Associazione Culturale “Nicola Spadaro” - Delianuova
ATTI della IIIa Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità
ASPROMONTE
da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori
e sviluppo nella pace e nella convivenza civile”
PIANI DI CARMELIA - DELIANUOVA
DOMENICA 7 AGOSTO 2005
“Splende la gioia nella nostra vita
come una stella in una notte estiva,
stella filante, stella fuggitiva
che appena accesa, è celere sparita…”
Felice Soffrè
COMITATO D’ONORE
Monsignor VITTORIO MONDELLO
Presidente della Conferenza Episcopale Calabra
Monsignor LUCIANO BUX
Vescovo di Oppido-Palmi
Monsignor GIANCARLO BREGANTINI
Vescovo di Locri-Gerace
On. GIUSEPPE VALENTINO
Sottosegretario Ministero della Giustizia
On. UMBERTO PIRILLI
Eurodeputato
Sen. FRANCESCO CRINÒ
Componente Commissione Nazionale Antimafia
On. GIUSEPPE CAMINITI
Deputato
On. AGAZIO LOIERO
Presidente Giunta Regione Calabria
On. GIUSEPPE BOVA
Presidente Consiglio Regionale Calabria
On. SANDRO PRINCIPE
Assessore Regionale alla Cultura e alla Pubblica Istruzione
On. MICHELANGELO TRIPODI
Assessore Regionale all’Urbanistica
On. BENIAMINO DONNICI
Assessore Regionale Turismo e Spettacolo
Dott. GIOVANNI D’ONOFRIO
Prefetto di Reggio Calabria
Ing. PIETRO FUDA
Presidente Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria
Dott. SEBASTIANO SURACE
Procuratore Gen. On. Suprema Corte di Cassazione
Dott. DOMENICO PUDIA
Procuratore Gen. della Corte d’Appello di Catanzaro
Dott. SALVATORE DI LANDRO
Avv. Gen. Procura Gen. di Reggio Calabria
Dott. GUIDO PAPALIA
Procuratore della Repubblica di Verona
Dott. VINCENZO LOMBARDO
Procuratore della Repubblica di Palmi
Dott. GIUSEPPE CREAZZO
Comp. Giunta Esec. Cent. Ass. Nazionale Magistrati
Dott. VINCENZO SPERANZA
Questore di Reggio Calabria
Col. ANTONIO FIANO
Comandante Provinciale Carabinieri
Col. AGATINO SARRA FIORE
Comandante Provinciale Guardia di Finanza Reggio Calabria
On. ARMANDO VENETO
Presidente Camera Penale Palmi
Dott. ALDO COSENTINO
Commissario Parco Nazionale dell’Aspromonte
Dott. ANTONIO ALVARO
Presidente Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale
Dott. ROCCO CORIGLIANO
Sindaco di Delianuova
SOMMARIO
• Apertura della giornata
- Programma
• Telegrammi »
• Santa Messa - officiata da Mons. GianCarlo Maria Bregantini »
– Omelia »
• Momenti di relax »
• Adesso Musica
– Concerto dell’Orchestra di Fiati “Città di Delianuova” »
– Riflessione su: “Legalità e Musicalità” di don V. Tripodi »
– Programma dell’Orchestra di Fiati »
– Saluti di Mons. Bregantini »
• Saluti delle autorità - (Pomeriggio) »
• TAVOLA ROTONDA sul tema:
“L’educazione alla Legalità come obbiettivo primario
della Chiesa e del mondo del volontariato”
– moderatore: Dott. Damiano Tripodi (Giornalista) »
– interventi:
Mons. Marco Frisina (Direttore Ufficio Liturgico diocesi di Roma) »
Dott. Guido Papalia (Procuratore della Repubblica di Verona) »
Dott. Vincenzo Lombardo (Procuratore della Repubblica di Palmi) »
On. Armando Veneto (Presidente Camera Penale di Palmi) »
Prof.ssa Augusta Torricelli-Frisina (Giornalista e Scrittrice) »
Dott.ssa Giovanna Ferrara (Presidente prov. CIF di Reggio Calabria) »
Dott. Enzo Romeo (Presidente prov. AVIS di Reggio Calabria) »
Dott. Annibale Musitano (Commissario prov. CRI di Reggio Calabria) »
• Ricordo di Nicola Calipari »
– Chi era Nicola Calipari (Rai educational) »
– Nicola Calipari, eroe di casa nostra (Raffaele Leuzzi) »
• Consegna “Targhe Ricordo” »
La sosta al Belvedere, straordinario affaccio naturale nelle vicinanze dei piani di Carmelia, è l’incipit della giornata.
APERTURA DELLA GIORNATA
Apre i lavori di questa III Giornata Regionale sull'Educazione alla Legalità, il Presidente dell'Associazione Culturale “Nicola Spadaro”, dottor Giuseppe Scerra.
Ho ancora una volta – la terza per l’esattezza –, l’onore di aprire la giornata dedicata alla legalità che l’associazione culturale “Nicola Spadaro” organizza annualmente nello stupendo scenario aspromontano di Carmelia.
Il successo e la partecipazione di popolo delle precedenti manifestazioni ci ha indotto a continuare, convinti come siamo che il rispetto delle regole sia il solo modo che può portare al pieno recupero dei valori etici e culturali che stanno alla base della civile convivenza.
Prima di illustrare brevemente i temi di questa giornata, è mio desiderio porgere il più caloroso benvenuto e ringraziamento a tutte le autorità religiose, civili e militari che con la loro presenza nobilitano questa manifestazione.
Un particolare saluto e ringraziamento giunga a S.E. il dott. D’Onofrio, Prefetto di Reggio Calabria, che ci onora della sua presenza.
