ASPROMONTE: ATTI DELLA QUARTA GIORNATA REGIONALE sull'Educazione alla Legalità

12.08.07 | by admin [mail] | Categories: Announcements [A]

Associazione Culturale “Nicola Spadaro” - Delianuova
ATTI
della IVa Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità
ASPROMONTE

da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori
e sviluppo nella pace e nella convivenza civile”
PIANI DI CARMELIA - DELIANUOVA
DOMENICA 6 AGOSTO 2006

“Splende la gioia nella nostra vita
come una stella in una notte estiva,
stella filante, stella fuggitiva
che appena accesa, è celere sparita…”
Felice Soffrè
Le foto sono state gentilmente fornite
da Tommaso Pietropaolo
COMITATO D’ONORE
Monsignor VITTORIO MONDELLO
Presidente della Conferenza Episcopale Calabra
Monsignor LUCIANO BUX
Vescovo di Oppido-Palmi
Monsignor GIANCARLO BREGANTINI
Vescovo di Locri-Gerace
On. MARCO MINNITI
Vice Ministro Ministero dell’Interno
Dott. LUIGI DE SENA
Prefetto di Reggio Calabria
On. UMBERTO PIRILLI
Eurodeputato
On. ARMANDO VENETO
Eurodeputato
On. GIUSEPPE VALENTINO
Senatore
On. PIETRO FUDA
Senatore
On. AURELIO MISITI
Deputato
On. AGAZIO LOIERO
Presidente Giunta Regione Calabria
O n. GIUSEPPE BOVA
Presidente Consiglio Regionale Calabria
O n. SANDRO PRINCIPE
Assessore Regionale alla Cultura e alla Pubblica Istruzione
O n. DIEGO TOMMASI
Assessore Regionale all’Ambiente
O n. PASQUALE MARIA TRIPODI
Assessore Regionale ai Trasporti
O n. MICHELANGELO TRIPODI
Assessore Regionale all’Urbanistica
On. BENIAMINO DONNICI
Assessore Regionale Turismo e Spettacolo
O n. GIUSEPPE GUERRIERO
Presidente Regionale Commissione Antimafia
O n. GIUSEPPE MORABITO
Presidente Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria
Dott. SEBASTIANO SURACE
Procuratore Gen. On. Suprema Corte di Cassazione
Dott. GUIDO PAPALIA
Procuratore della Repubblica di Verona
Dott. VINCENZO LOMBARDO
Procuratore della Repubblica di Palmi
Dott. VINCENZO SPERANZA
Questore di Reggio Calabria
Col. ANTONIO FIANO
Comandante Provinciale Carabinieri
Col. FRANCESCO GAZZANI
Comandante Provinciale Guardia di Finanza
Dott. GIUSEPPE GRAZIANO
Commissario Parco Nazionale dell’Aspromonte
Dott. ANTONIO ALVARO
Presidente Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale
Dott. ROCCO CORIGLIANO
Sindaco di Delianuova
SOMMARIO
• Raduno convenuti
• Santa Messa - officiata da Don Giancarlo Musicò ed animata
dal Coro Polifonico “Mons. Marco Frisina” di Delianuova »
– Omelia »
• Momenti di relax »
– Nicola Spadaro »
Pomeriggio
• Saluti delle Autorità »
• Adesso Musica
– Concerto dell’Orchestra di Fiati “N. Spadaro” di Delianuova »
• Ricordo di Fortunato Correale »
• TAVOLA ROTONDA sul tema: “Chiesa e scuola:
elementi cardine della educazione alla legalità” »
– moderatore: Dott. Andrea Musmeci (Capo servizio RAI 3) »
– interventi:
Dott. Luigi De Sena (Prefetto di Reggio Calabria) »
Dott. Guido Papalia (Procuratore della Repubblica di Verona) »
Don Giacomo Panizza (Resp. formazione giovanile C.E.C.) »
Prof.ssa Augusta Torricelli-Frisina (Giornalista e Scrittrice) »
• Interventi vari »
• Consegna Targhe ricordo »
• Inno alla legalità (Pasqualino Marcianò) »
RADUNO CONVENUTI
Viste le precarie condizioni metereologiche questa 4ª giornata non si
è svolta sui Piani di Carmelia, ma direttamente in paese. Per tutti, quindi,
l’appuntamento viene fissato alle ore 9,30 presso la Chiesa San Nicola
Vescovo.
Ad accogliere i convenuti, davanti al Sagrato, il presidente
dell’Associazione Culturale “N. Spadaro” dott. Giuseppe Scerra.
Il dottor Giuseppe Scerra insieme al Sindaco di Delianuova Rocco Corigliano
accolgono al loro arrivo il dottor Guido Papalia

e la consorte (in basso)

Il dottor Guido Papalia conversa col dottor Giovanni Luppino

La dott.ssa Augusta Torricelli saluta il dottor Guido Papalia

(in prima fila) L’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Delianuova
Francesco Giorgi insieme al Sindaco di Delianuova, Rocco Corigliano e al
Sindaco di Sinopoli, Luigi Chiappalone nella chiesa di San Nicola Vescovo in
attesa dell’inizio della S. Eucaristia in memoria delle vittime della criminalità
SANTA MESSA


in memoria delle vittime della criminalità, officiata da DON GIANCARLO
MUSICÒ e animata dal Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova

Catechismo 444. I Vangeli riferiscono in due momenti solenni, il Battesimo e la Trasfigurazione di Cristo, la voce del Padre che lo designa come il suo «Figlio prediletto». Gesù presenta se stesso come «il Figlio unigenito di Dio» (Giovanni 3, 16) e con tale titolo afferma la sua preesistenza eterna. Egli chiede la fede «nel Nome del Figlio unigenito di Dio» (Giovanni 3, 18). Questa confessione cristiana appare già nell’esclamazione del centurione davanti a Gesù in croce: «Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio»
(Marco 15, 39); infatti soltanto nel Mistero pasquale il credente può dare al titolo «Figlio di Dio» il suo pieno significato.
ANTIFONA D’INGRESSO (cfr. Matteo 17, 5)
Nel segno di una nube luminosa apparve lo Spirito Santo e si udì la voce del Padre: Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo».
COLLETTA
O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione del Cristo Signore, hai confermato i misteri della fede con la testimonianza della legge e dei profeti, e hai mirabilmente preannunziato la nostra definitiva adozione a tuoi figli, fa’ che ascoltiamo la parola del tuo amatissimo Figlio per diventare coeredi della sua vita immortale.
Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo...
PRIMA LETTURA (Daniele 7, 9-10, 13-14)
Dal libro del profeta Daniele.
Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui; mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano: la corte sedette, e i libri furono aperti.
Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.
Parola di Dio.
R. Rendiamo grazie a Dio.
SALMO RESPONSORIALE (dal Salmo 96)
R. Splende sul suo volto
la gloria del Padre.
Il Signore regna, esulti la terra, gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono, giustizia e diritto sono la base del suo trono. R.
I monti fondono come cera davanti al Signore, davanti al Signore di tutta la terra.
I cieli annunziano la sua giustizia e tutti i popoli contemplano la sua gloria. R.
Tu sei, Signore, l’Altissimo su tutta la terra, tu sei eccelso sopra tutti gli dèi. R.
SECONDA LETTURA (2 Pietro 1, 16-19)
Dalla seconda lettera di San Pietro apostolo.
Carissimi, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza.
Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.
E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.
Parola di Dio.
R. Rendiamo grazie a Dio.
CANTO AL VANGELO (cfr. Marco 9, 7)
R. Alleluia, alleluia.
Dalla nube luminosa
si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio diletto:
ascoltatelo».
R. Alleluia.
VANGELO (Marco 9, 2-10)
Dal vangelo secondo Marco.
R. Gloria a te, o Signore.
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.
Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube. «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!».
E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.
Parola del Signore.
R. Lode a te, o Cristo.
OMELIA
Cari fratelli, oggi è una festa grandissima per la Chiesa, non soltanto perché è domenica, “il giorno del Signore”, ma anche perché oggi è festa della TRASFIGURAZIONE DI G ES . Per me personalmente, è stata sempre una festa che ha colpito il mio cuore, sarà perché anch’io desidero profondamente cambiare, avere la mia anima bianchissima, com’erano le vesti di Gesù quando si trasfigurò sul monte Tabor.
Gesù per la prima volta nel Vangelo, si manifesta nella sua essenza, cioè nella sua divinità, pur avendo spesso avuto un certo pudore spirituale nel manifestarla. Questa volta invece, si mostra
ai suoi discepoli sul monte, e lì manifesta il suo potere.
Certamente è un grande mistero, il fatto che Gesù pur restando Dio, sostenendo così il mondo insieme al Padre, si è incarnato in un piccolo punto dell’universo che è la terra. La fede subentra nella nostra vita, di fronte a questi grandi misteri. Se tutto già conosciamo, non ci interessa la fede, nel paradiso non c’è più la fede, perché là, quelli che noi chiamiamo defunti ma che in realtà sono vivi, vedono già Dio faccia a faccia.
L’unica virtù che sussiste nel paradiso è la carità, la comunione tra i santi, ma né la fede né la speranza c’è in paradiso.
Se la nostra fede è grande, sarà grande il premio, se la nostra fede è piccola allora sarà piccolo il premio. Per questo è importante la serietà del nostro vivere. Non poteva capitare una festa oggi più idonea visto che si parla di vittime della criminalità organizzata e si parla anche di Legalità, organizzata dal carissimo dottore Scerra, perché la Chiesa è convinta che ci sarà una società nuova, ci saranno cose buone in questa società appiattita, buia e superficiale, soltanto se ci trasfiguriamo come Gesù Cristo. Le parole, fratelli, che Giovanni Paolo II disse all’inizio del suo pontificato sono oggi attualissime: “Spalancate, sistemi politici, economici, il cuore a Cristo perché, altrimenti il mondo cadrà nell’abisso”.
E noi abbiamo fiducia nell’uomo, perché alla base della legalità e dell’onestà c’è una profonda dedizione del cuore dell’uomo alla Santità. La Santità è il fondamento di ogni virtù e di ogni valore umano. L’uomo, quando tocca il fondo, torna di nuovo a galla. E oggi, abbiamo veramente toccato il fondo da ogni punto di vista.
Ecco che allora il Signore ci invita a un lavoro fatto da persona a persona, come una goccia d’acqua che piano piano forma un oceano. È più importante oggi la testimonianza nostra personale di Gesù Cristo e quindi anche dei valori della Chiesa, e fra questi anche la legalità, l’onestà, la libertà. I giusti sono nelle mani di Dio, addirittura la Chiesa nel concilio: “chi non conosce Gesù Cristo, ma vive onestamente, vive con i valori umani la sua vita, si può salvare”.
Intanto la Chiesa ama, apprezza quelli che sono i valori umani, si può costruire il divino sulle fondamenta dell’umano. E poi, come non ci può colpire oggi, fratelli, quello che anche appassionò i discepoli: il volto di Cristo? Non soltanto per la sua maestà, perché aveva i capelli lunghi come usavano i Nazareni, ma principalmente per lo sguardo di Cristo. Era uno sguardo così penetrante da suscitare nelle persone che lo guardavano il desiderio di seguirlo.
E il nostro sguardo rimanda al divino? O è troppo abituato a guardare verso il basso? I nostro progetti sono frutto di un pensiero robusto, di una vita vissuta in pienezza, vissuta “alla grande” come dico spesso ai miei giovani? Il Cristo ha uno sguardo penetrante, anche perché la prima cosa che Cristo vide in quella grotta di Betlemme, fu la vergine Maria. Ecco perché lo sguardo di Cristo sin dall’inizio è uno sguardo di bellezza e la bellezza sta al di là del mondo; la bellezza, fratelli, è Cristo. Ecco perché dobbiamo sempre di più convertirci e trasfigurare il nostro cuore se vogliamo essere santi e speranza per il mondo. È sicuramente anche la festa, oggi, della promessa; Gesù con la sua trasfigurazione ci dice in fondo che tutto quello che noi amiamo in questo mondo un giorno finirà. Il mondo però non è destinato all’abisso, all’oscurità, al buio, il mondo è destinato alla luce e alla resurrezione. Gesù ha convinto il mondo, e noi, dobbiamo essere pieni di speranza, non scoraggiarci anche se il mondo sembra andare alla deriva… lo vediamo in questo giorno. Tanta preoccupazione, è vero, se noi guardiamo i “governanti”, l’unico governante, con il suo sguardo di pace, con le sue parole di luce è il Papa. È vero, è stato molto duro, parlando della pace, però il suo sguardo era sereno, perché il Papa sa che Cristo può trasformare il male in bene. E poi sicuramente, fratelli, anche l’Eucaristia che tra poco riceveremo, è anche una trasfigurazione, altrimenti come potrebbe un piccolo pezzo di pane, trasformarsi nel corpo di Dio? Eppure questo prodigio, questo miracolo, si realizzerà sotto i nostri occhi. Cristo, ha deciso di mostrarsi a noi, in un pezzo di pane che nessuno può comprare, perché non ha per il mondo nessun valore eppure lì, in quella piccola ostia, si renderà presente il più grande amore: “Gesù Cristo”, che si trasfigurerà, si renderà sangue di Dio, che circolerà nelle nostre vene, trasformando noi in suoi consanguinei, nel suo orgoglio nonostante la nostra fragilità. La dignità dell’uomo viene dal fatto che siamo fatti compartecipi della dignità del Cristo. Con il nostro battesimo siamo diventati sacerdoti e profeti; neppure gli angeli usufruiscono di queste meraviglie; eppure l’uomo non lo capisce spesso e volentieri si ostina a non accogliere il valore della propria vita. Giorni fa, guardavo in televisione i monaci nella Certosa di Pavia, bellissima, gli affreschi meravigliosi, una biblioteca con migliaia di libri

