Associazione Culturale “Nicola Spadaro” - Delianuova
ATTI della IIa Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità
ASPROMONTE:
da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori
e sviluppo nella pace e nella convivenza civile”
PIANI DI CARMELIA - DELIANUOVA - 8 AGOSTO 2004
«Quando qualcuno emigrava, … prima che l'ultima casa del paese
sparisse dal suo sguardo, si voltava indietro e col gesto della mano
e con voce commossa ripeteva: “Acquasanta, addio! Addio!”».
Alfredo Strano
SOMMARIO SOMMARIO
Apertura della giornata
Saluti dott. G. Scerra (Pres. Ass. Cult. "N. Spadaro") »
Telegrammi »
Saluti ing. P. Talia (Dir. Scolastico I.C.S. Delianuova) »
Tavola rotonda presentazione libro
"Aspromontando" di D. Demaio - Nuove Edizioni Barbaro
- Prof.ssa A. Torricelli Frisina
- Associazione "Amici di Montalto"
- Bruno Praticò
- Diego Demaio (autore)
Momenti di relax
Santa Messa
Officiata da Don Pino Strangio
-Concerto dell'Orchestra di Fiati Città di Delianuova" »
TAVOLA ROTONDA sul tema:
"Sicurezza alimentare e prodotti tipici da tutelare"
- moderatore: Dott. Edoardo Lamberti-Castronuovo »
- interventi:
Prof. Antonio Perna (Pres. Ente Parco Aspromonte) »
Dott. Pasquale Mauro (Industriale) »
Prof. Vito Teti (Antropologo) »
Dott. Guido Papalia (Procuratore della Repubblica di Verona) »
Dott. Arcangelo Mafrici (Consigliere CNEL) »
Prof.ssa Augusta Torricelli Frisina (Pres. Com. Reg. Educazione Legalità) »
Dott. Nuccio Barillà (Responsabile Nazionale di Lega Ambiente) »
Dott. Giovanni Battista (Dirigente Veterinario ASL 11) »
Ricordo di Don Giuseppe Giovinazzo
Consegna "Targhe Ricordo"
COMITATO D'ONORE
Monsignor VITTORIO MONDELLO
Presidente della Conferenza Episcopale Calabra
Monsignor LUCIANO BUX
Vescovo di Oppido-Palmi
Monsignor GIANCARLO BREGANTINI
Vescovo di Locri-Gerace
On. FRANCESCO NUCARA
Sottosegretario Ministero Ambiente
On. GIUSEPPE VALENTINO
Sottosegretario Ministero della Giustizia
On. UMBERTO PIRILLI
Eurodeputato
On. FRANCESCO CRINÒ
Senatore
On. GIUSEPPE CAMINITI
Deputato
On. GIUSEPPE CHIARAVALLOTI
Presidente Giunta Regione Calabria
On. LUIGI FEDELE
Presidente Consiglio Regionale Calabria
On. SAVERIO ZAVETTIERI
Assessore regionale alla Cultura e alla Pubblica Istruzione
On. VINCENZO PISANO
Presidente Commissione Regionale Antimafia
On. PIETRO FUDA
Presidente Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria
Dott. ANTONIO PERNA
Presidente Ente Parco Nazionale dellíAspromonte
Dott. ANTONIO ALVARO
Presidente Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale
Dott. DOMENICO LICASTRO
Sindaco di Delianuova
Dott. GIUSEPPE SCOPELLITI
Sindaco di Reggio Calabria
Dott. MICHELE GALIMI
Sindaco di Cinquefrondi
Geom. ANGELO SURACE
Sindaco di Cosoleto
On. ARMANDO VENETO
Presidente "Aspromare"
Dott. VINCENZO MAZZEI
Presidente Regionale UNCEM
Dott. GIOVANNI DíONOFRIO
Prefetto di Reggio Calabria
Dott. VINCENZO LOMBARDO
Procuratore della Repubblica di Palmi
Dott. SEBASTIANO SURACE
Proc. e Gen. On. della Suprema Corte di Cassazione
Dott. VINCENZO SPERANZA
Questore di Reggio Calabria
Col. AGATINO SARRA FIORE
Comandante Provinciale Guardia di Finanza Reggio Calabria
Col. ANTONIO FIANO
Comandante Provinciale Carabinieri
APERTURA DELLA GIORNATA
Apre i lavori di questa IIª Giornata Regionale sull'Educazione alla Legalità, il Presidente dell'Associazione Culturale "Nicola Spadaro", dottor Giuseppe Scerra.
Il dottore G. Scerra, Pres. Ass. “Nicola Spadaro”, prima del suo iniziale intervento.
Come avevamo promesso, eccoci, ancora una volta, riuniti in questo stupendo scenario d’Aspromonte a celebrare la seconda Giornata Regionale sull'Educazione alla Legalità.
L’Associazione Culturale “Nicola Spadaro”, che ho l’onore di presiedere, si è data l’obiettivo di fare di questa giornata di riflessione un appuntamento stabile, di anno in anno, per contribuire a traghettare questo estremo lembo d’Aspromonte verso un futuro di sviluppo compatibile con i processi di trasformazione e di progresso, convinti come siamo che nessuno sviluppo e nessun progresso possano essere raggiunti senza legalità.
Prima di illustrare brevemente i temi ed i ritmi di questa giornata, è mio desiderio porgere il più caloroso benvenuto e ringraziamento a tutte le autorità civili, religiose e militari che con la loro significativa presenza nobilitano questa manifestazione.
Un sentito apprezzamento per l’importante e fattivo contributo alla buona riuscita della manifestazione, voglio rivolgere alla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria ed in particolare all’on. Luigi Fedele; alla Provincia di Reggio Calabria e al presidente on. Pietro Fuda; all’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, al suo presidente, dott. Tonino Perna e al segretario dott. Pino Cannizzaro; alla Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale e al presidente dott. Antonio Alvaro; al Comune di Cinquefrondi ed al sindaco dott. Michele Galimi; al Comune di Cosoleto ed al sindaco, geom. Giuseppe Surace ed infine, ma non per ultimo, al Comune di Delianuova ed in particolare al sindaco dott. Domenico Licastro e ai suoi preziosi collaboratori. Tutti questi Enti hanno accettato di patrocinare questa manifestazione, dimostrando squisita sensibilità per i valori che essa intende promuovere.
Per questa importante funzione manifesto ad essi molta gratitudine.
Un sentito grazie anche alla professoressa Augusta Torricelli Frisina, Presidente del Comitato regionale permanente per l'Educazione alla Legalità, senza il cui contributo di idee e di impegno la manifestazione odierna sarebbe certamente meno ricca ed interessante.
Consentitemi ancora di rivolgere un ringraziamento particolare ai componenti del Comitato dell’Associazione Culturale “Nicola Spadaro” per l’impegno profuso nell’organizzare questa manifestazione.
La giornata sull’educazione alla legalità che sta per iniziare si incentra su tre momenti fondamentali.
Il primo riguarda la presentazione del libro, di Diego Demaio, “Aspromontando”.
L’illustrazione dei contenuti ed i significati dell’opera saranno effettuati durante il dibattito, animato da importanti relatori: a me preme solo sottolineare come anche quest’anno, così come è avvenuto l’anno scorso per il libro di Pasquale Ambrosino, abbiamo scelto di porre l’attenzione su un’opera letteraria di uno scrittore dei nostri luoghi che appare idonea a rappresentare uno stimolo per noi tutti a riscoprire la bellezza incontaminata delle nostre terre ed anche a riflettere sui valori più profondi della vita.
Un altro importante e significativo momento sarà quello costituito dalla cerimonia religiosa in ricordo delle vittime della violenza criminale, violenza che purtroppo segna la storia dell’Aspromonte.
Siamo certi che la comune preghiera sia anche un momento di stimolo per un'approfondita riflessione sul significato del sacrificio di persone che hanno dato la vita per un mondo migliore e per rinsaldare, soprattutto nei giovani, il sentimento comune contro la violenza di ogni genere.
Il dottore G. Scerra, durante il suo intervento
Il terzo importante momento di riflessione sarà rappresentato dal dibattito sul tema della “sicurezza alimentare ed i prodotti tipici da tutelare”, dibattito quantomai attuale e attinente ai temi della legalità, dal momento che le nuove leggi comunitarie sembrano porre in pericolo alcune produzioni alimentari tipicamente nostrane. Gli illustri relatori sapranno certamente spiegare come possano essere conciliate le esigenze, apparentemente opposte, del doveroso rispetto delle nuove regole e della salvaguardia delle nostre più antiche e radicate tradizioni in materia di produzioni alimentari locali.
Consentitemi infine di sottolineare, non senza una punta di orgoglio, che i lavori di questa giornata saranno scanditi dai concerti dell’orchestra di fiati “Nicola Spadaro” e dal coro polifonico “Marco Frisina”, entrambi costituiti a Delianuova, come veicoli culturali, soprattutto per le giovani generazioni.
Un attento auditorio tra i pini di Carmelia
Il nostro gruppo orchestrale, composto da più di 75 unità, comprende oltre ai ragazzi di Delianuova, anche giovani di Scido, di Cosoleto, di Sitizzano, di Lubrichi, tutti di età compresa fra i sette ed i vent'anni. Esso, fra qualche giorno festeggerà i tre anni dalla sua costituzione e rappresenta già una consolidata e positiva realtà, grazie anche ai lusinghieri risultati che questi ragazzi, guidati dagli impareggiabili maestri Gaetano Pisano e Maurizio Managò, hanno saputo raggiungere.
È nostro fermo convincimento che chi studia musica non può delinquere. Intraprendere questi percorsi educativi equivale a formarsi nella disciplina della legalità, intesa come condivisione delle regole dello stare insieme, come contenimento del proprio individualismo per fare spazio al bene comune, come attività tesa alla salvaguardia dei principi fondamentali della convivenza, della solidarietà e dell’accoglienza.
È con questi sentimenti che auguro buon lavoro a tutti.
TELEGRAMMI
On. GIUSEPPE CAMINITI
Componente XII Commissione Affari Sociali
Caro Presidente,
avevo aderito con molto piacere ed entusiasmo all’invito di partecipazione alla Seconda Giornata sull’Educazione alla Legalità in “Aspromonte”.
Avrei visto anche con interesse i luoghi della nostra Calabria, sede della manifestazione.
Purtroppo per sopraggiunti impegni istituzionali, inerenti al mio ruolo di componente della XII Commissione Affari Sociali, mio malgrado, sono costretto a non poter essere presente ai Piani di Carmelia.
Accolga comunque le mie più fervide felicitazioni per l’iniziativa che, per come si legge nel programma, tende a promuovere l’Aspromonte, da simbolo dell’illegalità ad incrocio di valori e sviluppo nella pace e nella convivenza civile.
Auguro alla manifestazione il migliore successo, unito con i miei più cordiali saluti, a lei ed a tutti gli intervenuti.
Col. ANTONIO FIANO
Comandante Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria
Egregio Presidente,
nel ringraziarLa per l’attenzione manifestatami includendomi nel comitato d’onore per la Seconda Giornata sull’Educazione alla Legalità, sono spiacente di informarLa che l’8 Agosto, per motivi professionali, sarò impegnato fuori provincia.
Nell’augurarLe ogni successo Le porgo cordiali saluti.
On. PIETRO FUDA
Presidente della Provincia di Reggio Calabria
Impegni istituzionali precedentemente assunti mi impediscono, purtroppo, di essere presente alla Seconda Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità.
Vi giungano i miei più cari auguri per la sicura ottima riuscita della manifestazione.
On. GIUSEPPE VALENTINO
Sottosegretario al Ministero della Giustizia
Caro Dottore Scerra,
mi spiace non poter partecipare l’8 agosto al convegno organizzato dall’Associazione Culturale da Lei presieduta.
Mi è gradita, però, l’occasione per farLe avere il mio apprezzamento e la mia gratitudine per l’importante compito che l’associazione svolge in un contesto caratterizzato da oggettive difficoltà, dove costantemente devono essere sottolineati i valori irrinunciabili ai quali ispirarsi.
Il convegno, ne sono certo, tenuto conto del prestigio di cui godono i relatori, contribuirà ad una opportuna divulgazione che sarà oggetto di attenzione e riflessione.
Inviando gli auguri di buon lavoro a Lei e a tutti i convegnisti rinnovo i miei ringraziamenti per l’invito e la saluto con viva cordialità.
È la volta del Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo di Delianuova, ing. Paola Talia
In qualità di dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Delianuova, desidero rivolgere il mio saluto a tutte le persone qui convenute per questo interessantissimo incontro, approdato alla sua seconda edizione.
Un saluto anche per tutte le autorità civili, militari e religiose che con la loro massiccia presenza hanno voluto dare testimonianza della validità e dell’importanza di questa iniziativa per un territorio come il nostro, l’Aspromonte, che, lasciandosi ormai indietro gli anni bui e difficili dei sequestri e delle faide, si incammina sul percorso della civile convivenza in concomitanza all’impegno, derivato dalla istituzione del Parco, di essere in prima linea nella conservazione dell’ambiente, che deve essere considerato una risorsa di primaria importanza.
Ad onor del vero, il ruolo svolto dall’Istituto Comprensivo di Delianuova nell’organizzazione di questa specifica giornata è poco più che marginale, in quanto, nella pratica, è stato il dottore Scerra, al quale va il mio saluto e ringraziamento, a sobbarcarsi il peso immane del coordinamento e dell’organizzazione stessa.
D’altro canto il periodo estivo, in cui solitamente viene a cadere questa manifestazione, non consente una partecipazione attiva della scuola, le cui attività didattiche sono interrotte e il personale docente sta godendo le meritate ferie.
Tuttavia, se il dottore Scerra ci ha coinvolto, è perché, ovviamente, ci sono dei validi motivi che consentono di fare assurgere l’Istituto Comprensivo di Delianuova, che, come certamente sapete, comprende anche le scuole primarie e secondarie di I grado dei Comuni di Scido e Cosoleto, a partner privilegiato nella Seconda Giornata regionale sull’Educazione alla Legalità, tema così caro e pertinente alle istituzioni scolastiche in generale e alla nostra in particolare, in quanto facente parte degli obiettivi formativi imprescindibili e irrinunciabili del nostro Progetto dell’Offerta Formativa. Questi validi motivi, di cui sopra, credo di poterli essenzialmente sintetizzare in due punti fondamentali:
1) La costituzione della rete ARCHAIOS OROS sorta per iniziativa del nostro istituto, che si propone la diffusione nel territorio della cultura in senso lato e di quella della legalità in particolare.
Ad essa hanno aderito i Comuni di Delianuova, Scido e Cosoleto, l’Associazione musicale “Nicola Spadaro” e l’associazione culturale “Aspromonte”. Essa è una rete aperta a tutti gli altri soggetti che abbiano interesse a parteciparvi. Infatti già sono state inoltrate altre richieste. L’Istituto Comprensivo, essendo l’unica agenzia educativa pubblica nel territorio, ha ritenuto indispensabile assumere questo ruolo promotore, al fine di potere interagire col territorio in maniera costruttiva per migliorare insieme nel cammino della Civiltà.
2) La sistematicità con la quale durante l’anno scolastico che sta per volgere al termine si è dato impulso alle iniziative di diffusione della legalità, coinvolgendo tanto gli alunni, quanto le famiglie.
Nell’ambito dell’Educazione alla Convivenza Civile, trasversalmente inserita nei “curricola”, naturalmente sono innumerevoli i richiami alla legalità, ma l’Istituto Comprensivo, consapevole del contesto territoriale in cui opera, ha voluto rafforzare al massimo il proprio sostegno a tale tematica, organizzando con i docenti referenti continui incontri con magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine, per inculcare nella mentalità dei ragazzi e anche degli adulti, la profonda convinzione che la legalità debba essere un “modus vivendi” della nostra Comunità.
Con queste premesse la giornata odierna può considerarsi un coronamento di tutte le iniziative intraprese, sicché l’Aspromonte, nel cui nome stesso echeggia un vago senso di chiusura e di invalicabilità, si apre al resto della regione, volendola rendere partecipe del suo riscatto, della sua disponibilità ad essere abitabile ed ospitale e a trovare il giusto equilibrio tra sviluppo economicoturistico e conservazione ambientale.
Perché tutto ciò sia una realtà e non una semplice aspirazione, penso che “legalità” debba essere la parola chiave cui fare sempre riferimento in ogni luogo e in ogni contingenza da parte di tutti per la sua traduzione negli atti quotidiani, quale regola guida che ci consenta di sostanziare le parole e i propositi fin qui enunciati e che certamente saranno snocciolati in tutto l’arco della giornata, ma che senza questa concretezza, rimarranno solo parole vacue, da confinare, al massimo, nel limbo delle buone intenzioni.