Inoltre non posso esimermi dall’evidenziare che questa terza giornata regionale dedicata all’educazione alla legalità, non sarebbe stata possibile senza il convinto contributo delle istituzioni, il cui sostegno è segnale di una sensibilità verso questi temi che fa ben sperare per il futuro.
Ringrazio pertanto la Regione Calabria ed il presidente on. Agazio Loiero, la Provincia di Reggio Calabria ed il Presidente ing. Pietro Fuda, il comune di Delianuova ed il Sindaco Rocco Corigliano, la Comunità Montana versante tirrenico meridionale ed il Presidente dott. Antonio Alvaro, l’Ente Parco Aspromonte ed il Direttore Generale dott. Giuseppe Putortì, che ci hanno aiutato, promettendoci contributi.
Un sentito ringraziamento voglio indirizzare anche a tutti i sostenitori della nostra associazione che ci consentono di portare avanti il nostro progetto, a tutto il Comitato e anche a coloro che con infaticabile impegno, hanno reso possibile l’organizzazione di questa manifestazione.
La terza giornata regionale sull’educazione alla legalità avrà inizio con la celebrazione della S. Messa. Essa sarà officiata da S.E. Mons. Bregantini, Vescovo di Locri-Gerace, la cui significativa partecipazione è per noi di grande conforto e costituisce un prezioso stimolo a continuare nella strada intrapresa.
Anche quest’anno la funzione religiosa sarà dedicata a tutte le vittime della violenza criminale. Assieme ad esse, abbiamo voluto onorare la memoria di Nicola Calipari, il funzionario del SISMI che, come tutti ricorderanno, il 4 marzo scorso perse la vita a Baghdad nel corso di una delicata missione volta alla liberazione di un ostaggio italiano. Egli, con impareggiabile altruismo e senso del dovere, fece scudo con il proprio corpo alla donna che stava conducendo verso la libertà, salvandole la vita e sacrificando la propria.
Nicola Calipari, specialmente fino a quando vissero i suoi nonni materni, era di casa a Delianova, dove veniva spesso a trovare i suoi parenti. Anche per questo non potevamo esimerci dal ricordarlo, in una manifestazione come questa dedicata al rispetto della legge nello Stato che egli ha rappresentato e servito fino al sacrificio estremo.
I lavori di questa giornata saranno ancora una volta allietati dal Coro Polifonico “Marco Frisina” che animerà la S. Messa e dalla musica dell’Orchestra di Fiati “Nicola Spadaro”.
Entrambi questi complessi sono stati costituiti da pochi anni a Delianuova, e ne costituiscono ormai una solida realtà, non soltanto dal punto di vista musicale, ma anche e soprattutto come mezzi di elevazione culturale e come importante alternativa, specie per i giovani, alle tentazioni al disimpegno, all’evasione dalla responsabilità sociale, alla devianza.
Lo abbiamo già detto in passato, e ci piace ripeterlo: chi studia musica non può delinquere.
La nostra orchestra di fiati, composta da circa 75 unità, comprende oltre ai ragazzi di Delianuova, anche ragazzi di Scido, Cosoleto, Sitizzano e Lubrichi, e tutti sono di età compresa fra i sette ed i venti anni. Essi sono ormai avviati verso un futuro di sicuro successo sul piano del contributo alla crescita sociale delle nostre comunità, e questo è l’obiettivo vero che la nostra associazione culturale intende perseguire.
La riflessione della tavola rotonda di oggi pomeriggio sarà imperniata sul tema della centralità del ruolo della Chiesa e delle organizzazioni del volontariato nell’opera di educazione alla legalità.
Il non comune livello dei relatori che parteciperanno e che anticipatamente ringrazio per avere accettato il nostro invito, renderà particolarmente feconda questa manifestazione.
Ancora una volta da Carmelia parte un messaggio per tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo civile delle nostre comunità.
Auguro a tutti buon proseguimento dei lavori.
Gli applausi che seguirono furono certamente dovuti ma anche sinceri per la commozione manifestata dallo stesso dottor Scerra nel ricordare la persona e il sacrificio di Nicola Calipari, suo nipote.
TELEGRAMMI
On. Sandro Principe
Ass.re Regionale Culturale Istruzione, Università Ricerca Innovazione Alta Formazione.
Sono rammaricato di non poter partecipare per impegni inderogabili alla terza giornata regionale sull’Educazione alla Legalità.
Mi congratulo per l’iniziativa, il cui argomento sta molto a cuore al Governo Regionale ed a questo Assessorato in particolare, perché fermamente convinto che legalità, crescita culturale, sviluppo economico sono i necessari obiettivi da perseguire e raggiungere per il riscatto della Calabria. Cordiali saluti.
On. Michelangelo Tripodi
Assessore Regionale all’Urbanistica
A causa di precedenti impegni istituzionali assunti, sono spiacente di non poter partecipare alla vostra manifestazione.
Sono certo che essa avrà il giusto e meritato successo e formulo gli auguri di buon lavoro.
Dott. Antonio Alvaro
Presidente Comunità Montana “Versante Tirrenico Meridionale” -Delianuova (RC)
Impossibilitato a partecipare per indifferibili impegni sopraggiunti, mi è gradito porgere fervidi voti augurali per la 3ª Giornata sull’Educazione alla Legalità organizzata da codesta Associazione per il 7 agosto p.v., manifestazione che considero un importante momento di crescita civile e sociale del nostro territorio.
Sempre al Suo fianco, a sostegno delle Sue meritevoli iniziative, le porgo i sensi della mia più profonda stima.
