parco, ci hanno dato tanta forza che siamo riusciti finalmente a sbloccare gli Enti Pubblici, che come ben sapete, sono delle macchine lente e farraginose. Se vogliono sbloccare la vendita dei prodotti del parco incominciando a commercializzare finalmente questi prodotti che altri anni, per cavilli burocratici, erano bloccati, lo dobbiamo anche a loro. A partire dalla concreta esperienza di recupero, l’Aspromonte sta ritornando forse storicamente ad assumere un ruolo che ebbe in un periodo triste dell’umanità, quando gli Ottomani invadevano la Grecia e la grande cultura greca, bizantina e i monaci si trasferivano qua dalla costa ionica, piena fino alla Puglia di monasteri bizantini. Che venivano a fare? Scappavano dalle persecuzioni, sfuggivano dalle loro culture, dagli Ottomani, che erano aggressivi. Son venuti qua e hanno recuperato un patrimonio storico, hanno portato con sé le grandi opere della filosofia greca, della politica. Oggi, facendo il dovuto distinguo, io vedo questo ruolo, a partire da queste esperienze delle comunità, ma andando oltre, anche in tanta gente del Nord che manifesta un interesse crescente per quest’area, quello che io chiamo e definisco da anni il bisogno di Sud che c’è al Nord! Per anni abbiamo pensato che dovevamo essere come loro, con lo stesso livello di reddito, lo stesso livello di occupazione. Ora senza esagerare, dobbiamo dire che abbiamo recuperato il bisogno di noi che hanno, della nostra capacità di ospitalità, di amicizia, ma soprattutto, me ne sono accorto in questi incontri che si sono ripetuti con la gente comune di tutt’Italia, il saper stare assieme, fare festa e divertirsi. E con questo messaggio ho concluso.
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie al prof. Antonio Perna per aver rivendicato con orgoglio, senza iattanza regionalistica ma anche con il senso della consapevolezza della propria storia, la dimensione dialogica necessaria a qualsiasi società e naturalmente, anche, la capacità, oltre che di dialogo, di arricchimento reciproco che un Sud e un Nord non più conflittuali o contrapposti in maniera becera, ma concorrenti ad arricchire una condizione umana e civile comune, possano avere in un immediato futuro. I lavori continuano con l’intervento del dottor Guido Papalia Procuratore della Repubblica di Verona al quale cedo il microfono. Ripeto, dopo, gli interventi dei relatori le conclusioni saranno portate a compimento dall’onorevole Giuseppe Valentino e dall’assessore Saverio Zavettieri, l’Assessore Regionale alla Pubblica Istruzione che ci ha raggiunto, e che saluto cordialmente. Prego.
DOTT. GUIDO PAPALIA
Grazie! Io saluto tutti e ringrazio chi mi ha invitato a partecipare a questa manifestazione, perché, come ho avuto occasione di dire a tutti coloro che mi hanno incontrato prima, sono stato molto sorpreso, positivamente, nel vedere la partecipazione spontanea di tanti giovani ad un convegno che s’intitola “Sentieri di legalità in Aspromonte”. Questo significa che l’Aspromonte, questa terra dalla quale io manco come attività professionale da 23 anni, ma alla quale sono rimasto sempre legato e che ho sempre seguito perché annualmente vi ritorno, ha capito cosa bisogna fare per ridare il giusto valore a questa terra. Io non parlerò in termini generali di legalità perché è stato già detto molto dal moderatore Lombardi-Satriani, dal presidente Perna, dagli altri che sono intervenuti prima. Cosa s’intende per legalità? Si, il presidente Perna parlava della difficoltà di individuare nel senso corretto il concetto di legalità, dicendo che in qualche caso con le leggi sono state imposte delle cose non corrette. Questo è anche vero, questo è il grosso problema che c’è tra legalità e legittimità, tra legge naturale e diritto naturale, tra legge imposta da chi deve emanare le leggi e diritto sentito dalla comunità. Quando c’è il contrasto tra queste due posizioni, si creano delle difficoltà ad obbedire alla legge. Ma noi oggi abbiamo del nostro stato democratico un riferimento preciso che è la Costituzione e quindi anche
Consegna targa ricordo al dott. Guido Papalia
la legalità deve essere intesa come tensione verso i valori tutelati dalla nostra carta costituzionale. La legge, che non risponde a quei valori, non è legge, va riformata e va modificata, ma la legge che risponde a quei valori dev’essere osservata da tutti. Può non essere condivisa, ma, in una società democratica, come quella disegnata dalla nostra Costituzione, c’è l’impegno sociale, la lotta, il conflitto che può essere impiegato nel momento della formazione delle leggi. Questo è importante, che la legge venga attuata con la partecipazione di tutti. Può verificarsi anche che venga modificata la legge, però la legge dev’essere osservata se risponde a quei valori costituzionali, a quei valori fondanti che sono patrimonio della legge, della Costituzione. Premesso questo, io voglio attenermi al tema di quest’incontro che è la presentazione del libro “Sentieri di Legalità”, che ho letto e che mi ha molto ben impressionato perché, con un linguaggio molto crudo, senza retorica, ha dipinto la realtà. Un libro, che ha come protagonista l’Aspromonte e che indica come sentieri di legalità l’Aspromonte, sia nella sua fisicità, sia nei suoi abitanti, mi ha molto ben impressionato perché intende l’Aspromonte con la sua asperità, con la sua difficoltà di accedere a posti che danno la possibilità di godere di paesaggi indimenticabili e aiutano a recuperare il senso della vita. Lo dicono personaggi che sono stati, nello stesso tempo, protagonisti di fatti di illegalità e anche vittime, vittime e complici di chi dell’illegalità, magari, aveva fatto uno scopo di profitto. Che lo dicano loro è importante, perché dimostra questa funzione liberatoria dell’Aspromonte nella sua fisicità.
Quello che poi è ancora più importante è “sentieri di legalità” riferito agli abitanti, a coloro che vivono in questa zona, a coloro che, come indica nella presentazione del libro il presidente dell’Ente Parco sono “teneri ed accoglienti con il viandante”. Viene messo in evidenza questo senso dell’ospitalità. Si racconta di un episodio avvenuto alle due di notte, quando una donna dà il pane, la pizza fatta nel forno, acceso apposta per raccogliere questi viandanti. Il senso dell’ospitalità è intesa non come ospitalità per il turista, per colui che viene a spendere, cosa che può nascondere anche un interesse di chi è ospitale in questo senso, ma ospitalità nel senso vero,come solidarietà, ospitalità come accoglienza, aiuto a chi è più debole. Questo mi pare importante perché sottolinea il ruolo che doveva avere l’Aspromonte anche sotto questo profilo e che doveva essere di guida e di insegnamento alle altre regioni dove, per certi aspetti, questa ospitalità viene in qualche modo contestata. Lo voglio sottolineare come una valutazione positiva, come la strada giusta da percorrere per raggiungere
l’obbiettivo della vera legalità, intesa come conformità della legge ai valori fondamentali della nostra carta costituzionale che sono principalmente quelli del rispetto dell’uomo e della dignità umana, senza distinzioni di alcun tipo, senza gerarchie, dell’uomo in quanto tale e del più debole in particolare. Se questa è la funzione, se questo viene fuori da quello che è stato scritto in questo libro, allora dobbiamo dire grazie all’Aspromonte e alla gente di questa zona, per essere così tenera ed accogliente. Nel contempo il presidente Perna dice anche che gli abitanti dell’Aspromonte sono duri e spietati se vengono affrontati con la forza.
Anche questo è un fatto che può essere negativo e insieme positivo, se questa durezza viene rivolta anche alla forza della legge.
Quando la legge è stata accolta, è stata promulgata secondo quei principi che tutti abbiamo accettato, la legge dev’essere osservata.
Non si può considerarla un atto di forza. La legge che risponde a quei principi a cui noi abbiamo dato il nostro assenso, con la Carta Costituzionale, dev’essere osservata! Allora il popolo dell’Aspromonte, oltre ad essere tenero ed ospitale, deve anche essere capace di obbedire alla legge, qualunque essa sia. Se non la si condivide la si deve combattere con i sistemi che la legge stessa ci offre perché venga modificata, ma mai inosservata. Grazie!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Le considerazioni sempre su questo libro, e sulla tematica affrontata da questo libro, verranno adesso dal dottor Vincenzo Lombardo procuratore della repubblica di Palmi al quale cedo volentieri il microfono.
DOTT. VINCENZO LOMBARDO
Grazie presidente, un saluto a tutti! Due magistrati, uno dopo l’altro, e due procuratori della repubblica, forse sono troppi per una chiacchierata sull’argomento, che è molto interessante, anche se, quando sono stato invitato a prender parte a questa discussione, mi sono chiesto in fondo cosa ci fa un procuratore della repubblica qui, rispetto alla tematica che credo debba esser vista e impostata in chiave certamente propulsiva e di sviluppo più che in chiave di legalità in senso stretto. Io ritengo che, in fondo, il tema di questa sera dovrebbe essere, non solo l’Aspromonte, perché il viaggio di questa cooperativa, di queste comunità, non riguarda solo l’Aspromonte, ma parte da Santo Stefano d’Aspromonte, via Polsi, via lago Costantino, via Platì, via la vergogna del crocifisso di Zervò e giunge poi, attraversando Prateria e Serra San Bruno, al punto di ritorno. Quindi è un cammino che io ritengo più esteso e penso che il discorso andrebbe esteso alla montagna nel 2000 come risorsa. Cosa può essere la montagna nel 2000? Secondo me il tema dovrebbe essere “sviluppo e legalità” o se vogliamo in termini diversi “sviluppo nella legalità”.