Il Dirigente Scolastico, ing. Paolo Talia, riceve una “Targa Ricordo” dalla prof.ssa Augusta Torricelli Frisina e dal dottor Giuseppe Scerra
Sono inizialmente intervenuti, per i saluti di circostanza,anche loro:
Domenico Licastro, sindaco di Delianuova
Angelo Surace, sindaco di Cosoleto
Antonino Parisi, sindaco di Palmi
per la Provincia Sandro Cannatà, vicepresidente
TAVOLA ROTONDA SU: ASPROMONTANDO
La prof.ssa Augusta Torricelli Frisina apre i lavori
sulla presentazione del libro “ASPROMONTANDO”
Introduce la prof.ssa Augusta Torricelli Frisina, con una
relazione che ha voluto intitolare:
“L’ASPROMONTE CHE CAMBIA”
In apparenza “Aspromontando” è un vademecum per un percorso organico dell’Aspromonte con chi vuoi e come vuoi, a piedi, a cavallo o in mountain bike. Ma quando ci si immerge nella scansione rigorosamente mappata, mai affidata alla spettacolarizzazione emotiva e approssimata dei luoghi, ci si accorge che l’autore, Diego Demaio, un taurianovese distintosi nel ciclismo regionale, nulla lascia al turismo “per caso”.
I quaranta percorsi allineati nel circuito dei 36 comuni del grande parco d’Aspromonte, che si estende per 78.500 ettari, compongono un affresco interamente rivisitato di un archetipo ambientale, che si trascinava da due secoli, impregnando di stereotipi difficili da estirpare, una larga parte della cultura nazionale.
Tre i luoghi comuni sfatati dal lavoro di Demaio: il mito dell’inaccessibilità di un massiccio, da taluni paragonato perfino all’Amazzonia, che per la sua configurazione, storicamente impraticabile e pericolosa, fece sfuggire all’esploratore e naturalista inglese Norman Douglas, il verdetto lapidario “L’Aspromonte merita il nome che porta”; lo stereotipo secondo cui il bene ambientale è circoscritto ai soli fattori naturalistici, senza prendere in considerazione i “giacimenti” culturali; infine la tradizionale visione che costringe l’Aspromonte entro gli schemi classici che concludono l’Aspromonte nella triangolazione Montalto-Pietra Cappa-Amendolea.
Il tema dell’inaccessibilità si lega ovviamente a quell’intreccio affascinante di foreste, acque e rocce che, se ha scatenato la fantasia e l’entusiasmo dei famosi viaggiatori a piedi, come Edward Lear, che ne magnificò le bellezze incontaminate con le illustrazioni delle quali è costellato il suo celebre “Viaggio a piedi”, per un altro verso, ha reso complicata e dura la vita dei pastori descritti da Corrado Alvaro o degli emigranti raccontati da Saverio Strati.
Se “aspromontare”, come suggerisce in premessa l’editore, rappresenta un neologismo, l’intero contenuto è affidato all’oggettività delle informazioni raccolte col massimo scrupolo dalle fonti più accreditate nel settore geografico, biologico, antropologico e delle arti. Non più angoli segreti, forre inarrivabili o siti leggendari. Come un testo analizzato nelle sue intime pieghe, l’Aspromonte spalanca le sue porte al viandante del nuovo millennio nel più agevole e percorribile dei modi, Aspromonte da vivere, da fissare con la digitale nei suoi angoli più intimi, senza tuttavia perdere alcunché dell’antico fascino, offrendo ancora panorami mozzafiato nell’affaccio sui due mari, nel groviglio millenario dei suoi cerri, roveri, olmi, aceri e su, nelle faggete, i pini, i larici, gli abeti, le betulle e i pioppi tremuli dall’altezza vertiginosa tanto da prendere il soprannome di “candelisi” presso il rifugio Canovai. Il giovane parco d’Aspromonte, che compie dieci anni proprio nel 2004, essendo il decreto istitutivo del Presidente della Repubblica datato 14 gennaio 1994, ha, al proprio attivo, molteplici iniziative che hanno contribuito a spezzare l’ancestrale logica dell’isolamento e della marginalità di questo habitat, esercitando una spinta straordinaria verso forme di riaggregazione abitativa e valorizzazione dei borghi e degli antichi mestieri, come si è toccato con mano a Canolo, Bagaladi, Samo. La “carta della civiltà” come nesso valoriale di cui riappropriarsi dall’interno delle comunità, il 14 luglio a Polsi come anniversario della riconciliazione, l’ecomoneta, le manifestazioni itineranti di teatro, il servizio civile al fianco delle guardie forestali, le cooperative di giovani, la collaborazione con le associazioni ambientaliste hanno cambiato il volto d’Aspromonte.
Demaio è consapevole del nuovo “corso”, di un tracciato percorribile in una dimensione di maggiore sicurezza e certezza rispetto al cupo passato, retaggio dei latitanti e dei sequestri di persona.
Da qui nascono i presupposti, il clima intellettuale per offrire uno spaccato nuovo e stimolante, fortemente attrattivo per i flussi emergenti del turismo naturalistico, al quale si offrono opportunità di soggiorno connotate da un comfort inedito, con le nuove realtà agrituristiche in espansione, le sedi di associazioni del recupero come la Comunità “Incontro” di Zervò e “Exodus” di Santo Stefano e le emergenti soluzioni di bed and breakfast.
Il secondo limite da superare è quello dell’angolazione esclusivamente naturalistica da cui osservare il paesaggio aspromontano.
Demaio non trascura al contrario nessuna delle possibili indicazioni storiche e culturali, che vanno dai percorsi magnogreci e bizantini nella Bovesia e nella Locride, senza dimenticare il “monolito” di Pietra Salva nei cui pressi si trova la grotta, in cui, grazie agli studi di Francescantonio Leuzzi, fu rinvenuta un’ascia di origine neolitica, a quelli della fede che hanno segnato la memoria religiosa e l’onomastica delle più remote comunità, fino alle più recenti tappe della storia risorgimentale e patriottica.
Tre i percorsi, in particolare, dedicati all’area di Carmelia (n. 32, 33, 34), nell’ambito dei quali occorre segnalare il recupero del Safficon latino, composto dall’abate deliese Giuseppe Leuzzi, in occasione del rifacimento della statua del Cristo di Montalto dopo il suo rovesciamento a seguito di una bufera nel 1907.
La chiave di lettura più interessante di questo lavoro, frutto della paziente interconnessione fatta dall’autore di temi geonaturalistici e di riferimenti storico-artistici, sta nella stimolazione a camminare con gli occhi spalancati su tutto quanto c’è da riscoprire nel patrimonio plurisecolare custodito dall’Aspromonte, nello sforzo di comprensione di tutti i tasselli che compongono il sistema Aspromonte, accogliendone gli echi e le risonanze in tutta la loro complessità che sovrappone costantemente l’arcaico al moderno e viceversa.
Infine i quaranta percorsi. Tanti ne ha pensati l’autore, probabilmente avendoli percorsi tutti, in presa diretta.
Numeri e distanze sono sempre il frutto di una scelta personale sulla quale non è legittimo interferire aggiungendo o togliendo spezzoni secondo il capriccio o il ragionamento operato dall’esterno.
Se quaranta sono stati individuati, l’Aspromonte suggerisce a ciascuno di coloro che lo percorrono quotidianamente innumerevoli altre piste e variabili dalle quali ripartire o alle quali arrivare.
Ciò che più conta è l’incitamento che viene dal libro e dalle ue affascinanti immagini a riconsegnare l’Aspromonte, nella sua nterezza, all’amore e al radicamento da parte dell’uomo nei suoi nsediamenti abitativi, in una dimensione di rispetto dell’ambiente di piena integrazione delle attività umane, con gli obiettivi di rotezione e sviluppo che l’area protetta merita a salvaguardia ei suoi incommensurabili pregi vegetali e faunistici, insieme al ecupero delle sue più autentiche tradizioni pastorali e artigianali, egli antichi dialetti, della cucina, del folclore, dei canti e balli degli antichi detti della tradizione contadina.
Così facendo sia Demaio che le Nuove Edizioni Barbaro, hanno ato un valido e significativo esempio di quanto si può fare per non far dimenticare le radici deliesi e aspromontane alle quali attinge la storia della cultura di questa parte insulare della Calabria.
Per quanto mi riguarda esprimo ad entrambi il massimo apprezzamento per un contributo così mirato alla storia locale di cui non potremo fare a meno nelle successive indagini ed approfondimenti sul territorio compreso nell’Aspromonte.
Anche il Presidente dell'Ente Parco Nazionale d'Aspromonte, dottor Tonino Perna, dice la sua sul libro di Diego Demaio
Dopo la prof.ssa Torricelli ed il prof. Tonino Perna, è la volta degli "Amici di Montalto", anch'essi tra gli "ospiti" di Diego Demaio nel suo Aspromontare!!
Foto tratta dal libro “Aspromontando” che ritrae gli “amici di Montalto” in compagnia dell'autore, all'ombra del Redentore L’Associazione “Amici di Montalto “ opera nella provincia di Reggio Calabria, ufficialmente, dalla metà dagli anni 90, ma trae le sue origini da quando, nel luglio 77, per la prima volta, un gruppo di scout si accampò ed attese l’alba sulla cima più alta d’Aspromonte. Essa ha come finalità la tutela dell’ambiente, la valorizzazione e l’apprezzamento del paesaggio, della flora e della fauna dell’Aspromonte, con particolare riferimento all’area denominata “Montalto”. L’Associazione, costituita in gran parte da persone provenienti dall’esperienza scoutistica e del volontariato sociale, ha formalizzato la propria esistenza nell’aprile dell'anno 2003, attraverso la registrazione dello Statuto, ma ha svolto, fin dalla sua nascita, un’intensa attività promozionale ed escursionistica particolarmente incentrata su Montalto. A titolo esemplificativo si richiamano le principali iniziative realizzate:
– Sito internet www.amicidimontalto.it: incentrato sulla storia della statua del Redentore situata a Montalto contenente anche notizie utili per turisti ed escursionisti.
– Aspettando l’Alba: accampamento in tenda per due giorni, veglia notturna e visione dell’Alba a Montalto per gruppi di escursionisti, svolta ufficialmente dal 1997 nel primo fine settimana di Agosto.
– Risistemanzione della Croce del Redentore, mancante dal 1976 - Luglio 2000
– Giubileo della Montagna - Agosto 2000.
– Incontro con Papa Giovanni Paolo II e consegna icona commemorativa sui 100 anni del Redentore - Roma aprile 2001.
– Celebrazione Centenario Statua del Redentore - Settembre 2001.
– Ricollocazione dell’epigrafe sul basamento della statua - Agosto 2002.
– Manutenzione costante del sito con interventi di sistemazione e pulizia.
L’attività svolta dall’Associazione e le sue finalità sono certamente in sintonia con gli obiettivi dell’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte; pertanto l’Associazione si propone di interagire con esso, con tutte le altre organizzazioni territoriali e con gli Enti Locali, per sviluppare ulteriormente le proprie iniziative nei confronti dell’ambiente e della valorizzazione di “Montalto”, un sito che al grande fascino ed alla bellezza, unisce una particolare collocazione geografica (è il punto più alto di tutto il territorio aspomontano), che consente la contestuale vista dei due mari calabresi, lo Ionio ed il Tirreno. Montalto, inoltre, è luogo di passaggio lungo l’itinerario per il Santuario della Madonna di Polsi ed è meta di escursionisti, essendo inserito sul tracciato del “Sentiero Italia”.
Nel contesto del più ampio progetto di promozione dell’area di Montalto, una particolare attenzione l’Associazione intende rivolgere
alla valorizzazione della Statua del Redentore, della quale nel 2001 è stato celebrato il centenario.
Il Presidente è Giovanni Musolino.
Per "gli amici di Montalto" l'intervento di Bruno Praticò.
Nell’anno giubilare del 2000, l’Associazione Amici di Montalto, di cui io faccio parte, si apprestava celebrare il Giubileo della Montagna coincidendo l’anno, anche,con il centenario della posa della statua del Redentore, su a Montalto.
Qualche settimana prima mi trovavo a percorrere con la mia auto, la strada che sale verso Montalto, quando nella zona di Tabaccari in un punto in cui la strada si restringe e la salita si fa più ripida, davanti a me procedeva con la sua mountain bike, un ciclista.
Io, per evitare che perdesse il ritmo della salita, mi sono accodato dietro di lui, rispettosamente. Quando alla fine, la strada mi ha permesso di superarlo, lui mi ha ringraziato ed io mi sono complimentato con lui per la sua tenacia.
Bruno Praticò, in tenuta da “amico di Montalto”, durante il suo intervento
Qualche giorno più tardi ricevo a casa la telefonata di un signore che era venuto a conoscenza di un gruppo di persone le quali avevano risistemato la Croce alla Statua del Redentore, su a Montalto. Mentre parlavamo ed io lo informavo dell’esistenza degli Amici di Montalto, che da circa 20 anni organizzano verso i primi di Agosto una veglia di preghiera sulla cima più alta d’Aspromonte, aspettando l’alba che illumina magicamente le due coste della terra calabra, capivo che il mio interlocutore altri non era che il ciclista incontrato qualche giorno prima.
Da lì è nata l’amicizia e la stima che ci legano a Diego Demaio, ed è per questo che sono molto onorato di essere qui, oggi, in rappresentanza anche degli amici di Montalto, per testimoniare questa profonda amicizia nata, sì, dall’amore condiviso per la montagna, anzi per l’Aspromonte, ma soprattutto dalla stessa, comune, certezza che la bellezza e i silenzi della nostra montagna altro non fanno che parlarci di Dio e ci invitano, nella fatica del nostro vivere quotidiano, ad alzare la testa e guardare in alto verso Colui che attraverso il sacrificio della Croce ci ha salvato, proprio come emblematicamente simboleggia la statua del Redentore posta sulla cima più alta della nostra provincia.
Credo che la cosa che più ci unisce a Diego, come amici di Montalto, sia questo stesso amore non solo per la vetta in sé, per le bellezze che si contemplano da lassù, ma per quella statua lì posta per volere di Papa Leone XIII in occasione del giubileo del 1900.
Quella statua che accoglie con la sua mano benedicente chi si inerpica per la montagna e si trova, già col fýato in gola per la ripida salita e rimane ancor più senza fýato di fronte a tale maestosa presenza.
A proposito di questa passione per Montalto, Diego nel suo libro ha inserito 21 foto riguardanti il Redentore e ben 12 itinerari che passano per la vetta di Montalto.
Così a pochi giorni dalla telefonata, invitavamo ufficialmente Diego a prender parte il 5 e 6 Agosto, al “giubileo della Montagna” celebrato proprio ai piedi del Redentore, alla presenza dei vescovi di Reggio e Locri.
In quell’occasione nella notte tra il 5 e 6, una squadra di vigili del fuoco di Reggio Calabria attraverso l’uso di potenti generatori ha illuminato per tutta la notte la statua, rendendola visibile ai paesi circostanti come testimonia l’immagine pubblicata sul libro, a pagina 140.
Ringraziamo, quindi, Diego per aver pubblicato e voluto ricordare nel suo libro quest’evento, voluto fortemente soprattutto dagli amici di Montalto, e per averlo fatto anche attraverso del materiale da noi fornito sulla storia del Redentore.
Non voglio fare un commento al libro poiché c’è chi meglio di me ha già fatto, mi voglio solo limitare a metterne in evidenza la novità, in quanto mai prima era stato proposto un libro che proponesse assieme itinerari aspromontani da percorrere in bici, l’altra grande passione di Diego, unitamente a delle notizie storiche e artistiche sulle località da percorrere, il tutto pervaso da quello spirito, di cui ho detto prima, di profonda e sincera fede animata nel nostro amico dalla presenza nella sua vita del Cristo Redentore, la cui immagine, come lui stesso dice, intravede dal balcone della sua casa di Taurianova guardando verso la più alta cima dell’Aspromonte.
Chiude questa prima Tavola Rotonda dedicata ad "Aspromontando" l'autore Diego Demaio.
Diego Demaio, direttore della Biblioteca di Taurianova,
autore di “ASPROMONTANDO”
Nel salutare i tanti convenuti quassù, nella sorprendentemente ricettiva Carmelia, sento il dovere di ringraziare, assai compiaciuto, la prof.ssa Augusta Torricelli Frisina, il prof. Tonino Perna (già conosciuto all’Università di Messina, poco prima che mi laureassi in Scienze Politiche) e l’affettuoso Bruno Praticò che, nel precedermi, hanno tessuto elogi sul mio ASPROMONTANDO.
Sincera gratitudine va anche ai carissimi Raffaele Leuzzi e Caterina Di Pietro che, da editori delle Nuove Edizioni Barbaro, hanno avuto, sin dall’inizio della stesura del libro, tanta fiducia nel mio operare.
Le policrome e sudatissime pagine, metaforicamente nate quasi 40 anni addietro, vogliono avere lo scopo prioritario di far “dinamicamente”
conoscere l’Aspromonte per poterlo, di conseguenza, AMARE e quindi promuoverlo per come e quanto giustamente merita.