Sebastiano Suraci
Procuratore Gen. On. Suprema corte di Cassazione.
Rammaricato non poter presenziare Convegno, invio a prestigiosa associazione culturale fervidi auguri di sicuro successo et miei affettuosi saluti per te e convegnisti tutti.
SANTA MESSA
in memoria di NICOLA CALIPARI e delle vittime della criminalità,
officiata da MONS. GIANCARLO MARIA BREGANTINI e animata dal
Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova.
• La liturgia di questa domenica ci insegna a gridare come Pietro in mezzo alle difficoltà: «Signore, salvami!», a non contare sulle nostre forze, ma soltanto su Gesù il Salvatore. Sia questo il momento per chiedere a Cristo che ravvivi la nostra debole fede.
ANTIFONA D’INGRESSO (Sal 73,20.19.22.23)
Sii fedele, Signore, alla tua alleanza, non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri. Sorgi, Signore, difendi la tua causa, non dimenticare le suppliche di coloro che ti invocano.
COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno, che ci dài il privilegio di chiamarti Padre, fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
PRIMA LETTURA
Dal primo libro del Re (19,9.11-13)
In quei giorni, essendo giunto Elìa al monte dì Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Esci e fermati sul monte alla presenza dei Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE (Sal 84,9-10. 11-14)
Donaci, Signore, la tua presenza di pace.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli la sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra. R.
Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. R.
Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza. R
SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (9,1-5)
Fratelli, dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Mons. GianCarlo Bregantini celebra la S. Messa coadiuvato da mons. Marco Frisina
dal diacono Franco Frisina e da don Vincenzo Tripodi
CANTO AL VANGELO (Sal 129,5)
Alleluia, alleluia. Spero nel Signore, spero nella sua parola. R. Alleluia.
VANGELO
• Dal vangelo secondo Matteo (14,22-33)
Dopo che la folla si fu saziata, subito Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, nel vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma » e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».
Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò:
«Signore, salvami!». Subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».
Parola del Signore.
I giudici Guido Papalia e Giuseppe Creazzo partecipano all’Eucarestia
In primo piano la dott.ssa Augusta Torricelli-Frisina e il Dott. Giuseppe Priolo
OMELIA
di MONS. GIANCARLO M. BREGANTINI
Carissimi, sono molto onorato di questo invito. Ho visto che avete preparato una cattedrale, dove Dio ha fatto le colonne negli alberi, il tetto nel cielo azzurro di oggi. Ci ha donato una musica dolcissima insieme ad esperti di musica. Colgo l’occasione per salutare i sacerdoti e i diaconi, che celebrano con me, e tutti voi. Saluto le autorità, i giovani, le persone che hanno voluto vivere questo momento.
È molto bello! Questi luoghi di montagna mi sono molto cari, un po’ come le gioie affettive legate alla mia origine trentina, un po’ perché è tipico anche nelle vallate trentine, anche nel mese di agosto, celebrare in montagna. Ed è sempre bello, è bello in cattedrale, ma è anche bello nei posti dove Dio ha posto i suoi colori. È significativo perché avete messo sullo sfondo queste parole: “Aspromonte”, la montagna. La parola Aspromonte io la leggo in due versioni: la versione latina e quella greca. Mi spiego: la versione latina è facile: “asper”. Non ci vuole molto, per capire, basta andare a Polsi, a piedi, come siamo andati noi tre giorni fa e ci si accorge della difficoltà, dei sentieri difficili, dei precipizi.
C’è anche una storia di dolore, di tristezza, di delinquenza, di sequestri che ha caratterizzato tristemente questa zona e l’aggettivo “asper” si addice a questa storia. Ma c’è poi l’aggettivo greco che vuol dire “luminoso” ed è veramente luminoso l’Aspromonte!
Ci sono momenti in cui pare che non ci sia nemmeno l’ombra, un po’ come il mistero delle incognite, cioè il mondo orientale ha colto la luminosità delle cose e l’Aspromonte è luminoso, splendente e in questa immagine luminosa c’è dentro il progetto di Dio luminoso, di Dio originario su questa terra, renderla una terra di luce, di splendore, di speranza.
Ora qual è il compito nostro? L’avete già intuito. Passare dall’“asper”, all’“astrós”. Sembra un gioco di parole, ma in realtà è un gioco di vita, un programma religioso, in primo luogo un programma socio-politico, culturale. Ecco la vera importanza della musica, dell’associazionismo, l’importanza dell’incontro dei ragazzi della banda, dei cori, di tutto quello che, in fondo, è capacità di mettersi insieme, lavorare insieme, difendersi e insieme lottare. Questo è il progetto! Passare dall’“asper” all’aster, cioè dall’asprezza alla luminosità. Del resto un antico assioma latino l’aveva indicato “per aspera ad astera”, attraverso le difficoltà giungere alla luminosità del cielo. Questa parola mi proietta verso Colonia. La settimana prossima, a quest’ora, saremo già in viaggio. Partirò anch’io con i giovani, in pullman. La strada è molto lunga, ma la faccio volentieri, dietro i Magi, dietro le stelle; ecco l’“aster” che indica la strada e insieme aiuta a vincere l’asprezza del presente e si vede la capacità seguendo la luminosità del cielo, cioè i segni belli che Dio ci ha donato a superare le fatiche del presente, le incertezze e i passi dei nostri limiti e dei nostri peccati.
Questo è ciò che io vorrei dirvi, e dietro questo capite che c’è anche un’immagine cui io tengo molto; è l’immagine del bosco.