Un altro momento della cerimonia religiosa. Il dottor Giuseppe Scerra
tra il prof. Giovanni Frisina e il dottor Guido Papalia.
Io mi chiedevo: Noi non possiamo vivere in questa Certosa, siamo immersi nella vita quotidiana, nello stress dei nostri giorni, ma poi come una luce interiore, il Signore ci ha suggerito una cosa, noi tutti abbiamo un monastero, un convento bellissimo all’interno di noi stessi, che è la nostra anima. Sant’Agostino questo lo aveva avvertito.
Allora, fratelli, per essere luce, per essere santi, per essere giusti in questo mondo dobbiamo sempre di più ritornare in quel convento santo che è la nostra anima, dove risiede anche la nostra coscienza, scolpendo questo tempio di Dio attraverso quel dialogo con Dio stesso che è la preghiera. Se manca la preghiera, manca il nostro motore, manca la nostra energia. Allora l’invito che viene pure da questa Eucarestia è che per essere uomini spirituali, dobbiamo cercare di pregare ancora di più, di fare questa “ginnastica dell’anima” per essere sempre più conformi a Cristo Gesù. Trasfigurati insieme a Lui.
Sia lodato Gesù Cristo!
MOMENTI DI RELAX
Prima del pranzo una visita alla struttura che ospita l’Orchestra di Fiati Città di Delianuova ed è sede dell’Associazione Culturale “Nicola Spadaro

Struttura sita in Piazza “F. Leuzzi”, più volte ristrutturata da quando fu costruita negli anni ’40.
… Già! Ma chi era Nicola Spadaro?

NICOLA SPADARO
Dopo la Grande Guerra, quando la disoccupazione cominciò a pesare sulle
famiglie, in Delianuova nacque una scuola di musica la cui frequenza era gratuita per i bisognosi, a pagamento per gli abbienti e semigratuita per gli altri.
La scuola musicale diede lustro al paese sfornando gli ottimi elementi che costituirono uno dei migliori corpi bandistici della Piana secondo i desideri del suo fondatore e direttore: il Maestro Nicola Spadaro.
Egli nacque a Delianuova il 10 febbraio 1886.
Dedicò interamente la sua vita alla musica essendosi diplomato “Maestro di musica operistica”.
Numerose le sue composizioni – a ricordo dei suoi tanti allievi ancora viventi
– molto apprezzate per il loro valore stilistico, ma dopo lo scioglimento del complesso bandistico di Delianuova (1957) andarono in gran parte disperse. Anche di lui si sa poco, molti sono gli aneddoti sul suo conto, ma nessuno ha ancora approfondito questa figura di eccellente musicista deliese che diresse per tanti anni circa 60 giovani elementi in quel complesso bandistico che lui volle intitolare a Francesco Cilea, suo maestro al conservatorio di Napoli.
Morì il 6 marzo 1950. a lui è dedicata oggi l’Associazione musicale deliese sorta qualche anno fa per volontà e merito di un suo allievo, il dottor Giuseppe Scerra e che ha nell’Orchestra di Fiati il suo fiore all’occhiello.
La sala delle prove
Diploma 1° posto “La Bacchetta d’Oro” - Città di Frosinone
… e alcuni trofei

Il Prefetto di Reggio Calabria, dottor Luigi De Sena, al suo arrivo salutato dal
Sindaco di Delianuova (sopra)

dal dottor Scerra e dal Giudice dottor Creazzo Giuseppe
Dopo la visita alla sede dell’Associazione Culturale, ci si avvia per la
pausa conviviale…

Il dottor Guido Papalia conversa con il dottor Luigi De Sena

Il dottor Damiano Tripodi intervista il dottor Luigi De Sena

Andrea Musmeci per RAI 3 intervista il dottor Giuseppe Scerra (in alto)

e il dottor Guido Papalia

Il dottor Giuseppe Scerra e il Viceprefetto, dottor Giuseppe Priolo
SALUTI AUTORITA'

GINO LORIA
A voi tutti buon pomeriggio e benvenuti alla 4ª Giornata regionale sull’educazione alla legalità.
Parlare di legalità, da un po’ di tempo a questa parte, è diventata una specie di moda: se ne parla nelle scuole, nei convegni, in politica, dovunque. Allora ci si domanda se è il caso di scomodare tante autorità, tante personalità, mettere in moto una così complessa macchina organizzativa per parlare ancora di legalità. Io credo proprio di sì, perché ricordo ancora l’eco della 1ª Giornata della Legalità, tre anni fa, sui piani di Carmelia, nel cuore dell’Aspromonte che da sempre per i mass-media è sinonimo di malaffare, arroganza e prepotenza.
L’evento aveva suscitato tanto scalpore, si era quasi gridato allo scandalo, vuoi per la difficoltà dell’argomento trattato, vuoi perché c’erano tanti personaggi di spicco in rappresentanza delle istituzioni a relazionare su una tematica a dir poco delicata, se non addirittura considerata un vero e proprio tabù.
Ma oggi non è più così. Forse siamo maturati e ci ritroviamo qui a parlare di legalità, senza più tanti vincoli perché sono proprio le istituzioni, presenti anche quest’anno con i loro rappresentanti, che vanno dal governo alla regione, dalla provincia ai comuni, dalla scuola alla chiesa alle forze dell’ordine, che danno più forza a questa giornata, che non vuole certo criminalizzare nessuno, ma vuole riunire tutti quanti noi a prendere coscienza, a riflettere un po’ su un argomento sul quale siamo tutti pronti a puntare il dito, dimenticando forse che ognuno di noi, nella nostra vita quotidiana, commette tanti piccoli gesti illegali. Credo di interpretare il pensiero di molti di voi nel definire che quello che è stato detto in questi anni, o quello che è e sarà detto oggi, sono solo parole inutili.
Sarà vero, ma è anche vero che nel cuore degli organizzatori rimane viva la speranza che la parabola evangelica del seminatore possa trovare riscontro nella realtà. Ricordate il seminatore? Uscì a seminare: il grano cadde tra le spine, tra i rovi, sulla pietra e non attecchì; ma una parte, una piccola parte cadde nella terra buona, germogliò e diede frutto.
Vi è la certezza allora che anche oggi molte parole voleranno via con lo stormir delle fronde, ma qualcosa sicuramente, alla fine rimarrà in noi.
Il tema della legalità, acquisito come valore culturale, potrà servire per costruire una società migliore, per valorizzare e sviluppare questa nostra terra, tanto amata e tanto bistrattata, nella consapevolezza forse che un giorno potremmo vedere realizzato quello slogan che da sempre accompagna il nostro programma: “Aspromonte da simbolo dell’illegalità ad incrocio di valori e sviluppo nella pace e nella convivenza civile”.
È con questo augurio, con questa speranza che adesso cedo la parola al dott. Giuseppe Scerra per l’apertura dei lavori. Grazie!
DISCORSO INAUGURALE DEL PRESIDENTE
DOTTOR GIUSEPPE SCERRA

Anche quest’anno la prima domenica d’Agosto vede celebrare a Delianuova, nell’Aspromonte, la giornata dedicata all’educazione alla legalità.
È questa la quarta volta consecutiva e l’appuntamento, come era nelle nostre speranze iniziali, sta ormai divenendo un importante e stabile punto d’incontro e di riflessione. La strada per giungere al traguardo è ancora lunga: molti ostacoli, strutturali e sociali, si frappongono ancora alla realizzazione di una società fondata sul pieno rispetto delle regole.
Siamo però convinti che iniziative come la nostra servano ad aiutare a percorrerla. Se non ne fossimo fermamente convinti, non avremmo certo affrontato, durante questi anni, le mille difficoltà per garantire lo svolgimento di questa manifestazione e per continuare nelle iniziative che la nostra associazione porta avanti durante tutto l’anno.
Voglio indirizzare un grato saluto alle autorità religiose, militari e civili che con la loro presenza danno lustro alla nostra iniziativa.
Ringrazio in particolare sua eccellenza il Prefetto di Reggio Calabria, dottor Luigi De Sena che, dimostrando ancora una volta con i fatti la sua spiccata sensibilità per il tema della legalità, onora con la sua presenza questa manifestazione.
Desidero esprimere la più viva gratitudine agli Enti che, manifestando anch’essi apprezzamento e condivisione per i nostri sforzi, hanno reso possibile con il loro contributo, dar vita alla manifestazione.
Un vivo ringraziamento rivolgo pertanto alla Prefettura di Reggio Calabria, all’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte, alla Comunità Montana del Versante Tirrenico-Meridionale, al Comune di Delianuova, ai Comuni di Cosoleto, Gioia Tauro, Oppido Mamertina, Palmi, Polistena, S. Cristina d’Aspromonte, San Luca, Scido, Sinopoli, Taurianova e Villa San Giovanni, nonché all’Associazione Aspromare di Palmi ed alla Credem, agenzia di Delianuova.
Ringrazio, infine, tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questa manifestazione e in particolare i componenti del Comitato della nostra Associazione.
Il tema dell’incontro: «Chiesa e Scuola, elementi cardini dell’educazione alla legalità», vuole sottolineare come resti sempre valido ed attuale il concetto che vede queste due Istituzioni come elementi insostituibili di formazione culturale e sociale ed indispensabile la loro opera nella formazione delle coscienze. Su questo tema si confronteranno nel corso della tavola rotonda del pomeriggio, gli illustri relatori che ci hanno fatto l’onore di accettare il nostro invito. La manifestazione è iniziata questa mattina con la celebrazione della Santa Messa officiata dal carissimo Don Giancarlo Musicò, ed animata dal nostro coro polifonico “Mons. Marco Frisina”.
La celebrazione di preghiera costituisce il massimo di riflessione e di riaffermazione dei valori cristiani ai quali la nostra opera si vuole costantemente ispirare.
Anche quest’anno verrà consegnata una targa alla memoria di una vittima della criminalità. Oggi sarà commemorato il sacrificio di Fortunato Correale, un onesto cittadino di Locri, ucciso nel 1995 dalla mafia perché non aveva rispettato le regole dell’omertà.
Seguirà il concerto dell’orchestra di fiati “Nicola Spadaro