Era infatti il lontano 1966 quando da ginnasiale, paradossalmente “chianoto”, inforcavo la bicicletta per incominciare a scalare, tenacemente e con ogni condizione climatica, le severe rampe della nostra montagna che assai benevola, a dir la verità, non mi ha mai respinto.
In quegli anni le automobili erano alquanto rare e, ovviamente, per addentrarsi nella solitudine dell’Aspromonte occorrevano, specialmente in un ragazzo, non soltanto buone gambe e pulsazioni da bradicardico ma anche grinta, coraggio e tanto spirito di avventura.
Nello scoprire incantevoli e quasi inaccessibili posti vi era però anche, o forse soprattutto, il piacere (sono sempre stato un estroverso) di incontrare quegli indigeni, ovvero quegli abitanti di remoti pagliai, stazzi, ovili e casolari che, desiderosi di dialogare per uscire dalla quotidianità, mi offrivano quella sacra ospitalità proverbialmente calabra.
Alla mia naturale comunicativa, alla mia immensa fatica, che era sovente pari alla loro ed alla mia ossequiosa stretta di mano (queste erano le mie uniche armi per fare breccia nei loro cuori), caprai, tagliaboschi, mulattieri, carbonai e bovari, dopo l’iniziale diffidenza, si aprivano affabilmente, indicandomi direzioni da seguire su stradine e sterrati per raggiungere angoli pittoreschi, siti archeologici e straordinari punti panoramici (bellividiri).
Il tutto con la preziosa aggiunta di storie, aneddoti, miracoli e leggende che assieme ad antichissimi toponimi locali mi arricchivano di autentica “calabresità”.
Quanta premurosa insistenza a dividere il loro frugale pasto o ad accettare i loro formaggi o i loro salumi!!
Quanta serenità in queste umili e laboriose persone dalle mani callose e quanta pudica cordialità nelle loro floride donne, sovente “massare” instancabili!
E soprattutto, quanto amore smisurato per la loro montagna, dagli stessi ritenuta, anche con amara rassegnazione, difficile ma pur sempre così meravigliosa da essere addirittura prescelta dalla Madonna come Sua sacra dimora terrena.
L’attuale Aspromonte per alcuni aspetti è rimasto inalterato e per tal motivo, uscendo dal dubbio amletico se farlo conoscere o meno, decidevo, verso la fine del 2003, di contribuire anch’io a svelarlo accompagnando il lettore escursionista lungo itinerari da percorrere semplicemente in bici, a cavallo ed a piedi.
Tutto ciò senza fargli assolutamente desiderare, da entusiasta PURISTA della montagna, né opere faraoniche né cattedrali nel deserto che cancellerebbero l’incontaminata bellezza del singolare massiccio calabrese.
A tal proposito desidererei muovere delle costruttive critiche ma, per gli improvvisi solleciti da parte della moderatrice, sono costretto a concludere questo mio breve intervento a braccio, dettatomi però dal profondo del cuore, in quanto don Pino Strangio deve celebrare la S. Messa.
Grazie a tutti per l’attenzione prestatami ed in particolar modo al dott. Peppino Scerra per l’ospitalità concessami.
L'on. Luigi Fedele, Presidente del Consiglio Regionale della Calabria e il dottor
Antonio Alvaro, Presidente della Comunità Montana Versante Tirrenico-Meridionale
e Vicepresidente del Parco, ascoltano compiaciuti, l'intervento di Diego Demaio
MOMENTI DI RELAX
Il giudice Papalia (a sinistra) si intrattiene con la signora Scerra
Lo stesso fanno il dottor Arcangelo Mafrici, l'on. Armando Veneto e gentile consorte, con il sindaco di Delianuova, Domenico Licastro
Lo stesso sindaco ascolta pazientemente quanto il vicepresidente della Provincia dr. Cannatà, riferisce al Capitano dei Carabinieri Antonio Minutoli…
un po' infastidito dal sole il geom. Angelo Surace, sindaco di Cosoleto
Poi ci si prepara a partecipare alla S. Messa.
In primo piano il dott. Sebastiano Surace (Proc. e Gen. On. della Suprema Corte di Cassazione)a fianco al giudice Papalia. Dietro a loro il dott. Arcangelo Mafrici,l'on. Vincenzo Pisano (Pres. della Commissione Regionale Antimafia) e il prof. Giovanni Frisina.
Mentre dietro le quinte
Il dott. Scerra con i relatori della Tavola Rotonda sul libro “ASPROMONTANDO”,
danno il benvenuto a Don Pino Strangio e ai suoi collaboratori
S. MESSA
OFFICIATA DA DON PINO STRANGIO - Rettore Santuario Polsi
• Accogliamo l’insegnamento odierno della parola di Dio. L’attesa di Cristo Signore ci faccia vivere non da padroni, ma da amministratori sapienti, che usano i doni del Padre per amare i fratelli.
ANTIFONA D’INGRESSO (Sal 73,20.19.22.23)
Sii fedele, Signore, alla tua alleanza, non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri. Sorgi, Signore, difendi la tua causa, non dimenticare le suppliche di coloro che ti invocano.
Sul palco, oltre ai ministri, ad animare la S. Messa,
il Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova
COLLETTA - Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
PRIMA LETTURA
Dal libro della Sapienza (18,3.6-9)
La notte della liberazione désti al tuo popolo, Signore, una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per il glorioso emigrare. Quella notte fu preannunziata ai nostri padri, perché, sapendo a quali promesse avevano creduto, stessero di buon animo. Il tuo popolo si attendeva la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così ci rendesti gloriosi chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli, intonando prima i canti di lode dei padri.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE
(Sal 32,1.12;18-19;20.22)
Beato il popolo che appartiene al Signore.
Esultate, giusti, nel Signore: / ai retti si addice la lode. / Beata la nazione il cui Dio è il Signore, / il popolo che si è scelto come erede. R
Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, / su chi spera nella sua grazia, / per liberarlo dalla morte / e nutrirlo in tempo di fame. R.
L’anima nostra attende il Signore, / egli è nostro aiuto e nostro scudo. / Signore, sia su di noi la tua grazia, / perché in te speriamo. R
SECONDA LETTURA
Dalla lettera agli Ebrei (11,1-2.8-19)
Fratelli, la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare. Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra.
Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria.
Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.
Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: in Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia.
Vegliate e state pronti, perché non sapete in quale giorno verrà il Signore.
R. Alleluia.
VANGELO
Dal vangelo secondo Luca (12,32-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignuòla non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore, assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto. molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Parola del Signore.
Don Pino mentre celebra con (a sinistra) Don Franco Frisina, diacono deliese, e (a destra della foto) Don Calarco
Omelia di don Pino Strangio
Carissimi,
siamo riuniti attorno alla mensa, per spezzare il Pane della Parola e il Pane Eucaristico nel ricordo delle vittime della violenza che sono caduti nel nostro territorio. Questo giorno, possiamo definirlo della “Memoria”, ed è per tutti noi Chiesa e Società Civile, un punto fermo del cammino per combattere e contrastare tutti i fenomeni mafiosi, in particolare il fenomeno della morte provocata da Caino contro il fratello. A San Luca, paese dove sono parroco, i Commissari Prefettizi che hanno guidato l’amministrazione per alcuni anni, oggi, per questa celebrazione, è presente uno dei componenti, il dott. Giuseppe Priolo, hanno istituzionalizzato un giorno come “Memoria” che lo stesso giovane sindaco, Giuseppe Mammoliti, ha confermato con più forza. Sono convinto che ogni paese del territorio dovrebbe fare memoria di questi eventi di lutto. Infatti siamo capaci di fare memoria di eventi lontani da noi, e poi ci dimentichiamo dei fatti che ci appartengono da vicino.
La storia umana diventa un cammino, segnato da Dio e suggellata dalla risposta obbediente dell’uomo. La liturgia della Parola di questa domenica, attraverso il racconto sapienziale, la lettera agli Ebrei e il Vangelo, traccia questo tema, ricordando l’uscita del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto. Il popolo si mette in cammino per essere liberato e il Signore mette a disposizione del suo popolo una “colonna di fuoco”, non come lampada ornamentale per una fiaccolata coreografica, ma quale «guida» per un viaggio avventuroso. È il cammino della fede! Lo stesso Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo senza sapere dove andava, per un luogo che doveva ricevere in eredità. Lo stesso Gesù ci invita ad essere pronti «con la cintura ai fianchi e le lampade accese» in vista della partenza ultima. Oggi, ricordando il cammino di tanti nostri fratelli caduti nel pieno del loro altruismo o impegno quotidiano, in particolare la figura sacerdotale di don Giuseppe Giovinazzo martire dell’Aspromonte, apostolo di Polsi, grande camminatore nella fede, siamo chiamati ad una presa di coscienza della fede che diventa obbedienza, non sottomissione, che apre gli orizzonti del cammino verso nuove partenze. I nostri fratelli hanno creduto nel cammino intrapreso; sono stati camminatori instancabili, gente che ha guardato avanti prima di andare incontro all’aurora. A volte ho la sensazione che alcuni convegni sulla legalità, le numerose fiaccolate ornamentali, non sono inseriti nel cammino della fede che diventa obbedienza, ma bensì accampamenti sempre in procinto di spostarsi altrove, per rifugiarsi in un porto franco, al riparo dei venti, o del mare impetuoso, come voler rasserenare la propria coscienza.
Dio alla fine ci chiederà il conto di ogni nostro fratello, in particolare delle vittime, delle persone che non hanno voce, ma hanno la fede. Chi risponde come Caino “Sono forse il custode di mio fratello?” non ha compreso la volontà di Dio, come chi nei nostri territori si fa i fatti propri, si lamenta ma poi non muove un dito fino a quando i problemi non riguardano lui o la sua famiglia.
Ecco allora come la nostra presenza oggi è una risposta responsabile a tutto ciò che è causa di dolore e di ingiustizia: siamo le sentinelle del territorio che guardano attivamente l’altro, anche se i fatti non ci toccano di persona. Questa realtà se inserita nella fede, propone un cammino, che a volta nasconde la terra promessa, o addirittura richiede il sacrificio supremo.
Manifestare significa sporcarsi le mani non nel senso negativo, rischiare di persona, spingersi in avanti anche in mezzo alla notte buia, senza sapere dove mettere i passi. La stessa Chiesa per intenderci, nel suo cammino, è confrontata a difficoltà e situazioni sempre nuove. Dio non dispensa nessuno dalla prova: alla fine ci sarà la notte della liberazione.
I nostri fratelli uccisi e ricordati in questa Eucaristia, li affidiamo alla bontà di Dio, per realizzare quella comunione con i santi che rende meno dolorosa la loro assenza e per continuare un impegno sulle impronte del loro esempio e della loro testimonianza di cittadini o di professionisti impegnati nel campo religioso, civile e delle istituzioni, pagando con la vita il duro servizio verso i cittadini e la legalità. La memoria, così, diventa preghiera, ascolto del Vangelo, “persino i capelli del vostro capo sono contati; non abbiate dunque timore…”, alla riflessione deve seguire la denuncia come impegno concreto perché all’illegalità dell’ingiustizia si risponda con una rinnovata e ritrovata fiducia nei confronti della legalità, combattendo ciò che è strumento di peccato, di violenza, di prevaricazione, di morte. Questa condotta è il segno più evidente che Dio non si stanca mai di noi e che sa far nascere la sua grazia anche dove l’uomo è reso debole e molto lontano dal Suo amore. Significa trasformare l’illegalità per costruire percorsi capaci di incontrare quel radicale invito – fame e sete di giustizia – che il Vangelo incessantemente ci propone.
Quest’invito sembra “nuovo” per la nostra società e sappiamo che il ”nuovo” non sempre avanza con il clamore degli effetti speciali. Anche perché significa sradicare una mentalità culturale in negativo che fa parte della nostra esistenza, che tocca interessi materiali, smuove le coscienze, toglie alleanze, dà voce a chi non ha voce. Siamo tutti convinti che ancora molto deve essere realizzato per arginare, contrastare e vincere quelle attività criminali che soffocano il percorso dello sviluppo e della democrazia.
Nessuno di noi si deve sentire un arrivato; come non ha senso continuare a guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello e non vedere la trave che ostacola lo sguardo di chi parla.
È nel camminare insieme con determinazione e chiarezza, senza arrivismi o fini egoistici, che possiamo onorare chi ha pagato, con la vita, il radicale opporsi ai poteri mafiosi ponendosi a guida di comunità cristiane in termini nuovi e lontani da infelici compromessi.
Il Vangelo diventi il lievito e il sale della riscossa per combattere la cultura della mafiosità, che è cultura di morte e non di vita, di privilegi e non di diritti e doveri d’illegalità e d’ingiustizie e non di bene comune, di rispetto delle leggi e dell’uguale dignità di ogni persona. Spezzo una lancia verso i fratelli ex detenuti, che hanno espiato la pena e che ancora vengono perseguitati nella loro libertà e dignità. A molti è negato di ricostruirsi una storia, di avere un lavoro, di dimostrare che, in fondo, gli anni di galera sono valsi a cambiare vita, altrimenti, lasciandoli in balia dell’accusa continuata, si dimostra la pochezza delle istituzioni e il fallimento dello Stato. La coscienza di vivere da uomini liberi deve trovarci protagonisti attenti e vigili verso i fratelli meno fortunati di noi.
Carissimi, gridiamo ancora una volta con forza il nostro “no” alla cultura della morte! Ci accompagni in questa opera non facile lo Spirito del Risorto e la materna intercessione di Maria della Montagna.
La S. Messa si chiude con il canto finale ad opera del Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova
ADESSO MUSICA
Dopo la S. Messa, ancora un po' di relax, stavolta musicale, in compagnia d'una sempre più sportivissima
Orchestra Giovanile di Fiati
Città di Delianuova
Il M° Maurizio Managò dà il “LA”
al concerto dell'Orchestra Giovanile di Fiati - Città di Delianuova
Introduce il M° Maurizio Managò.
Anche per questa importante iniziativa come la 2ª Giornata Regionale per l’Educazione alla Legalità, promossa dalla nostra associazione, abbiano voluto essere presenti e partecipi, per testimoniare, ancora una volta, che la musica rappresenta un veicolo importante per ribadire che la buona convivenza civile sta alla base della società in cui viviamo.
Il mio compito, così come quello del mio collega Gaetano, è molto delicato, ma entusiasmante nello stesso tempo.
Insegnare, è dare qualcosa di sé agli altri, è contribuire alla formazione della personalità di chi ti sta di fronte, cercando sempre di dare il buon esempio.
Considero anzitutto importante il rapporto che si instaura tra insegnante e alunno e personalmente penso sia fondamentale stabilire si, una situazione di amicizia, ma, anche, di reciproco rispetto.
Nel nostro caso, i ragazzi acquisiscono in primis una propria personalità musicale, per poi convogliarla verso un progetto comune.
Lavorare tutti insieme per raggiungere uno stesso, sano, obiettivo diventa quindi educativo e fondamentale per la crescita culturale e sociale del ragazzo, del musicista.
In occasione di questa nostra esibizione sui Piani di Carmelia, abbiamo voluto presentarci al pubblico con un abbigliamento molto giovanile, jeans, t-shirt e bandana, un po’ per il contesto e per il clima che si respira, ma soprattutto per uscire dalla rigidità della divisa, volendo così manifestare agli altri il nostro entusiasmo e la nostra positività.
Vi aspettiamo, sui Piani di Carmelia, per il prossimo concerto…
In bandana.
PROGRAMMA DELL'ORCHESTRA DI FIATI
• Colonel Boogey - (K. J. Alford - L. Pusceddu)
• Omaggio a Canicattini - (P. Pernice)
• Ritratto (Omaggio a P. I. Tchaikovsky) - (P. I. Tchaikovsky - Ofburg)
• Meeting - (Daniele Carnevali)
• Memory - (Rob Ares)
• International Revival - (arr. A. De Paola)
• Inno di Mameli
Anche il M° Gaetano Pisano sulla pedana, a chiudere il programma musicale
Un sempre-verde presidente non poteva esimersi dall'indossare la bandana.
Un giorno disse: “Questi ragazzi mi fanno sentire più giovane”.
Aveva ragione… ma non esageriamo!
DOTTORE SCERRA GIUSEPPE E DOTT. LUPPINO PASQUALE GIA' PRIMARIO DEL REPARTO OTORINOLARINGOIATRIA DELL'OSP. DI PALMI
DOTT. EDOARDO LAMBERTI-CASTRONUOVO
Diamo inizio ai lavori di questa tavola rotonda. A me il compito, e io ringrazio gli organizzatori, di moderare questa tavola rotonda sul tema della sicurezza alimentare e i prodotti tipici da tutelare. Anche questo rientra certamente nell’educazione alla legalità.
Invito i relatori presenti ad essere brevi, chiari e concisi per dar modo anche a chi ascolta, di intervenire. In attesa che gli altri relatori giungano in questi ameni luoghi, darei subito la parola a un personaggio che di questi luoghi è veramente un rappresentante in tutti i sensi, che ama il proprio lavoro e ama anche i luoghi dove lavora.