La Calabria non è solo mare, non è solo la luminosità delle coste che noi vediamo nei cartelloni pubblicitari della stazione Termini, ma è soprattutto bosco. La Calabria è soprattutto paesi interni, è cultura delle radici. La Calabria è la storia delle varie cittadine, con il loro coraggio, con la loro fierezza. Io vedo Gerace, Caulonia, Stilo, città con le quali ogni tanto mi bisticcio per ragioni pastorali, ma sono più lieto di altre città con le quali non ci si bisticcia mai perché non hanno valenza, non hanno pregnanza, non hanno storia. È preferibile un paese dove io bisticcio con la confraternita, rispetto a un paese dove non c’è niente da bisticciarsi, nel senso che è una non risposta. Preferisco un paese che difende se stesso, un paese che ha la coscienza di valere, che sa quanto sono grandi le sue radici, il suo passato, la sua storia, cioè un paese che ha una pregnanza, che ha dentro un passato di valori.
È quella la cosa bella, demarcata da uno slogan, che discuteremo anche domani sera a Grotteria con i forestali, un programma completo, ci auguriamo, anche se è difficilissimo.
Se il bosco è verde, il mare è blu! Tutti guardano la bandiera blu, ma non si ottiene soltanto dall’analisi chimica delle acque. Si ottiene da un contesto che ha la capacità, per i cittadini della costa, di collegarsi con i cittadini dell’interno: se il bosco è verde, il mare è blu. Prima di tutto il bosco. Bellissima, a questo proposito la lettura di Elia. Ecco perché vi dicevo di ricordare le domande.
Quali sono i luoghi in cui Dio non appare? Ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto, ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce, ma il Signore non era nel vento; ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Tre segni di potenza: terremoto, vento e fuoco; tre segni di prepotenza, diremmo, ma Dio non era in questi segni grandi, di grandi investimenti, di grandi quantità di soldi, di capitali, delle grandi potenze mondiali, dei grandi armamenti, delle manifestazioni. Dio non era lì dentro. Dio non era nella guerra!
In nessuna guerra! Dio è nel venticello leggero della pace dell’amicizia, del dialogo, nella bellezza, nella eroicità del perdono.
Ecco Nicola Calipari e la sua famiglia e la straordinaria forza di chi sa reggere con onestà, anche nei paesi segnati dalla mafia.
Noi abbiamo tanti esempi; pochi sui giornali, tanti, in verità, nei fatti. Ecco, questa è la forza del Vangelo di oggi, Dio non appare nelle cose grandi, potenti e prepotenti; appare in questo venticello leggero che è il quotidiano della Calabria, che non fa notizia, che nessun “Corriere della Sera” raccoglierà, perché non sarà capace di notare, ma che noi dobbiamo notare e noi dobbiamo in maniera serena, ma anche fiera, far vedere e sottolineare. Tocca a noi diffondere il bene come il profumo presente, nella nostra terra, spesso fragile, ma reale ed efficace. Il Vangelo non è basato sull’efficienza, ma sull’efficacia. Mettete a confronto le due parole e capite che ci sono dietro due strategie: l’efficienza è il centro, il fuoco impetuoso, è il terremoto. Ma quante vittime produce l’efficienza, quanti momenti difficili in questa parola tragica che oggi si diffonde, quanti esaurimenti, quante depressioni perché non tutti riescono ad essere efficienti. L’efficacia invece è lo scavare nel cuore, è il credere sempre, anche quando cadi – cadi ma non resti nel tumulto del mare in tempesta, è bellissima l’immagine – “Vieni” – dice Gesù a Pietro – “Vieni” e Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù! Chissà cosa avrà pensato. Che bravo che sei – guarda ce la faccio! Ma poi la violenza del vento lo impaurì e cominciò a gridare: – Signore salvami! Signore dacci una mano, aiutaci Tu!
E Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: – Uomo di poca fede perché hai dubitato? Ecco questa è una bellissima immagine: stende la mano, lo afferra e lo libera, lo salva.
È quello che noi chiediamo in questa celebrazione per noi e per tutta la realtà dell’Aspromonte, per tutti i paesi qui del circondario, e per tutta la Calabria.
Da questa celebrazione usciamo confortati, rafforzati nella speranza. Dolci nella memoria, dicevo, ma anche impegnati nel presente, operosi nel futuro, perché veramente a noi ha affidato questo tema, a noi tocca difenderla dal male, dagli incendi devastanti e spesso cattivi dalle costruzioni finite male. Perdonatemi se lo dico, ma so che ogni volta bisognerebbe trovare uno strumento legislativo, in qualche modo, che ci aiutasse culturalmente a rendere più bella la nostra terra. La terra di Calabria è bella come un giardino, ma tocca a noi renderla e mantenerla bella come un giardino, cioè come Dio l’ha fatta! Tocca a noi rialzarci, sperare sempre. Ci aiuti il Signore a vivere così quest’oggi. Questa celebrazione rafforza il coraggio che Dio ci dona, la gioia di credere sempre nel futuro affidato alle nostre mani, custodendo i germogli di bene, i semi di speranza che Dio ha già lanciato in abbondanza dentro di noi e attorno ai noi.
Per Cristo nostro Signore. Amen!
MOMENTI DI RELAX
Il dottor Scerra con il dottor Giovanni Rossi
I coniugi Veneto e On. Cannatà
Il dottor Guido Papalia e mons. Marco Frisina
Mons. Bregantini si intrattiene con il Dott. Scerra
… e con la dott.ssa Augusta Torricelli-Frisina
Il giudice Giuseppe Creazzo conversa con S.E. Mons. Bregantini
ADESSO MUSICA
Ancora un po’ di relax con della buona musica,in compagnia
dell’Orchestra Giovanile di Fiati “Nicola Spadaro” - Delianuova
Il rito propiziatorio della bendana. Abbiamo invitato don Vincenzo Tripodi, da sempre amante della musica, che qui vediamo in primo piano accanto a Mons. Bregantini, a dire la sua sull’importanza della stessa musica e di come questa si possa sposare con la legalità.