Non ripeto sul punto quanto ha detto Papalia. La legge va osservata! Dura lex sed lex. Può accadere, come dice il prof. Perna, che attraverso la legge siano stati anche, talvolta, nella storia, imposti dei sacrifici, realizzate delle abnormità, ma la nostra cultura di magistrati, di chi lotta, può essere anche diversa, di chi cioè, la legge la fa nel suo percorso di osservanza e di rispetto alla legge come principio ordinatore della comunità. Noi magistrati non potremmo fare diversamente. Spetta ad altri cambiarla. Il problema è oggi molto più vasto. Non basta più neppure riferirsi ai valori della Costituzione, perché circa i rapporti tra ordinamento sovranazionale europeo e ordinamento interno e principio costituzionale, le questioni diventano abbastanza complesse e complicate e non sappiamo chi prevale. Fino a che il diritto comunitario non aveva avuto uno sviluppo e ci bastava l’osservanza, dicevamo: i valori sono quelli e a quelli ci dovevamo ispirare! Oggi con la rinuncia, in parte, di sovranità da parte degli stati nazionali il
Consegna targa ricordo al dott. Vincenzo Lombardo
problema è molto complesso e le direttive sono immediatamente vincolanti. I regolamenti e le direttive, quando sono specifiche, sono immediatamente vincolanti per il giudice dello stato nazionale.
Si tratta di vedere che cosa una comunità nazionale può fare per conservare i propri valori, le proprie origini, le proprie tradizioni, che noi, però, negli ultimi trent’anni abbiamo messo sotto i piedi. I primi a vergognarci delle nostre montagne e dell’economia del nostro territorio siamo stati noi; i primi ad aver messo sotto i piedi, che so, l’agricoltura, l’allevamento del bestiame, gli allevamenti zootecnici, quali che fossero le nostre tradizioni, i nostri piatti, la nostra cucina, siamo stati noi. Il nuovo, il nazionale, l’europeo era più elegante, si presentava meglio. Noi avevamo
una certa ritrosia a rivendicare le nostre origini. Quali sono le nostre origini? Oggi io sono un poco più ottimista da questo punto di vista, perché la Calabria è invasa da manifestazioni locali di gastronomia, di tutela dell’ambiente, in cui si tenta di ritornare in qualche misura alle origini, cioè a riappropriarsi delle proprie tradizioni. Questo è un fatto certamente positivo. Bisogna credere in una programmazione che vada oltre la comunità e oltre forse l’Ente Parco, perché in Calabria ne abbiamo più di uno.
Ne abbiamo già tre con un territorio montano che è notevole, ma occorre la programmazione unificata. Bisogna pensare in grande, perché noi dobbiamo rivendicare le nostre tradizioni, ma dobbiamo migliorarle, renderle appetibili a chiunque. Abbiamo bisogno di servizi, di vie di comunicazione, perché altrimenti se è difficile raggiungere un luogo, se un luogo non dispone di strutture adeguate all’accoglienza, si viene una volta per prendere un’ora d’aria, ma non si ritorna. Il tutto deve avvenire però nell’osservanza della legalità. Io su questo starei molto attento. Condivido quello che ha detto Guido Papalia sul libro. Certo ispirano molta simpatia la descrizione dei percorsi, l’efficacia terapeutica che a questi percorsi viene attribuita e i discorsi che ciascuno dei partecipanti fa, le riflessioni, le considerazioni che ciascuno a fine serata esprime. Sono indubbiamente bellissime, ispirano fiducia e un che di romantico, se così si può dire. Però il problema va visto più a fondo, perché noi siamo ospitali ma poi, magari, facciamo il sequestro di persona. Siamo ospitali, ma lo stesso paese nel quale c’è il massimo di simpatia per questi giovani, poi è il paese, che se deve fare un atto completamente opposto, se deve fare una vittima, se deve sacrificare, lo fa! Allora siamo un paese in contraddizione, come lo è Napoli che è bella e brutta nello stesso tempo. La nostra montagna deve essere una risorsa, ma spesso è stata anfratto di sequestri di persona. Ecco la vergogna di Zervò. Io come presidente di sezione del Tribunale di Locri, ho visto il rifugio di Casella e di un altro sequestrato che lì era stato.
Queste cose pesano, poi, nello sviluppo, perché la legalità è il mantenimento, è la creazione di una situazione di legalità da questo punto di vista, non dal punto di vista solo economico. Io mi interesso della legalità di tipo più penalistico, perché questo è il mio mestiere. Queste cose pesano! Non si è sicuri di potere scommettere su un’iniziativa economica e di poterla portare avanti, senza condizionamenti mafiosi, senza dovere, poi, cedere, cosa che si fa in Calabria. Il rischio è che tutto si faccia attraverso le stesse metodologie, cioè il rischio è che le iniziative che non sono oggetto di attentati (probabilmente, alcune volte, non lo sono) lo devono al fatto che all’interno, nell’ambito del personale che ci lavora, ci sono persone che si rendono garanti della legalità.
Questo però è estremamente negativo. Se io sono un imprenditore che devo portare avanti un’iniziativa senza condizionamenti e senza incorrere in questo rischio, voglio che mi sia garantita questa possibilità, perché altrimenti diventiamo tutti contemporaneamente vittime e complici di situazioni che diventano difficili e sfociano in delitti. Alla lunga questo discorso non regge sempre.
Allora io vedo le cose sotto questo punto di vista. Non voglio parlar troppo; la montagna è una risorsa sicuramente bellissima, io amo la montagna. Il presidente Fuda ed altri che mi conoscono sanno che partecipo, sia nell’esercizio nella funzione, sia al di fuori dell’esercizio della funzione a tutto ciò che è bello, e che deve essere mantenuto e conservato bello. Una cosa dobbiamo fare: la montagna, per fortuna, forse, il mancato sviluppo ce l’ha conservata intatta. L’Aspromonte, le Serre ancora sono intatte, noi dobbiamo evitare che queste risorse siano dilapidate. Dobbiamo mantenere queste risorse per il turismo e cercare di realizzare quello sviluppo nella legalità e nella salvaguardia dell’ambiente e di queste belle risorse. Ho detto una volta che le risorse patrimoniali non sono infinite, sono finite le acque. Le acque si può pensare che siano infinite, non è così! Va tutto disciplinato e protetto e quindi la nostra montagna ha bisogno di tutela. In parte è stato fatto da una legislazione protettiva e di sviluppo di quelle risorse che sono ad essa connaturali e che non ne modificano l’essenza e la qualità di bene ambientale che dev’essere conservata per noi e per i nostri figli.
Quali sono le risorse possibili? I funghi, secondo me. Io sono appassionato a questa materia. I funghi calabresi secondo me possono essere una risorsa, perché noi importiamo funghi e non sono gli stessi funghi. I funghi possono essere una risorsa, bisogna saperlo fare, anche questa è una risorsa infinita. Ce ne possono essere altre risorse tipiche della montagna, che si devono coniugare con la bellezza ambientale e non la devono deturpare, altrimenti non avremo fatto niente. Quindi occorre, secondo me, lo sviluppo nella legalità e nella salvaguardia dell’ambiente. Grazie.
Io ho concluso!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie al dottor Lombardo per aver ricordato una verità che molte volte noi tendiamo a non riconoscere o a dimenticare, essere purtroppo, molte volte, le vittime complici dei carnefici in un meccanismo, in una sindrome tale per cui chi subisce violenze in qualche maniera partecipa con chi è portatore attivo di violenza in un orizzonte di valori comune. Grazie per aver anche individuato nella società calabrese dei fermenti di un diverso atteggiarsi nei confronti della tradizione. Il problema dell’illegalità nella società calabrese è drammatico e nessuno di noi vuole offrire all’illegalità dei margini, non dico di ambiguità, ma neanche di tolleranza. Però per un’analisi e un’efficace lotta dobbiamo, forse, anche farci carico di un’analisi storiografica spregiudicata e domandarci, se una parte di risposta illegale è stata determinata dalla sopraffazione istituzionale di uno Stato, che troppe volte si è presentato qui nei suoi aspetti repressivi e quindi con una risposta sbagliata e tragica ad una drammatica situazione che noi dobbiamo interrompere perché una società democratica rifiuta qualsiasi forma di violenza sia quella illegale, sia quella a volte veicolata istituzionalmente.
Ma il suo contributo, dottor Lombardo, arricchisce ovviamente la problematica che oggi stiamo trattando ed io la ringrazio. La parola alla professoressa Augusta Torricelli Frisina presidente del Comitato Regionale per l’Educazione alla Legalità della Regione Calabria, che ha dedicato a questa lotta per l’educazione della legalità notevole impegno e questo va detto e riconosciuto quale che sia la collocazione politica-individuale di ciascuno di noi.
PROF.SSA AUGUSTA TORRICELLI-FRISINA
Grazie, professore. Mentre ascoltavo i vostri contributi, io riflettevo da quali altre angolazioni io potessi guardare lo stesso problema che ci siamo tutti qui in qualche modo socializzato. Credo che il versante da cui io devo fare le mie considerazioni debba essere essenzialmente quello del mondo della scuola, dell’educazione, del “contagio” di tanti valori che oggi siamo qui in qualche modo a sperimentare, a vivere in questa, a mio avviso, splendida giornata, partendo da una chiave di lettura che faccia il consuntivo di questa giornata, non di apertura di un discorso, ma conclusiva. Per me questa sera è come se si concludesse una sorta di ciclo delle attività, che hanno concorso in questo anno a valorizzare la montagna, l’Aspromonte, da varie parti di questo nostro territorio. Ho l’impressione che in questo compito, non vorrei essere tacciata di faciloneria, di superficialità, il tirare le somme in senso positivo in qualche modo mi rallegra. Io mi sento felice questa sera, lo voglio anche dire. Un senso di felicità che non ho provato in altre manifestazioni analoghe, tenute magari in luoghi più solenni, all’interno, non so, di auditorium oppure di scuole con le quali ho una grande familiarità, o in altri contesti istituzionali estremamente autorevoli.
Vorrei in qualche modo trasmettere la percezione che ho di questo incontro. L’essere qui, insieme, questa sera, non è passato da un vincolo, da un obbligo; non è passato nemmeno da un fatto spontaneo. C’è stato come dire un tacito accordo. Ho la netta impressione che chi è venuto, oggi, qui, in Aspromonte, a Carmelia, in questo luogo che da tutti è stato ricordato luogo ghettizzato, degradato, in passato simbolo di tante illegalità, sia stato un appuntamento in positivo. E per dirci che cosa? La giornata non è stata solo la tavola rotonda che è un po’ la conclusione, io lo voglio dire ai due magistrati che sono intervenuti nella parte pomeridiana. La mattinata è stata estremamente emozionante, innanzitutto perché alla giornata siamo approdati attraverso un momento religioso, credo molto partecipato sotto il profilo emotivo, anche se meno dalle autorità e più da chi era qui perché aveva scelto di fare questa “full immersion” nell’Aspromonte.