Da sx: Angelo Surace, Sindaco di Cosoleto, il dottor Guido Papalia,
Filomena Ietto moglie del Sindaco di Delianuova al suo fianco,
e infine il dottor Luigi De Sena
orchestra che costituisce il nostro orgoglio.
Questi giovani hanno dato vita a una delle più belle realtà che Delianuova e tutto il comprensorio può oggi annoverare. Istruiti e diretti dagli impareggiabili maestri Managò e Pisano, i nostri ragazzi hanno conquistato, in pochi anni, la ribalta nazionale.
Perfino il maestro Riccardo Muti ha espresso il suo apprezzamento per la loro bravura. Il loro impegno, la loro ferrea volontà di progredire nello studio e il loro piacere di stare insieme, hanno consentito di dar vita ad una solida e stabile realtà, non esclusivamente artistica, ma dal profondo significato sociale.
Non esito ad affermare che oggi, in questo campo, i nostri sogni iniziali possono dirsi realizzati. L’orchestra di fiati “Nicola Spadaro” di Delianuova è il nostro fiore all’occhiello e rappresenta un esempio concreto di quanto andiamo affermando da molti anni: lo studio e l’elevazione culturale sono il vero cardine per la coltivazione dei veri valori e per la realizzazione di una società migliore.
Le mie brevi riflessioni stanno per concludersi; devo solo sottolineare da ultimo che le condizioni meteorologiche poco rassicuranti ci hanno costretto a cambiare il luogo di svolgimento della manifestazione. Lo scenario di Carmelia, anche sotto il profilo simbolico, rimane il luogo migliore per svolgere incontri come questo. Sono tuttavia convinto che anche in questa sede questa giornata di incontri e di riflessioni potrà ugualmente perseguire il suo scopo: quello di contribuire all’affermazione dei valori dell’educazione alla legalità e giovare quindi ai cambiamenti che auspichiamo.
Buon lavoro a tutti!
ROCCO CORIGLIANO (Sindaco di Delianuova)
Devo esprimere le mie felicitazioni in primo luogo ai promotori e agli organizzatori del 4° meeting sull’Educazione alla Legalità. – per l’intuito culturale e per la specificità dei temi, che non trova altri esempi in Calabria, per il posizionamento ed il ruolo fatto assumere nella contemporaneità storica all’intero Aspromonte.
Il comune di Delianuova si vede interpellato da questa iniziativa, che, se a prima vista può sembrare che abbia analogie con altre iniziative, si presenta tuttavia con un forte MESSAGGIO parlato , messaggio rivolto ad un pubblico ben definito.
Nel caso della 4ª giornata regionale sull’educazione alla legalità, questa definizione, traduce uno specialissimo alfabeto della memoria: «Aspromonte da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori e sviluppo nella pace e nella convivenza civile», che io oggi tradurrei in:
«Aspromonte da ultima propaggine del grande lembo di natura calato nel cuore del Mediterraneo a crocevia di valori – a messaggio di accoglienza per costruire la “civiltà dell’amore».
Lo slogan stesso della Tavola Rotonda che si andrà a sviluppare quest’oggi: «Chiesa e Scuola: elementi cardine della educazione alla legalità», sottolinea di per sé quanto i giovanissimi debbano essere in realtà i veri costruttori di legalità, per trasmettere a tutti (noi compresi), il messaggio di solidarietà e di fratellanza per sconfiggere la negativa consuetudine ad abituarci con rassegnazione a tutto ciò che accade intorno a noi.
I giovani sono certamente il futuro di una società, ma ne sono anche il presente.
Investire su di loro significa cambiare il mondo!
Accompagnare questi nostri giovani in itinerari che li portano alla scoperta del senso della propria vita, all’accoglienza gioiosa della propria esistenza, all’impegno responsabile verso la società, è alto mistero della chiesa, della scuola, delle istituzioni. Ed è a questa “ciurma” di giovanissimi che oggi va la nostra testimonianza carica di speranza.
L’Amministrazione Comunale assume, perciò, mille motivi per essere e diventare – con i giovani – la fionda di Davide di fronte all’armatura potente del gigante illegalità.
Nel rinnovare un grazie sentito agli organizzatori: Presidente e Comitato (tutto) dell’Associazione; all’onorevole Prefettura di Reggio Calabria, a S.E. il Prefetto ed al Comitato per la sicurezza e la legalità dell’Area tirrenica; all’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte; alla Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale; agli illustri relatori presenti che, nonostante tutto, hanno deciso di scommettere sulla visibilità e sulla cultura dei valori di questo nostro territorio; a tutti va il nostro grazie.
Infine per una precisa corrispondenza “storica”, riprendendo le illuminate parole che Franco Fortugno, espresse il 6 agosto 2005 sui piani di Carmelia: «… la Regione è chiamata a profondere tutte le sue energie per produrre civiltà e senso della giustizia», mi valgo della circostanza per rendere omaggio e testimonianza a chi ha pagato il più alto prezzo al senso della giustizia, proprio due calabresi eccezionali, realmente eroi:
Nicola Calipari e Franco Fortugno

Continuazione prima parte "Atti della IV Giornata" sull'Educazione alla Legalità

12.08.07 | by admin [mail] | Categories: Announcements [A]

NICOLA ZAGARELLA (Assessore del comune di Gioia Tauro)
Brevemente porgo il saluto
d e l l ’ a m m i n i s t r a z i o n e comunale di Gioia Tauro, un r i n g r a z i a m e n t o all’associazione, a tutta l’organizzazione, al suo presidente e voglio anche ringraziare la dott.ssa Augusta Torricelli Frisina che è stata la promotrice di questa iniziativa della giornata della legalità, da cui è partita l’idea di portare avanti questo progetto. Anche noi a Gioia Tauro ci stiamo impegnando, stiamo facendo un progetto assieme alla chiesa per recuperare i nomadi. Voi sapete che i nomadi sono bersaglio vulnerabile nelle strade, senza nessuna guida.
Noi abbiamo fatto un progetto al fine di recuperarli. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il dare; e ognuno di noi da semplici cittadini, da associazioni, da istituzioni, dalle scuole, dal mondo della chiesa, si deve attivare per recuperare legalità.
La legalità è un bene prezioso. Senza legalità non ci può essere sviluppo, non ci può essere aggregazione sociale, non ci può essere nessun beneficio economico. A Gioia Tauro, per quanto mi riguarda, come assessore alle politiche sociali, mi attiverò con tutte le mie forze per portare legalità diffusa anche nella Piana.
Permettetemi infine di ricordare l’amico Franco Fortugno. Io ho vissuto al suo fianco per sette anni prima che morisse. Tutti i giorni, quotidianamente. Ero assieme a lui; non lo posso mai dimenticare come uomo esemplare. I suoi insegnamenti li porterò con me per tutta la vita. Un altro ringraziamento permettendo di fare con tutto il cuore, perché ha infuso fiducia su tutto il territorio, al Dottor De sena, Prefetto di Reggio Calabria. Per noi è un esempio, è un rappresentante delle istituzioni che dà fiducia. Due settimane fa ho incontrato il presidente del Consiglio Prodi, venuto in visita a al porto di Gioia Tauro e gli ho confermato questa grande fiducia che ci ha ispirato con la sua autorevole azione. Grazie!
GINO LORIA
Dò idealmente la parola al presidente della Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale di Delianuova, dottor Antonio Alvaro il quale, per imprevisti impegni personali non è presente, ma ha mandato il suo saluto al dottore Scerra il quale mi prega di leggerlo:
Gentilissimo dottore, è con grande rammarico che le comunico l’impossibilità di partecipare per indifferibili problemi familiari, alla 4ª giornata della legalità.
Sento prima di ogni altra cosa il dovere di ringraziare la sua associazione per l’opportunità che offre alla nostra terra, così come mi sento di salutare e ringraziare tutte le autorità intervenute.
Credo che questa manifestazione rappresenti uno dei momenti più significativi e di più alto impegno per questa terra. Ritengo che la giornata di oggi possa definirsi, senza tema di smentite, un autentico evento per l’Aspromonte.
L’Aspromonte, questa montagna così bella e così dimenticata. La stragrande maggioranza della gente di questi luoghi ha sempre condotto una vita fatta di duro lavoro e di sacrificio, di ambizioni contenute, di amore del semplice e del buono. Si è sempre accontentata del minimo indispensabile per vivere.
Purtroppo una minoranza esigua ha fatto piombare in un baratro questa terra, soffocandola con la violenza e la sopraffazione, facendola diventare il simbolo dell’illegalità.
La caduta dei valori di cui soffre la società intera, qui si è ripercossa con maggiore virulenza, indebolendoci delle nostre azioni, facendoci perdere la speranza di sentirci liberi, senza condizionamento. Sbaglia chi pensa che il crimine organizzato sia un fenomeno da studiare, contro il quale bisogna opporre eserciti ed apparati. Ci sono la Magistratura, l’Arma e i Corpi di Polizia che sanno fare egregiamente il loro lavoro. Sono la paura e il disimpegno i mali peggiori contro cui dobbiamo combattere. L’illegalità può essere sconfitta e debellata solo attraverso l’apporto quotidiano di tutta la gente onesta che vuole vivere ed operare nel rispetto delle leggi, che deve trovare il coraggio per costituire un argine possente contro la criminalità, qualunque sia la sua missione, il suo mestiere o la sua funzione.
Da anni sono amministratore della Comunità Montana di Delianuova. Sono consapevole che gli amministratori rappresentino gli avamposti della democrazia. Ma molto spesso mi accorgo che agiamo in solitudine, attuando solo testimonianze sterili e velleitarie, di cui questa terra non ha bisogno. Il riscatto pesa su ognuno di noi: sulla Magistratura, sulle Forze di Polizia, sulle Istituzioni, sulla Chiesa, sulla Scuola, sui Partiti, sui Sindacati, sulla gente.
Diventa indispensabile unirci, unire le nostre forze, dare un impulso alla nostra coscienza per dare forza e darci forza, non con azioni frammentarie e discontinue ma con l’impegno continuo e costante. Non abbiamo bisogno di eroi, ma di gente comune che alzi la testa e dica basta
Oggi, unendo le nostre energie, stiamo dimostrando che l’Aspromonte può e deve rinascere, servendosi del contributo di tutti: dei suoi figli più illustri, come di quelli più umili, ma non per questo meno importanti.

Questa di oggi dev’essere la giornata che costituisce un passo decisivo verso un nuovo indirizzo che vede ogni forza, ogni istituzione, ogni donna ed ogni uomo impegnati nella realizzazione della linea di demarcazione fra la legalità e l’illegalità, fra la civiltà e la barbarie, unendo le volontà verso il fine comune: il progresso civile e sociale della nostra tanto amata terra.
Un cordiale saluto a tutti dottor Antonio Alvaro.
L’Orchestra di Fiati “Nicola Spadaro” prende posto in sala per iniziare il proprio concerto
ADESSO MUSICA
G. LORIA
Adesso ascolteremo alcuni brani dell’orchestra giovanile di fiati di Delianuova.
Il dottore Scerra ha già fatto cenno a questa giovane orchestra che si inserisce molto bene nel contesto del tema della legalità: emblematica, infatti, è la presenza di questi ragazzi che da anni portano avanti un discorso diverso, cui non siamo tanto abituati in questa nostra terra. Hanno riscosso tanti successi in tutta Italia: si sono esibiti nel Friuli, nel Lazio, in Sicilia, riportando ovunque un’immagine diversa della nostra terra. Queste sono le nostre forze.
Queste sono le forze su cui dobbiamo puntare tutto il nostro impegno perché la Calabria possa davvero riscattarsi. A dirigere questi ragazzi sono due maestri, giovani anche loro: Maurizio Managò e Gaetano Pisano.
Ma prima di passare al concerto vorrei sottolineare un fatto che mi ha colpito e che ritengo particolarmente significativo. La giornalista di “Repubblica”, che è venuta a fare un reportage su questa realtà deliese, intervistata da un giornale locale, ebbe a dire queste testuali parole: «Finalmente una buona notizia dal Sud. Un gruppo di appassionati di musica ha messo in mano a tanti giovani uno strumento, anzi un’arma che non spara». Ecco, questa riflessione della giornalista mi ha particolarmente colpito, perché questi ragazzi, dovunque siano andati, hanno avuto la fortuna di non far sentire l’eco assordante della “lupara”, ma il suono melodioso dei loro strumenti a fiato.
Facciamo un applauso a tutti quanti loro, con l’augurio e la speranza che possano, sempre più, andare avanti e tenere sempre alto il nome di Delianuova
PROGRAMMA MUSICALE
Inno di Mameli M ICHELE NOVARO
Invicta di JAMES SWEARINGEN
– Omaggio a Verdi Arr. O FBURG

– What a Wonderful World Arr. LORENZO PUSCEDDU
– Sexbomb Arr. DONALD FURLANO
– Big Sky Ouverture PHILIPSPARKE
Nessun Dorma G. PUCCINI
R O BE R T V AN B E R IN G E RN
– Caruso di L. DALLA