Ecco quanto ci ha trascritto:
Invitato ad esternare un mio giudizio, con preghiere di brevità di espressione, su nuove esperienze che a Delianuova si stanno sviluppando in crescendo da alcuni anni a questa parte, pur consapevole della mia ignoranza in merito, rispondo telegraficamente:
Soggetto: “Legalità e Musicalità”.
Cos’è la legalità, per me? È musicalità.
E cos’è la musicalità?
Vi rispondo con la voce della mente di alcuni dei sommi di cui il Creatore popola la terra, con i quali sono in pieno accordo:
– “Dove cessa la lingua, comincia la musica”. E. Hofman.
– “La musica è l’esperanto sonoro” E. Levy. (l’esperanto è la lingua proposta dai “grandi”, al cambio di epoca, come alternativa a quella inglese che io non accetto affatto per il semplice motivo che ha infarcito la purezza di quella italica, la più bella del mappamondo (al mio metro di misura), che gli italiani dovrebbero imparare.
– “La musica, il mosaico dell’aria”. A. Marvell.
– “Il mondo moderno non vuole ascoltare Cristo: io glielo narrerò in Musica”. L. Perosi, (prete che ha riempito il mondo delle sue opere musicali, di cui la Chiesa attende il successore e di cui ne fa le veci, al momento, un oriundo deliese, Marco Frisina, moderno compositore di opere a tutti i livelli). A proposito di musica perosiana, quando alla prima Messa di don Giuseppe Monterosso eseguimmo in parrocchia la “Secunda Pontificalis” di Perosi, una persona del centro Italia si avvicinò esternando: “All’ascolto di questa musica mi sembrava di trovarmi nella basilica di S. Pietro”, senza aver richiesta di giudizio (avevamo iniziato la “scola cantorum” vent’anni prima, frequentando io la parrocchia San Nicola per il grande affetto che mi legava al parroco del tempo e bastò la prima apparizione musicale in chiesa per eccitare l’entusiasmo del popolo “noi vogliamo sempre con noi don Formica e il professore Tripodi” (ma son passati e don Formica e il professore Tripodi, “panta rei” recita la cultura greca e “ruit hora”, la latina.
L’Orchestra di Fiati “Nicola Spadaro” di Delianuova inizia il suo concerto
– “La musica è una reminiscenza della beatitudine celeste”. Platone.
– “La musica è la sola lingua universale”. C. Rogers.
– “Datemi la lode della lavandaia e la metterò in musica” G.Rossini.
– “Felici coloro che hanno la musica nel cuore e il sorriso sulle
labbra”. F. Schubert.
– “La musica è una delle vie per le quali l’anima ritorna al cielo”.T. Tasso.
– “La musica è la vera lingua universale”. K.M. fon Weber.
Non per nulla trovo il papa del nuovo millennio che si esibisce seduto al pianoforte nel giornale avvinto dalle musiche di Mozart e Bach delle quali a proposito, l’insigne teologo Karl Barth diceva che “davanti a Dio gli angeli cantano Bach, ma quando sono soli, suonano Mozart e il Padre eterno va dietro la porta ad ascoltarli” mentre l’altro insigne teologo Hans Urs von Balthassar sosteneva fuori leggenda, che “Mozart fa udire il canto del trionfo che accompagna la creazione prima della caduta e dopo la resurrezione, dove sofferenza e colpa non sono memoria lontana e passato, bensì presente rischiarato e superato”.
E dopo questo sproloquio c’è da domandarsi: Che c’entra Delianuova?
È quello che mi domando.
Delianuova che fa il saliscendi, sale nel negativo e scende nel positivo, a quanto osservo: ha il primato a livello internazionale nei sequestri di persona della nuova epoca, per dirne una, di cui la custodia era il nostro Aspromonte a livello nazionale. E invece ad opera di deliesi che vogliono combattere il male, ecco nascere il movimento per la legalità per cui l’Aspromonte non fa più paura ma sta diventando quel che è, una meraviglia della creazione che comincia ad essere conosciuto come tale. C’è tra l’altro, mi par di notare, un aumento di bulli a livello minorile. Ed è un grande dono di Dio che gli amanti del bene pubblico hanno saputo mettere in atto un complesso musicale di settanta-ottanta ragazzi che in poco tempo sono giunti al punto di tenere concerti in tutta Italia.
Rendo grazie a Dio, io vecchio prete, che ha dato e dà agli operatori e ai relativi maestri il dono di donare un impulso di civiltà a questo paese aspromontano.
Il M° Gaetano Pisano, il braccio, dirige i suoi ragazzi…
Delianuova sta crescendo verso i monti da una parte e scendendo a valle da un’altra. In questo saliscendi c’è chi si sente responsabile del bene pubblico e non solo personale e familiare.
Per cui ecco dei professionisti che pur occupati in pieno al loro lavoro, trovano il tempo per mettere in atto la loro opera al bene comune e addirittura trovano il tempo di ritrovarsi in quel di Sant’Elia, per due volte la settimana, e mettersi in contatto con quella Parola che crea la vita e ne diventa nutrimento che li rincuora a servirsi dell’Aspromonte, per rivendicare il diritto di renderlo quello che è: “la lode di Dio in tutta la sua bellezza”.
Avanti Delianuova! È tempo di svegliarti per non ammuffire, per non diventare uno zimbello in mano del “così fan tutti”.