Don Bruno Cocolo, nel suo sermone, si è riallacciato profondamente anche a questo libro, a questo percorso, in cui di lui si fa menzione per una delle tappe, quasi quella conclusiva, dei giovani, quando arrivano a Castellace alla Casa dei malati terminali di AIDS prima di ripartire per Delianuova, ultima tappa e rientrare a Santo Stefano. Quindi c’è stato un filo conduttore.
Non ci siamo dati appuntamento a caso. Questa stamattina don Bruno ha ricordato a tutti quale grande valore è qui in questo nostro luogo, per l’apporto anche di una comunità, come quella di Exodus che già nella sua definizione, contiene la spinta
Il dott. Scerra consegna targa ricordo alla prof.ssa Augusta T. Frisinata
alla carovana, al trekking. Infatti Exodus o Esodo, ma a me piacerebbe addirittura dire, quasi francescanamente, “Ascesi”, questo salire sulla montagna dei giovani per trovare la loro catarsi e per autoanalizzarsi, per sfidare se stessi, alle regole del camminare in montagna, con fatica per 450 Km in 23 giorni nel ’98 è la cosa che mi ha estremamente intrigato. Il percorso dei 30 giovani di Santo Stefano è stato fatto dopo un lavoro intenso nelle scuole. Nel ’98, io lo vorrei ricordare a chi magari non ha conosciuto quell’esperienza, c’era stato un coinvolgimento di ben, mi pare, dieci scuole della provincia di Reggio, con Exodus, sul tema i giovani e la legalità. Avevano prodotto un grosso lavoro queste scuole. Al termine di questo percorso annuale poi avvenne nell’estate questo grande momento di Esodo. Chi ci stava e chi non ci stava. Hanno scelto loro, i giovani; chi non ci voleva stare non è andato e qualcuno durante il percorso si è defilato.
Quindi è stato un momento di sfida, di prova verso se stessi. La giornata è partita con uno dei protagonisti, quello della fede; poi c’è stato il momento della musica che non è secondario nel cammino di legalità. Mettere insieme a Delianuova giovani in un’orchestra di fiati e 25 in un coro polifonico (siamo a 100) in una comunità di non più 3500 anime, non è un’impresa da poco. A me è parsa titanica francamente, le auguro lunga vita. Intanto, è nata questa esperienza, è un miracolo! Terza, dicevo, “gamba” di questa giornata, è stato il lavoro dell’Istituto Tecnico “Ferraris”, che io ho incrociato quasi per obbligo, perché avevo necessità di individuare una scuola che fosse la referente del comitato per dimostrare che tipo di attività era stata svolta. Un’attività che non doveva essere improvvisata per la giornata. Guai se avessi chiesto a un collega-preside “metti su presto presto in otto giorni, con un progettino virtuale, qualcosa sull’Aspromonte”. Questo CD-rom del “Ferraris” è stato oggetto di una elaborazione per tutto l’anno. I sette ragazzi, che sono venuti personalmente oggi, hanno percorso l’Aspromonte non virtualmente. In qualche modo era il secondo binario rispetto ai 30 giovani di Exodus. Anche loro, per la loro strada, senza incrociare i giovani che l’avevano fatto in epoca precedente, hanno percorso l’Aspromonte. In seguito, la scuola ha prodotto con le tecnologie avanzate il CD-rom “Caro Aspromonte”. Ora il libro, nel pomeriggio: in tutto quattro momenti. Chi ci obbligava a stare assieme per questi appuntamenti o contenuti, per queste attività se non la volontà comune di visibilizzarli, di socializzarli, di dire a noi stessi che non siamo qui a raccontarci qualcosa che inventiamo noi in questo momento, ma che intorno a noi ha ruotato tutta una serie di attività, che avevano legittimazione ad essere visibilizzate, conosciute, divulgate? Questo era il compito che il comitato istituzionalmente ha sviluppato. Non quello di inventare eventi, ma di socializzare attività e iniziative già consumate, ma che hanno per la loro validità la forza di diventare terreno di contagio, per farne altre, per crescere. Io amo Carmelia come Thomas Mann amava la “Montagna Incantata”, chiedo scusa se salto di colpo i secoli e torno indietro, ma la mia formazione umanistica mi ha sempre portato ad amare la montagna in senso romantico. Ame non importa nulla se in questa montagna si sono consumati sequestri e delitti. La montagna è bella di per sé e la montagna non è colpevole, è colpevole l’uomo. Quindi noi oggi siamo qui perché amiamo questo luogo e vogliamo in qualche modo calare il sipario, credo, sul passato per guardare al futuro che è fatto di queste operazioni. Io mi auguro che questa sia la prima di una lunga serie di giornate in cui andiamo a consolidare questo rapporto, valorizzando sempre più il sito e non disperdendo la nostra attenzione da ciò che di meglio si può fare, le famose “buone pratiche”, perché questo sito non retroceda ma avanzi sempre di più. Diceva molto bene qualcuno, quando affermava che sono le istituzioni che devono prendere in mano il loro destino, fare strade, aprire possibilità produttive, economiche, che convivono anche all’interno di questo immenso parco, che in qualche modo, dalle popolazioni, è stato anche visto come nemico negli anni passati. Appena sorto, questo parco comprendeva oltre 70.000 ettari e al suo interno ricomprendeva intere comunità abitative. Quindi bisogna far convivere e far amare questo Aspromonte da chi ci abita, aiutando, in una sorta di sinergia collettiva, chi guida il processo e chi lo sperimenta sulla propria pelle e sul proprio vissuto, farlo amare, farlo crescere. A me, per esempio, basta che siano venuti tanti giovani oggi. Io credo come educatrice che essere venuti qui, aver disertato le spiagge, per venire qui ad ascoltare musiche, non sempre allettanti, musiche sacre, e una tavola rotonda, che ha un suo peso, un suo spessore di contenuti e quindi non di evasione e intrattenimento, non elusiva di interrogativi di fondo, questa a mio avviso è già un’operazione molto positiva.
Poi c’è stata quella cosa splendida della poesia recuperata da un emigrato che ha fatto conoscere un poeta che la comunità ignorava facendo il percorso inverso. Anche questa è stata un’altra delle operazioni interessanti della giornata, il cui consuntivo a mio avviso è molto positivo. Per restare solo un altro minuto su questo libro, io devo dire a Pasquale Ambrosino, che conoscevo come sociologo, come collaboratore, anche all’interno delle scuole, di tante attività legate alla psicologia, alle relazioni tra giovani e adulti, che qui si è rivelato come dire proprio una sorta di io narrante. Deve aver pensato molto credo, prima di scrivere queste pagine, che vanno lette perché sono corali, è un libro corale, come se tante voci insieme si fossero unite per raccontare l’Aspromonte. Queste voci sono di una sincerità che disarma perché dicono anche cose negative, anche ciò che non piace di questa carovana, dicono la stanchezza, la fatica, raccontano anche i dissidi, gli egoismi. Tutti questi giovani che accompagnano col commento le tappe è come se fossero identificabili in noi. Noi potremmo ripercorrerle quelle tappe. Francamente il libro contagia, invita a camminare per l’Aspromonte.
Se noi dopo questa giornata camminassimo realmente, fisicamente a raggiungere Montalto o Polsi, credo che la giornata potrebbe aver dato i suoi frutti, molto di più delle parole, con cui oggi noi esaltiamo questo libro, che è un buon libro, di buona fattura, ma che è anche un atto d’amore per l’Aspromonte.
Quindi mi pare che abbiamo raggiunto il nostro scopo, che è alla fine quello di riconciliarci. Mi pare che il 14 luglio c’è stato questo momento di riconciliazione a Polsi tra l’uomo e l’ambiente.
Questa si può considerare un po’ il seguito di quella giornata in positivo e per ricordare a noi stessi quanto dobbiamo a questa montagna, quanti meriti questa montagna abbia, come vada conosciuta molto più a fondo di quanto noi stessi che ci viviamo la conosciamo. Attraverso questo libro ho incontrato località che non ho mai visto e me ne sono vergognata. Ecco perché vorrei riparare e vorrei che anche i giovani riparassero alla loro ignoranza, camminando per l’Aspromonte e se possibile aiutati dalle istituzioni con strade più agevoli. Voglio concludere con una testimonianza: c’era un signore stamattina del Pollino, veniva da Mormanno e ha detto: “tutto questo là non c’è”. A Carmelia, ha scoperto tutte queste zone attrezzate che, in fretta e furia, in qualche modo per questa giornata sono state create.
Allora ben vengano queste giornate, ripetiamole nel tempo e, se ci crediamo tutti, torniamo a Carmelia l’anno prossimo!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie, Augusta Torricelli Frisina, per le sue considerazioni e per l’impegno messo anche nell’ideazione, nell’attuazione di questa giornata, per aver anche invitato a percorrere fisicamente l’Aspromonte, anche se io mi permetto di pensare che sono necessari sentieri realistici, che si percorrono attraverso il territorio, ma sono non meno necessari dei sentieri reali i pensieri e le parole che invitano ad una costellazione di valori che rendono poi i percorsi realistici più percorribili. Sono necessari l’una e l’altra, laparola, il pensiero e le gambe, posto che noi siamo esseri complessi, dotati di corporeità, di spiritualità, di intelligenza, di emozioni.
Questo recupero dell’integralità dell’esperienza umana può essere utilmente ripreso, per una tradizione che assuma non municipalisticamente la cultura magnogreca, ma la consapevolezza che il concetto di persona, la totalità della corporeità e della dimensione psichica e intellettuale ha dato come contributo all’intero pensiero dell’umanità. I lavori continuano ora, con Pasquale Ambrosino, più volte chiamato in causa come autore del libro “Sentieri di Legalità”, al quale abbiamo fatto riferimento tutti noi, per poi avere un rapido intervento del professor Fabio Cuzzola.
Poi inviterei il presidente Luigi Fedele, Presidente del Consiglio Regionale della Regione Calabria, che saluto pure cordialmente, a portare un suo saluto e poi darei la parola agli onorevoli Zavettieri e Valentino come ho già detto. Prego Ambrosino.