D . CA R NE V A LI
– Crazy Little Thing Called Love F. MERCURY
A . RA V IZ Z A
– Festival march di LORENZO PUSCEDDU


RICORDO DI FORTUNATO CORREALE
G. LORIA
Prima di passare alla tavola rotonda ecco il momento più difficile che vorremmo cancellare per sempre dalla giornata della legalità o da qualsiasi altra manifestazione. Purtroppo ci troviamo a dover vivere questi momenti. Faceva cenno il dottor Scerra che ogni anno in questa giornata si consegna la targa dedicata, insieme alla Santa Messa, a tutte le vittime della criminalità. In particolare si consegna la targa a una delle tante vittime innocenti della criminalità. Oggi, la targa sarà consegnata alla vedova di Fortunato Correale, Maria Teresa Adornato. Avrei voluto che si cancellassero per sempre questi momenti, ma ci ritroviamo, come mi sono trovato io, in veste di umile annunciatore, a dover fare la stessa cosa, proprio sei mesi fa, in occasione della rassegna teatrale intitolata all’onorevole Fortugno, e consegnare la targa proprio all’onorevole dott.ssa Maria Grazia Laganà, che anche oggi è qui presente. È con questo auspicio che noi chiamiamo la vedova, la signora Maria Teresa Adornato a ritirare la targa.
Consegna la targa il dottor Giuseppe Scerra!
Alla signora il nostro augurio che il marito non sia morto invano, ma sia ricordato perché ha creduto nei valori dello Stato

Il dottor Scerra consegna la targa alla memoria di Fortunato Correale
alla signora Maria Teresa Adornato
TAVOLA ROTONDA
CHIESA E SCUOLA :
ELEMENTI CARDINE DELLA
EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’
G. LORIA
Passiamo adesso ai lavori della tavola rotonda! Alla mia sinistra ci sono alcuni relatori. Purtroppo, ne mancano alcuni che avevano dato la loro adesione come Monsignor Giancarlo Bregantini, Vescovo della diocesi di Locri-Gerace. In sostituzione è venuto don Giacomo Panizza della diocesi di Lamezia-Terme, responsabile della formazione progetti educativi della Conferenza Episcopale Calabra.
Ma monsignor Bregantini non ha voluto lasciarci senza dirci niente, la sua parola che è sempre piacevole ascoltare, giunge a noi anche, con un messaggio brevissimo che il dottore Scerra mi incarica di leggere.
Vi raggiungo con tanta considerazione, Autorità religiose politiche, militari e civili.
Stimatissimi responsabili dell’Associazione Culturale “Nicola Spadaro” di Delianuova.
Gentilissime signore e signori, per porgerVi il mio saluto, rammaricato di non poter partecipare alla 4ª Giornata Regionale sull’educazione alla legalità. Motivi pastorali mi impediscono di essere accanto a voi per condividere le riflessioni, le scelte, i programmi in occasione di un importante evento che vede tutti voi riuniti ai Piani di Carmelia.
La Calabria merita di essere amata e non compatita o giudicata, pur nella sua fragilità. Dai segni di illegalità diffusi sul territorio nuove finestre di luce si spalancano sulla Regione, attraverso una fiduciosa presa di coscienza e di impegno. Questi sono i valori che devono accompagnare il cammino della Calabria: coscienza ed impegno per costruire la pace e sviluppare un lavoro autentico per tutti: ma insieme, tutti in cordata e mai soli o chiusi nel proprio io egoistico ed inefficace.
Questo è il mio augurio e come Vescovo questa è la mia preghiera, con la speranza che il vostro incontro segni nuovi cammini di sviluppo per questa terra illuminata dal sole ed avvolta dall’amore di chi vi abita.
Con viva cordialità
@ p. GianCarlo Maria Bregantini
Vescovo di Locri-Gerace
* * *
G. LORIA
L’Onorevole Armando Veneto, il quale è assente per motivi di
salute e per motivi di salute anche il preside dell’Istituto
Comprensivo di Oppido Mamertina prof. Bruno De Masi, non
possono essere qui con noi.
Possiamo presentare gli altri relatori: Don Giacomo Panizza, la
dott.ssa Augusta Torricelli Frisina, giornalista e scrittrice, il dottor
Guido Papalia, procuratore della Repubblica di Verona, il dottor
Luigi De Sena, prefetto di Reggio Calabria, il dottor Andrea Musmeci

I relatori: Luigi De Sena e Guido Papalia (in alto);

Andrea Musmeci,Augusta Torricelli Frisina e don Giacomo Panizza

ANDREA MUSMECI (Giornalista RAI)
Buona sera! Sono
Andrea Musmeci.
Dovrei fare il moderatore, un compito molto difficile soprattutto perché si dovrebbe trattare la legalità. Prima di dare la parola al Prefetto di Reggio Calabria, De Sena, siccome è stato detto che l’Aspromonte è crocevia di mortalità, dev’essere anche il crocevia di legalità. Molto presto qui a Delianuova sarà aperta una delle porte del Parco Nazionale d’Aspromonte, una delle quattro porte per accedere. Aprendo questa porta possono entrare tutti. Non è giusto fare delle selezioni, ma le amministrazioni comunali dovranno sorvegliare queste porte, dovranno stare attente a chi fare entrare, proprio per ripristinare la legalità in uno dei posti forse più belli d’Italia. Questo lo dico oggi, a distanza di anni, perché forse con la mia professione ho commesso anch’io l’errore di descrivere un Aspromonte brutto; invece è bello. Mi piace soprattutto qui ricordare Polsi che dall’illegalità è diventato luogo di legalità e di grande civiltà. Ora dò la parola al Prefetto di Reggio Calabria, dottor Luigi De Sena

S.E. LUIGI DE SENA (Prefetto di Reggio Calabria)
Desidero anzitutto ringraziare tutti voi per l’accoglienza, ringrazio il Sindaco, il presidente Scerra, i Procuratori Papalia e Lombardo.
Queste sono occasioni alle quali partecipo sempre volentieri trattandosi di contesti che rievocano ricordi e affezioni importanti: il pensiero va al caro amico Nicola Calipari, funzionario di altissimo valore professionale, caduto eroicamente nel rendere un servizio allo Stato.
Credo che la madre sia originaria proprio di Delianuova e perciò il collegamento risulta spontaneo anche perché con Lui condivido l’amore per le relazioni più prossime, in primis quelle originarie, che si individuano naturalmente in maniera più autentica nel proprio territorio.
Vorrei, ora, fare un passaggio sul ruolo della Pubblica Amministrazione che rappresento e verso cui muovo forti critiche poiché troppo spesso pretende dal cittadino il rispetto delle regole senza esserne essa stessa interprete primario: ritengo che la vicinanza delle Istituzioni all’utente debba manifestarsi anzitutto con l’esempio positivo ed è per questo che uno dei miei impegni prioritari è quello di creare una migliore sintonia nel rapporto.
Entro l’anno è mia intenzione ultimare le opere di ammodernamento di alcuni nuovi uffici della Prefettura che hanno contatti con il pubblico e renderli operativi. Credo che possa significare molto in termini di recupero di fiducia e di consenso considerato che, allo stato attuale, la credibilità e la funzionalità della P.A. sono ai minimi storici inducendo talvolta il cittadino a scegliere la criminalità organizzata, interlocutore capace di fornire risposte in tempi rapidi, per ottenere riscontro alle proprie legittime istanze. In Calabria l’azione di contrasto esercitata dalle Forze di Polizia contro la mafia è eccellente e non teme confronti ma io ritengo che la vera partita si giochi sul piano della prevenzione laddove anche l’ottimizzazione della qualità del servizio reso dalla Pubblica Amministrazione all’utente ha un ruolo determinante.

Un primo piano del dottor Priolo

Mi spiego: l’azione di controllo del territorio esercitata quotidianamente in maniera egregia dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza non è sufficiente a garantire il pieno recupero della legalità se non è supportata dalla capacità dello Stato di interloquire in maniera corretta, efficace ed efficiente con il cittadino. In tale direzione è stato congegnato il Programma Calabria che coinvolge tutte le Pubbliche Amministrazioni locali, il mondo politico e della cultura, le organizzazioni di categoria, le associazioni, il settore del credito, la cui realizzazione viene costantemente monitorata dalla Conferenza Regionale delle Autorità di Pubblica Sicurezza, che prevede una serie di interventi in tutti i settori in grado di contribuire pesantemente a sedare quel desiderio di riscatto sentito fortemente dai calabresi. È necessario, dunque, che ognuno di noi faccia una seria autocritica esercitando quella intelligente capacità di sedersi ad un tavolo di lavoro con un’idea ed essere disposti ad alzarsi dopo il confronto con quella opposta. Un altro aspetto che ritengo debba costituire un momento di riflessione è quello che riguarda la comunicazione mediatica: della calabria o non se ne parla o se ne parla in termini negativi.
Nel corso di questo periodo trascorso in qualità di Prefetto di Reggio Calabria, di positività ne ho rilevate molte, dal settore socioeconomico alla cultura, all’imprenditoria e devo dire che raramente trovano la giusta risonanza; bisogna evitare, però, di collegare qualsivoglia episodio delittuoso alle gesta della mafia con la conseguenza di attribuirle un potere ancora più forte di quello reale.
Esistono, eccome, grossi serbatoi di idee, laboriosità fantasiose e concrete, elementi di valore come l’orchestra di fiati che ho avuto il piacere di ascoltare in più occasioni e che certamente costituirà un’attrazione per la prossima Festa della Repubblica. Nel formulare a voi tutti i miei migliori auguri, auspico un’intesa forte tra tutti i protagonisti di questo territorio per creare e concretamente operare verso obiettivi di recupero socio-economico-culturale.

Rocco Corigliano, la dott.ssa Maria Grazia Laganà ved. Fortugno,
il dottor Giuseppe Creazzo e dietro loro, Franco Rossi (Assessore Lavori Pubblici del Comune di Delianuova)
MUSMECI
A nome di tutti ringrazio il Prefetto De Sena che quanto meno ha aperto un’altra porta di speranza. Naturalmente in questo suo lavoro dev’essere aiutato da ognuno di noi, secondo quello che ognuno di noi fa nella vita di ogni giorno.
Ora la parola al dottor Papalia.
GUIDO PAPALIA(Procuratore della Repubblica di Verona)
Sarò molto breve, come è stato raccomandato dagli organizzatori.
Il tema affidatomi “giustizia e legalità”, per quanto riguarda il termine “giustizia”, può essere inteso sia con riferimento all’istituzione che ha come suo compito specifico quello di fare rispettare la legge, sia con riferimento al “valore” stesso della legalità che deve fissare regole idonee a realizzare la “giustizia” e cioè a consentire l’attuazione dei principi di uguaglianza, rispetto della persona, solidarietà e di tutti gli altri principi fondamentali fissati nella prima parte della nostra carta costituzionale.
Nel primo significato il richiamo è alla magistratura che ha come suo compito fondamentale quello di “amministrare la giustizia” e, per quanto riguarda la necessità che questa istituzione sia il più possibile “trasparente” e vicina ai cittadini, mi riporto integralmente a quello che ha detto il prefetto De Sena. La magistratura ha due fondamentali funzioni: reprimere le violazioni della legalità da chiunque ed in qualsiasi attività commesse e garantire i diritti dei singoli contro eventuali attacchi da chiunque e da qualsiasi parte provenienti.
Proprio per questo la nostra Costituzione ha espressamente disegnato la magistratura ome un corpo autonomo ed indipendente, anche se non completamente “sganciato” dagli altri poteri perché l’organo di autogoverno (il C.S.M.) è composto per un terzo da membri eletti dal Parlamento – uno dei quali svolge le funzioni di vicepresidente – ed è presieduto dal Capo dello Stato. Altro momento di collegamento tra i vari poteri è quello delle interrogazioni parlamentari attraverso le quali è consentito un controllo sulla correttezza dell’esercizio della funzione giudiziaria.
È di fondamentale importanza nell’interesse di tutti che i valori dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura vengano effettivamente assicurati e garantiti non solo mantenendo ferme ed irrobustendo con le leggi ordinarie le disposizioni costituzionali, ma anche evitando di delegittimare l’operato dei giudici.
A tal fine è necessario affrontare in maniera seria il c.d. problema giustizia” approntando tutti gli strumenti ed i mezzi necessari per dare credibilità ed efficacia al “servizio giustizia” e consentire alla magistratura di garantire effettivamente, tempestivamente ed efficacemente i diritti dei singoli nell’interesse dell’intera collettività per conto della quale i singoli magistrati svolgono la loro funzione, inquirente e giudicante, a difesa della legalità.
Nel secondo significato cui si è fatto prima riferimento il termine “giustizia” serve, invece, ad indicare il contenuto e lo scopo della legalità e, quindi, ad individuare la legalità come un valore che, attraverso la legge formalmente emanata rispettando le apposite procedure, realizza i principi fondamentali fissati nella nostra Costituzione ed attua la volontà del popolo. A tal fine il concetto di legalità va inteso in senso dinamico e non statico, come risultato di una attività di partecipazione di tutti, nella forma democraticamente prevista (anche di contestazione e di lotta), alla formazione della legge.
Il singolo cittadino deve essere consapevole che ha attivamente partecipato alla fissazione di una regola e deve consapevolmente accettarla perché frutto della volontà di tutti (compresa la sua) affermatasi secondo le regole della maggioranza appositamente disciplinate in democrazia.
Così giustizia e legalità possono andare d’accordo. Se la legge non è imposta dall’alto ma approvata con la partecipazione di tutti è giusto che venga accettata, anche se non condivisa perché non esprime l’idea dal singolo sostenuta. In questo senso le leggi diventano strumento per il bene comune.
Questo è molto importante perché deve stimolare e promuovere la partecipazione sempre più attenta e consapevole del cittadino alla vita pubblica e conseguentemente presuppone un cittadino che conosce a fondo non solo i propri diritti, ma anche i propri doveri.
Fondamentale, perciò, l’educazione e la scelta di un progetto educativo ampio mirante a far conoscere e rispettare l’ambiente, ad esaltare e promuovere i valori della non violenza, della solidarietà, dell’accoglienza, dell’impegno, della tutela dei più deboli e delle pari opportunità.
Questo è compito non solo della famiglia e della scuola, ma anche di tutti i centri frequentati dai giovani a vari fini (sportivi, culturali, di gioco, ecc.) e, comunque, di tutti i gruppi ed associazioni, anche di quelli frequentati solo da persone adulte.