Si tratta del dottore Antonio Perna, che è il presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte. Devo dire che in questi giorni, ho avuto modo di presentare al dottore Perna un personaggio che veniva a Reggio Calabria da Tokio.
TAVOLA ROTONDA
SICUREZZA ALIMENTARE E PRODOTTI TIPICI DA TUTELARE
Moderatore: Dott. Edoardo Lamberti-Castronuovo
Il Dott. Lamberti-Castronuovo
Uno dei personaggi più importanti della musica giapponese.
E' venuta qui per vedere i nostri luoghi e l’averla portata, in venticinque minuti, dal mare alla montagna, l’ha lasciata veramente sbigottita, così come l’avere incontrato un funzionario valido come il dottore Perna. Ha detto che la sua orchestra verrà il prossimo anno qui in Calabria e io direi, caro presidente, che potrebbe essere una buona cosa, ospitarla da queste parti. Pensate che bello!
Un concerto sotto questi alberi, così belli, così accoglienti!
Non sarebbe una cattiva idea! Diamo però, subito, la parola al dottor Perna per la sua relazione introduttiva.
PROF. ANTONIO PERNA
Grazie al dottor Lamberti-Castronuovo. Vengo subito al tema:
Sicurezza alimentare oggi. Un tema che sta più a cuore alle popolazioni del Nord Europa di quanto ne stia a noi, principalmente perché queste popolazioni sono sempre più esposte a improvvisi messaggi, più o meno tragici. Il prof. Tonino Perna, dice la sua in merito alla sicurezza alimentare
Quattro anni fa siamo stati bombardati da messaggi tipo: “se mangi il pollo c’è la diossina che ti distrugge”; “se mangi la carne bovina ti becchi la BSE”; insomma, ci sono stati in 4 anni, 5 emergenze alimentari. Persiste un fenomeno interessantissimo di autoproduzione, che i miei colleghi universitari, di varie nazioni e italiani, sociologi ed economisti, vedevano come un fatto di arretratezza. Chi ha il giardino e lo coltiva, o ha l’orto e lo coltiva, impedirebbe lo sviluppo dell’agricoltura moderna, intendendo, per agricoltura moderna, quella della Padania o delle grandi pianure del Nord. In base a questo, ogni azienda può avere, come Sibari –unico esempio portato in Calabria – 200-400 ettari, facendo dell’agricoltura un’industria.
Ma così, si faceva un errore di fondo. Si portavano i criteri industriali al livello di produzione di beni alimentari primari, non rendendosi conto che i cicli della vita non sono riducibili ai cicli dell’industria, non rendendosi conto che la produzione di beni alimentari è una produzione che viene da lontano, viene da un equilibrio naturale, che la terra, non si sa quando, ha raggiunto e che è molto precario, per cui gli aumenti di produttività, indotti nel passato, solo attraverso incrementi, vuoi di sostanze chimiche, vuoi di mezzi meccanici, in questo caso positivi, perché hanno tolto fatica all’uomo, hanno però raggiunto un limite. Già 20 anni fa, negli Stati Uniti d’America, molti studiosi, dicevano che “la Terra, non ha più un humus, non è possibile aumentare oltre la produttività”.
Il dato tecnico è che, dal 1991, la produttività per ettaro, nel Nord-America è cominciato a declinare. Solo grazie all’intervento dei sussidi governativi, si è riusciti a mantenerla ancora sul mercato.
Eppure, quello che era arretratezza, cioè l’idea della piccola proprietà contadina, di avere ognuno il suo “pezzo di terra”, che è tipico dalle nostre parti, consente di vivere meglio. Pensate quanti anziani, da noi, hanno un “pezzo di terra”; questa è una fortuna, una ricchezza inestimabile! Noi abbiamo fatto, nell’Università di Messina, una ricerca comparata fra un gruppo di anziani della provincia di Messina e un gruppo di anziani della provincia di Milano. Questi ultimi erano gente senza speranza, perché con la loro piccola pensione non sapevano cosa fare. Se vuoi fare qualcosa a Milano devi spendere; se vivi invece, in questi nostri paesi, hai il tuo pezzo di terra, hai gli amici con cui giocare a carte; la qualità della vita è superiore. Io partirei da questo per dire un’altra cosa importante, la sicurezza alimentare sarà un tema sempre attuale, perché siamo di fronte a una scelta epocale: le bio-tecnologie. Le bio-tecnologie, sono una cosa complicatissima, soprattutto sono imprevedibili. Pensate, noi abbiamo un gene “x” che viene inserito nel DNA del tabacco. Per che cosa? Perché questo ha alcuni effetti benefici che aumentano la produttività e riducono i costi poiché favoriscono l’estrazione del tabacco dalle “erbacce”. La più grande impresa, una multinazionale americana, fa questo con zucchine o pomodori. Hanno già inserito un gene che li rende resistenti a un anticriptogamico, così che si può buttare il farmaco, questo distrugge tutte le cosiddette erbacce ed è possibile così raccogliere i pomodori, senza problema di manodopera.
Estirpare le erbacce a mano, ha un costo notevole!
Dico questo, perché l’ibridazione fra specie contigue c’è sempre stata, non c’è mai stata fra il mondo vegetale e il mondo animale.
Quindi l’ingegneria genetica sta facendo “un salto verso l’ignoto” su cui gli scienziati più seri, non si pronunciano. Ora, immaginiamo semplicemente che lo scenario che abbiamo visto in Europa due anni fa con la BSE, la cosiddetta mucca pazza, si estenda ad un prodotto di ingegneria genetica. Voi sapete che chi viveva a Milano nel periodo della BSE, non andava più dal macellaio, erano crollate le richieste di carne, chi viveva a Delianuova andava dal macellaio, che ancora c’è e alleva i suoi bovini a livello locale, comprava questa carne e stava tranquillo. Io credo, allora, che queste auto produzioni, in passato sinonimo di arretratezza, nel futuro, costituiranno una “valvola di sicurezza”, per usare un’espressione di un grande scrittore meridionale, Ignazio Silone, che nel 1956 scrisse appunto, “USCITA DI SICUREZZA”.
Cos’è l’uscita di sicurezza? Noi dobbiamo, non pensare di renderci indipendenti dal mondo, ciò sarebbe una sciocchezza, ma di avere delle “uscite di sicurezza”. Di fronte a una crisi alimentare, così come di fronte a una crisi energetica, occorre crearsi una via d’uscita.
Noi ci vantiamo, come Parco d’Aspromonte, di aver dato inizio alle prime fattorie eoliche in Calabria, come società mista, a maggioranza pubblica, che produrrà 200 mega, finanziati dal privato.
Se noi avessimo seguito, in Italia, la linea delle energie rinnovabili oggi non ci troveremmo a tremare, di fronte a una bolletta energetica che va alle stelle. È importante, allora, crearsi delle uscite di sicurezza in una società che, come dice un grande sociologo tedesco, è la “società del rischio”. Nella “società del rischio” ci siamo, ma nella “società del rischio” ci possiamo anche difendere avendo le nostre uscite di sicurezza. Ciò non significa autarchia, però significa che se io ho una difesa della produzione locale, ho una via d’uscita. Significa, in un momento di crisi internazionale, che “qui si vive e si vive bene”!
Mi raccontavano i miei genitori che durante la guerra, quando Reggio fu bombardata, i reggini scapparono in montagna, ma non sapevano cosa fare, perché non sapevano coltivare. Fu la montagna a salvarli! Ora in uno scenario futuro, non è da escludere che questi beni della montagna, come il bene ambientale, possano costituire la nostra “uscita di sicurezza”. Ma per far questo, ci dobbiamo anche difendere da alcune norme della Comunità Europea, che rischiano di far saltare delle produzioni artigianali locali e che rappresentano una grande tradizione. Vi sono prodotti che si fanno a Delianuova e che sono una cosa unica, straordinaria, saporitissima, ma sarebbero un “bene illegale”, perché non prodotto secondo le norme della Comunità Europea. Alcuni di questi meravigliosi prodotti, noi li abbiamo portati alla fiera di Milano e di Firenze. Alla borsa-valori di Milano, sono rimasti tutti a bocca aperta quando abbiamo presentato l’ECO-Aspromonte e abbiamo offerto un piccolo rinfresco ai giornalisti; questi, si sono tuffati subito sul torrone di Delianuova. Ora, c’è una norma della Comunità Europea che si chiama HACCP, la quale afferma che, tutto ciò che è bene alimentare, deve essere confezionato dalle macchine. In pratica: arrotolare il torrone a mano è reato, andare a vendere sulle strade come fanno i nostri contadini, intorno a Gambarie, con le loro produzioni, è reato. Allora, è compito delle istituzioni locali, trovare una soluzione, ed una soluzione c’è: si tratta di dare un riconoscimento di “prodotto tipico locale” a questi prodotti. Questo vale, per esempio, per il torrone di Delianuova, ma anche per il caprino di Gallicianò, che è una cosa straordinaria! Ma è straordinaria perché quelle capre vanno in un pascolo che non si riproduce da un’altra parte; ma se tutte le capre mangiano lo stesso mangime, lo stesso fieno, è finita!
Tutto il formaggio avrà lo stesso sapore! Su questo si gioca il futuro dei nostri prodotti.
Abbiamo pensato, insieme alla prof.ssa Torricelli, che ringrazio, con la quale abbiamo discusso e che ogni anno ci riporta qua insieme al dottore Scerra, abbiamo pensato, dicevo, a questo tema, perché ci è sembrato un aspetto finora non investigato, ma che ci interessa particolarmente. Concludo raccontando un episodio che ci ha toccato da vicino: la festa di Polsi. Polsi ha una festa millenaria, in cui c’è questo rito, che viene dai greci di “scannare” la capra. Fino a 30 anni fa, il rito si svolgeva di fronte all’altare della Madonna. Si portava la capra e si offriva in sacrificio.
Oggi si fa fuori dalla chiesa, soprattutto da quando è arrivato monsignor Bregantini, che, venendo da Trento, non era molto entusiasta di queste pratiche, però ne ha capito e ne ha difeso lo spirito. Due anni fa, sono intervenuti i carabinieri e hanno sequestrato tutte le capre. In fondo, non hanno sequestrato “la capra”, hanno sequestrato un rito! C’è una tradizione, una identità! Togliere alla nostra gente una tradizione, togliere una tradizione vissuta da generazioni, di questo rito della capra, senza il quale, poi, non si capisce tutta la storia di Polsi. In nome di che cosa? Di norme igienico sanitarie!
Vi posso dire, che in nome delle norme igienico sanitarie, è stata fatta fuori negli anni 50 l’industria della pasta nel Sud. La Sicilia aveva 39 pastifici, quando nel ‘54 hanno introdotto la legge per cui bisognava confezionare la pasta, non la si poteva, cioè, più dare sfusa. La conseguenza fu che i 39 pastifici diventarono solamente 2. La gran parte non ha avuto la capacità di adattarsi a queste nuove norme. Ma un fenomeno simile stava per accadere anche con la mozzarella quando fu imposto che il confezionamento non potesse avvenire più a mano. Occorre ovviamente dire che, da una parte, le norme igieniche sanitarie vanno bene, vorrei però capire: com'è possibile che, con queste norme igienicosanitarie abbiamo beccato la diossina? O la mucca pazza? Quali controlli si fanno? Penso alle patate radioattive che noi mangiamo da anni! Quando non mangiamo le patate dell’Aspromonte e mangiamo quelle della Germania o della Svizzera, occorre sapere che, da 30 anni, le patate vengono irradiate per evitare che germoglino e quindi perdano di valore sul mercato. Allora, io starei un po’ accorto. Se dobbiamo difendere la salute, dobbiamo difenderla non da norme tradizionali, ma bisogna riuscire a capire dove ci può essere un danno probabile e dove, invece, c’è una sorta di “ideologia” dell’igienico sanitario. L’anno scorso, a San Luca si è fatto un accordo con i Nas e altri organi che controllano i beni alimentari, una mediazione fra tradizione e norme igieniche.
Ecco, io credo che in futuro, l’esempio di San Luca, dell’anno scorso, possa ritenersi molto interessante. Anche un macello incontrollato, questo macellare abusivamente, ha degli inconvenienti; però non ci facciamo illudere che se la carne arriva dalla Francia, siccome arriva con tutte le certificazioni alimentari è carne perfetta! In Francia è legale, da 20 anni, dare gli estrogeni alle vacche! In Francia i veterinari prescrivevano gli estrogeni, gli antibiotici, normalmente, a tutti i grandi allevamenti e non avevano controindicazioni. Quindi arrivava tutta questa carne che, una volta cotta, si riduceva fortemente perché carica d’acqua! Ma era tutto legale!
Ecco la domanda che io pongo agli altri relatori. Noi ci troviamo di fronte a una società tecnologica che attacca la salute, a norme del passato o a tecniche produttive del passato che provocavano e provocano dei problemi.
Va detto con chiarezza: col pecorino, ad esempio, migliaia di persone, in Calabria, si son beccati la febbre maltese, la brucellosi.
Ebbene certamente le norme igienico sanitarie vanno rispettate, senza perdere questa varietà, questa qualità e questa diversificazione.
Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie al dottore Perna, sia per la relazione estremamente chiara che per il torroncino (piccolo omaggio del presidente del Parco al moderatore!!).
Il presidente del Parco ha posto l’accento su un tema che di certo non si può risolvere in un dibattito o in questa tavola rotonda, perché ha messo sulla brace dei problemi molto seri. Io inviterei anche i relatori che si susseguiranno questo pomeriggio qui, a cercare, oltre che denunciare il problema, anche di suggerire delle soluzioni.
Il presidente Perna ha posto l’accento su alcune cose, ma una la vorrei dire io. Il tema qui è la “Sicurezza alimentare e i prodotti tipici da tutelare”. Intanto, incominciamo a vedere che cosa sono e quali sono i prodotti tipici; quand’è che li possiamo chiamare tali e come li vogliamo tutelare, perché, per esempio, la regione dalla quale viene, per ragioni di lavoro, il dottore Papalia, cioè il Veneto, per i propri prodotti, ha creato il “marchio veneto di qualità”; e ciò fa si che gli stessi prodotti vengano sottoposti a controlli. Voglio fare ora soltanto un piccolo accenno prima di dare la parola al relatore che seguirà. Noi ci preoccupiamo del prodotto confezionato a mano e il presidente Perna ha fatto riferimento all’HACCP. L’HACCP è come uno scontrino fiscale, così come non si può uscire dal negozio senza lo scontrino fiscale, così ogni negozio, ogni prodotto, deve avere il suo HACCP. È soltanto un acronomo e sta a significare che chiunque produce o mette in commercio ogni sorta di genere alimentare, il tutto, deve essere sottoposto ad un controllo batteriologico. Il problema sapete qual è? Che il professionista che deve fare questi controlli, non è per nulla responsabile di quello che va a certificare. Il responsabile è sempre e comunque il titolare dell’azienda. Questo è un lato negativo della legge, perché non consente una responsabilità personale, consentendo, invece, la corsa all’accaparramento ad un bar, ad un ristorante o a qualsiasi altro esercizio pubblico che mette in vendita prodotti alimentari, e di farlo con un abbattimento dei costi, non essendo ben controllato sotto l’aspetto dell’HACCP.
Concludo dicendo che il problema delle norme igieniche non sta solo nelle produzioni fatte a mano. Queste norme non sono per niente differenti da quelle che, per esempio, sono deputate al controllo della catena del freddo.
Vi ha mai detto nessuno che quando comprate i prodotti surgelati, ancorché siano perfettamente chiusi e sigillati, possono costituire un problema per la vostra salute?
Vi ha mai detto nessuno che, in Italia, non c’è il controllo dell’interruzione della catena del freddo?
Se voi surgelate in casa un prodotto come può essere il pesce, e poi va via la corrente elettrica per più di 6 ore, quel prodotto deve andare assolutamente dal congelatore alla pattumiera! Ma questo se succede a casa, ve ne accorgete! Se invece lo stesso prodotto regolarmente sigillato, viene introdotto nella catena di distribuzione e lì si interrompe la catena del freddo – non tutti i supermercati hanno i gruppi elettrogeni o sono dotati di surgelatori alimentati in maniera differente –, quel prodotto può essere nocivo per la vostra salute.
E nessuno vi ha mai detto che deve esserci, per esempio, una banda colorata sulla confezione di un prodotto che attesti l’eventuale interruzione della catena del freddo; per cui, quel prodotto, non può essere messo in commercio?
Vi dò un piccolo suggerimento: quando andate al supermercato e comprate un prodotto surgelato, fate un piccolo esame, molto banale: prendetelo in mano e provate a smuovere il prodotto che c’è dentro; ipotizziamo dei piselli: quando li comprate, provate a vedere se il prodotto che c’è dentro facilmente si separa, oppure diventa una semplice mattonella di ghiaccio. In quest’ultimo caso mettetelo dove l’avete preso e non lo consumate perché vuol dire che si è interrotta la catena del freddo. Semplice, ma efficace!