PASQUALE AMBROSINO
Grazie, grazie, grazie voglio dire! È una delle prime volte, forse è la prima volta chi mi sento ospite. Solitamente noi siamo sempre nei meccanismi organizzativi di convegni, di attività, di lavori, di carovane. Oggi devo dire grazie a tutti coloro che si sono prodigati per organizzare questo momento. Mi riferisco a tutta la giornata, ma anche al momento della presentazione del libro, alla presenza anche dei politici e di tutti i relatori che hanno dato un contributo importante a quello che stiamo dicendo. Noi siamo in “contesto”, stavo dicendo, nel senso che noi siamo in trekking in questo momento. La carovana, la comunità Exodus di Santo Stefano in Aspromonte è partita 14 giorni fa per Polsi, per fare un campo base, che è anche un campo di lavoro e da lì una serie di escursioni di cui oggi è stata realizzata una, perché stanotte hanno camminato i ragazzi dell’Exodus da Polsi per venire qui a Carmelia e dopo il convegno ripartiranno alla volta di Polsi. Quindi perdonatemi un eccesso di ossigenazione positiva, perché dopo 13-14 giorni che camminiamo veramente senti un vigore, senti una forza interiore notevole. Camminare in Aspromonte per noi significa dormire in tenda, a volte dormire sotto gli alberi, a volte fare 30-40-50 Km al giorno di marcia tra fiumi e montagne. Sono delle esperienze eccessive per una terra che è eccessiva e che merita questa eccessività secondo me, ma sono cose che alla fine ti lasciano una forza interiore incredibile. Io mi rigenero ogni anno perché ogni anno noi partiamo e facciamo questo tipo di esperienza.
Quindi perdonatemi l’eccesso di ossigenazione. Voglio fare un discorso che parte dal terapeutico e arriva ad argomenti, chiamiamoli, di politica sociale. Voglio spiegare il senso di questa esperienza per la mia organizzazione che è la fondazione Exodus di Don Antonio Mazzi. Nel 1984 un’inserzione nel Corriere della Sera dice: “Cercansi operatori volontari per fare un’esperienza con tossicodipendenti che vogliono uscire fuori da questo tipo di disagio!”. Si mettono insieme 13 tossicodipendenti e 4 operatori volontari di area cattolica di Milano e incomincia la prima esperienza di carovana. Dura 18 mesi. Girano tutta l’Europa in bicicletta e qui nasce il gruppo Exodus. La professoressa Torricelli ha equiparato Exodus = Esodo. È un concetto biblico. Praticamente come gli Ebrei per raggiungere la terra promessa devono fare un periodo di transizione, di esodo, che dura 40 anni, per passare dalla terra della schiavitù alla terra della libertà, attraverso un processo che è anche di precarietà, di purificazione, di ascesi, così Don Antonio intuisce che può essere un buon metodo educativo contrapporsi al fenomeno sempre più dilagante della tossicodipendenza. L’idea è di guarire, di curare terapeuticamente attraverso l’esperienza di un Esodo vero e proprio. Partire in bicicletta e stare via per 18 mesi, toccare l’Europa e vedere cosa ne viene fuori. Insomma la prima sperimentazione su 13 persone che fanno l’esperienza ne tiene in piedi 12. Dodici persone si recuperano.
L’esperienza estrema è stata la prima. Chiaramente non si può vivere solo di esodo, ma si vive anche di sedentarietà, si vive anche di comunità, per cui mano mano che partiva la carovana e si trovavano delle condizioni favorevoli nei territori in cui si giungeva, si creava la possibilità di creare delle vere e proprie comunità residenziali.
Consegna targa ricordo a Pasquale Ambrosino
L’esperienza di Gallico prima e di Santo Stefano d’Aspromonte dopo, nasce dalla carovana “otto”. Nel 1991-92 arrivano a Gallico dei giovani al Parco della Mondialità, vengono accolti dalla gente di Gallico e decidono di fare una comunità terapeutica. Dopo due anni si trasferisce a Santo Stefano d’Aspromonte e nasce il gruppo Exodus prima di Santo Stefano d’Aspromonte, oggi di Calabria. Il concetto è squisito perché la comunità Exodus è una comunità aperta, non è una comunità chiusa dove, praticamente, non ci sono contatti e il rapporto con l’esterno e Don Mazzi dà la possibilità a ogni singolo responsabile nel territorio di operare, di creare un metodo educativo che si sposi con le caratteristiche culturali del territorio. Così nasce una sorta di parola d’ordine: in una terra che vive un profondo disagio, alcuni concetti chiave sono: criminalità organizzata, disoccupazione, livelli di povertà, in cui si vive appunto questo disagio, il bisogno di una risposta forte a partire da un simbolo che è quello di un gruppo di tossicodipendenti che vanno a ricercare se stessi nell’Aspromonte e attraverso questo ricercare se stessi, escono fuori dal disagio e creano anche un simbolo di orientamento e di riferimento per la gente che sta intorno. Il primo concetto è questo.
Il secondo concetto è quello dell’integrazione: riuscire a fare all’interno dell’Aspromonte anche impresa sociale dove, insieme a ragazzi ex tossicodipendenti, lavorano disoccupati del territorio.
Noi abbiamo fatto questo percorso in 7-8 anni, creando delle cooperative sociali, gestendo delle attività di falegnameria, di manutenzione e via dicendo. Oggi stiamo in questo momento preciso a Polsi. Stiamo praticamente ultimando la costruzione di 35 casette in legno che dovranno sostituire i vecchi punti vendita che venivano adibiti una volta dai commercianti di San Luca nei giorni in cui si fanno le celebrazioni per la Madonna di Polsi. Grazie ad un accordo con il comune di San Luca e con l’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte, stiamo cercando di dare una nuova immagine architettonica a questo posto che merita tanto. Allora il viaggio continua, non finisce oggi e si ritorna stasera a Polsi. Domani si va a Montalto, sabato mattina, in modo molto simbolico e bello, si farà una tappa tra l’Aspromonte e il mare, nel senso che alle 4.00 del mattino un gruppo di 11-12 di noi partiranno dalla cascata di Maesano, dalla diga del Menta, e arriveranno a Condofuri-Marina, e faranno il bagno al mare, in un simbolo, come dire, di gioco che noi chiamiamo di “acqua dolce e di acqua salata”, nel senso che andremo a fare alle 5:00/5:30 del mattino un bagno nelle cascate di Maesano per poi farne uno verso mezzanotte-l’una a Condofuri-Marina nella fiumare dell’Amendolea. Questo è un altro simbolo. Allora, cosa volevo dire quando parlavo di una partenza così, di discorsi terapeutici per arrivare al discorso di politica-sociale?
In questi otto anni abbiamo avuto modo di tastare che le associazioni, che si occupano del sociale, del disagio, nella provincia di Reggio Calabria sono tante. Lavorano anche piuttosto bene.
Serve un piano di integrazione per fare un salto di qualità, affinché il sociale diventi anche impresa sociale. Per fare questo non basta soltanto l’organizzazione che si occupa del sociale in sé e per sé. Io leggo la stampa e vedo che ce n’è bisogno. C’è tutto un discorso come dire di interessamento per il territorio che parte dalla viabilità, dalla necessità di avere strade di collegamento che permettano di tagliare i tempi di collegamento tra le persone per arrivare a percorsi culturali più ampi che diano una visibilità positiva del nostro territorio e di quello che può offrire. È molto forte la mia richiesta, è una richiesta che parte dal sociale e arriva al mondo politico. Noi siamo perdenti se non riusciamo a creare un collante con le istituzioni. Siamo destinati praticamente a morire sia economicamente che come contenuti se da qui a qualche anno non si crea la possibilità di dare spazio a tutto quello che potenzialmente c’è e si sta già facendo, se non c’è una classe politica che sposa la nostra causa. Sembra che questo aspetto si stia muovendo.
Qualcuno ha detto: bisogna uscire anche dai confini dell’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte perché è una cosa che riguarda, con accenti e linguaggi diversi, la provincia di Reggio Calabria e, perché no, l’intera Calabria. È una scommessa molto forte per spezzare il cerchio dell’isolamento a cui altrimenti saremmo condannati. Due ultime cose e poi chiudo il mio intervento.
Una è la citazione di un filosofo tedesco che diceva che è importante lo spirito dell’utopia, perché si nutre dell’“amore della madre”. Il professor Perna ha parlato della necessità della bellezza della presenza femminile all’interno dell’Aspromonte. La seconda è una cosa importante molto significativa e simbolica per me. Io ho avuto un grande maestro che oggi purtroppo non c’è più. Era il mio professore di filosofia a Bova Marina, al Liceo Scientifico, si chiamava Giovanni Andrea Crupi. Era una persona che si interessava molto del nostro territorio e soprattutto della lingua e del dialetto grecanico. Ha scritto proprio un libro che si chiamava “La glossa di Bova”. Allora, quando noi partiremo dalla diga del Menta per arrivare a Condofuri Marina al mare, partiremo di notte e quindi vedremo nel corso del tragitto l’alba. In questo libro che Crupi ha scritto sui greci d’Aspromonte diceva una cosa, io non so dirla in grecanico, la traduco in dialetto calabrese e la dedico anche ai ragazzi con cui faremo questa esperienza sabato mattina. Diceva: “nesci, nesci e nesci suli pe lu Santu Sarvaturi, pe li poviri picciriji chi non hannu i chi mangiari, nesci suli a caddijari”. Penso che essendo calabresi, l’abbiamo capita.
Sono un po’ emozionato e vi ringrazio veramente di questo!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie a Pasquale Ambrosino per il libro e per quanto ci ha detto e si accinge a fare. I rallegramenti e gli auguri più intensi, non retorici, ma proprio con grande condivisione per la loro maniera di agire e di vivere il rapporto con la natura, a tutti i ragazzi della Comunità Exodus di S. Stefano d’Aspromonte. Devo dire ad Ambrosino che efficacemente ha richiamato questo canto, che mutua dal testo di Crupi che si riferisce all’area grecanica e che comunque è presente in tutta la cultura folklorica calabrese, in cui il rapporto con il sole e con gli elementi naturali era fondamentale proprio perché l’esistenza individuale potesse dispiegarsi e radicarsi nel tempo, emblematica di una cultura, la nostra tradizionale, che è attenta oltre che al simbolo anche alla natura e vive il rapporto con la natura nel segno di una trascendenza.