E l’educazione è un tema che deve interessare molto la Chiesa. La chiesa deve educare il cattolico non solo ad essere un buon cattolico ma anche ad essere un buon cittadino e, quindi, a rispettare le idee dell’altro oltre alla religione dell’altro e, conseguentemente, a rispettare una legge che, anche se non coerente con i principi cattolici, è conforme ai principi generali di una società laica.
Credo, quindi, di potere affermare che giustizia e legalità si possono conciliare avendo come necessario presupposto la partecipazione.
Solo così, per usare termini cari ai cattolici si può superare “l’inferno” dell’illegalità per raggiungere il “paradiso” della legalità.
Certo che, come ricordava il prefetto De Sena, è indispensabile che la pubblica amministrazione sia più vicina ai cittadini e, piuttosto che creare procedure complicate che mortificano o ritardano l’attuazione dei diritti richiesti, sia pronta a rimuovere tutti gli ostacoli burocratici che ne rallentano l’azione.
Purtroppo nella nostra Calabria, così come in altre parti del nostro territorio nazionale, la situazione è molto difficile e non sempre le “buone” leggi riescono a realizzare la vera giustizia.
È necessario, quindi, impegnarsi a fondo perché prevalga la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e venga definitivamente sconfitta la mafia.
Mutuando un termine usato in altri ambiti della vita pubblica si può affermare che nelle nostre zone è ancora necessaria una “legalità di lotta” e, cioè, un impegno costante e molto evidente per affermare i principi di giustizia superando “l’inferno”
MUSMECI

Un grazie al Giudice Papalia per questo suo intervento.
Ascoltiamo adesso quello che ha da dirci don Giacomo Panizza
su questo rapporto tra Chiesa e Scuola nel contesto della legalità.

DON GIACOMO PANIZZA (responsabile della formazione
progetti educativi della Conferenza Episcopale Calabra)
Buonasera! Il titolo mi è piaciuto “Chiesa e scuola, elementi cardine dell’educazione alla Legalità”: elementi cardine in divenire perché in atto non lo sono. Nella chiesa ieri e oggi, nella scuola ieri e oggi.
È vero che siamo nella fase dinamica, in evoluzione e i miei studi a Brescia mi hanno insegnato che la chiesa è maestra in umanità quando rispetta la parola di Dio, mentre nella storia è stata un po’ meno maestra e ne ha combinate di tutti i colori. Anche il Papa, poco tempo fa, ha chiesto un gesto di perdono, perché la chiesa nella storia, su questi temi è indietro come tutti noi, come la scuola, come le pubbliche amministrazioni, come la famiglia e come tutti quanti. Siamo tutti in questa barca e abbiamo bisogno del paradiso. Però certamente io credo che la risalita sia possibile. Proviamo a immaginare quel gruppo di ragazzi e ragazze dell’orchestra di fiati che si sono messi a imparare a suonare. Hanno appreso delle tecniche individuali, ma anche di suono in comune e hanno messo su un apprendimento scientifico.
Proviamo anche a immaginare quei giovani che, oltre a suonare, amano stare insieme, fare un’amicizia. Nasceranno delle coppie, nasceranno delle squadre ulteriori, si capiranno meglio; allora questo stare insieme diventa un’occasione sociale, diventa una socializzazione. Certamente siamo all’interno della formazione, dell’educazione, però come abbiamo anche ascoltato mutuando i concetti che abbiamo ascoltato poco fa, certamente se dei giovani si mettono a suonare insieme ed apprendere le tecniche, si mettono ad imparare quelle scale che vanno da G. Verdi a Sex-bomb ecc..

Il dottore Giuseppe Priolo con la consorte
Certamente, imparano bene, ma certamente stanno anche insieme. Proviamo ad immaginare che quel gruppo sia stato messo su perché l’hanno voluto loro, l’hanno voluto alcuni produttori, ma magari l’ha voluto anche la pubblica amministrazione, magari la chiesa è d’accordo, magari qualche associazione locale è d’accordo. Allora, diventa educazione perché c’è dentro il concetto di cittadinanza. Cioè l’educazione, lo sappiamo tutti, non è soltanto l’apprendere le tecniche della musica o lo stare assieme perché altrove si sta male, allora stiamo meglio qua ma perché c’è un orizzonte davanti e perché c’è anche un complesso di soggetti singoli, ma anche di gruppo, ma anche pubblici e insieme giocano questa carta della educazione; e allora l’educazione viene messa nell’orizzonte della cittadinanza.
Ecco, certamente l’educazione, tutti sappiamo che è un esercizio ed io prendo l’esempio dei ragazzi che suonavano prima.
Questi ragazzi, quando fanno gli esercizi, non ripetono sempre le stesse scale, non ripetono sempre le stesse canzoni, si stuferebbero di rifare la stessa musica, ma fare esercizio nei concerti educativi significa non mettere in pratica ciò che si sa già, non è eseguire, troppo facile, non è più educazione, ma non è la cosa già saputa, ma è quel sapere che limita le cose. E allora su questo sappiamo tutti che abbiamo tanto da fare.
La chiesa giocherà le sue carte, le pubbliche amministrazioni le loro carte, le famiglie le loro carte, i singoli individui le loro carte. E la chiesa ha messo su quelle cose che si chiamano laboratori aperti in diverse parti d’Italia, e anche al sud naturalmente la chiesa, quando mette su delle iniziative, tra cui anche quelle formative, noi abbiamo il peccato originale di provarci e riprovarci. Allora, quando si parla di formazione, che sappiamo che è una delle tre arti dell’impossibile, sappiamo che facciamo formazione, ma sappiamo che è impossibile formare le persone, perché una persona è solo lui; sappiamo che una formazione ha dei limiti, ha delle zone invalicabili, perché i figli, gli alunni, il cristiano, i cittadini non sono formati come gli adulti, o come il prete o come il papà, la mamma.
Gli adulti compiono delle cose importanti, delle cose che ritengono importanti per la vita di cittadinanza comune e per il bene comune. Ma poi, come è stato detto anche prima, con altre parole, le persone possono apportare, debbono apportare delle operazioni formative. Sappiamo che mettono in piedi una delle arti dell’impossibile, perché non c’è il prodotto della formazione.
Noi possiamo formare quel che vogliamo, ma il prodotto non è come nella moltiplicazione o come dei mezzi che escono dalle macchine o con lo sampino, perché il soggetto si autoforma, reagisce, collabora, ti scavalca perché diventa più bravo del maestro. La formazione è quindi aperta a tutte queste cose, nella chiesa, nella scuola almeno nei luoghi di formazione credo che queste cose le sappiamo da sempre. Però ripeto, la chiesa se ne fa un principio, quando parla di formazione: è il principio della speranza. C’è bisogno di speranza che non è ottimismo, perché l’ottimismo come il pessimismo è deciso a priori. La speranza invece non accetta né per umana né per divina l’illegalità. Sono nel contesto del titolo che mi hanno dato, “L’educazione alla legalità".

Il Procuratore di Palmi dottor Vincenzo Lombardo e la consorte
La speranza non è perpetua, la speranza resiste all’illegalità, e si lascia attrarre da una legalità, una giustizia sempre più grande, anche più grande delle stesse leggi scritte. Certe volte, anche se un cittadino può esigere delle cose, può anche perdonare; è un concetto che va, che cammina a braccetto con le leggi che vanno osservate, ma possono anche essere arricchite culturalmente. La speranza attira energie e concetti e lavoro e valori viventi e incarnati; sappiamo tutti che non c’è legalità senza responsabilità. Immaginiamo di vivere in una zona dove ci sono giovanotti che passano a chiedere soldi ai commercianti, o agli imprenditori e immaginiamo che queste persone dicano no e lo vogliano dire insieme. Ecco, se reagiscono e dicono no insieme, resistono; se invece si mettono con il Comune, con le pubbliche amministrazioni, se vanno in prefettura e mettono su un’associazione che è in collaborazione con le pubbliche amministrazioni, con la polizia ecc., costruiscono le denuncie, non in modi soggettivo, allora questo modo deve costruire la giustizia sul quel territorio. Questa è educazione alla cittadinanza. Anche se un imprenditore ha 65 anni, si educa alla cittadinanza, se soltanto non difende se stesso, ma se invece può garantire questi tipi di iniziative insieme ad altri, insieme anche alla comunità locale, alle pubbliche amministrazioni e alle realtà che sono presenti sul territorio.
Certamente, oltre a questo episodio, ce ne sono tantissimi altri.
Io giro l’Italia un po’ su queste cose e vi assicuro che ce ne sono tanti episodi di questo genere.
Quando dei ragazzi vengono a chiedere di aiutarli ad uscire dalle cosche, anche da queste zone dell’Aspromonte, e, sapete come fanno in certe nostre comunità, si drogano, che ci vuole ed andare dal Sert e dimostrare che si educa, basta fare le analisi. Ma se parliamo a questi ragazzi, chiedono educazione, cioè chiedono di cambiare vita, chiedono di essere accompagnati per cambiare vita, allora possono non sparare più, non possono scappare e basta.
Debbono costruire e debbono trovare uno stato, una comunità, una chiesa, un gruppo, una famiglia, debbono trovare qualcuno perché da soli non ce la fanno e pensiamo anche ai tanti che stanno uscendo dall’indulto, non tutti riusciranno a ricostruirsi la vita. Non basta una vita, certe volte. Certe volte accanto alla legge, bisogna accompagnare e bisogna anche che quelle persone che pensano di essere quelle giuste o quelle normali, o quelle dei compagni di chiesa o certe volte invece sono quelle che devono e dobbiamo cambiare; perché quelle persone che escono dal carcere, queste 12/13 mila in questi giorni, non hanno solo bisogno di uscire dal carcere, hanno bisogno di trovare qualcuno che ha cittadinanza in testa, più grande di quella che ha costruito la condanna, la pena e basta. Ma che deve avere poi in testa un concetto di cittadinanza che è fatto anche di accoglienza, di capacità di ricostruire insieme, di accompagnamento, allora naturalmente questa diventa educazione.
Ecco, l’educazione non è soltanto dei ragazzi che suonano o di chi ne ha bisogno. Educazione è per tutti, anche per chi si crede normale. Tante ingiustizie, tante emarginazioni, tante disuguaglianze non avvengono perché ci sono quelli che vogliono essere disuguali o vogliono essere poveri. Ho sentito prima l’esempio, in tutta Italia, là dove si costruiscono delle attività lavorative insieme, dove possono lavorare. C’è in giro il proverbio:
hai visto mai lavorare uno zingaro? è un proverbio, non è parola di Dio, non è la sacro santa verità. Si può lavorare; io vedo esempi anche su Lamezia Terme, ma anche su Roma, Milano, Firenze, dove messe su delle organizzazioni economiche, una donna di 17/18 anni, 20 anni, 32/45 anni perché non dovrebbe lavorare, perché non potrebbe lavorare a casa come tutti gli altri?
Io credo che l’educazione può prendere sempre e deve prendere sempre tutti quanti. Perciò i temi col minore del carcere, col volontariato nel caso degli adulti, i temi dell’uso dei beni confiscati, i testimoni di giustizia, le iniziative di educazione alla legalità si debbono fare, anche qua in Calabria. Chi sta facendo dei piccoli prestiti a persone che hanno bisogno di prestiti, pochi soldi, specialmente donne, per poter lavorare, per poter educare alla cittadinanza, per poter portare avanti la propria idea di persona e per poter educare i propri figli nella libertà. Così anche tutto quello che accade nel mondo, cioè il tema dell’educazione alla legalità, certamente abbraccia il concetto di educazione, come dicevo prima, con l’educazione cognitiva, professionale, ma anche lavoriale, personale e sociale che ci limita.
L’educazione alla legalità certamente è una qualità educativa, perché comprende tutte quelle cose che abbiamo sentito prima, che ho cercato io di ripetere adesso e magari posso aggiungere una cosa: io ho fatto 29 anni a Brescia e 30 in Calabria. Allora sono un po’ confuso; non capisco se sono del nord o del sud, però, vi assicuro che nel mio via vai continuo su questi temi della legalità e della giustizia, vi assicuro che c’è tanto da fare, ma c’è tanto anche da apprendere, sia quelli che chiamiamo gli allievi, sia quelli che chiamiamo insegnanti.