Vorrei ora ringraziare e salutare l’Associazione Culturale Spadaro, l’Istituto Comprensivo di Delianuova e i rispettivi dirigenti per questa interessante iniziativa e soprattutto, vorrei ringraziare una personalità politica presente. Mi riferisco all’onorevole Armando Veneto che, essendo, per altro, un uomo di legge, può anche darci qualche suggerimento, qualora lo volesse, alla fine di questo dibattito.
L'on. Armando Veneto con la moglie
Bene, allora, la parola al presidente dell’Associazione Provinciale degli Industriali, il dottore Pasquale Mauro, grande bandiera nel settore alimentare mondiale, che ha la fortuna di svegliarsi tutte le mattine, non con la tromba, ma con un buon caffè!
DOTT. PASQUALE MAURO
Scusate la mia voce… mi auguro di farvi sentire bene.
“Qualità” è un tema importante, è un tema strategico per le popolazioni di tutto il mondo, in quanto, oggi, sul rispetto per la qualità si sta investendo molto, ci si sta organizzando. Gli Stati varano delle leggi continuamente e di recente il nostro governo ha approvato una legge sull’etichettatura dei prodotti per cui, da domani, troverete in qualsiasi prodotto che comprerete al supermercato un’etichetta dove si specifica, con le varie percentuali, gli eccipienti che caratterizzano quel determinato prodotto.
Diventa perciò, per le piccole aziende, un discorso di organizzazione, di rendere la propria azienda idonea, conforme alle leggi. Vi sono società di consulenza qualitativa che vengono a controllare la produzione a ogni singola azienda, ne tracciano un percorso industriale, che deve essere rispettato e creano delle responsabilità in ogni azienda: un responsabile “di qualità”, che abbia cioè, la responsabilità totale della qualità per l'azienda stessa. Quindi, al Nord, già troviamo numerose aziende che hanno la certificazione qualitativa, qui al Sud, invece, ancora questo è un problema serio.
Il discorso qualitativo oggi è un discorso importante non solo per il rispetto della legge, ma soprattutto per la commercializzazione dei prodotti che vengono immessi sul mercato. C’è un altro aspetto importante. Le aziende meridionali non hanno la capacità finanziaria di investire molti soldi nel marketing, nella pubblicità. Allora, l’unica via di salvezza – lo dice uno che segue questa strada da parecchi anni – è produrre “qualità”, in modo che il consumatore, assaggiando quel prodotto, ritorni ad acquistarlo!
Se non fa così, l’azienda non va avanti, perché non ha i mezzi finanziari per una campagna pubblicitaria, oppure devesperare che quel prodotto venga distribuito bene dalla distribuzione moderna nei supermercati, negli ipermercati e, quindi, messo in circolazione, attraverso il cosiddetto “passaparola”.
Questo mi sento di dire: il discorso “qualità” è un discorso importante per le aziende e la Calabria dovrebbe essere molto più attiva rispetto alle altre regioni, perché, se vuole esportare, se vuole inserirsi, nella distribuzione moderna, ha bisogno di fare questo.
Oltre tutto i contratti con la grande distribuzione, prevedono una clausola attraverso la quale ci si assume la responsabilità della“qualità”. Diventa, perciò, gioco-forza, inserire nella propria azienda questo distintivo di qualità, questo iter qualitativo.
Io mi auguro, dunque, che ci si possa organizzare in tal senso; e anche nell’associazione che io modestamente rappresento, non faccio altro che raccomandare ai soci di organizzarsi nel rispetto delle leggi che sono state già varate fino a questo momento. Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie, presidente, per questa testimonianza. In effetti, solo con la qualità si può vincere la concorrenza. Siamo in un “campo minato”, ma sicuramente, negli interventi che seguiranno, sentiremo parlare di organismi geneticamente modificati. Che cosa sono tutte queste cose? Sentiamo ora il parere dell’antropologo, il professor Vito Teti.
PROF. VITO TETI
Buonasera a tutti. Non so come riuscirò ad inserirmi in un discorso, mi pare molto complesso, anche molto tecnico e molto specialistico, ma certamente molto importante. Io vorrei ringraziare intanto il dottor Perna e gli altri amici che hanno organizzato questo incontro per l’invito che mi hanno rivolto. Spero di fare un discorso breve. Risalendo lungo questa strada, molto bella, molto suggestiva, dicevo: “mo' arrivo, mo' arrivo… e non arrivavo mai!”.
Mi è venuto in mente l’Antonello di Alvaro, che, finalmente, immagina di avere incontrato la giustizia, incontrando i carabinieri sull’Aspromonte e il poverino, come sappiamo, confonde tra giustizia e legge. Io sono uno che rispetta le leggi e invita al rispetto delle leggi, della legalità, della natura, dell’ambiente. Certe volte, però, mi domando se le leggi vengono fatte in maniera tale da rispettare anche la giustizia. Io credo che non sempre c’è un felice incontro tra la legge, per come viene organizzata, come viene proposta, suggerita e le esigenze, i bisogni, le necessità delle persone.
Io ho l’impressione, non tanto da antropologo ma da consumatore, che chi ha organizzato certi protocolli legislativi in meri to al cibo e ai consumi alimentari, non abbia sempre potuto, o saputo, tenere conto di alcune risorse, di tecniche locali, che secondo me, invece, meriterebbero di essere conosciute e rivalutate in maniera aggiornata, in maniera, certamente, positiva. Due anni fa, sono rimasto abbastanza sorpreso, allorquando si pensava di intervenire su una tradizione secolare, molto importante, come il consumo della carne di capra a Polsi, solamente in termini legislativi o di controllo.
Anche l'antropologo, prof. Vito Teti, riceve la “Targa Ricordo”
Chiarisco: ben vengano i controlli e ci sia più rispetto dell’igiene, delle norme. Tuttavia, criminalizzare i modi di trattare il cibo, l’alimento proprio delle società tradizionali e delle culture locali, mi lascia, in qualche modo, perplesso. Cosa sto cercando di dire? Da molto tempo la Calabria è al centro di un universo alimentare molto particolare, molto originale.
È una terra di passaggio e un grande storico dell’alimentazione, M. Montanari, riflettendo sulla cucina calabrese parla di melting pot alimentare, proprio volendo dare questa idea di incontro di alimenti, di cibi. Con Tonino Perna, 15 anni fa, ci ponevamo questi problemi e che cosa veniva fuori? Che dal mondo antico, dalla cucina greca al periodo medievale, e poi al periodo moderno, con l’introduzione delle piante americane, del peperoncino, della patata, del pomodoro, della melanzana, la Calabria ha una tradizione molto ricca: questo incontro fra elementi della pastorizia, elementi dell’agricoltura, elementi della pesca. È una terra ricca di risorse che ha una miriade di prodotti “tipici”, che andrebbero tutelati, andrebbero promossi, andrebbero difesi, andrebbero valorizzati. Ora sul “tipico”, potremmo parlare a lungo, perché io ho l’impressione che, certe volte, viene proposto come tipico qualcosa che tipico non è, che viene inventato, che viene costruito ad arte e invece si dimentica di valorizzare l’autenticamente tipico, quello che appartiene alla nostra storia, quello che appartiene alla nostra tradizione, alla storia della produzione, del paesaggio agrario.
“Tipico”, da questo punto di vista, coincide con il “locale”, ma non solo con il “locale” prodotto localmente, ma con il “locale” rielaborato localmente. Facciamo l’esempio del pescestocco. Non è un prodotto locale, calabrese, eppure è diventato “locale” nel momento in cui si inserisce in una tradizione culinaria forte, fino a renderlo peculiare di una zona della Calabria. Quindi “tipico”, non coincide con produzione locale ma con qualcosa che ci tocca in maniera storica, culturale, antropologica, molto profonda; un modo di mescolare i cibi, di proporli, di consumarli.
Quando vedo dei controlli, rispetto a certe normative, che pure debbono esserci, mi viene da pensare se una festa tradizionale deve essere omologata, uniformata in queste cose. Se immaginiamo che il cibo, un piatto o una ricetta costituiscano un fatto culturale, un fatto di identità, dove comincia la norma e dove finisce la trasgressione? Ho l’impressione che, forse, nel momento in cui vogliamo porre il problema del riconoscimento dei nostri prodotti, dovremmo con maggiore insistenza riflettere sul dato che la storia alimentare della Calabria, complessa e ricca, può costituire una risorsa fondamentale.
Volevo dirvi che io sono molto terrorizzato da quello che succede con gli OGM, ma sono molto più terrorizzato dal fatto che i ragazzi americani immaginano che le patatine nascano direttamente sugli alberi e vengano raccolte con le bustine! Questa perdita di riferimento con la produzione, con l’ambiente, che poi è una perdita di memoria di sé, mi lascia veramente preoccupato.
Noi dovremmo, invece, educare a “mangiare bene” e ciò significa anche, far capire da dove viene il cibo, come viene prodotto, come è stato prodotto nel passato, come si è arrivati a questa produzione.
Ancora un’ultima cosa e chiudo veramente: mangiare, non significa ingerire cibo. Io vedo alle mie spalle, sullo striscione, le parole valore, convivenza, pace. “Mangiare” significa scambiarsi doni, significa socialità. Il calabrese dice: non mangerai assieme a me, per dire che qualcosa si è incrinato nei rapporti, oppure, quando ci incontriamo diciamo: da mo’ che non mangiano assieme, proprio per sottolineare questo valore dello stare assieme, cioè, mangiare non significa ingerire cibo, ma significa, quindi, valorizzare anche gli aspetti che sono legati al fatto nutritivo: lo scambio, il regalo, oserei dire anche, il valore della “lentezza” nel mangiare. Contro l’idea del “fast food” forse, potremmo recuperare il valore dello “slow food”. Allora, stare bene mangiando, significa, in qualche modo, stare bene nel momento in cui il cibo diventa veicolo di comunicazioni, di messaggi, di rapporti, di legami, di affetti. Per fortuna, da queste parti, mi pare che problemi come la bulimia, l’anoressia, siano abbastanza limitati rispetto ad altri luoghi.
Allora lo vogliamo recuperare positivamente questo dato? Vogliamo pensare ad avere un rapporto più corretto, più affettivo forse, a volte più esagerato con il cibo, vogliamo pensare che spesso il bambino continua ad essere educato a mangiare! Certo, è un problema molto complesso e chi vi parla deve combattere con i figli, che, quando vedono MC DONALD’S, vogliono fermarsi lì. Però, noi, contemporaneamente possiamo veicolare altri messaggi. Allora queste sconclusionate riflessioni di un antropologo frettoloso, in questo momento, e stanco, volevano semplicemente dire, parlando di legalità: non confondiamo la legalità con la giustizia, con le esigenze, con i bisogni. Parlando di cucina, di cibo, di prodotto “tipico”, pensiamo ad un sistema di valori più complessivo. Pensiamo ai modi di stare assieme, pensiamo alla società, pensiamo a un orgoglio positivo, tipico di essere calabresi, perché la nostra storia, anche la nostra storia alimentare, ci fa essere speranzosi in questa direzione e, in qualche modo, il cibo, solo in questo modo, può diventare una risorsa, nel momento in cui diventa anche elemento critico per ripensare, riorganizzare una identità che spesso viene messa in crisi da modelli globalizzanti, omologanti, esterni, che non hanno molto a che fare con il nostro modo di sentire, di fare e di essere. Grazie!
PROF. ANTONIO PERNA
Grazie al professor Teti ed essendo suo amico da molti anni, vorrei dire che il suo ultimo libro, mi è stato mandato tre volte ed è sempre scomparso. “Il senso dei luoghi” è un libro bellissimo, che riguarda la storia dei paesi scomparsi in Calabria e non solo.
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Con il suo intervento, parlando di legge e di giustizia, il professor Teti ha, per usare un termine sportivo, “alzato la palla”. Tocca adesso al giudice Papalia continuare sull’argomento. Ricordo che il giudice Papalia è Proc.tore della Repubblica di Verona ed è a lui che cedo volentieri la parola!
DOTT. GUIDO PAPALIA
La sicurezza alimentare deve essere garantita in tutti i modi e richiede un'attenzione particolare nei vari momenti di produzione, preparazione, confezione, conservazione e distribuzione del prodotto al fine di assicurarne la genuinità. Molte sono le disposizioni legislative, anche di natura penale, che si occupano di questa materia regolando, per esempio, i settori dei mangimi per animali, dei concimi, della coltivazione, fabbricazione, produzione e conservazione dei vari prodotti e dettando anche precise norme sulla etichettatura al fine di assicurare una informazione sempre più completa sull’origine, composizione, durata ed altre caratteristiche dei singoli alimenti. La questione, però, che desta maggiore preoccupazione e che, specialmente in questi ultimi tempi, è considerata la più rilevante in materia di sicurezza alimentare è quella riguardante i cosidetti O.G.M. e cioè gli organismi geneticamente modificati. Perché questo particolare allarme?
La ragione principale va ricercata in una insufficiente e non corretta informazione sia a livello di comunicazione di massa sia a livello decisionale e, cioè, delle istituzioni competenti a regolare la materia.
Al relativo dibattito, infatti, partecipano prevalentemente uomini politici, giornalisti, esperti in agricoltura ed in alimentazione,personaggi noti per altre qualità e solo raramente scienziati, veramente competenti nel settore ed in grado di fornire utili e serie informazioni. Molto spesso si parla di O.G.M. solo in occasione di fatti di cronaca (per esempio il sequestro delle sementi contaminate della Monsanto, l’allarme sulla pasta “radioattiva”, ecc.) e tali fatti vengono accostati a temi di tutt’altra natura quali,per esempio,la “mucca pazza”, l’“effetto serra” e le radioattività. In questa materia, invece, bisognerebbe con molta precisione indicare analiticamente i vantaggi ed i rischi, elencare con chiarezza quali sono le categorie che ne traggono benefici e quali, invece, svantaggi, indicandone specificamente i motivi. Ciò non viene fatto. O, almeno, non viene soddisfacentemente fatto, non solo perché, come già rilevato, c’è scarsa informazione in tal senso, ma anche perché, quella informazione che viene data, non appare convincente. Da un lato, infatti, la scienza non ha maturato certezze indiscutibili e riconosce essa stessa l’insufficienza delle cognizioni di cui dispone e la conseguente impossibilità di fornire risposte rassicuranti. In questa materia si ripropone, cioè, il grave problema, oggi rilevato da più parti, del difficile rapporto tra scienza e diritto legato all’impossibilità di disciplinare con norme certe e sicure situazioni concrete per le quali non si può fare riferimento ad un sapere scientifico dato e certo, ma bisogna necessariamente riconoscere la “non neutralità” delle proposizioni scientifiche e, di conseguenza, ricorrere ad appositi principi (per esempio il cosidetto principio di precauzione) per far fronte, comunque, alle esigenze di regolamentazione di questi spazi di incertezza della scienza. Dall’altro lato, peraltro, anche in questo campo si evidenziano le profonde fratture esistenti tra scienza e società, per cui il cittadino diffida delle scoperte scientifiche ed il ricercatore ritiene che il cittadino non sia in grado di capire le sue scoperte. A ciò si aggiunga che, per quanto riguarda lo specifico settore degli O.G.M., normalmente coloro che si occupano di tali problemi sono scienziati incaricati o dalle multinazionali interessate o da organizzazioni politicamente orientate con scopi ben precisi.