Dopo aver rinnovato i rallegramenti e i ringraziamenti dò adesso la parola a due interventori che saranno telegrafici, al professor Cuzzola e al professor Luigi Saladino dell’Istituto Regionale di Ricerca Educativa perché possano tenere questo telegrafico intervento.
PROF. FABIO CUZZOLA
Innanzitutto un saluto anche da parte dell’editore “Città del Sole Edizione” che ha voluto la pubblicazione di questo testo. Proprio un anno fa ragionavamo da un’altra parte bellissima d’Italia, con lui, sulla possibilità che ci aveva dato Pasquale di stendere il manoscritto e quindi con l’inizio di questa collana che abbiamo chiamato civiltà dell’Aspromonte. Vi annuncio già che ci saranno altri due libri in cantiere, che stiamo visionando, proprio per dare vita a questo dialogo con la nostra montagna, che è un dialogo stretto di questa terra che amiamo e proprio perché l’amiamo la vogliamo anche cambiare e aiutare. Come curatore della collana e del libro vi offro solamente tre scenari: uno è un taglio pedagogico, più che altro perché Pasquale ha vissuto quest’esperienza prima che come narratore, come educatore, quindi come operatore della comunità e proprio parlando prima, raccontava che è nella metodologia del trekking, utilizzare questo “diario di bordo” serale all’interno del quale i ragazzi segnano tutte le impressioni della giornata. Questa è la pedagogia che richiamava Pasquale a Don Antonio Mazzi e che potrebbe essere sintetizzata in una frase tanto cara anche a chi ha conosciuto la ideologia della liberazione. “Non ci si libera se non insieme”, cioè, un percorso di liberazione e di affrancamento come è duro e difficile quello della tossicodipendenza, può venire solo nell’ambito di una comunità che valorizzi l’individuo e che nel contempo lo aiuti. Allora il fine è la liberazione dell’uomo, non solo, la liberazione dalla tossicodipendenza. Anche il riferimento, anche il rapporto con la società che li ha esclusi è ad una società nella quale si sono trovati in difficoltà. Qui rintraccio, permettetemi, anche l’origine di Don Mazzi che ha cominciato proprio facendo l’assistente scout. Quindi nell’esperienza pedagogica dello scoutismo, che si fonda sulla natura, è fondamentale la natura non solo come luogo da custodire, luogo magico da tenere sotto chiave e bellissimo, come magari pensano gli americani con i famosi parchi, ma come luogo da vivere, da metterci i piedi dentro, da sentire, respirare, odorare e assaporare. Allora la scuola dell’Exodus è una scuola della prassi, non solamente della teoria, dei convegni, degli studi sulla tossicodipendenza, è una scuola del fare. Un bellissimo motto francese diceva che “la strada entra dai piedi” e allora ecco una frase stupenda che dice uno dei ragazzi: “Ci troviamo con i piedi rotti e con il cuore in danza”, quando arrivano al famoso bivio di Zervò. È un augurio. Il cuore in danza perché il trekking, in effetti, comincia quando finisce, quando si torna a casa, quando si ritorna negli scontri della Comunità, con gli altri educatori, con la gente, quando soprattutto si ritorna nella società.
Il secondo taglio che vi voglio dare è quello letterario e all’interno del capitolo dedicato a questa discesa verso Polsi, c’è un ricordo personale di Pasquale di questo compare Tittino che canta una nenia sulla cultura della gente d’Aspromonte. Io ringrazio Pasquale e tutti voi dell’organizzazione con l’augurio di poterci incontrare e dibattere ancora su questo tema. Grazie!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Prego Luigi Saladino per questo, telegrafico, intervento perché abbiamo già preannunciato saluti e conclusioni mentre il tramonto sta per avvenire.
PROF. LUIGI SALADINO
Innanzitutto porto i saluti dell’IRRE che è l’Istituto Regionale della Ricerca Educativa della Calabria, un istituto finora poco conosciuto ma che mi auguro promuova molteplici iniziative di formazione. Tra le altre ricordo quella che riguarda i fiumi come risorse, visto che il 2002 è stato l’anno delle montagne come risorse. Noi stiamo lavorando per portare avanti con 30 borse di studio riguardanti le Comunità Montane Calabresi, 30 fiumi della Calabria. Dovrò di necessità non esplicitare, ma fare delle affermazioni telegrafiche che volentieri svilupperei sul problema
della legalità. Io sono fortemente d’accordo con il procuratore della Repubblica Lombardo, perché mi sembra che questo argomento così tanto dibattuto e profondo, debba adeguarsi ai problemi della contemporaneità. Se si guarda alla visione globale delle tendenze attuali, la legalità non è un fatto immobile ma in movimento, per cui bisogna di necessità adeguarsi ai problemi grandi dei diritti umani che non sono fissati una volta per tutte, ma riguardano le evoluzioni storico-sociali, culturali, civili, antropologiche che man mano le diverse società e i singoli al loro interno vanno svolgendo. In Calabria stiamo vivendo un momento assai importante. L’Assessorato Regionale della Pubblica Istruzione ha subito una svolta. C’è voluta l’intelligenza dell’attuale assessore per produrre e provocare una nuova qualità di rapporti in un assessorato che precedentemente era di secondo piano.
Nell’affrontare i problemi della cultura c’è necessità della capacità politica di impostare i problemi. Oggi mi sembra che questa intuizione, questa diversità di qualità, si stia notando. Certo l’Aspromonte, come altre realtà calabresi, è problematico. Io ritengo che c’è necessità di un impegno reale, nel senso di risolvere i problemi all’interno ciascuno della propria area. Il vero problema consiste nel riuscire a trovare all’interno delle istituzioni quei momenti di coinvolgimento globale che superino l’isolamento e la particolarità. Grazie!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Preghiamo il presidente del Consiglio Regionale dott. Luigi
Fedele di accomodarsi.
DOTT. LUIGI FEDELE
Buonasera a tutti, non essendo io un relatore, mi posso permettere di essere proprio telegrafico.
Un saluto a tutti i presenti, a tutte le autorità convenute al tavolo della presidenza. I complimenti per l’organizzazione di quest’incontro, non tanto perché ci sono tutte le autorità qui presenti, ma perché c’è tanta gente. Credo che il risultato migliore sia veramente questo: tanta gente qui, ancora seduta, e in tutta questa giornata dedicata alla legalità, qui in Aspromonte, in questo posto famigerato negli anni passati, che invece adesso, proprio in questo momento sta crescendo insieme all’impegno di tutte le istituzioni e della gente, all’impegno del Parco, delle comunità locali, dei Sindaci, di tanti Sindaci che sono qui. Saluto a nome di tutti il sindaco di Delianuova essendo qui, nel suo territorio, con l’impegno di tutti, ma, io ripeto, con l’impegno della gente. Questo aspetto che sicuramente fino adesso ha danneggiato non solo la nostra provincia di Reggio Calabria, ma tutta la nostra regione, credo che in qualche modo noi dobbiamo scrollarcelo di dosso.
Dobbiamo pensare in positivo e lavorare in positivo affinché questa montagna, come molti hanno detto prima di me, sia veramente una risorsa per la nostra provincia, per la nostra regione, per i tanti giovani. Gli apprezzamenti anche per la Comunità Exodus che ha fatto e sta facendo un lavoro veramente molto importante, dando esempio anche per i tanti ragazzi e per i tanti giovani che sono qui e che sicuramente conoscono questa comunità e per noi adulti che certamente anche in questa direzione dovremmo lavorare.
I complimenti ancora per questa iniziativa, per questa giornata fantastica qui a Carmelia, che sicuramente lascerà il segno e che mi auguro, anzi, sono sicuro, non sarà un fatto soltanto di quest’anno, ma sarà probabilmente un’iniziativa che potrà continuare nei prossimi anni in quest’area. Sicuramente anche di questo c’è bisogno, di parlare di questi argomenti, di questi temi di legalità, di criminalità che qui da noi molte volte è difficile. Il fatto che si faccia, e si faccia con tutte le istituzioni presenti, ma con tante gente presente, credo che sia un segno veramente di cambiamento dei calabresi che vogliono vedere questa Calabria come una Calabria nuova, una Calabria veramente europea. Grazie!
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie al presidente Fedele per le sue considerazioni e anche per l’esemplare sinteticità del suo saluto. Prego l’onorevole Saverio Zavettieri Assessore Regionale alla Pubblica Istruzione di
prendere la parola.
ON. SAVERIO ZAVETTIERI
Buonasera a tutti. Anch’io sarò breve, perché la temperatura incomincia a scendere, e poi per le conclusioni c’è il sottosegretario Valentino, che rappresenta il governo e ha una delega che è molto più omogenea col tema dell’intervento anche se la cultura è l’altro aspetto che concorre a tale legalità. Sarò breve e tra l’altro gli interventi che mi hanno preceduto mi consentono, essendo il mio uno degli ultimi interventi, di poter fare una scelta di argomenti.
Voglio fare delle osservazioni per il dopo, nel senso che io vedo che l’Aspromonte sta cambiando; non è solo un fatto fisico o la manifestazione di questa sera. Si respira in Calabria questo clima. Non più di due giorni fa proprio qui, a Delianuova, con il sindaco si è fatta un’iniziativa di grande rilievo e di grande valore che secondo me segna una svolta del modo di pensare delle comunità. È stato organizzato l’Agosto Letterario Deliese sulla base di fatti culturali, della riscoperta di uomini, di personalità di quest’area che hanno svolto un grande ruolo in tempi difficili, bui, nei quali le libertà fondamentali degli individui erano negate.
Queste comunità avvertono l’esigenza di ricollegarsi e di ridare un ruolo per quello che possono rappresentare in termini di rivalutazione della produzione culturale delle nostre realtà territoriali.