… “la mente” si rimette in azione
Mentre S.E. ascolta assorto, l’avvocato Parisi e il
dr. Scerra scambiano qualche opinione.
… ma era solo un attimo.
Si riprende assorti come prima…potere della musica!
Stupefatti sino alla fine!
PROGRAMMA DELL’ORCHESTRA DI FIATI
“Ouverture festive” - di ANDRÉ WAIGNEIN
“Nessun dorma” (from Turandot) - di G. PUCCINI
Arr. di R. VON BERINGEN
“Aqua” - di MARCO SOMADOSSI
“Big Sky Ouverture” - di PHILIP SPARKE
“Caruso” - di LUCIO DALLA
Arr. di DANIELE CARNEVALI
“International revival” - Arr. di ANGELO DE PAOLA
“Festival” march - di LORENZO PUSCEDDU
Alla fine del Concerto viene consegnata una targa ricordo a S. E. Mons. Bregantini
Lo stesso vescovo, prima di congedarsi, nel ringraziare ci lascia ancora il conforto della sua parola.
Grazie a tutti voi dell’ascolto, della preghiera, del canto e della presenza di sacerdoti che hanno celebrato insieme. Soprattutto ringraziamo Dio che ci ha donato una giornata così luminosa e bella.
Quando siamo nelle difficoltà gridiamo anche noi come Pietro: “Signore salvaci!” Ecco questa mano bellissima di Gesù, che il Vangelo oggi ci presenta come la risposta al grido, ai problemi della Calabria. Ci mostri la fiducia a camminare sempre su strade di legalità, di sviluppo, di pace.
Vi auguro un buon cammino per il pomeriggio.
Io non posso restare per motivi pastorali, però vi assicuro la mia stima, la mia partecipazione, la vicinanza al vostro vescovo Luciano con il quale ho sempre un dialogo di grande interesse e la stima per questa vostra terra: l’Aspromonte, che ha più comuni, ma un cuore solo.
Adire il vero il cuore più grande è Polsi ma è il cuore di tutti. Allora invochiamo la Vergine Maria che benedica e accompagni tutti.
Foto ricordo prima dell’arrivederci
SALUTI DELLE AUTORITÄ
Pomeriggio
GINO LORIA
Prima dell’inizio di questi lavori è doveroso che alcuni rappresentanti istituzionali diano il loro saluto a voi tutti. Invito quindi a salire sul palco il padrone di casa, Rocco Corigliano, sindaco di Delianuova.
Prima della Tavola rotonda, Gino Loria invita le varie autorità per i saluti di rito
ROCCO CORIGLIANO
Buonasera a tutti. Io vorrei porgere solo il saluto della città, di tutti gli intervenuti e soprattutto agli illustri ospiti che sono qui: alle autorità, alla magistratura che è presente.
Non ricordo i nomi di tutti, comunque il saluto va a tutti quanti. Il saluto che io porgo, è il saluto della città di Delianuova.
Un grazie vivo lo devo fare, di vero cuore, al dottor Scerra, che da tre anni porta avanti questo suo programma.
Stamattina è stato qui con noi Sua Eccellenza, Monsignor Bregantini. Ha detto tutto in quella sua omelia che ci ha tenuti, tutti quanti, fermi ed estasiati.
Abbiamo apprezzato molto le sue parole, vale a dire che Delianuova, l’Aspromonte, soprattutto, è il cuore della Calabria, il polmone vivo della Calabria.
Ha detto che ci sono dei mari meravigliosi; abbiamo i due mari, ma la bellezza sta nell’Aspromonte. Se l’Aspromonte è verde, anche la marina è azzurra. Comunque non posso dilungarmi.
Qui ci sono personaggi illustri che ci intratterranno stasera in questa tavola rotonda. A me non rimane che rimarcare, a nome della città che rappresento, un grande saluto e vorrei che lo faceste anche voi, con un grande applauso, agli illustri ospiti.
Grazie e buon proseguimento.
GINO LORIA
Grazie sindaco. Invito sul palco il dottor Franco Fortugno, vice presidente del Consiglio Regionale.
(Si tratta di uno degli ultimi interventi pubblici del dott.Franco Fortugno. Dopo poco più di un mese, infatti, inconterà la morte per mano omicida, nell’androne di Palazzo Nieddu, a Locri, nel giorno delle primarie, il 16 ottobre 2005).
FRANCO FORTUGNO
Buonasera! Io porto i saluti del Presidente del Consiglio Regionale, onorevole Giuseppe Bova, impegnato altrove per motivi istituzionali. Il mio saluto personale a tutti voi, al tavolo della Presidenza, al presidente dell’Associazione Musicale “Nicola Spadaro” dottor Scerra, col quale bisogna complimentarsi per le iniziative che sta portando avanti. proprio in questa realtà dove, in passato, qualcosa di negativo si è consumato. Ricordo il periodo dei sequestri, in cui veramente c’era scarso controllo in questa zona. Adesso le cose stanno cambiando. È cambiata un po’ la mentalità, ma soprattutto dobbiamo ringraziare di questo le forze dell’ordine, che sono presenti anche qui, e i magistrati che si sono impegnati in questo campo.
Da parte nostra la Regione si è pronunciata chiaramente. Noi abbiamo visto il Presidente,On.Loiero, che già in campagna elettorale si è espresso contro la criminalità tanto è vero che ha dichiarato, e lo si sta facendo, di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia.
Questo è un fatto importante, ma a qualcuno ha dato fastidio, e per la prima volta è capitato che il presidente di una Regione sia stato così fortemente minacciato.