Per cercare, quindi, di accostarsi al problema in maniera il più possibile distaccata, tenendo presente quanto già osservato, è bene intanto precisare cosa si intende per O.G.M.. In proposito il D.Lvo 8 luglio 2003 n. 224 che ha dato attuazione in ambito nazionale alla direttiva 2001/18/CE, all’art. 3 espressamente definisce l’O.G.M. come l’organismo “il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante accoppiamento o incrocio o con la ricombinazione genetica naturale”. Questo stesso articolo, peraltro, che definisce l’organismo come “un’entità biologica capace di riprodursi o di trasferire materiale genetico”, nel definire l’O.G.M. esclude espressamente che la relativa disciplina possa applicarsi agli “esseri umani”. Nessuna contiguità, quindi, quanto meno sotto questo profilo, tra la disciplina degli O.G.M. ed i problemi relativi alla procreazione medicalmente assistita di cui alla recente, molto contestata, legge del 19 febbraio 2004 n. 40. Per attenerci al tema oggetto del presente incontro è evidente che dobbiamo riferirci ai cosidetti “cibi transgenici” e cioè a quegli alimenti che, secondo quanto si rileva dalla disciplina della materia a livello nazionale ed internazionale, consistono, contengono o sono stati prodotti da organismi geneticamente modificati. Rientrano, cioè, nella categoria, sia quei prodotti che contengono O.G.M. sia quei prodotti che, pur non contenendo O.G.M., provengono da O.G.M.. In quest’ultimo caso, peraltro, ai fini della disciplina, si distinguono quei prodotti che, pur provenendo da O.G.M., devono considerarsi sostanzialmente identici od equivalenti a prodotti che non hanno subito “manipolazioni” di questo tipo, dagli altri prodotti che, invece, non hanno questa caratteristica e, quindi, rappresentano dei prodotti, diciamo così, “nuovi”. A tutte queste ipotesi corrisponde una diversa disciplina, principalmente indirizzata a fornire una più precisa e completa informazione, specialmente in fase di etichettatura, a secondo del presumibile maggior rischio legato alla maggiore o minore-invasività delle presenza di O.G.M. sul “cibo transgenico”.Appare evidente, peraltro, che questo sistema non è certo l’ideale per evitare i rischi, se rischi ci sono, perché non sarà certo un “avviso”, per quanto ampio e puntuale, ad evitare eventuali prevedibili danni. Il problema, quindi, è di stabilire se effettivamente ci sono rischi e, in caso positivo, come eliminarli. In questa materia, peraltro, il luogo comune che la natura è sempre buona e che l’uomo con il suo intervento ne altera la genuinità e bontà dei prodotti, porta ad un istintivo atteggiamento di diffidenza nei confronti di qualsiasi intervento umano sui processi naturali di produzione dei singoli alimenti. Per rendersi conto che l’affermazione che “la natura è sempre buona”, non traduce, in realtà, una verità assoluta, basta considerare che molti veleni micidiali e batteri patogeni si trovano proprio in natura (micotossine, tra cui la afiotossina B1 considerata un potentissimo cancerogeno per il fegato, contenute in alcuni vegetali; “antivitamine” come la biotina del rosso d’uovo e la avidina dell’albume d’uovo; l’amigdalina delle mandorle e delle noci; i tiocianoti della lattuga, degli spinaci, della cipolla, dei fagioli, dei pomodori; le ittiotossine presenti in più di 500 specie di pesce, ecc.) e che da sempre l’uomo ha “aiutato” la natura realizzando molti prodotti, che oggi riteniamo naturali (come, per esempio, il vino, l’aceto, la birra, il pane, lo yogurt, ecc.), con l’impiego di varie tipologie di microorganismi e di lieviti e con tentativi di incroci sperimentati da millenni. Questi interventi oggi, con l’avvento della tecnologia cosidetta del D.N.A. ricombinante, hanno subito una forte accelerazione consentendo, per esempio, il trasferimento, senza incrocio, di geni singoli da una pianta all’altra. Oggi, grazie all’ingegneria genetica, siamo giunti ad un punto di “manipolazione” dei processi naturali sicuramente molto più innovativo ed invasivo di quello della cosidetta “tecnologia tradizionale” e che, stante le sue caratteristiche particolari, non può certo essere acriticamente accettato come naturale e spontanea evoluzione della vecchia tecnica, ma che non deve neanche essere aprioristicamente rifiutato sulla base di semplici luoghi comuni. Occorre avere ben presente che le modifiche genetiche in agricoltura se consentono di risparmiare tempo e denaro e di programmare produzioni migliori per qualità e molto più abbondanti, non sono prive di rischi e di conseguenze negative sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente. L’esperienza di questi ultimi anni, a quasi un decennio dall’inizio delle coltivazioni biotech, ha dimostrato che le grandi attese di maggior produttività e grandi profitti che hanno accompagnato le prime iniziative di coltivazioni con piante G.M., sono andate in gran parte deluse e che ad alcuni risultati sicuramente positivi (come, per esempio, la produzione del “golden-rice”, un riso arricchito di beta-carotene e, quindi, di vitamina A, che potrebbe risolvere gravi problemi sanitari di milioni di poveri delle popolazioni asiatiche che si nutrono quasi esclusivamente di riso e che oggi sono esposti ad un serio rischio di cecità permanente), si possono contrapporre altri risultati sicuramente negativi (come, per esempio, quello delle patate innescate con un gene del bucaneve, rivelatesi tossiche).
Non può, peraltro, trascurarsi che negli ultimi anni le coltivazioni biotech sono di molto aumentate nel mondo, anche se non in Europa, e che a tale incremento non è corrisposto un allarmante aumento di inquinamento e di danno alla salute. Le più comuni argomentazioni addotte a favore delle coltivazioni biotech fanno riferimento alle maggiori possibilità di produrre alimenti più resistenti ad erbicidi, parassiti, muffe, ecc., più nutrienti (come il già citato “golden-rice”) e particolarmente resistenti alle avversità atmosferiche (come, per esempio, le fragole modificate con un gene che le rende resistenti al gelo). Si sostiene, ancora, in favore delle coltivazioni biotech, che solo con l’aiuto della ingegneria genetica si potrà raddoppiare l’attuale produzione e disporre di cibo sufficiente per soddisfare in futuro le aumentate necessità di alimentazione di una popolazione di circa dieci miliardi di persone previste sul nostro pianeta per il 2050. A favore delle coltivazioni biotech si aggiunge ancora che, sfruttando i principi degli O.G.M., si possono effettuare esperimenti utili per combattere determinate patologie e, addirittura, creare nuovi medicinali capaci di combattere gravi malattie quali l’AIDS, la tubercolosi, la rabbia ed il diabete (a tale risultato mira il progetto Pharma-Planta allo studio all’Università di Verona nel laboratorio diretto dal prof. M. Pezzotti e tendente a creare un vaccino per combattere il diabete mellito ed altre malattie). Gli argomenti contrari alle coltivazioni biotech, per quanto riguarda il rischio di inquinamento ambientale, si concentrano principalmente sulla trasmissione, attraverso i pollini, del gene nuovo alle piante non modificate, sulla possibile comparsa di organismi invasivi e sull’alterazione del rapporto pianta-parassita che comporterebbe una diminuzione di biodiversità a causa dell’uso massiccio di erbicidi. Per quanto riguarda, poi, i rischi sanitari le preoccupazioni maggiori sono incentrate sulla possibilità che i nostri cibi causino nuove pericolose forme allergiche, provochino intossicazioni acute (come nel caso, già citato, delle patate- bucaneve) e che il loro consumo aumenti il numero di batteri patogeni resistenti agli antibiotici. Contro le produzioni biotech vengono portate anche altre argomentazioni di natura socioeconomica rappresentando effettivi pericoli di impoverimento per i soggetti più deboli. In particolare si è rilevato che, con la tutela del cosidetto brevetto biotecnologico si rischia di assoggettare la produzione agroalimentare mondiale o, comunque, una grande parte di essa, al dominio ed al controllo di poche multinazionali proprietarie dei brevetti e, quindi, senza alcun disturbo, controllori del mercato. Si porta ad esempio il brevetto denominato “terminator” che una delle più grandi multinazionali del settore, la Monsanto, ha ottenuto su un prodotto che agisce come un processo di sterilizzazione geneticamente programmato delle sementi e che, al di là delle buone intenzioni di ridurre il rischio di propagazione incontrollata nell’ambiente del gene modificato, impedisce la possibilità di riseminare autonomamente le piante e, quindi, impone a tutti gli agricoltori di essere direttamente soggetti al monopolio della multinazionale detentrice del brevetto. Si è ancora rilevato che con le coltivazioni biotech è possibile superare i cosidetti “stress ambientali” e, quindi, coltivare e produrre alimenti in terreni soggetti a condizioni climatiche proibitive. Ciò può comportare lo sconvolgimento di determinate economie, specialmente dei paesi più poveri. Si porta ad esempio la coltivazione di fragole nel Nord Europa reso possibile, come già rilevato, dall’innesco di ungene che le rende resistenti al gelo, che, però, ha comportato il crollo del mercato del Marocco per il quale le fragole costituiscono la produzione principale.
Alla luce di tutte le considerazioni fatte, mi pare che debba convenirsi sulla necessità di operare una seria scelta per assicurare una alimentazione certa e sicura e che, a tal fine, la utilizzazione degli O.G.M. deve prescindere da qualsiasi pressione lobbystica e basarsi esclusivamente sull’effettivo approfondimento dei rischi e dei benefici per predisporre adeguati mezzi idonei ad eliminare i primi e ad ottenere il massimo possibile dei secondi.
Una normativa completa ed affidabile non può garantire in maniera certa la sicurezza degli O.G.M., mancando, come si è già rilevato, un sicuro riferimento scientifico in tal senso; ma deve essere improntata al massimo rispetto della sicurezza alimentare e mettere al primo posto la salute e i diritti del consumatore. Va, quindi, agevolata la tendenza, ormai prevalente in sede di regolamentazione internazionale, di applicare il cosidetto principio di precauzione (di cui alla Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro del 1992, al Protocollo di Cartagena del 28/01/2000 approvato dal Consiglio dell’Unione europea con decisione del 26/06/2002) in base al quale l’uso di O.G.M. non deve essere consentito fino a che non si è dimostrato con ragionevole certezza che non causa danni gravi ed irreversibili agli ecosistemi naturali ed all’uomo. Non più, quindi, la presunzione che gli O.G.M. siano innocui fino alla prova del contrario ma, invece, una scrupolosa valutazione di tutti i possibili rischi e l’autorizzazione all’impiego degli O.G.M. solo dopo l’accertamento, nei limiti delle conoscenze scientifiche oggi disponibili, della insussistenza di seri rischi. Per l’Unione Europea, in considerazione anche del fatto che in Europa la maggior parte dei cittadini si è schierata contro gli O.G.M. (e, tra gli europei, l’Italia, secondo un sondaggio effettuato dalle istituzioni comunitarie nel 2002, è risultato il paese più diffidente verso gli O.G.M.), il principio di precauzione è ritenuto come il principio fondamentale che autorizza l’adozione di misure protettive ogni qualvolta i dubbi sull’esistenza di possibili effetti nocivi sulla salute o sull’ambiente siano incompatibili con il grado di protezione già indicato da regolamenti. Il principio di precauzione si distingue dal principio di prevenzione, che riguarda la tutela anticipata nei confronti di un rischio già conosciuto e scientificamente dimostrabile, perché anticipa la tutela per evitare un rischio non ancora dimostrato ma che, secondo le conoscenze scientifiche disponibili, risulta essere solo possibile.
Per evitare, comunque, che l’adozione di questo principio si risolva in una ingiustificata interferenza sul libero mercato l’Unione Europea, che ha applicato il principio di precauzione in modo sempre più diffuso e restrittivo, con il regolamento 17812002/CE, ha indicato i requisiti che le misure adottate in attuazione di tale principio devono rispettare. L’Unione ha prescritto, in particolare, che devono essere rispettati: a) il principio di proporzionalità, che limita il ricorso alla precauzione solo nei casi in cui le conoscenze scientifiche non sono in grado di stabilire i rapporti causa/effetto; b) il principio di non discriminazione; c) il principio di coerenza; d) il principio di comparazione degli oneri e dei vantaggi ed e) il principio di provvisorietà, nel senso che le misure adottate in applicazione del principio di precauzione vanno riviste a seconda del progresso delle conoscenze scientifiche.
Fermo restando il ricorso al principio precauzionale che garantisce in maniera seria ed efficace la salute dei consumatori e la tutela dell’ambiente, è auspicabile che il legislatore internazionale e nazionale adotti al più presto un'armonica disciplina che preveda anche un chiaro ed efficace sistema sanzionatorio.
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie, dott. Papalia, per questa dissertazione sugli OGM.
Sarebbe il caso che l’Associazione presieduta dal dott. Scerra, l’Associazione Spadaro, prenda atto di questo e organizzi un dibattito anche su questi nuovi aspetti che sono legati agli OGM. Complimenti per le sue conoscenze di biologia, al dott. Papalia, su una sola cosa però non sono molto d’accordo. Ritengo che la scienza dia sempre una risposta: il problema è vedere se è esatta la risposta! Le domande oggi, si fanno sempre più difficili e quindi le risposte sono sempre più complicate da darsi. Inoltre, non concordo sul fatto che lo scienziato non sia equidistante. Se è scienziato con la s maiuscola e quindi giudica e opera secondo scienza e coscienza, non è certamente uno scienziato alle dipendenze di questa o quella multinazionale. In fondo, come affermava il prof. Teti poco fa, la differenza tra il giudice e l’uomo giusto: una cosa è il giudice, una cosa è l’uomo giusto! Può essere, noi ci auguriamo che convivano le due figure, ma non è sempre così.
GIUDICE GUIDO PAPALIA
Io non ho detto questo. Ho detto che questi interventi se fossero al livello di scienziato, sicuramente autonomo e indipendente, sarebbero più affidabili, molto spesso vengono fatti da scienziati che sono stipendiati da multinazionali! E lì le cose cambiano!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
E io sono d’accordo con lei! Il problema è che purtroppo lo scienziato non è tale se è stipendiato da multinazionali e quindi diciamo che è un soggetto, non è più uno scienziato. Lo scienziato è scienziato, e come tale deve dare una risposta alla sua professione e non alla multinazionale. Questo è il concetto!
Andiamo avanti con i nostri interventi e vediamo un po’ gli aspetti economici con il dottor A. Mafrici.
DOTT. ARCANGELO MAFRICI
Premetto che, chiedo scusa prima, non sono d’accordo con le tesi sin qui esposte. La penso in maniera diversa e dirò il perché. La posizione più laica, per così dire, è stata, per me, quella del dott. Papalia.
Non affronterò il tema degli OGM, mi preoccupa piuttosto la posizione del presidente del Parco, perché la sua è una posizione istituzionale. Certe posizioni, quasi pregiudiziali, comportano poi, evidentemente, conseguenze di natura politica e quindi di programmazione anche, se vuole, del futuro del Parco. Se si è convinti in un certo modo, si fa una politica, se si è convinti in modo diverso, si fa una politica diversa. Non tratto questo argomento degli OGM, perché io mi pongo in maniera totalmente laica. Vi do alcuni elementi rapidissimi di meditazione e voglio andare all’argomento, perché io gli argomenti li studio e li rispetto. Vi parlerò di prodotti tipici che è un argomento di cui mi interesso. Non si può parlare di prodotti tipici se non si parla anche di sicurezza. Gli OGM sono accettati, attuati e praticati negli USA, nel Canada e in altri paesi. Io stesso porto un by-pass alla carotide, che non avrei avuto se non fossero stati modificati gli elementi con cui opera l’uomo. Se voi andate a fare tutte le radiografie e le TAC di questo mondo, vi domanderete cosa siano. Sono proprio legate agli organismi geneticamente modificati! Gli Stati Uniti, il Canada, la Nuova Zelanda e altri paesi, utilizzano gli organismi geneticamente modificati. Mi domando: hanno voglia di suicidio? Lo lascio alla vostra meditazione! Però questo ha delle conseguenze politiche a livello europeo. In Europa, proprio perché c’è questa paura diffusa, che in parte è frutto di ignoranza, di non conoscenza della scienza, è ovvio che si sia arrivati a proibire l’utilizzazione degli OGM. Non solo! Ma Il dott. A. Mafrici, deliese anch'egli si è proibita la sperimentazione anche in campo aperto, il che significa che noi non facciamo sperimentazione! Quando la sperimentazione non la fa il pubblico, evidentemente la fa il privato e non può non farla, in questo caso, la multinazionale. In Italia spendiamo lo 0,8% della produzione lorda vendibile nostra, per la ricerca, il 3% in Francia, il 24% non so dove e così via. Chiuso questo argomento, vado al concreto: sono andato a vedere cosa ha fatto la Calabria. È questo ciò che ci interessa. Cosa sono i prodotti tipici? La legislazione europea nazionale dice che i prodotti tipici sono i prodotti tradizionali. La Calabria questa volta ha fatto bene! Qualche anno fa, ha identificato i prodotti tipici della nostra regione che sono un centinaio, comprendendo, tra questi, anche lo stocco. Quelli che sono elencati godono di una protezione e di finanziamenti. Recentemente la Regione ha dato la possibilità che siano finanziati alcuni organismi di controllo dei prodotti tipici. Alcuni prodotti, poi, vengono protetti in maniera più pregnante e sono di origine controllata (9 qui da noi). La regione ha fatto l’elenco dei prodotti che devono essere tutelati per la legge europea e per la legge particolarmente europea e nazionale e che possono essere, fra l’altro, inseriti nell’elenco dei prodotti tipici. La Regione quindi, in questo caso, ha fatto quello che era il suo dovere, così come l’ha fatto nei confronti dei vini.
Che cosa dobbiamo fare adesso noi? Siamo riusciti, come Regione, ad individuare questi prodotti. Tenete conto che, a proposito della qualità, c’è l’abitudine di sostenere la necessità che sopravvivano i nostri prodotti tipici.