È un Aspromonte che sta cambiando, insieme alla Calabria che deve essere aiutata a cambiare, da un concorso di iniziative delle istituzioni che vanno nella direzione giusta. Al tavolo di questa sera, le presenze sono importanti perché ci stanno tanti soggetti diversi, le istituzioni elettive, le associazioni culturali, la scuola, la magistratura, gli amministratori, gli Enti, che sono quei soggetti che rappresentano i cittadini e che sono l’elemento, specie se questi soggetti seguono gli stessi obiettivi e la stessa strategia, che può ricreare fiducia nelle istituzioni. Il problema principale che noi abbiamo, il problema centrale rispetto alle questione della legalità, è dato dalla scarsa fiducia nei confronti delle istituzioni. Ricreare fiducia nelle Istituzioni significa ricreare le condizioni fondamentali perché si cresca e si sviluppi la legalità.
La sfiducia nei confronti delle istituzioni è la fonte principale dell’illegalità. C’è un problema di chi deve difendere e garantire lo stato di diritto dei cittadini. Se un imprenditore che ha diritto ad una concessione o ad un’autorizzazione si rivolge all’Ente responsabile sapendo di avere quel diritto, l’imprenditore segue quella strada perché la legalità paga. Se dall’altra parte si trova un amministratore o uno che occupa un ruolo nelle istituzioni o un burocrate che non garantisce questo diritto certamente si scelgono altre strade. Quindi io non voglio fare la lezione a nessuno, ma è un fatto da evidenziare. Noi spesso, quando ci poniamo rispetto ai problemi della legalità, teniamo un rapporto quasi paternalistico come se il problema riguardasse gli altri, cioè i cittadini semplici, normali o nelle scuole i ragazzi. Il problema del rispetto della legalità riguarda in primo luogo chi gestisce le istituzioni ed è proporzionato anche al potere che si esercita e ai segnali che si danno. Il primo elemento che determina un rafforzamento nella cultura della legalità è il non abuso delle funzioni che si svolgono. Il non abusare dell’ufficio, del potere che si esercita significa dare un grande messaggio perché i cittadini debbono vedere nella provincia, nella regione, nell’ente Parco, l’ente che svolge servizi e attività nell’interesse dei cittadini, non l’ente che fa il comodo suo, che gestisce questa funzione unicamente per un rafforzamento personale. Quindi credo che il primo messaggio dobbiamo darlo noi se vogliamo ricreare questo rapporto di fiducia che è indispensabile. Oggi c’è scarsa fiducia verso le istituzioni, in primo luogo verso quelle elettive. È un problema che ci deve preoccupare. Nella graduatoria della fiducia al più alto grado c’è la chiesa, ci sono le forze dell’ordine, aggiungo c’è la scuola, ma certamente non per merito di nessuno di noi; poi giù giù, il grado si abbassa pericolosamente. È interesse di tutti ricreare un rapporto solido dei cittadini verso le istituzioni perché questo determina condizioni migliori per crescere. L’Aspromonte era il segnale, negli anni ’80 e ’90, negativo di questa regione.
Era il biglietto da visita negativo, zona franca per i sequestri, una comunità chiusa, una sorta di riserva indiana per i comuni e per chi in questi comuni esercitava un peso maggiore e una forza
Consegna targa ricordo all’on. Saverio Zavettieri
maggiore anche con lo strumento dell’intimidazione. Nasce l’Ente Parco. Uno dei compiti fondamentali, che può svolgere solo l’Ente Parco, era questo, cioè concorrere a trasformare gradualmente questa immagine, trasformare l’Aspromonte da zona franca per la criminalità in un’area di sviluppo, di crescita, in una risorsa per lo sviluppo della crescita della regione. Credo che in questo cammino ci siamo, anche se il traguardo è ancora lontano e c’è una rivalutazione del ruolo dell’Aspromonte, della montagna, del valore delle risorse interne che non deriva da una sorta di rifiuto culturale, verso i nostri prodotti o verso le nostre radici o verso la nostra cultura. Si seguono i tempi, le vicende economiche.
Anche i comportamenti della gente sono legati a questi processi. Negli anni ’60-’70 si inseguivano altri modelli, lo sviluppo industriale, il modello della vita urbana che, rispetto a chi viveva nei campi, nelle campagne, nel lavoro agricolo, presentava condizioni certamente migliori di qualità della vita e anche di redditi e c’era la fuga per il posto nella fabbrica. C’è stata questa linea dell’industrializzazione forzata, il mito delle partecipazioni statali e quindi il superamento di una serie di elementi, di risorse, di fattori su cui reggevano le nostre comunità.
Oggi c’è una rivalutazione che è culturale certamente, ma è anche il frutto di una rivisitazione delle funzioni delle risorse interne, delle risorse locali, del territorio, dell’ambiente, dei beni culturali. Noi abbiamo una grande ricchezza, il bosco che, per il solo fatto di esistere, è una grande risorsa perché produce ossigeno, perché dà alla regione un credito che può spendersi, che può scambiare con le regioni che producono inquinamento. È quindi un investimento che non può essere visto fine a sè stesso, ma come mantenimento e valorizzazione. Devo chiudere. Un argomento soltanto, un altro argomento per dire come la regione è consapevole della scelta della legalità. Legalità e sviluppo, legalità non fine a se stessa, qualcuno diceva legalità è giustizia, libertà. Dico:
legalità è sicurezza. La regione ne è consapevole e deve lavorare, impegnarsi, per costruire condizioni di sicurezza. In un’area insicura non investe nessuno, non si vive, nessuno si sposa.
Noi questa scelta l’abbiamo fatta nel corso degli anni. Investiamo in sicurezza. Abbiamo sollecitato col governo la definizione del P.O.N. “sicurezza”, stiamo lavorando intensamente per mettere
insieme un programma sulla sicurezza. A Gioia Tauro in particolare sono già partiti due progetti, una serie di altre iniziative nella provincia, in queste aree con scelte di priorità, proprio perché crediamo che questa sia un’altra delle condizioni per lo sviluppo della regione. Impegnamo dei finanziamenti dal bilancio regionale, dal P.O.N., dai fondi comunitari perché crediamo che investire in sicurezza significa investire in una infrastruttura che non è visibile; non è una strada, non è una ferrovia, ma una infrastruttura essenziale per offrire condizioni di sviluppo e di crescita.
L’ho fatta lunga. Vi saluto, vi ringrazio per avermi ascoltato, saluto in particolare il presidente e confermo la mia disponibilità per sostenere questo sforzo con le associazioni che hanno un grande valore perché coprono un vuoto delle istituzioni. Grazie!…
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie all’assessore Zavettieri per le sue considerazioni, per questa disponibilità e per il convincimento delle grossa responsabilità istituzionale che chi appunto svolge una funzione, quale quella che sta svolgendo in questo tempo, ha nei confronti del bisogno di legalità, del bisogno di sicurezza, del bisogno di cultura, posto che la cultura non è appannaggio di accademici, ma è lo scenario che rende praticabile la vita alla totalità dei cittadini. In questo senso la funzione che svolge l’assessore Zavettieri è preziosa.
Io gliene dò atto, con molto piacere, pregando l’onorevole Giuseppe Valentino sottosegretario al Ministero della Giustizia di prendere conclusivamente la parola. Così si conclude questo efficace pomeriggio di lavoro.
ON. GIUSEPPE VALENTINO
Oggi abbiamo parlato non solo di legalità. Sono stati tanti i temi affrontati, tutti stimolanti, interessanti in questa cornice suggestiva.
Abbiamo parlato respirando della buona aria e abbiamo immaginato quante cose si possono realizzare se vi è determinazione, se vi è consapevolezza che le regole vanno rispettate. Ecco, io credo che il tema della legalità, possa apparire come una sorte di presupposto a qualunque altra valutazione si faccia. Zavettieri cercava di coniugare la legalità con la cultura, la legalità con altre pulsioni dell’animo. Io direi che ogni forma di sviluppo deve avere come presupposto la legalità. Non esiste la possibilità di realizzare qualcosa se non vi è legalità, perché la realizzazione è compiuta se la realizzazione si articola nel rispetto della legge.
Mentre mi trovavo accanto al sindaco ho avuto modo di leggere questo manifesto.
“Aspromonte da simbolo di illegalità…”. Ho trovato un po’ ingenerosa questa considerazione. Per me, che sono un reggino, che per tanti anni è mancato dalla sua città, l’Aspromonte non è stato soltanto simbolo di illegalità, ma è stato tutte quelle cose che noi abbiamo detto poc’anzi, che abbiamo ricordato.
L’Aspromonte è stata natura struggente, questi panorami coinvolgenti.
La natura è stata la risorsa alla quale hanno attinto tanti e tanti lavoratori nel corso degli anni che ci hanno preceduto. L’Aspromonte è stata anche una parte della nostra storia nazionale.
Ci sono storiche ferite che si collegano automaticamente all’Aspromonte.
Certo l’Aspromonte è stato anche un momento di tormento, l’Aspromonte dei latitanti, l’Aspromonte dei sequestri; però questa è la patologia dell’Aspromonte. È l’Aspromonte che noi dobbiamo cambiare, è l’Aspromonte che ci deve impegnare a modificare le cose. Ho ascoltato analisi estremamente puntuali e rigorose. A noi tocca forse qualcosa in più delle analisi. L’analisi, l’individuazione delle ragioni è certamente brillante, colta, ma è anche un dato oggettivo. A noi spetta qualcosa di più perché se esiste un problema della legalità noi dobbiamo immaginare le soluzioni per intervenire sul problema. Io vedo che il parco è presieduto da un mio vecchio compagno di scuola, Tonino Perna, che ritrovo con i capelli bianchi. Lo ricordavo con il grembiulino bianco e il fiocchetto, adesso lo ritrovo segnato dagli anni che avanzano!
Il presidio del territorio è una forma di intervento per reprimere, per contrastare tutto questo sistema diffuso di illegalità con il quale, ahimè, la nostra regione da tanto tempo, da troppo tempo, si confronta. Il parco è una forma di presidio, il parco è la legalità, è la struttura, è la presenza del territorio. Io credo che sia una cosa importantissima. Quando noi chiediamo a chi ha la responsabilità diretta di realizzare le condizioni di crescita, di far venire più forze dell’ordine in Calabria, non è che vogliamo appuntarci una medaglia, ma io sono riuscito a portare 500 carabinieri a Reggio Calabria e 100 carabinieri in provincia di Catanzaro.