Continuazione seconda parte "Atti della IV Giornata" sull'Educazione alla Legalità

12.08.07 | by admin [mail] | Categories: Announcements [A]

MUSMECI
Ed ora la parola alla dott.ssa Augusta Frisina Torricelli
AUGUSTA TORRICELLI FRISINA (Giornalista e scrittrice)
Io voglio partire proprio dalle ultime parole di don Giacomo Panizza perché sul nostro rapporto con l’educazione alla legalità e nel nostro atteggiamento verso le politiche sociali non c’è soltanto il momento della testimonianza, ma c’è anche la necessità di apprendere. Essendo l’ultima a prendere la parola, prendo atto che in questo particolare convegno,in questa tavola rotonda emergono aspetti sempre nuovi, sui quali forse quotidianamente ho sorvolato e che oggi mi sono stati riportati in massima evidenza.
Per dire la verità, non le considero passerelle le riflessioni di questa giornata sull’Aspromonte, pur avendo partecipato a molta convegnistica a volte un po’ formale. Queste giornate mi sono sempre piaciute. Devo precisare tuttavia all’assessore di Gioia Tauro, che è venuto per la 4ª giornata, che io non ho promosso la 4ª giornata, mentre è un po’ mia l’idea della prima. Per chi non ha partecipato in passato a questa convegnistica sull’Aspromonte la prima giornata è nata da un colloquio con il presidente dell’Associazione musicale “Nicola Spadaro”. Allora io ero presidente del comitato regionale di educazione alla legalità. Mi disse il dottore Scerra: «Io formalmente vorrei collegarmi a una scuola. Perché? La scuola di musica che cos’è?. Chi fa musica non delinque» mi rispose!

Quando mi ha fatto questa battuta, io mi son sentita vicina al suo orizzonte. Prima vedevo troppo burocratico il rapporto con la scuola. Vedevo il divario tra una scuola nel livello elementare, medio, superiore gerarchicamente parlando, come squilibrio tra il dire e il lavorare con i giovani. Oggi devo dire che questi squilibri sono stati recuperati grazie al dottore Scerra e a tutti coloro che lo collaborano, al punto che nonostante le difficoltà siamo arrivati alla 4ª giornata.
Arrivare alla 4ª giornata in tema di educazione alla legalità è molto difficile. Se si fanno parole si arriva anche alla 22ª, alla 30ª, ma se non si fanno parate è difficile perché gli interlocutori spesso non si sentono trascinati. Non sono momenti nei quali si gioca a fare spettacolo, ma si riflette insieme. Stare qui tutti assieme col caldo, addirittura chiusi all’interno di una scuola, non sotto i pini in Aspromonte, un po’ di nostalgia la provoca per quella bellissima sede degli anni precedenti. Però tutti sanno perché oggi abbiamo dovuto ripiegare per via del maltempo all’interno della scuola.
Tutto questo mi rende più forte, perché per me è stato un piacere intervenire a tutto campo, con la mia esperienza, che è un po’ quella scolastica, ma anche un po’ quella di giornalista. Il mediatico oggi è un po’ sotto tiro. Ho messo un po’ sotto tiro certe accuse che si fanno intorno alla deontologia che accompagna spesso il giornalismo, quando fa senzazionalismo, quando non approfondisce le motivazioni degli eventi e rischia di disinformare o di informare in modo distorto su quello che accade. Un po’ da giornalista, un po’ da donna di scuola, non potevo strutturare la relazione su qualcosa di molto specifico. Le mie sono indicazioni in libertà, questa volta. Ci sono degli elementi estremamente interessanti in questo nostro vivere le giornate di educazione alla legalità in Aspromonte. Dell’Aspromonte si è parlato sempre in negativo, noi abbiamo scelto proprio la formula che contraddice il negativo: “da crocevia di illegalità, a luogo di valori”. E mentre noi facciamo questo sforzo, sui quotidiani del nord l’Aspromonte passa ancora come icona del negativo, come una volta. In occasione di un efferato delitto consumato di recente nell’Appennino parmense si è parlato di “l’Aspromonte del nord”. Mi sono detta: allora facciamo bene noi a lavorare qui, dobbiamo ritornare in Aspromonte ogni anno.
Diventa un dovere di tutte le istituzioni ritornare qui, ricominciare da qui, ricordare ciò che è accaduto in Aspromonte per trasformarlo spingendo verso un cambiamento di mentalità.
Guardate che per la notizia che è stata data circa la porta dell’Aspromonte, che sarà inaugurata in autunno, la porta in senso fisico come uffici, dobbiamo pensare alla porta anche in senso metaforico, la porta che si apre, questo Aspromonte che comincia ad avere una sua sede istituzionale. Si può ritrovare, si può percorrere, si apre quindi alla trasparenza, all’accesso, non più
luogo misterioso, aveva detto monsignor Bregantini per chi lo ha ascoltato l’anno scorso. Siamo rimasti estasiati quando, nell’omelia, monsignor Giancarlo Bregantini ha detto “per aspera ad astera”, dall’Aspromonte antico, anni di storie di antichità, di delitti, cupo, tenebroso, luogo nel quale sono stati nascosti i sequestrati, fino alla luce. Mi pare che il messaggio fosse proprio
quello che noi continuiamo a trasmettere ritornando in questi luoghi ogni anno. È sempre un modo di ritrovarci per riscoprire il positivo perché abbiamo bisogno di non essere pessimisti, perché dobbiamo riaffermare la speranza e dobbiamo assolutamente ritrovare elementi per vivere, andare avanti e ritornare nel nostro Aspromonte.

Dottoressa Augusta Torricelli Frisina durante il suo intervento
Diceva Robert Green, “non costruite fortezze per proteggervi perché è estremamente pericoloso”. Occorre aprire fortezze forti, spalancarle a Gerace, a Delianuova e negli altri punti a cui si può accedere. Il primo anno per chi lo ricorda, ho presentato un libro scritto da Pasquale Ambrosino, “Sentieri di Legalità”. Poi ho ritrovato questo titolo nel bel progetto di Libera per le terre confiscate della Piana. Chissà se l’associazione ha letto quel libro in cui ex tossici facevano questo percorso in 28 giornate, nell’Aspromonte tenebroso, recuperando anche sotto le stelle, di notte, stando insieme nelle difficoltà spesso fisiche, la loro identità, la loro dimensione di vita. Questo è l’aspetto principale che mi preme sottolineare. Ritorniamo in Aspromonte!
Alcuni siamo stabili ospiti a questa giornata, il dottor Papalia, mons. Bregantini, il dottor Perna, Barillà ed altri. A me fa piacere incontrare Don Giacomo Panizza, perché siamo stati insieme, chiesa e scuola, alcuni anni fa a Lamezia in un dibattito con gli studenti. Ci siamo ritrovati a parlare di educazione alla legalità, ma lui lo stava facendo in concreto, perché stava occupando uno stabile confiscato alla mafia, con dei giovani. Avevano grandi difficoltà all’epoca, perché gli ex proprietari non mollavano la presa. Io non so cosa sia accaduto dopo. Il nostro ospite forse non ne ha voluto parlare. Però qualcosa è accaduto perché io ho letto che lui in seguito ha potuto operare in quello stabile. Allora io gli dissi: “la scuola non deve far cadere queste cose! I diciottenni, che sono maggiorenni, se lui ha difficoltà a far venire i giovani a pulire, a fare le manutenzioni in quello stabile, perché il preside, la
scuola, non li mandano in stage? Sono futuri geometri, possono venire a prendere le misure e fare manutenzione!”.

Il giudice creazzo conversa con il procuratore di Palmi dott. Lombardo
Cerchiamo un modo per dire che la scuola non può solo fare legalità teorica, ma legalità praticata. Ha ragione chi ha detto che siamo ancora agli inizi perché è più facile teorizzare che applicare una dimensione di tipo operativo dentro le scuole. Progettare è facile, tutti progettano pur di incassare qualche contributo, ma spesso i veri progetti, quelli del fare non richiedono un budget
particolarmente elevato. Si può fare un po’ di alternanza scuola lavoro nelle terre o negli immobili confiscati. Le scuole vanno fuori dalle scuole, adottano un terreno confiscato. Lo stanno facendo volontari toscani e laziali. Questo non è teorizzare, questo è esserci. È su questa pista che dobbiamo andare. Che cosa hanno in comune Scuola e Chiesa?
Io l’ho fatta questa riflessione prima di venire qui oggi. L’anno scorso veramente ho detto che se è per la scuola un obbligo culturale quello della legalità, per la Chiesa è culto della legalità.
Sono due dimensioni che si integrano. La Chiesa là dove non fa della legalità un culto, sbaglia, perché la Chiesa incide non soltanto dentro la scuola, ma anche, fuori, nella dimensione e nello spazio extra scolastico. La scuola ha una dimensione più asfittica rispetto alla Chiesa perché può fare queste operazioni di formazione solo nell’orario scolastico. Sappiamo tutti che i risultati sono magri, come la tela di Penelope. Spesso quello che si fa a scuola, viene disfatto a casa. La famiglia spesso rema contro la scuola, ha ostacoli contro i quali deve combattere con diplomazia perché, è chiaro, non si può isolare dal contesto. Se c’è isolamento, diceva Falcone, allora c’è il rischio che tutto vada alla catastrofe. Quindi dobbiamo fare sistema, rete, in forma positiva. I codici di legalità, non possono restare solo formali. Ricordo quando nell’Istituto comprensivo di Delianuova, allora era preside l’ingegnere Talia, abbiamo fatto un protocollo di legalità in rete tra comune, scuola,
chiesa, associazioni, volontariato. Se ci mettiamo in rete, se siamo integrati, è chiaro che siamo forti. La chiesa è più forte, la scuola è più forte. Anche le altre istituzioni possono diventare più forti, perché in qualche modo il loro mandato viene rinforzato dal consenso, che spesso non trovano o non cercano. Però c’è un valore aggiunto che io volevo ancora dire: tra Scuola e Chiesa,
rispetto alle altre istituzioni c’è più dialogo, cerchiamo notizie, si fa comunicazione. Dentro i santuari delle pubbliche amministrazioni spesso c’è il mistero, spesso non si sa cosa accade! Le decisioni vengono prese in modo autoreferenziale. Non voglio entrare nella critica di quelle che possono essere le istituzioni principali che tengono il governo nella nostra regione.
Però non sempre veniamo a sapere cosa accade. Sappiamo a cose fatte. Ma quale consenso, quale concertazione c’è stata, spesso non si sa. Se ci si mette in rete, se si ha quel pizzico di umiltà di entrare anche a contatto con le istituzioni che possono dare tanto sul tema dell’etica, più che della mentalità formale, si garantiscono tutte le altre istituzioni in positivo. Che marcia hanno in più Scuola Chiesa? Per me hanno l’anima, permettetemi di dire, e sono orgogliosa di dirlo dopo quarant’anni di lavoro a scuola. La scuola, quando fa educazione alla legalità, ci mette l’anima e credo che ce la metta anche la Chiesa perché, non sono solo io a dirlo, ma anche altri colleghi, si trovano ad operare con la Chiesa sugli stessi temi, su gli stessi percorsi. In termini di valorialità, che poi è l’humus che va a incardinarsi nei giovani, è naturale e spontanea la legalità