Questa è una cosa totalmente sbagliata, perché vi sono due agricolture nel mondo attuale. Oggi vi è un’agricoltura che si fa, ad esempio, nella piana di Sibari e quella che, invece, si fa a Reggio, quella del bergamotto, che è un prodotto “tipico” per altro, quindi tutelato e finanziato; vi è poi, l’agricoltura delle clementine, delle arance, dell’olio, del vino ecc. Queste produzioni, sono produzioni di grande quantità. I prodotti tipici sono, invece, meno del 10% delle produzioni del nostro paese. Le Regioni, compresa la nostra, dal passato ad oggi, si sono orientate, spinte dalle emozioni della collettività, la quale ritiene di tutelare a qualsiasi costo i prodotti tipici, a finanziare abbondantemente i prodotti cosiddetti “tipici” sicché, i programmi che stanno attuando, vedono finanziati, con molte risorse, i prodotti tipici che rappresentano il 10% della produzione totale nostra, con il trascurare, di conseguenza, le produzioni che hanno una loro consistenza e una loro capacità di stare sul mercato, mentre alcuni prodotti tipici sono destinati a sparire. Pensate un po’! Per quanto riguarda i prodotti cosiddetti biologici, ricercati oggi da molta gente, costituiscono il 3% della produzione della nostra regione e tuttavia, sono classificati come i prodotti che dovrebbero essere maggiormente tutelati da parte della Regione. Ciò è totalmente fuori posto e fuori luogo! Si sostiene cioè un prodotto probabilmente destinato a morire mentre il 90% della nostra produzione destinata a sopravvivere e a reggere alla concorrenza degli altri prodotti, anche e soprattutto nei mercati europei, viene, in parte, trascurata. Ecco perché quando si discute di questi argomenti, bisognerebbe conoscere le cose e avere anche come interlocutore le istituzioni, coloro, cioè, che decidono su queste cose. Occorre stare attenti perché si finanziano prodotti che non meritano di essere finanziati, trascurando altri che sono invece meritevolissimi di essere sostenuti perché quelli soltanto reggono la concorrenza. A proposito di legalità, la nostra Regione è quella che ha il maggior numero di aziende con coltivazioni biologiche. Sono esattamente 6.360, il Piemonte ha 3.130, la Lombardia addirittura ha soltanto 955 – sono dati 2003 –, adesso, non importa quante ce ne sono, il problema è che si finanziano le aziende cosiddette biologiche, le quali anzi, si autodefiniscono biologiche. La verità è che, poi, non si controlla neanche il 5% del comparto, come bisognerebbe fare, anzi, i controlli non si fanno. Parlavo di legalità, non a caso! Occorre il coraggio di dire le cose! Perché mi domando in Calabria, le aziende biologiche, sono più di 6000 e comunque molto numerose, e non lo sono in Lombardia? Allora, non fare certe politiche di sostegno ai prodotti cosiddetti “tipici”, significa non fare politica di sostegno a certe aziende!
Così come, non si dovrebbero sostenere, le aziende olivicole, perché su 126.000 aziende agricole che sono in Calabria, 102.000 ricevono l’aiuto dell’Unione Europea, quindi dello Stato e quindi della Regione.
Questo ci deve preoccupare! Vanno fatte le analisi della condizione nostra in maniera oggettiva e poi, provvedere di conseguenza. I prodotti tipici fissati dall’argomento sono pochi. Sono stati già individuati. Non bisogna eccedere perché ogni comune, ogni località, ogni comunità, propone sempre più nuovi prodotti tipici. Se noi corriamo dietro a questo, evidentemente inflazioniamo il numero dei prodotti tipici e non li tuteliamo adeguatamente.
Un’ultima considerazione. Certo che il prodotto tipico è portatore anche di cultura, ma il prodotto tipico non va confuso con il prodotto che va sul mercato, il prodotto tipico è sempre per un consumo locale. È un prodotto qualsiasi che deve subire la concorrenza così come la subiscono tutti gli altri prodotti, deve affrontare il mercato aperto. Perché io sono contrario ai prodotti biologici? Perché il prodotto biologico lo fa chiunque! Chiunque può svegliarsi in Danimarca, può svegliarsi in Nuova Zelanda, può svegliarsi a Tel Aviv, e fare un prodotto, così come lo facciamo noi. Io che non ho strutture, infrastrutture e non ho cultura imprenditoriale, perché mi devo mettere a spendere risorse e produrre, coltivare e tenere in piedi aziende che producono prodotti biologici, quando so che altri, con altre strutture, con altri finanziamenti, con i mercati vicini, possono produrre le stesse cose? Io devo produrre il bergamotto, devo essere capace di imporlo nel mondo, anche perché è un monopolio naturale e siamo stati capaci di metterlo in condizioni pessime; il cedro, il clementino, l’olio di oliva, non coltivandolo sulla via di Delianuova, a 700 metri, ma coltivandolo più giù. Questo è quello che dobbiamo fare. Finisco, dicendo che tutte le cose di cui parliamo, sono condizionate, compresi gli OGM, dal fenomeno della globalizzazione.
Anche il fenomeno degli OGM rientra in questo contesto. Allora, per tornare a noi, stiamo attenti alle analisi su questo argomento.
La Regione, da questo punto di vista, ha individuato le produzioni tipiche, le ha elencate e le ha pubblicate. Adesso occorre difenderle.
Non introdurne altre. Sapere che alcuni dei prodotti che sono elencati, sono destinati a morire. Occorre difenderli certamente perché difendiamo noi stessi, la nostra cultura. Abbiamo una identità che viene certamente minacciata. Non è nascondendoci e dicendo che per noi non esiste la globalizzazione, che noi salvaguardiamo i nostri prodotti. Se vogliamo conservarli il più a lungo possibile, dobbiamo identificare e selezionare quelli salvabili.
Quello delle produzioni biologiche, è un esempio classico.
Noi facciamo agricoltura biologica e, vi dicevo, dal punto di vista legale, siamo la Regione che ha più aziende biologiche, perché finanziamenti ne arrivano a iosa. Un’ultima cosa: i finanziamenti dell’Unione Europea, al massimo, dureranno, salvo qualche fenomeno imprevedibile, fino al 2013, dopo di che, dobbiamo arrangiarci con le nostre risorse. Grazie! Ho finito, la prego, senza alcun rimprovero!!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Ci mancherebbe altro, la democrazia è bella, perché ognuno può dire quel che pensa! Il compito del moderatore è difficilissimo, specie quando si parla così, a ruota libera, su un argomento così vario e così ampio, si parla dell’agricoltura biologica e dei contributi, di quello che sono le risorse della Regione. C’è chi dice che ha fatto bene, c’è chi dice che ha fatto male. Per carità ognuno dice quel che vuole! Io ricordo un concetto molto importante, che la democrazia è bella proprio perché ognuno può dire quel che vuole, ma vale la legge dei numeri. Vince chi ha più numeri in democrazia, ma non è detto che chi vince abbia ragione. Detto questo, andiamo a sentire la prof.ssa Augusta T. Frisina, che è presidente della Comm.ssione Reg.le per l’Educazione alla Legalità. È il caso di dire: la persona giusta al momento giusto.
PROF.SSA AUGUSTA TORRICELLI FRISINA
Gentile dott. Lamberti, se fossi la persona giusta al posto giusto, per parlare di legalità, legandolo alla sicurezza alimentare, devo dire, con molta onestà, che non mi sarebbe capitato due anni fa, quello che andavo ricordando al professore Teti sotto voce. Parto proprio da questo metodo per far capire come sia tanto difficile ragionare su questi temi così complessi, e sui quali, ovviamente, non si è mai portatori di certezze assolute e quanto possa veramente accadere di fare degli incontri-scontri anche di notevole portata come mi è accaduto.
Due anni fa, quando assunsi questo incarico, tenni con un atteggiamento un po’ da neofita, con tutto l’entusiasmo e l’enfasi che comportava il fatto di assumere una responsabilità nelle scuole soprattutto, ma anche all’interno delle relazioni sociali, un ruolo così delicato che doveva far da cerniera tra gli intendimenti regionali e le attività di educazione alla legalità, su tutto il ventaglio delle problematiche che investono la legalità.
Io mi sono scontrata proprio con la sicurezza alimentare. Se vi ricordate verso la fine di Agosto del 2002, i NAS sequestrarono centinaia di capre, in quel di Polsi, e io ritenni opportuno fare un comunicato di approvazione. Un comunicato nel quale ci fu un solo aggettivo che scatenò tutta la polemica, una vera e autentica bufera. Ancora conservo qualcosa come circa cinquanta tra repliche ed articoli di disapprovazione. A volte li vado a riguardare e mi fanno capire che non ci troviamo di fronte a un problema semplice,quello della sicurezza alimentare.
La prof.ssa Augusta T. Frisina affronta il tema su
“La sicurezza alimentare e i prodotti tipici da tutelare”
Io applaudii i NAS perché memore di due pellegrinaggi che avevo fatto a piedi, a Polsi, negli anni 70. Ero rimasta allora molto scandalizzata allo “scannamento” delle capre, ai bordi della strada, con il sangue che colava lungo i rivoli e le mosche, le api…, tutto quanto ciò che accade, in queste occasioni e per tanti anni; e dissi: “bene hanno fatto perché forse è giusto spazzar via questa tradizione tribale”. Fu proprio l’aggettivo tribale che indusse molti antropologi e sociologi e, comunque, difensori estremi della tradizione di Polsi a, benevolmente o malevolmente, infierire contro di me, perché si pensò che io, professoressa di latino e greco, avessi tradito la mia tradizione umanistica, dimenticando che il capro è un simbolo che dall’antica Grecia fino ad oggi era nella tradizione millenaria, del pellegrinaggio di Polsi. Cosa che non era vera, perché io mi limitavo semplicemente a reclamare interventi sanitari, veterinari, e comunque, una macellazione più corretta e rigorosa, rispettosa delle regole di legalità. Racconto questo episodio, in breve, per dire come, da allora, sono stata molto più cauta ed attenta nell’intervenire su questo tema, per cui, senza più enfasi, su questi argomenti ma con tutta la buona volontà e l’intenzione di far bene, cercando di non creare ulteriori danni, mi sono posta su questo problema dal versante delle buone pratiche e della formazione, in particolare, nelle scuole. L’educazione alimentare è entrata ormai prepotentemente nella pratica scolastica, da almeno un decennio, ed è una delle tante educazioni che si fanno ormai nelle scuole (educazione stradale, educazione all’alimentazione, educazione alla legalità, alla sicurezza, all’affettività ecc.), questa educazione alimentare deve poggiare su dei pilastri di natura, più che normativa, soprattutto etica, e quindi io vorrei solo toccare proprio questo tasto, della scelta etica. Spesso su questo tema, noi ci troviamo di fronte a un problema a due punte. In sostanza, da una parte, un problema di coscienza individuale, ed è quello che mi appassiona di più, e, dall’altro, un problema oggettivo, esterno, di interventi normativi. Ma è sulle scelte individuali che io trovo più interessante confrontarmi con il tema della sicurezza. Abbiamo per esempio, riflettuto quanto incida migliorare lo stato delle nostre popolazioni, i comportamenti corretti, intramoenia, nella famiglia, negli alberghi, nelle mense scolastiche, nelle navi da crociera? Mi pare che, da episodi di cronaca, che abbiamo tutti letto, viene anche la sindrome, la paura, di fare un viaggio organizzato, perché le intossicazioni alimentari sono in agguato; o, pensate, nelle mense scolastiche, dove appunto, la salmonellosi è uno dei mostri, che vengono immediatamente ipotizzati appena c’è qualche cosa che non va negli alimenti. Quindi un problema di manutenzione che spesso tocca il singolo. Nel chiuso di una casa, fino a che punto ci poniamo l’interrogativo del rapporto tra cibo e, appunto, scelte corrette? Perché, quando diciamo legalità, si pone un problema di scelte corrette. Guardiamo le scadenze sopra i cibi? Oppure li usiamo senza particolari accorgimenti di separazione tra ingredienti e ingredienti e tra componenti e componenti? Nelle scuole è circolato, per esempio, negli anni scorsi, da parte del Ministero delle Sanità, un disegno che ho anche fatto riprodurre e che è stato, sinteticamente, chiamato la “PIRAMIDE ALIMENTARE”. Quel disegno comprende tutti i gruppi di nutrienti di cui dovremmo far uso correttamente nella nostra vita quotidiana. Se riusciamo a passare una giornata, vivendo correttamente il nostro rapporto con il cibo, abbiamo già fatto tanto! Mi permetto di elogiare una cosa che ha fatto l’Ente Parco e che a me è piaciuta moltissimo. Il censimento delle acque delle nostre fontane. Siamo di fronte a una buona pratica e senza tanti bombardamenti mediatici. Qui, per esempio, ci sta un bel cartello il quale ci dice che la nostra fontana di Carmelia, l’amatissima fontana di Carmelia, cui noi tutti veniamo ad attingere acqua, possiede tutta una serie di parametri validi che la rendono ottima, per cui possiamo andar sicuri nel prendere quest’acqua! Questa buona pratica dell’Ente Parco ci dà dei segnali estremamente positivi, che la dicono lunga rispettoa tante normative che vengono strombazzate e poi restano o inapplicate o addirittura, sono a loro volta nate da pensatoi asserviti a multinazionali del “profit”. Ecco quindi, a mio avviso, un servizio corretto che dovremmo tutti fare a noi stessi e agli altri; sia l’Ente Parco che la Comunità Montana, nonché i singoli comuni – perché le prime autorità a contatto con i problemi della sicurezza alimentare, sono anche i singoli comuni –.
I prodotti “tipici”, intendo quelli senza marchio, perché quelli col marchio dovrebbero già essere sicuri in partenza, essendo essi già passati dalle “forche caudine” dell’HACCP. Però, nelle nostre montagne, ci stanno i prodotti “tipici” messi nei vasetti, che spesso ci troviamo a comprare, magari vergognandoci un pò, salvo poi servirli in tavola, dicendo che li abbiamo presi con tanto di etichetta, però spesso le nostre produzioni locali sono di una freschezza che ci dà maggiori certezze di determinati prodotti che troviamo nei grandi circuiti commerciali. Io, per esempio, sono tra quelle persone che comprano tranquillamente le alici in vasetto dai pescatori della Tonnara, che li preparano da sé. Compro altri prodotti, qua in Aspromonte, che vengono confezionati nelle case e che però mi danno la certezza che a livello locale, artigianale, spesso c’è più attenzione a far le cose bene che non nelle grandi produzioni, di cui non sappiamo mai esattamente come vengono fatte.
Può darsi che il mio sia un atteggiamento da sconfessare, da demonizzare, però io invito tutti a non fare di questa questione, una questione soltanto scientifica o tecnica, perché il buon senso comune, spesso, la vince sui nostri sistemi. Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Grazie dottoressa per i consigli. Intanto, mi corre l’obbligo di salutare l’on. Luigi Fedele, presidente del Consiglio Regionale della Calabria, che ci ha raggiunto, nonché il sindaco di Scido e il Presidente dell’Associazione Italiana Comuni dei Parchi, che sono presenti tra noi. Anche all'on. L. Fedele, oltre ai saluti di Lamberti-Castronuovo, un meritato ricordo della giornata.
Direi di andare rapidamente alla conclusione, soprattutto per dare la possibilità, a chi lo volesse, di intervenire. Fermo restando che l’argomento è talmente vasto, che si può dire di tutto e di più.
Andiamo a sentire i consigli di un dirigente di Lega Ambiente, uomo politico, interessato molto all’ambiente, elemento molto importante questa sera, perché, la sicurezza alimentare, i prodotti tipici, gli OGM, le colture biologiche ecc., tutto passa per l’ambiente. La sinergia tra ambiente e prodotto alimentare, credo, sia alla base della nostra tavola rotonda.
Sentiamo il dott. N. Barillà.