La verità è che il presidio del territorio è un momento importante per la contrazione dei fenomeni di illegalità, così com’è importante la cultura. Dicevo prima, io sono, perdonatemi la battuta, un calabrese che è ritornato, che ha deciso di ritornare. Io ricordo la mia città, Reggio Calabria, trentacinque anni fa quando non c’era l’università. L’università ha cambiato ed in maniera sensibile le abitudini dei reggini e direi dei calabresi. La mancanza dell’università era il grande debito che lo stato aveva nei confronti della Calabria. Altrove da secoli c’era l’università, da secoli si faceva cultura in sede autoctona, altrove da secoli i giovani avevano modo di parlare, di discutere, di confrontarsi, di verificare se le loro ragioni fossero compatibili con le loro aspirazioni, con il miglioramento verso il quale tendevano. Noi non avevamo questa possibilità. Io credo che molto del cambiamento in positivo che vi è stato nella nostra regione si debba all’università.
Certamente parlare oggi di cambiamento in positivo ci lascia un po’ perplessi, siamo reduci da recenti letture. La commissione antimafia ci ha gratificato di un primato che certamente non volevamo avere. La nostra criminalità organizzata è la più inquietante nel panorama delle consorterie consimili, ma questo perché?
Forse perché noi siamo meno attrezzati e meno capaci di
Consegna targa ricordo all’on. Giuseppe Valentino
reagire, perché la Sicilia, la Campania e la Puglia hanno indici culturali diversi, hanno altre tradizioni, sono in grado di replicare con altra forza. Interroghiamoci su queste vicende!
Comunque io raccolgo l’invito di fondo di Luigi Lombardi Satriani e vado a terminare perché il tramonto ormai incombe e quindi il freddo. Consentitemi una parentesi. Io sto venendo da Roma, dove c’era un caldo incredibile. Arrivare qui ai piani di Carmelia e passare dal caldo incombente, opprimente, a questa leggera frescura, che adesso è diventata qualcosa di più, è stata una piacevolissima condizione. Signori, io mi auguro che incontri come questo ve ne siano sempre più spesso. Queste non sono parate, sono prese di coscienza. Questa è quella che va chiamata la mobilitazione morale, quella che serve per intervenire e reprimere questo fenomeno perverso che da tanti anni, da troppi anni affligge la nostra comunità: la criminalità organizzata. Tutti insieme, tutti consapevoli noi ce la possiamo fare. Dobbiamo capire che non è un fenomeno invincibile quello della criminalità organizzata perché può essere vinta. Se acquisiremo questa consapevolezza buona parte del cammino sarà fatta!…
PROF. LOMBARDI-SATRIANI
Grazie al sottosegretario Valentino per questa sua considerazione, per aver accolto uno dei sommessi inviti che facevo ad una relativa contrazione dei tempi, anche se non vorrei essere associato esclusivamente alla funzione di pungolatore cortese. Spero nella generosità valutativa di tutti voi, non vorrei passare per colui che fa fretta. Ringrazio l’onorevole Valentino. Ringrazio tutti gli interventori e relatori, gli organizzatori. Il mio compito di coordinatore di questa tavola rotonda si conclude qui. A questo punto l’intera giornata si conclude con la consegna delle targhe alla memoria di vittime della criminalità e della mafia, alla vedova e ai figli del professor Giuseppe Rechichi. Ma non sta a me questa funzione. Quindi ridò il microfono alla professoressa Torricelli Frisina e ringrazio tutti voi che avete partecipato arricchendo questo incontro con le vostre considerazioni e con la vostra presenza che è rimasta in silenzio, cortese e partecipe. Grazie!…
Consegna targa ricordo alla vedova del prof. Pino Rechichi Il prof. Pino Rechichi, nato a Delianuova, il 5 agosto 1939 docente di Matematica e Fisica nonché vice preside dell’Istituto Magistrale di Polistena, trova la morte, per mano assassina, il 4 marzo 1987. Erano le 8,15 ed un proiettile vagante lo uccide mentre andava a scuola.
Ricordato da tutti i suoi studenti e da coloro che lo conoscevano bene, per l’amore, la solidarietà e il rispetto dei valori umani più autentici.
Ricordo del Prof. Pino Rechichi (Vittima innocente della criminalità)
Polistena… luogo dove cadde Pino Rechichi
Il ricordo di Pino Rechichi nel ìdocumento del Collegio Docenti dellíIstituto Magistrale di Polistena
“Nessuno ha potuto o potrebbe fermare sulla carta i febbrili contatti, le frasi a metà, le facce stravolte di quella drammatica mattina del 4 marzo né riepilogare le considerazioni, le decisioni ed i vuoti che si sono avvicendati nello sgomento totale e generale.
Dopo il pianto e l'omaggio a Pino Rechichi, il Collegio ha potuto mettere ordine nello scompiglio e strutturare in maniera civile le proprie riflessioni nella seduta del dieci marzo.
Di fronte ad un corpo docente muto, il Preside Luigi Marafioti, ostentando calma e chiarezza d'idee, ha ricordato il prof. Giuseppe Rechichi, delineandone le doti umane, le capacità didattiche, il bagaglio culturale e l'incondizionata disponibilità a bene operare sia nella specifica attività di educatore sia nelle relazioni con gli alunni ed i colleghi.
"Da oltre dieci anni – ha aggiunto il Preside – Pino era vicario stimato e riusciva a conciliare le incalzanti istanze sociali e culturali del territorio con le strutture reali disponibili, avviando, con i colleghi, processi sani di rinnovamento culturale senza riserva alcuna, sacrificando tempo libero ed energie, per il bene della comunità scolastica. Oggi ne avvertiamo il vuoto incolmabile!".
I docenti intervengono nel manifestare, a sette giorni dal tragico fatto di stampo mafioso, il loro sdegno per la pericolosa spirale di violenza ed il profondo dolore per la scomparsa di un amico, di un caro collega che aveva sempre profuso tutte le sue energie per produrre civiltà e pace.
"Riprendendo la parola, il Preside invita i docenti a riflettere su tali tragici eventi che colpiscono le forze più sane della società, sollecita tutti a far sì che la morte del prof. Rechichi, dopo lo sgomento, il dolore e l'inevitabile smarrimento, costituisca elemento permanente d'impegno culturale e civile per ''produrre", in modo più efficace ed incisivo, civiltà e cultura vera. Occorre, in tal senso, avviare processi formativi che esaltino la dignità e scoraggino il degrado e la violenza".
Le iniziative, altre volte ventilate in seno agli Organi Collegiali della Scuola per l'intitolazione dell'Istituto Magistrale, vengono ora riproposte anche in relazione a quanto emerso in una riunione del Consiglio Comunale, convocato in sedete straordinaria ed allargato alle forze sociali, sindacali, finanziarie è commerciali: il Sindaco e la Giunta hanno proposto che l'Istituto Magistrale venga intitolato al compianto prof. Rechichi.
I docenti intervengono nella discussione che sancisce l'unanime parere favorevole alla proposta che, come si è detto, andava maturando da tempo negli ambienti della scuola e delle forze culturali di Polistena, oltre che di quelle politiche.
Prima che la seduta venga sciolta, il Preside conclude: “Il professore Rechichi, oltre ad essere un valente educatore con attività continuativa fin dal 1974 ed aver ricoperto la funzione di Collaboratore vicario fino al giorno della sua morte, si era sempre prodigato amorevolmente per costruire relazioni di autentica democrazia tra le forze della Scuola e l'esterno.
Dotato di estroverso dinamismo e di autentica fede nei valori eterni del vivere civile, rappresentava per i giovani un indiscusso punto di riferimento per risolvere problemi ed intoppi che giornalmente si presentavano e si presentano in ogni comunità civile che operi in un settore, come la scuola, con finalità di ampio consenso.
Le iniziative che erano maturate in sede di programmazione didattica, finalizzate alla lotta contro la Mafia e la violenza comune, lo avevano sempre visto protagonista solerte e generoso”.
Il Preside conclude avanzando l'idea che si fondi, con l'apporto dei Comuni, della Provincia e della Regione Calabria, nonché degli Istituti di Credito che vogliano aderire, un'occasione di più ampio respiro regolata da uno Statuto e che si potrebbe configurare in Dall’8 aprile 1992, con nota n. 63288, il Provveditore agli Studi di Reggio Calabria, ha emesso un decreto d’intitolazione dell’Istituto Magistrale di Polistena “all’Onorando Prof. Pino Rechichi”.
L’anno successivo, 1993, sempre ad aprile, viene inaugurata una Associazione Culturale Antimafia intestata allo stesso professore Rechichi.
una "Fondazione Permanente" che valorizzi, annualmente, l'impegno culturale e civile e si concretizzi in una o più borse di studio.
La proposta, tenendo conto anche dei consensi verbali già espressi da molti operatori del territorio e della Città di Polistena, suscita compiacimento tra i docenti che si dichiarano disponibili a lavorare in tal senso. Omissis.
Letto, approvato e sottoscritto, addì dieci del mese di marzo 1987.
Pino Rechichi tra i suoi alunni Il professore Rechichi nel ricordo di Luigi Marafioti (anchíegli recentemente scomparso)
UN PROFESSORE, UNA SCUOLA
C’è una precisa corrispondenza “storica” tra la vita del nostro Istituto e la vicenda umana e professionale di Giuseppe Rechichi. Egli, dopo i primi anni d’insegnamento nelle sedi di Taurianova,
Siderno, Cittanova e Palmi, veniva nominato in Ruolo ed assegnato al nostro Istituto nell’anno scolastico 1974-75, proprio mentre il Ministero concedeva l’autonomia da Reggio Calabria.
Da allora in poi c’è stata una perfetta simbiosi tra un professore e la “Sua” Scuola: quasi tredici anni di vita in comune, di lavoro, di sacrifici, di esperienze e di rapporti umani.
All’interno di questa esperienza, il Suo ruolo è stato sempre fondamentale, non solo per l’incarico di Collaboratore Vicario che seppe esercitare in maniera eccezionalmente valida, ma anche per la qualità della “Sua” presenza nella comunità scolastica.
È difficile esprimere a parole questa realtà comunitaria di affetti, sentimenti, relazioni; basti dire che noi l’abbiamo vissuta e la vogliamo custodire gelosamente perché rimanga viva dentro di noi e intorno a noi.