Quanti ragazzi ho visto diplomarsi e poi magari sono diventati buoni cittadini perché è stato dato un buon esempio dai professori. Uno può essere pure un professore scadente, mediocre, con tutto il sapere che oggi invade il genere umano. Come si fa ad insegnare tutto? Bisogna selezionare, però il buon esempio bisogna farlo in prima persona, aiutare i ragazzi a capire che i loro modelli sono positivi, senza noziosismo e retorica. In questo terreno il contrasto alla criminalità organizzata viene spontaneo. Avevo detto che Scuola e Chiesa sono agli inizi. Ma i giovani di Locri dove li mettiamo? Le tante esperienze positive dove le mettiamo? C’è un fermento? L’abbiamo visto? Ma non soltanto dopo il delitto Fortugno. Io devo dire che ho camminato come un pellegrino negli anni
passati anche nella Locride ed era altrettanto viva e ricca di stimoli nelle scuole in direzione della legalità quanto oggi che è catapultata sotto i riflettori dei media

Dottor Vincenzo Lombardo sindaco nel Procuratore della Repubblica di Palmi
Una delle migliori esperienze è stata l’elezione dei baby Consigli comunali. Una gran fatica, perché in un comune si devono attuare delle regole che possono essere le regole degli adulti come quelle dei piccoli. Non puoi far eleggere un baby Consiglio Comunale e poi dimenticarlo per cinque anni. Da quel momento in poi ogni Istituzione è parallela. Su determinate materie il baby Consiglio dev’essere consultato. Quindi anche l’esperienza dei baby sindaci, dei baby consiglieri comunali è stata positiva, là dove è stato interpretato non come formalistico o ludico. Se tutto questo in qualche modo è avvenuto, non siamo stati velleitari.
Il messaggio della Comunità Montana, che il Presidente dottor Alvaro ha dato sull’accordo stabile delle Istituzioni per questa giornata fatta sotto le stelle, portiamolo avanti e non consideriamolo uno dei tanti appuntamenti d’obbligo. Ricordiamo anche questa data accanto al 23 maggio in memoria di Falcone, al 19 luglio in memoria di Borsellino, al 9 agosto per Nino Scopelliti.
Questa prima domenica d’agosto dev’essere sentita come una giornata del ricordo, divisa in atti. Non significa mettere una pietra su ciò che si è detto, ma avere la memoria del dibattito che c’è stato e poter dire o fare qualcosa in più l’anno dopo. D’altra parte, l’anno scorso io mi ricordo la spinta di Giovanna Ferrara quando mi ha detto: “Diamoci un appuntamento tra un anno. Diciamoci cosa abbiamo fatto in un anno ognuno di noi”. Non lo vorrei dire in pubblico, ma credo che ciascuno di noi dentro di sé, se ha creduto veramente all’educazione alla legalità, qualcosa lo ha fatto. E questo qualcosa lo deve dire solo a se stesso, non in pubblico, da presenzialista. Dev’essere la forza interiore che ci consente di andare avanti, di rivederci e di portare a compimento i programmi ai quali noi davvero tendiamo per il miglioramento della nostra terra senza falsi trionfalismi, ma con la tenacia e la continuità che ci consentono più di ogni altro stimolo di vincere la battaglia contro l’oblio.
MUSMECI
Il mio compito non è dei più facili. Non solo come giornalista, sono io personalmente chiamato in causa. Se bisogna creare una rete, se le istituzioni debbono crescere, allora bisogna che la mia categoria e quella dei pubblici amministratori diventino reciprocamente leali. Il termine potrebbe sembrare forte ed eccessivo, ma se non c’è lealtà tra chi mi dà la notizia e io che devo
riportare la notizia, chiaramente si rischia di fare o delle passerelle o di dare delle informazioni distorte. Il percorso di legalità, certamente molto meglio di me lo sta facendo il Prefetto di Reggio Calabria, incontrandosi spesso con gli amministratori locali, nei piccoli o grandi centri della nostra Regione e in particolare nei centri di Reggio Calabria. Dovrebbero capire che il giornalista ha il dovere di informare se è possibile nel modo giusto, correttamente, per dare poi la possibilità a chi legge, nel caso mio specifico, a chi mi vede in televisione, di dare un proprio giudizio.
Quindi noi, alla fine, dobbiamo offrire delle emozioni sia sui fatti positivi, sia sui fatti negativi. Ma io ritengo che oggi fra le amministrazioni locali ma anche tra regione, provincia, comune, si sia creato una sorta di muro per cui non sempre noi riusciamo a dare delle informazioni giuste. La dott.ssa Frisina diceva: “Perché poi si legge il resoconto?”. È stata approvata questa legge. Mi
dispiace doverlo dire, perché non ci viene data la possibilità di accedere “al palazzo” e ci viene passata la velina. Spesso e volentieri questa benedetta o maledetta velina viene così difficile da leggere, che il giornalista si annoia e non la pubblica e non fa neanche il commento.
Mi dispiace dover dire questo perché non è compito mio dover difendere tutta la categoria ma, a proposito anche di legalità e quindi di deontologia professionale, di serietà nel proprio mestiere, oggi l’informazione si trova davanti a un muro, a un ostacolo che non riesce a superare, perché l’informazione è rimasta arretrata rispetto a quello che oggi il comune cittadino si aspetta. Oggi basta vedere un ragazzino di 4 anni con il telefonino: inviando SMS , si parlano, si mandano informazioni. Quando poi la notizia arriva anche in televisione anticipando i giornali, già sono vecchie; ho dato l’informazione, quindi infine la collaborazione anche in questo specifico campo e settore dev’essere di lealtà e di compartecipazione, altrimenti io non faccio il mio ruolo.
L’amministratore del comune, della provincia, della regione avrà anche lui difficoltà a far conoscere le cose buone e positive che certamente nella nostra regione ci sono.
Chi ha voglia ora di fare domande?
INTERVENTI VARI
DAMIANO TRIPODI (Giornalista)
Sono d’accordo con quanto si è detto, vorrei aggiungere un’altra cosa.
Io ritengo che il nostro compito sia anche di educare alla notizia e dobbiamo far questo nel rispetto del nostro territorio, perché a volte la gente è talmente abituata a percepire, ad avere le risposte negative e le cose negative che ci sono nel nostro territorio che inducono a volte a chiudere il giornale, e a dire che non è successo niente. Ci si aspetta dalla stampa delle cose esclusivamente negative. Capisco che sono quelle che in genere fanno più rumore: un albero che cade rispetto a cento alberi che crescono. Quindi, secondo me, il nostro compito, il nostro dovere è incominciare a dare una sferzata verso la positività delle cose che noi abbiamo, perché la nostra terra, io ritengo che sia come un’opera d’arte meritevole di restauro. Bisognerebbe togliere qualche pietra e calcinacci e tirar fuori quello che di buono noi abbiamo.
La nostra terra è riuscita a dare alle altre nazioni uno sviluppo: un tempo ci sono stati i nostri meridionali che partivano con semplici valigie, sono riusciti a far decollare terre straniere.
Stranamente non riuscivano a far decollare la nostra. Questa è una domanda che io vorrei porre al tavolo dei lavori: come mai non riusciamo a far decollare la nostra, però poi, quando andiamo via diventiamo qualcuno. Il dottor Papalia, che è un illustre esempio di cittadino deliese, è andato al nord. Quindi le potenzialità, la nostra gente le ha, perché non possiamo svilupparle qua? Questa è la mia domanda! Grazie.
LUIGI DE SENA(replica)
Questi sono messaggi negativi del territorio. È vero quello che dicevo io prima, quando il meridionale, il calabrese esce fuori dal territorio diventa il migliore anche nella pubblica amministrazione, le amministrazioni regionali, provinciali, locali. Appena si ritorna in questo territorio, se non si fanno le operazioni che si stanno portando avanti, appena si rientra si scende automaticamente, perché c’è una cultura di quell’atteggiamento pseudo mafioso che ognuno di noi ha, camorristi in Campania, ’ndranghetisti in Calabria. Ma perché?
Perché c’è qualcosa che non funziona nel sistema. A parte il fatto che non facciamo sistema, ma c’è qualcosa che non funziona nei sistemi e che non soddisfa comunque da 300 anni, forse più,la popolazione meridionale e in particolar modo la Calabria.
Questo è il meccanismo equivoco che si è innescato e che bisogna assolutamente svilire e riportarlo a quello che è la normalità delle cose. La nostra cultura è portata ad allontanare, quando non ci soddisfa qualcuno, anche un rapporto privato. Noi andiamo per vie traverse e mandiamo i messaggi.
Che cosa facciamo? Danneggiamo la macchina, incendiamo la macchina. Ma tutto questo perché? Non c’è una credibilità di sistema, a parte il fatto che noi meridionali siamo degli individualisti.
Oggi stiamo cominciando molto a capire che bisogna fare strategie comuni, condivise, concertate. Questo è il dramma. Se noi andiamo a vedere a Milano gli studi legali, sono meridionali, calabresi, napoletani siciliani e sono i preferiti. Qui ci sono studi dove lavorano fino a un certo punto, anzi non possono più lavorare per il semplice motivo che, lo darebbero per tassa. A questo punto siamo arrivati con dei rischi che sono nello stile, nell’arte, nella cultura e nella burocrazia. L’attuale capo della polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, è un calabrese.
Oggi abbiamo alcuni rappresentanti comuni al governo che sono calabresi, o comunque si sentono tali, come il ministro Bianchi, o i vice ministri Meduri e Minniti. Perché non approfittate di questa cosa per adottare una strategia per poter essere non più assistiti ma sostenuti?
Quando il meridionale torna nella propria terra rientra in quell’ambito di assistenzialismo arrogante che dicevamo. Lo Stato si deve mettere a fare il letto, deve rimboccarti le coperte e l’indomani mattina deve ritrovarti col caffè. È facile sparlarne. Non bisogna più parlare, bisogno fare. È
questo quello che stiamo portando avanti concretamente altrimenti tutti questi convegni sono inutili e non ci incontreremo più. Mi auguro che la 5ª edizione di questa giornata sia più costruttiva e non per celebrazione.
Questa è la cosa importante. Io vorrei chiedere scusa a don Panizza. In effetti ho sottolineato troppo il mio meridionalismo e ho urtato forse la suscettibilità di chi ha fatto una scelta alla fine del suo intervento!
Per il fatto di aver vissuto 29 anni nel meridione e 30 nel nord, io le consiglio di considerarsi meridionale, perché la scelta sembra una scelta di qualità e non di quantità. Grazie
TITO CAMPOLO (Neurochirurgo)
Sono un cittadino di Reggio Calabria, normalmente sono abituato a stare in sala operatoria, però mi sono sentito spinto a intervenire perché sua eccellenza il Prefetto ha citato Nicola Calipari che è stato un mio compagno alle scuole elementari e poi perché ho avuto come primario il dottor Pandolfo. Vorrei ricordare oggi che il 20 marzo 1993 è stato ucciso proprio da una mano
mafiosa. Detto questo continuerei a fare del velleitarismo nel trovare una domanda forse di basso profilo, o che i relatori considereranno di basso profilo. Condivido innanzitutto buona parte delle vostre relazioni, soprattutto condivido il taglio e lo stile del Prefetto. Però mi chiedevo questo, io adesso, questa sera o domani tornerò a Reggio Calabria. Vedo macchine in divieto di sosta in ogni dove, vedo gente camminare senza casco, senza cinture di sicurezza, che parla al telefonino tranquillamente, vedo ragazzi di 20 anni camminare con macchine da 100 milioni di euro, non so dove prendano questi soldi, sono domande queste che ci chiediamo tutti. Insomma, una serie di piccole, medie illegalità.
Mi viene sempre in mente, quando faccio queste piccole riflessioni, che sono riflessioni che il comune cittadino si chiederà. Tanti anni fa al ministro La Loggia un sociologo disse: “Volete combattere la mafia? Cominciate dal divieto di sosta”.
Allora mi chiedo e vi chiedo, per chi ha voglia di rispondermi: esiste un metodo per combattere questa illegalità, chiamiamola mafiosa, questa mancanza del rispetto delle regole, anche delle più piccole; soprattutto esiste un filo conduttore che va proprio dalla piccola infrazione, dall’inosservanza delle regole fino al delitto più efferato? Grazie!
LUIGI DE SENA(replica)
Certamente sì! Vede, lei ha toccato il tema della cultura della legalità, che significa sentimento di rispetto delle regole, che significa a sua volta consapevolezza che quella regola va rispettata.
Rispettando quella regola, rispetto me stesso. Non rispetto qualcosa di diverso da me che è lo Stato. Lo Stato non è qualcosa di lontano o diverso da me, anzi si incomincia con le piccole cose.
Lei ha detto molto bene! Dal divieto di sosta incomincia il principio di legalità perché qualcuno può arrivare anche alla commissione dei delitti più efferati. A questo aggiungerei qualcos’altro che non è un sentimento personale, ma è anche un sentimento sociale: chi non rispetta queste regole dev’essere considerato dalla società come qualcuno da emarginare, come qualcuno da condannare.
Molte volte, invece, viene considerato come qualcuno da notare, qualcuno che è furbo, qualcuno che è più dritto, qualcuno che ha fatto il dritto perché non si è fatto fregare dall’altro e ciò significa non avere la cultura della legalità che è come dicevo prima senso che la legalità sono io, il rispetto verso me stesso.
È il caso dell’esempio da lui fatto, ma ci sono altri più rilevanti, che nella nostra società del sud sono molto diffusi e che trovano consenso da parte di tutti; parlo della quota fiscale, delle piccole cose; voi vedete ricevute fiscali e non avete nessun locale pubblico e tutto questo è un fatto gravissimo.
Per ottenere rispetto di queste norme bisognerebbe non frequentare locali che non danno ricevute fiscali. È difficile dirlo perché forse bisognerebbe stare tutti a casa, non servirebbe mangiare fuori, ma servirebbe mangiare la pizza fatta da noi. Ecco sono d’accordo con lei, bisogna cambiare la mentalità, bisogna avere una cultura della legalità in questo senso!
TITO CAMPOLO
Io volevo soltanto dire: il rispetto delle regole rimane come la faccenda del divieto di sosta; a Roma non ci sta nessuno che abbia rispetto, quindi non è un fatto proprio meridionale. Per quanto riguarda il fatto del casco, alcune volte, in alcune aree, ci sta una tolleranza delle forze di polizia. Ma lo sa il motivo? È che in effetti si tenta di avere chiarezza in alcuni contesti: per esempio a Napoli si preferisce che si vada senza casco. All’origine di questa esigenza c’è tutto il Sud.
DON GIACOMO PANIZZA (replica)
Io sono totalmente d’accordo con l’analisi fatta dagli autorevoli relatori e, soprattutto, dico che la cultura della legalità sì acquisisce attraverso le istituzioni elementari, quelle più comuni quale la famiglia, la scuola e la Chiesa. Solo attraverso questi filtri, che sono i filtri genuini, più autentici, si può arrivare a formare valore autentici, sinceri, leali e da tutti sicuramente accettati. Perché questo? Perché se non si parte dalla famiglia, si muore; bisogna partire dal grembo materno cioè è già attraverso il cordone ombelicale che si deve istituire questo legame con la cultura della
legalità. Non legalità in gesti, rispetto di regole, ma come rispetto di tutto ciò che è di fronte e ci sta intorno. Questo significa cultura di legalità e, man mano che si cresce, quando all’interno della famiglia si parla di legalità, non si deve parlare di sopraffazione.
Cioè io non devo dire a mio figlio “tu devi essere il migliore, perché tu devi essere migliore del figlio di Tizio o di Caio”. Io devo dire a mio figlio “tu ti devi impegnare perché attraverso l’impegno quotidiano, attraverso l’esempio tu crescerai cittadino e accanto agli altri devi essere un concittadino”. Quando noi diciamo che occorre il legame tra Scuola e Chiesa, è importante perché passa attraverso le Istituzioni che io ritengo obbligatoria per la formazione e la cultura alla legalità, e non solo di quella; attraverso queste Istituzioni si può arrivare ad affermare con certezza che faremo un salto di qualità attraverso questi passaggi obbligatori.
Grazie!
DON BRUNO COCOLO (Parroco di Delianuova)
Io sono il parroco di Delianuova, e sono qui per dire un’esperienza che forse racchiude tutti questi interventi.
L’educazione che la Chiesa fa alla legalità, si fa attraverso l’insegnamento, ma credo si faccia soprattutto attraverso le scelte che la Chiesa stessa fa. Don Giacomo Panizza non è soltanto un bravo sacerdote, impegnato sull’accoglienza, dirige un progetto a Lamezia, è dalla parte degli ultimi, ha subito degli attentati, ha camminato anche per qualche periodo con la scorta. Allora la
Chiesa fa anche educazione attraverso le scelte che fa. Io sono presidente dell’Ente Morale “Famiglia Germanò”, che opera in questo territorio nella legalità. Vi lavorano tante persone, fa impresa senza fine di lucro, resiste alla criminalità di tipo mafioso e fra l’altro gestisce una casa per ammalati di AIDS a Castellace e Oppido. Allora io sono qui per dire che ho paura, molta paura
perché la casa degli AIDS dove ci sono 22 ammalati gravi, è stata fatta oggetto di una spedizione punitiva in cui è stato massacrato un ammalato. Sono stati fatti dei danni alla struttura. È stata schiaffeggiata una infermiera. Partendo da un incidente occasionale e del tutto strumentale si passa a questa forma di giustizia sommaria, per chiedere poi anche con esposti notorietà e misure contro la casa degli AIDS. Bene, diciamo, e confidiamo in questo paesino, in cui non ho mai avuto problemi. All’improvviso siamo diventati “il male assoluto”; dopo di che, io mi rivolgo a tutte le autorità perché voglio restare nella legalità. Ora oltre il danno avuto, e il contrasto che riceve uno che rispetta la norma, quello che in queste due settimane mi ha impressionato è il silenzio
assoluto delle autorità.
Io mi sono rivolto alle autorità per altri motivi. Premetto che mi hanno dato soddisfazione. Però stavolta nessuna risposta. Anzi una orribile risposta dalla questura: avevamo chiesto protezione! L’unica protezione che abbiamo potuto fare è stata quella di rinforzare i cancelli e dotarci di videocamere. Ventidue malati di AIDS sono terrorizzati da qualche possibile assalto. Faccio difficoltà a far fare turni di notte, specialmente ai dipendenti di sesso femminile. Allora, questa è la legalità dalle nostre parti, per chi sta in un posto di frontiera, per chi sceglie di difendere la legalità? Il diritto dei malati di AIDS è di esistere come persone umane, non come animali da zoo.
Non è possibile la società che emargina; credo che non mi permetta neanche di fare il funerale di un malato di AIDS in chiesa. Io difendo il diritto degli ultimi, ma difendo anche lo Stato che è quello che sta sotto a questi avvenimenti; è un discorso di legalità. C’è gente che dice in questo paese: “Tu ci stai se ti do il permesso io e finché ti do il permesso io”. Ma c’è lo Stato, ci sono le leggi. Qui non esiste lo Stato! C’è un antistato, sono ambienti che negano lo Stato, che negano le leggi, che fanno della banalizzazione, della menzogna e della prepotenza il loro credo, sono disgraziati. Allora questa è la sfida dell’Aspromonte. Io ho chiesto aiuto e spero che non ci sia negato. Legalità significa che se sbaglio devo riparare, ma significa anche chiarire con qualcuno. La legalità si educa attraverso scelte. Al Prefetto va la mia affettuosa stima. Sono contento che qui c’è il procuratore della Repubblica, perché si sappia che cosa significa ogni giorno avere a che fare con determinati ambienti, tenendo forte il desiderio che la legalità, la predico io e la predicano gli altri ogni giorno, non una volta l’anno, non ogni mese, ogni santo giorno, spesso nella solitudine più assoluta. Grazie!
LUIGI DE SENA(replica)
Ricordo l’episodio. È più che normale la reazione. È una reazione che fa parte del tirocinio di cui parlavo prima e lo sa il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. Ma bisogna fare anche un altro passaggio che è fondamentale. Noi vogliamo essere solidali, vogliamo i telefonini, la televisione satellitare, la televisione con cavo terrestre, però poi non vogliamo in termini di solidarietà ricevere una casa come quella che prestigiosamente e con grande attenzione lei ha; non vogliamo le antenne perché le antenne sono fonti di inquinamento magnetico, anche se abbiamo dimostrato certificando che assolutamente non c’è nessun pericolo di inquinamento. Quindi quello che noi abbiamo perso nell’Italia meridionale è quel segno di solidarietà che arriva sempre contraddistinto come non meridionale. Le faccio un esempio sulla pelle del popolo napoletano. A Napoli, tanti anni fa, è un fatto vero, esisteva il cosiddetto “caffè sospeso”; la persona prendeva un caffè sotto la galleria di Napoli e ne pagava due: uno che restava sospeso in termini di ambiente; chi passava di là a piedi chiedeva se c’era un caffè sospeso e immediatamente glielo servivano. Oggi a Napoli c’è
CONSEGNA TARGHE RICORDO