Ecco perché tutti voi, tutti noi, dobbiamo stare vicini alle Istituzioni per far sì che l’Istituzione si senta ancor più forte, avendo tutta la popolazione vicina, e possa continuare quest’azione altamente qualificante.
Noi abbiamo appena fatto il decentramento amministrativo e abbiamo stabilito che le risorse possano passare direttamente ai Comuni e ai Sindaci. Prima ancora che si attuasse questo decentramento, già la criminalità ha iniziato ad intimorire gli Enti locali, i Sindaci, gli Amministratori, proprio per dire: “O vi piegate a noi quando andrete direttamente a gestire le risorse, oppure noi vi sostituiamo”. Questo è un segno forte, a cui dobbiamo contrapporci con forza!.
Vi ringrazio di cuore a nome mio e a nome dell’intero Consiglio Regionale. Qui c’è anche l’amico assessore Pasquale Tripodi che sicuramente poi interverrà a nome della Giunta. Grazie!
Il giudice Creazzo con un suo collega
Il giudice Creazzo Giuseppe con il giudice Palerno
GINO LORIA
Grazie onorevole. È la volta dell’Assessore Reg.le ai Trasporti, on. Pasquale Tripodi.
PASQUALE TRIPODI
Grazie! Buonasera a tutti. Anch’io mi associo ai saluti e ai ringraziamenti:
al dottor Scerra con cui ci siamo sentiti ieri, per concordare la mia presenza per stasera. Che debbo dire su questo convegno?
Stasera il presidente Loiero e la Giunta sono impegnati su questo percorso della Legalità. I primi atti lo stanno dimostrando.
Essere nel percorso della legalità significa anche combattere alcuni fenomeni, come la criminalità, la mafia e quant’altro. Su questo ci sentiamo fortemente impegnati. Proprio momenti come questi stanno a simboleggiare che non solo quell’impegno ci sia, ma anche la concretezza che a volte cela il modo di fare politica.
Vi ringrazio.
GINO LORIA
Grazie all’onorevole Tripodi. La parola al dottor Santo Cannatà,
Vice Presidente dell’Amministrazione Provinciale Reggio Calabria.
SANDRO CANNATÀ
Buonasera a tutti voi. Buonasera al tavolo della Presidenza. Un saluto particolare al dottor Scerra, che per la terza volta ci invita a questa giornata importante nel cuore dell’Aspromonte. Un saluto anche alle forze dell’ordine presenti. Io volevo intanto portarvi il saluto del Presidente dell’Amministrazione Provinciale, ingegnere Pietro Fuda, che non può essere con noi, ma che vi porge il suo più cordiale saluto.
L’assessore Milella ci ha raggiunto poco fa. Io volevo dare al moderatore un tema, se è possibile, sul quale noi stiamo spendendo molto impegno. Noi siamo convinti che la Legalità è essenzialmente il sottostare alle leggi, nel senso che la legge deve stare sopra ognuno di noi, grande o piccolo, importante o meno che egli sia. Pensiamo che la Legalità la si può anche ravvivare con il completamento delle opere. Da sempre, sotto l’impulso forte del presidente Fuda abbiamo creduto e stiamo sempre più investendo, nelle montagne. Noi siamo convinti, come diceva oggi Monsignor Bregantini, che veramente la montagna dev’essere verde, affinché il mare possa essere blu. Voglio dire che oggi noi testimoniamo questo nostro impegno con il quasi completamento di opere, la strada da Delianuova a Carmelia, con il quasi avvio dei lavori della Delianuova-Gioia Tauro, con l’aver mandato in gara la Cosoleto-Acquaro, la Delianuova-Cosoleto e la Delianuova-Scido. Io penso che, quando le Istituzioni possono testimoniare di aver compiuto delle opere che vanno a favore della popolazione tutta, possiamo iniziare a raggiungere l’obbiettivo della Legalità. Noi ce la stiamo mettendo tutta per fare in modo di portare avanti questo obbiettivo, perché siamo sicuri che un’Istituzione, una Amministrazione debba avere come compagni di viaggio soltanto i bisogni reali, le necessità della propria popolazione, questi bisogni, queste necessità devono diventare anche l’obbiettivo al quale tendere. Grazie!
GINO LORIA
E ora completiamo con i saluti con l’avvocato Parisi, sindaco di Palmi, che lo scorso anno ha sostenuto questa manifestazione.
ANTONINO PARISI
Il comune di Palmi ha sempre sostenuto questa manifestazione e lo fa anche quest’anno, perché crede fortemente in quella magistrale omelia che stamattina ci ha dato Mons. Bregantini, che ritengo sia uno dei più autorevoli vescovi italiani.
C’è la necessità che la Calabria, la nostra zona, abbia questa volontà di essere unita. Finché i calabresi non capiranno che bisogna unire il profumo della ginestra a quello della zagara, dei pini a quello del mare, che di pietra sono fatti gli scogli e la montagna, finché i calabresi non capiranno che questa necessità di essere insieme è un qualcosa da cui non possiamo prescindere, non risolveremo nessun problema.
Questo è il messaggio forte che ci ha dato Monsignor Bregantini.
Anche di fronte alla Legalità, è importante stare insieme. Se ci dividiamo non c’è nulla da fare.
Discutevamo prima, con gli onorevoli amici amministratori regionali, della sanità. Se noi non riusciamo ad avere un’opinione comune sulla sanità e andiamo a dividerci e a fare i fans di questo e di quell’altro, non ne usciremo fuori. Peraltro, vedete, siamo uniti da antiche radici. Gli scavi archeologici, che stiamo facendo a Palmi, hanno messo in luce che qui c’erano i Bruzi, gli antichi italici, che c’erano prima dei Greci, prima dei Romani, e guarda caso avevano stabilito a Taureana una sede, anche qui, a Delianuova, anche a Oppido Mamertina.