Noi: i presidi, i colleghi, gli studenti, i genitori, il personale non docente, tutti coloro che l’hanno conosciuto fuori e dentro la Scuola.
Dire che egli ha dato la Sua vita per la Scuola potrebbe sembrare un’esagerazione retorica, ma noi sappiamo quanta parte avesse la Scuola nella Sua vita, senza escludere e senza togliere nulla alle altre dimensioni fondamentali dell’umana esistenza (La famiglia, la vita sociale ecc.).
Alla Scuola ha dato la vita anche in senso fisico, essendo morto mentre si adoperava per organizzare la giornata scolastica, colpito, per una tragica coincidenza, durante una sparatoria a cui era completamente estraneo.
Ora perdiamo il “Suo” aiuto diretto, ma non perdiamo la “Sua” presenza, poiché il contributo d’idee, d’affetti, d’insegnamento che Egli ci lascia è grandissimo ed utilissimo per proseguire nel cammino e per crescere ancora e meglio.
Anche questo potrebbe sembrare un pensiero retorico-consolatorio, invece è per noi una era più viva e più feconda, perché la Sua figura e il suo esempio continueranno ad ispirare e sostenere la nostra dura fatica scolastica ed esistenziale.
La testimonianza d’affetto e di dolore da parte di Suoi alunni di 10-15 anni addietro sono la conferma delle consegne che Pino Rechichi ci lascia.
Istituto Magistrale “Giuseppe Rechichi”, prendi coscienza del dono che hai ricevuto, custodisci gelosamente i ricordi e gli affetti, proclama e diffondi i valori che ti vengono consegnati: la cultura, il lavoro, l’onestà, l’autenticità del vivere, l’amicizia, la solidarietà e l’impegno civile, che erano componenti irrinunciabili di Pino Rechichi.
Ricordo degli alunni
QUEL QUATTRO MARZO
Il 4 marzo è un giorno macchiato dal sangue innocente di un’altra vittima della mafia, del degrado morale e civile in cui rischiamo di restare intrappolati.
Per la gente comune, per i Calabresi che non conoscevano di persona la vittima, si tratta di un episodio di violenza come tanti altri che purtroppo si consumano ogni giorno e, magari dopo un paio di giorni di rammarico e riflessione, tutto sarà stato relegato nel dimenticatoio.
Noi alunni, che abbiamo conosciuto ed amato i1 prof. Rechichi, non potremo mai dimenticare la tragica mattina del 4 marzo!
Il Magistrale di Polistena non ha perso solo un docente o il Vice Preside, ma ha perso un uomo attorno a cui ruotava l’intera Scuola.
Noi alunni non abbiamo perso il burbero professore di matematica e fisica, ma siamo stati privati di un validissimo maestro di vita. Io non ricorderò solo le sue lezioni di matematica (che, a dire il vero, non è che mi piaccia tanto), ma i racconti delle sue esperienze di vita che venivano sempre finalizzati all'insegnamento e alla crescita umana.
Ricordo la sua allegria, 1a sua gioia di vivere, i suoi progetti, i suoi occhi che brillavano di commozione di fronte alla Parigi
notturna ammirata nell'ultima gita d'istruzione e le sue considerazioni la vita e la storia…
Personalmente sento che molte delle sue parole resteranno scolpite dentro di me, perché erano cariche di fiducia nel Bene e di coraggio.
Il ricordo della Sua umanità, sono certa, mi seguirà, il suo ottimismo mi sosterrà per sempre, per lottare con convinzione contro ogni forma di violenza.
La Scuola, ne sono pienamente convinta, deve tener fede a questi principi, usando, come diceva il prof. Scattarreggia nella manifestazione di popolo del 12 marzo per le vie di Polistena, le uniche armi che noi abbiamo e che sono molto affilate: la forza morale, le salde convinzioni nella democrazia e nel vivere civile, l'impegno nel nostro lavoro quotidiano, fatto di spirito di sacrificio, di collaborazione con le forze sane del nostro paese.
Marina -IV
E brillavano pure e fresche
come gocce di rugiada
nei tuoi occhi contadini
le virtù di sempre
per appagare l’animo ingordo
dell’amico,
dell’alunno!
Avevi sempre fretta
e ti sei voluto riposare
sotto il mesto platano,
invocando la mamma,
come bimbo
smarrito nella foresta assurda
della tua Polistena.
Le tue carni lacere
sul freddo marmo della morgue
avevano il candore della luce
della primavera
e sembravi rammaricato
per i tuoi figlioli,
per i tuoi alunni…
ma non dovevi…
Nel mutismo pesante del soccorso
pronto e vano
come la mano testa del giusto
mi stringo al petto la tua giacca
ancor calda d’affetti
e di ricordi:
quel foro ingrato e pazzo
è anche mio…
è anche nostro!
Le tue ginocchia forti
che si piegavano decise
nel mistero dolce della croce
hanno voluto in fretta
macinare sentieri arcani
e fioriti,
dopo aver seminato
generoso
gesti d’affetto
e di sudore!
Francesco Scattarreggia
Ricordo di Pino Rechichi nella poesia
POESIA: “PER PINO RECHICHI”
Squitatu jia ‘m’accatta lu giornali
e ppe’ la strata nci ‘ncuntrau la morti!
Lu corpu di pistola fu’ ffatali
pe ‘stu ‘nnocenti, ch’era senza torti.
Era ‘nn’omu di Scola e ddi Famìgghja
chi ppe’ li pregi avìa tanti avantàti.
Distinu amaru vozzi ‘mu Lu pìgghja,
‘ngrossandu la filera d’ammazzati.
L’umpri, ammucciàti, di la viölenza
stannu pittandu russa chista Terra.
Und’è la paci? Simu tutti senza:
‘sti paisedhi sugnu ‘ntra la guerra.
La Ndrànghita oramai è - ogni rripàta:
scippi, sequestri, furti, ammazzamenti,
bbumbi, tangenti sugnu a la jornata.
La paci la perdimmu veramenti!
Calabria, a und’è lu Statu chi Ttu voti?
Lavuru e lleggi a undi su’ ammucciàti?
Sulu pe’ la lupara simu noti
cà ‘ntra tri mmisi nd’ài trent’ammazzàti!
Rìggiu e provincia nd’ànnu
la bbandera chi ndi faci
la vucca tantu amara.
La libertà è ‘nnu sonnu, ‘na chimera e la demograzia è ‘ntra ‘nna bbara! Cuvernu, chi tt’acchjappi ogni mmumentu, ntricandu pe’ ccu’ pìgghja la poltrona, stendi ‘na manu e ccàccia ‘stu turmentu: la trumba di la paci pemmu sona! E mmi rivòrgiu a bbui, puru, Partìti: cacciàti di li fila li ruffiani chi ssugnu ndranghitusi, cà sapiti ca ‘ngrassanu, arrobbandundi lu pani. E bbui, ggiuvani e bravi Calabrisi,
stàtivi arrassu di la mala ggenti. Siti cumpatti e fforti, e mmai divisi, cà siti lu Futuru a ‘stu prisenti.
E Ttu Rechichi, caru provessuri, chi ssi’ a lu mundu di la Verità, pregandi a Ddeu, fandi ‘stu favuri, ‘mu po’ ttornari Paci e Llibertà! Corrado Ettore Alvaro AMMAZZARU ‘NU ‘NNOCENTI!
Mi avviavo in classe, al suono della campanella. Una voce, un’alunna: “Professore… correte… fuori corrono tutti…” ci sono stati degli spari!”. Poi un’altra voce: “Hanno sparato al professore Rechichi!”. Corro in strada ed un’altra voce ancora: “Non gli hanno sparato, è stato un infarto… ora si trova all’Ospedale”. corro esterrefatto all’Ospedale. Pino giaceva quasi esanime al Pronto Soccorso. Gli stavano praticando l'elettrocardiogramma.
Ne seguivo ansioso il tracciato: il cuore rispondeva.
Quelle linee saltellanti sulla striscia di carta era come se mi scalfissero il cuore. Ansia, speranza, disperazione voci incontrollate, contrastanti, mi agitavano la mente. Pochi secondi ancora e la puntiera cessò di battere: il cuore di Pino si fermò per sempre. Subito la voce ufficiale del medico: morto!
E noi avevamo perso l'amico più caro, il collega più cordiale, più aperto al dialogo, incline a fare il bene in qualunque forma. E indistintamente a tutti!
Corsi a dare la triste notizia in Istituto. Pensavo alla povera famiglia del Ricordo di Pino Rechichi nella musica «INSOSTITUIBILE» l'amico, alla moglie, ai figli, quella famiglia a lui tanto cara.
Mi passavano in mente le varie gite scolastiche fatte insieme, da lui sapientemente organizzate.
Non mi rassegnavo a pensare che fosse veramente morto. Più tardi un'altra voce di certezza e di rivelazione:
"Altro che infarto! È stato colpito da una pallottola, ma non era diretta a lui, perché lui era buono, non aveva mai fatto male a nessuno, non poteva avere nemici!"
Mi affacciò subito al pensiero una parola: insostituibile!
Qualche settimana prima il cielo era diventato inspiegabilmente terso. Le mimose erano in fiore. L'aria incominciava a profumare di rinascita, di vita.
Il mare si era disteso, la montagna quasi completamente rinverdita;
eravamo lieti di salutare il principio del bel tempo.Poi improvvisa, repentina, un'ondata di freddo gelido come il gelo di morte.
Ne fu quasi il preannunzio, coincise con la morte di Pino, qualche giorno ancora.
Giunse definitivamente la buona stagione.
E Lui se n’era andato con l’inverno, lasciando in cuore a tutta la sua PRIMAVERA!
Raffaele Zurzolo106107
RASSEGNA STAMPA
Oltre alle testate riportate di seguito, si ringraziano per i loro
ampi servizi anche le seguenti telemittenti: TG3 Calabria, Telereggio,
RTV, Telespazio Calabria.108109
Gazzetta del Sud 6/8/2003
Nuove Edizioni Barbaro
di Caterina Di Pietro4
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di Caterina Di Pietro
Via Umberto I, 156
89012 Delianuova (RC)
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Finito di stampare
nel mese di Luglio 2004
presso l’Officina Grafica s.r.l.
Villa San Giovanni (RC)
Tel. 0965/752886