DOTT. NUCCIO BARILLÀ
Sono costretto a sacrificare le analisi per andare per punti, per affermazioni di principio. Certo, il dibattito ha preso diverse varianti, sul tema: dall’OGM, alla questione del biologico, soprattutto stuzzicante questo elemento introdotto da Vito Teti, del filo sottile che passa tra giustizia e legge, due entità non sempre sovrapponibili, soprattutto in rapporto alla questione della salute alimentare. Io mi limito a riprendere gli interrogativi che la dott.ssa Torricelli Frisina, ha posto alla fine di questo dibattito. Si tratta di una serie di dubbi, di interrogativi che ha posto all’uditorio e sono assolutamente interrogativi interessanti. Partiamo da una verità: oggi c’è una crisi di fiducia dei consumatori, nei riguardi del cibo e di chi dovrebbe garantire la qualità e la salubrità del cibo. Oggi, c’è una sorta di solitudine del cittadino-consumatore, di fronte al mercato. Quindi, ci interroghiamo, soprattutto avendo nei nostri bambini i soggetti più esposti, su quale sia la qualità del cibo, su come dobbiamo regolarci. Il dott. Papalia mi ha messo in difficoltà per una ragione: io ho apprezzato, negli anni passati, le sue battaglie contro la speculazione edilizia a Reggio Calabria, pretore d’assalto e, francamente, con dispiacere, debbo dire che non sono assolutamente d’accordo con le tesi che lui ha portato a favore dell’OGM; perché possiamo dire qualsiasi cosa, ma, se c’è una cosa indiscutibile, è che, intanto, la scienza non è neutra. La scienza si divide su queste cose. Non ci sono certezze sulle conseguenze che possono produrre gli OGM e, soprattutto, gli organismi transgenici, che sono una cosa diversa, sulla salute dei cittadini, a distanza di anni, da quando viene fatta la sperimentazione. Sperimentare è legittimo, non è legittimo sperimentare sulla pelle dei cittadini, Il dott. N. Barillà, di Lega Ambiente, durante il suo intervento soprattutto quando non si ha la sicurezza di dove possono portare queste conseguenze. Sulla questione della insicurezza alimentare, più che della sicurezza alimentare, ci sono dei dati di fatto. Funziona così il meccanismo della comunicazione e dell’informazione: di tanto in tanto, esplodono dei casi che fanno venire la pelle d’oca un po’ a tutti: ad esempio, quanto successo con la “mucca pazza”: c’è il terrore! Per un po’ ci si preoccupa, però poi scompare dalla prime pagine dei giornali, ma non scompaiono i problemi! Non scompaiono i problemi dei polli sofisticati provenienti dal Brasile e dalla Thailandia! Se ne parla per un po’, poi sembra che tutto sia risolto. In realtà, arrivano sottoforma di conservanti, di preparati nelle mense aziendali, prodotti che non sono controllati nei propri paesi e che portano conseguenze gravissime!
Ci domandiamo quale qualità c’è? Quale sicurezza? Quale questione si può risolvere? Certo, le produzioni nazionali sono un po’ più sicure, però, sulle nostre tavole, arrivano frutta e verdure, trattate con sostanze chimiche vietate in concentrazioni eccessive. Sullo stesso frutto sono presenti dei prodotti chimici che, di per sé, sono tollerabili ma, messi insieme, possono produrre effetti devastanti sul nostro organismo. Noi abbiamo dei dati impressionanti da questo punto di vista che dimostrano come il problema sia reale. Ero venuto per presentare un dossier molto importante, prodotto dal Movimento Consumatori Italiani, un movimento di difesa del cittadino, insieme alla Lega per l’Ambiente. Non potendolo presentare nel dettaglio lo regalo alla dott.ssa Frisina perché ne faccia uno strumento di informazione per le Scuole e per chi volesse interessarsi. Si chiama “TRUFFE A TAVOLA - 2004”. È il primo rapporto sulle frodi e le illegalità agro-alimentari, che vengono dal cosiddetto “Sportello Salute e Gusto” – uno sportello informativo sulla sicurezza alimentare del movimento del cittadino in collaborazione con Lega-Ambiente –. Fatto con il contributo del Ministero delle attività produttive, ed è stato elaborato sulla base degli ultimi rapporti disponibili forniti: dai carabinieri per la Sanità, nell’attività operativa 2002, dall’Ispettorato Repressione e Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
- rapporto 2003 e, sull’elenco delle sentenze passate in giudicato, pubblicate dal Ministero della Salute, del febbraio 2004. Quindi, tre fonti diverse che ci consentono di delineare un quadro abbastanza esaustivo delle situazioni di legalità. Cosa viene fuori? Che le illegalità alimentari nel nostro paese, al di là delle informazioni rassicuranti della grande industria, sono fortissime: 102.024.841 euro, il valore dei sequestri effettuati dai carabinieri per la Sanità, durante l’ispezione nel settore alimentare; 15.002 infrazioni accertate; 8.299 persone segnalate alle autorità giudiziarie; 47 arresti; 804 le chiusure ordinate durante le indagini svolte in supermercati, mense, allevamenti zootecnici, nelle macellerie, nei mercati ortofrutticoli: è una situazione davvero drammatica! Ci sono casi, in questo dossier, che sfiorano il surreale. Altri sono casi disgustosi. In alcuni casi ci sarebbe da apprezzare la “fantasia” di questi truffatori se non si trattasse di un “gioco” con il problema della salute dei cittadini. Ci sono dei casi allarmanti e il più grave probabilmente è quello degli allevamenti. Ora, le normative, è vero, sono come sono, però se non vanno bene, cambiamole! Ma diamo sicurezza al consumatore rispetto a quello che va a mangiare. C’è un allarme che riguarda gli allevamenti: carni macellate in modo non regolare, situazioni di scarichi e cose di questo genere che creano una situazione di allarme. Riguardo anche la Calabria, ci sono dei prodotti contraffatti di ogni tipo, c’è una situazione di illegalità rispetto alla quale il consumatore non è garantito. Di fronte a questo quadro preoccupante, cosa vogliamo fare? I NAS fanno il loro dovere, i carabinieri pure, le procure pure, però, di fronte a queste assicurazioni, ci sono ampie zone del paese che sono zone franche. La criminalità organizzata, gestisce interi settori di questo traffico. Ci sono delle holding vere e proprie, che organizzano truffe ai danni della salute del consumatore, con un cinismo assoluto. È chiaro che la qualità del cibo è legata alla qualità dell’ambiente. Le risposte alle paure del consumatore possono essere trovate se, alla fonte, nel momento in cui si produce, si interviene in modo serio.
Allora, puntare sul biologico, è una cosa assolutamente importante.
Se tanto consumo si sta orientando sul biologico, un motivo, certo, ci sarà! Bisogna diffidare da chi fa un biologico non adeguato, però ci sono organismi di controllo serio, come l’AIAB, un organismo di controllo che, in Calabria, ha contribuito molto alla diffusione del biologico. Che si faccia poi maggiormente in Calabria, rispetto alla Lombardia, lo si capisce anche perché le condizioni complessive, dal punto di vista della qualità dell’ambiente, sono nettamente migliori in Calabria. Anzi, dovremmo puntare di più, perché, a volte, c’è il paradosso che noi non sappiamo utilizzare questo vantaggio, rispetto ad altre regioni. Certo, il biologico, non ha un’espansione molto forte. Non è favorito assolutamente dalle leggi, al contrario di quello che è stato affermato. Il problema principale è che ancora, parlo sempre dal punto di vista del consumatore, il prezzo dei prodotti biologici è troppo elevato per poter favorire una diffusione di massa e per poter dare l’accesso soprattutto per i ceti meno abbienti. Forse qui bisogna intervenire con delle politiche, con delle garanzie, con delle tutele, con degli incentivi che favoriscano la diffusione di questo prodotto e un controllo molto serio, affinché non si spacci per biologico, quello che biologico non è. Tornando all’agricoltura, io credo che oggi l’agricoltura italiana ed europea sia ad un bivio. In un mercato globalizzato, si faceva riferimento prima, l’impegno dell’Europa è quello di saper trovare spazi per la creazione di filiere normate, puntando l’accento sulla qualità e tipicità dei prodotti, creando un legame con il territorio che si esprime soprattutto nelle filiere a ciclo corto. Tasselli importanti, per qualsiasi riforma che voglia mettere in gioco serio e moderno il nostro paese, sono quelli della trasparenza, della affidabilità e della tracciabilità del prodotto. Seguirlo cioè dall’origine, dalla produzione, in tutte le varie fasi, fino a quando arriva sulla tavola, avere la certezza di questo prodotto! Controllo sulle etichette, il tutto per rispondere al bisogno dei consumatori.
In questa direzione vanno alcuni dei nostri progetti che, come Lega-Ambiente, abbiamo lanciato a livello nazionale, insieme ad associazioni di agricoltori, proprio perché riteniamo che questa sia la scelta più importante.
Ultimo elemento: la Calabria. “Calabria-agricoltura di qualità” è un binomio naturale, quasi inscindibile. Noi abbiamo il privilegio di un grande patrimonio agricolo eno-gastronomico che punta sulla ricchezza e sulla varietà. Elevato è il numero dei prodotti “tipici”, della varietà e delle tipologie. Non sono 100, ma 242 i prodotti calabresi tutelati a livello comunitario e nazionale.
Nove a denominazione di origine protetta (quattro salumi, capicollo, pancetta, salsiccia di Calabria, soppressata), tre olii extra vergine, il caciocavallo Silano, il bergamotto; e poi ci sono i prodotti cosiddetti TGC come le clementine, 12 vini doc, 13 IGT (produzione “tipica”), 207 prodotti agricoli tradizionali. Ma questo perché? Da dove nasce questa ricchezza? Viene dal fatto che vi è un radicamento al territorio, anzi, alla cultura del territorio, di queste produzioni. Essi sono il risultato di un incrocio tra particolari microclimi e collaudate tecniche di produzione e lavorazione.
Sono il frutto di quella cosa che si chiama “ingegno contadino”, i “saperi” che noi dobbiamo “sapere” valorizzare. Queste sono carte vincenti se sappiamo utilizzarle e in questa direzione noi dobbiamo muovere le nostre proposte e la nostra azione. So che si sta lavorando in questa direzione nell’Ente Parco, ma perché non accelerare sulla tipicità, sul prodotto, sui marchi delle nostre cose? Certo, le regole comunitarie a volte sono folli; ma, allora, modifichiamo le leggi, là dove ci sono, però, garantiamo noi stessi!
Perché il paradosso vero è che, mentre cresce a livello mondiale e nazionale la richiesta di genuinità, di tipicità, noi, che abbiamo le carte in regola, per qualità ambientale, per diffusione di prodotti, per varietà, non sappiamo utilizzare questo vantaggio rispetto agli altri. Su questo, credo, noi dobbiamo intervenire! Un’altra proposta: il comune di Bagaladi con una delibera, che può sembrare un po’ azzardata, ha dichiarato il comune di Bagaladi, OGM-free, cioè, ha proibito il consumo degli OGM, sul proprio territorio. Ma perché questo non può diventare una cosa del Parco? Al di là di come la pensiamo, sugli OGM in generale. Ma noi, se abbiamo questa ricchezza, e non riusciamo, per via della frammentazione aziendale e di altre carenze strutturali, a competere sul mercato, sul terreno della quantità e dei prezzi, ma riusciamo a competere soltanto se facciamo della qualità e tipicità, le carte vincenti che sono in grado di rispondere, non a una nicchia ristretta di mercato, ma ha una richiesta sempre più diffusa che viene da parte dei consumatori. Allora, noi, in questa direzione dobbiamo intervenire e credo che l’iniziativa, realizzata il 28 marzo in tanti comuni della Calabria e chiamata “VOLER BENE L’ITALIA”, sia stata indicativa di tutto ciò: l’Italia dei piccoli comuni, l’Italia della genuinità e qualità dei prodotti, “l’Italia dei saperi e dei sapori”.
Ecco, mettere in gioco questa parte della Calabria, significa probabilmente stare bene sul mercato nuovo, garantire di più la salute dei nostri figli e dare una chance alla Calabria, in un mercato globalizzato, dove francamente c’è di tutto e forse anche di più. Grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Bene abbiamo concluso il giro degli interventi. Vorrei salutare anche il sindaco di Delianuova, che è qua presente, questa sera. Vorrei dare ancora un minuto al Presidente dell’Ente Parco, perché chi parla per primo è, in un certo senso, svantaggiato rispetto agli altri.
Anche al sindaco di Delianuova, D. Licastro, una “Targa Ricordo”
PROF. ANTONIO PERNA
Nel piano del Parco, approvato dalla Comunità del Parco, dal Consiglio Direttivo, mandato alla Regione, otto mesi fa e che quindi dev’essere adottato dalla Regione, è previsto, fra l’altro, che dentro il Parco sono permesse solo coltivazioni biologiche. Non solo, ma nel lavoro che stiamo facendo sulle aree fuori dal Parco, nel preparco, siamo molto preoccupati, perché uno dei problemi dei prodotti modificati geneticamente è il fatto che non sono controllabili. Scientificamente siamo esattamente di fronte a quanto diceva l’onorevole Bova, il quale, nel 1982, in un dibattito sull’energia nucleare, era segretario del partito comunista, mi accusò di essere colui che voleva portare l’umanità all’Età della pietra, perché ero contro l’energia nucleare, come lo sono oggi! Questa idea, che qualunque mutamento tecnologico, sia un progresso per la società, è neopositivista, è sbagliato. Non tutto il mutamento è progresso sociale. Ci sono mutamenti positivi e negativi.
Gli organismi modificati geneticamente, è scientificamente dimostrato, nulla hanno a che fare con la fame nel mondo. C’è una tesi e cioè, che portano un vantaggio contro la fame nel mondo. Ma è una tesi che non ha, scientificamente, un fondamento. Noi chiedevamo che l’obiettivo che la dott.ssa si era posto con questo dibattito, era quello di salvare i migliaia di piccoli produttori agricoli che difendono la tradizione e aiutandoli a restare nella legalità e non essere soppressi da leggi, qualche volta, inique.
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Io concluderei questo dibattito passando la parola a chi volesse intervenire sperando in interventi brevissimi.
DOTT. GIOVANNI BATTISTA
Siccome si è parlato di rete agraria, si è parlato di igiene, di alimentazione e si è parlato di Polsi, io, prima nella qualità di cittadino di Delianuova e poi nella qualità di igienista e medico veterinario, ritengo opportuno dire la mia. Il presidente del Parco ha aperto i lavori, dimostrando di aver fotografato questo territorio e che, nell’ambito dello stesso, ha rilevato dei prodotti che, nella maniera più assoluta, dato il loro valore, data la ricchezza che potrebbero portare, in qualche maniera, occorre adoperarsi per rendere compatibile la loro lavorazione, conservazione e vendita, con quelle che sono le normative nazionali e regionali. Sappiamo benissimo che la cosa non è molto facile, perché le normative nazionali, l’HACCP e la legge 155, prescrivono il rispetto di determinate norme igieniche che, nei piccoli paesi e nei piccoli laboratori non riconosciuti, non rientrano nella legge e quindi, come tali, non possono essere autorizzati. Allora, esistendo questa realtà, esistendo questa produzione locale, è anche vero che il consumatore, comunque, va tutelato. Se va tutelato, bisogna, per valorizzare le nostre risorse, la nostra produzione, tenere un tavolo aperto dopo aver rilevato quanto c’è di bello, quanto c’è di buono, quanto c’è di tipico, nei nostri paesini, un tavolo aperto, dicevo, con la Regione Calabria, che ha potere legislativo e con gli esperti della materia, con gli igienisti, per rendere compatibile questa produzione. Inoltre, vorrei dire che l’etichettatura è un fatto fondamentale. Noi apprezziamo i venditori di Gambarie, noi apprezziamo i venditori che si vedono in queste strade, però, se abbiamo una tossinfenzione alimentare, dobbiamo avere elementi per poter risalire al prodotto, per poi operare con gli interventi sanitari. Ho finito, grazie!
DOTT. LAMBERTI-CASTRONUOVO
Bene, visto che non vi sono altri interventi, vi ringrazio per l’attenzione e ringrazio soprattutto i relatori. Ovviamente il discorso è aperto, altri di questi dibattiti dovrebbero tenersi per chiarire i vari problemi, dall’OGM, all’agricoltura biologica, alle frodi alimentari. Io credo che all’Associazione Culturale “Nicola Spadaro” debba andare un applauso personale e penso di tutti i relatori per l’organizzazione di questo convegno. Passerei ora, il microfono, alla signora Palumbo, dell’organizzazione,per le fasi conclusive della serata.
Grazie a tutti per l’attenzione prestata!
RICORDO DI DON GIUSEPPE GIOVINAZZO
È il momento dedicato alle vittime innocenti della violenza.
Quest'anno, come già ampiamente ricordato, la MEMORIA è quella del sacerdote G. Giovinazzo. Ne introduce la figura la signora Anna Palumbo: Don G. Giovinazzo nacque a Portigliola il 14.11.1936 e morì a Polsi l’1.6.1989, periodo in cui era Vicerettore del Santuario della Madonna della Montagna, mentre Rettore era Don Giosafatto Trimboli. Ha svolto gli studi prima nel Seminario di Gerace, poi in quello di Oppido Mamertina e infine in quello di Reggio Calabria.
Consacrato sacerdote il 29.6.1962, è stato subito nominato parroco della Parrocchia di S. Maria Immacolata della frazione Moschetta (Diocesi di Locri-Gerace), e qui rimase con tale incarico fino alla sua morte.
È stato Economo del Seminario di Locri. Al momento della morte aveva già compiuto 27 anni di sacerdozio.
Dott.ssa Torricelli:
C’è qui un fratello di Don G. Giovinazzo, che pazientemente è rimasto tutta la giornata. Lo ringraziamo per la pazienza con cui ha seguito tutti i lavori e gli consegniamo questo ricordo, una targa per la Seconda Giornata Regionale di Educazione alla Legalità, alla memoria di Don G. Giovinazzo, sottratto da mano violenta all’operoso servizio sacerdotale in Aspromonte, il 1° giugno 1989.
Targhe Ricordo a varie personalità presenti.