La signora Soccorsa Carbone consegna la targa al Sindaco di Delianuova Rocco Corigliano

La signora Maria Augimeri consegna la targa alla signora Augusta Torricelli

Il Sindaco di Delianuova Rocco Corigliano consegna la targa al dottor Guido Papalia

S.E. il Prefetto di Reggio Calabria dottor Luigi De Sena
PASQUALINO MARCIANO'
Il 30 ottobre 1938 nasce a Delianuova (RC) dove frequenta le scuole primarie.
Conclusi gli studi superiori presso i Gesuiti, nel cui “Ignatianum” di Messina conseguì la maturità classica, si laurea in Lettere Classiche nel 1965, sostenendo una tesiin Latino.
Ordinario di materie letterarie, dopo un breve insegnamento nelle scuole medie e nei licei, diventa preside di ruolo presso Ravenna, città di residenza, ove ha anche esplicato una decennale esperienza di amministratore pubblico in qualità di assessore alla Pubblica Istruzione e dirigente del vecchio Partito Socialista. Trascorre lunghi periodi nella natia Calabria vivendo nella quiete
di Messignadi di Oppido Mamertina (RC). Ha di recente (luglio 2006) pubblicato: Voci e volti d’Aspromonte per le Nuove Edizioni Barbaro e nel maggio 2007 ha composto il seguente Inno alla Legalità.
INNO ALLA LEGALITÀ
Siam figli del verde Aspromonte,
animati da saldo volere:
camminare con limpida fronte
pel sentiero che porta a virtù.
Noi sogniamo un futuro migliore
come il prato ridente di luce
dove nasce e si nutre quel fiore
dal profumo di vera beltà.
Prenderemo dai Padri lontani
le parole ed i giusti pensieri
donde sgorgano teneri e sani
alti moniti al nostro avvenir.
Separando poi loglio da grano,
solo il bene dal torbido male,
stringeremo sinceri la mano
del vicino con più libertà.
Pasqualino Marcianò
Delianuova, maggio 2007

Finito di stampare
nel mese di Luglio 2007
presso l’Officina Grafica s.r.l.
Villa San Giovanni (RC)
Tel. 0965/75288

Discorso del Prefetto Dott. Luigi De Sena

08.08.07 | by admin [mail] | Categories: Announcements [A]

IV Giornata dell'educazione alla legalità
06 Agosto 2006

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Aspromonte: da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori e sviluppo nella pace e nella convivenza civile

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