Quindi c’è questa unità di fondo, unità storica, la necessità di essere insieme Questo è il messaggio di un sindaco di un comune di marina, che è qui presente, in montagna. Noi vogliamo che si realizzi questo, riteniamo davvero che, se ci mettiamo tutti quanti insieme, risolveremo i nostri problemi; in caso contrario sarà dura. Simbolo di tutto questo è stato ed è la giornata della legalità. Merito, quindi, al dottore Scerra. Siamo qua proprio “in obbedienza” a questo messaggio al quale lui crede molto, essendo riuscito a mettere, qui, tante autorità, cittadini, la montagna, il profumo e anche la musica.
Ecco io credo, caro dottore, che lei possa essere contento di questo fatto. Noi la invitiamo a continuare e saremo sempre con voi.
TAVOLA ROTONDA
L’EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ
COME OBBIETTIVO PRIMARIO DELLA CHIESA
E DEL MONDO DEL VOLONTARIATO
GINO LORIA
Abbiamo concluso con i saluti. Ci sarà adesso la tavola rotonda che svilupperà il seguente tema: Educazione alla Legalità come obbiettivo primario della Chiesa e del mondo del volontariato.
Prima di cedere la parola al moderatore dottor Damiano Tripodi, direttore responsabile del mensile “La Piana”, vorrei salutare e presentare i nostri relatori: Monsignor Marco Frisina, compositore e direttore dell’Ufficio Liturgico della diocesi di Roma; il dottor Guido Papalia, Procuratore della Repubblica di Verona; l’onorevole Armando Veneto, Presidente Camera Penale di Palmi; la dottoressa Augusta Torricelli Frisina, giornalista e scrittrice; la dottoressa Giovanna Ferrara, Presidente Provincile CIF di Reggio Calabria, il dottor Enzo Romeo, Presidente Provinciale AVIS di Reggio Calabria, il dottor Annibale Musitano, Commissario Provinciale della Croce Rossa Italiana di RC.
Condurrà i lavori il dottor Damiano Tripodi, al quale cedo la parola.
DAMIANO TRIPODI
Inizio col dire che si tratta di una giornata meravigliosa, che abbiamo vissuto e stiamo vivendo tutti i presenti. Apriamo il dibattito su un tema veramente di grande spessore, Educazione alla Legalità come obbiettivo primario della Chiesa e del mondo del volontariato. Un tema del genere, in Aspromonte, non mi stancherò di ricordarlo, alcuni l’hanno già detto, ma vale la pena ripeterlo. Fino a pochi anni fa era assolutamente impensabile che in questa montagna, sull’Aspromonte, potesse svolgersi una manifestazione così. Questa è stata la montagna, purtroppo, delle illegalità per molto tempo.
Vorrei dire soltanto questo, anche una breve battuta su quanto ha detto il vice presidente del consiglio provinciale, dottor Cannatà.
Egli ha detto che, la legge deve stare sempre sopra di noi.
Io raccolgo il suo invito e dico anche che la legge deve stare soprattutto dentro ognuno di noi. È da ognuno di noi, piccolo mattoncino, che partono le grandi costruzioni. Io ritengo che l’uomo di Chiesa, l’uomo impegnato nel volontariato, mira a far sviluppare le coscienze individuali per far sì che queste possano proiettarsi nella società veramente in maniera proficua. Benissimo!
Passo la parola con preghiera di brevità, anche se avere ospiti così illustri, potrebbe “indurre in tentazione”, facendo parlare più del dovuto. Devo purtroppo richiamare a un intervento di dieci minuti ciascuno. Non sarò fiscalissimo, però mi appello alla sensibilità di ognuno.
Cedo quindi la parola a monsignor Marco Frisina, direttore dell’Ufficio Liturgico della diocesi di Roma nonché apprezzato compositore, già vincitore del premio AWARD per le musiche del film televisivo “Giuseppe”.
Mons. Marco Frisina, direttore Ufficio Liturgico della Diocesi di Roma, con il Giudice Papalia e l'On Veneto Armando
MONS. MARCO FRISINA
Parlare dell’Educazione alla Legalità, soprattutto dal punto di vista della Chiesa, certo è complesso in cinque minuti, ma una cosa credo sia fondamentale sottolinearla. Oggi abbiamo assistito a dei momenti importanti. Quando tre anni fa circa il dottor Scerra mi ha contattato dando ahimè “Il titolo vivente al coro di Delianuova”, ho capito lo sforzo che c’era dietro il progetto di poter ricostruire attraverso la musica, attraverso un associazionismo culturale, in cui la musica ha un ruolo sempre molto forte, molto coinvolgente, soprattutto con i giovani, dall’interno la nuova generazione. Oggi abbiamo tutti quasi bambini giovani della banda del coro. Vedere in questa maniera ricostruire una realtà culturale partendo dall’anima, mi sembrava una cosa importante.
Dico così dall’anima, perché l’idea di San Filippo Neri, antica ormai da cinque secoli, di utilizzare la musica con i giovani per poterli coinvolgere, educandoli non solo alla Legalità, ma educandoli sia culturalmente, sia spiritualmente e quindi anche civilmente, è un’idea, secondo me, vincente. Una delle cose che io ho sperimentato ormai da ventuno anni a Roma, quando sin da allora chiesi al Cardinale Vicario di allora, di poter fare un coro diocesano, a Roma, voi sapete Roma è una cosa un po’ diversa diciamo dalla Regione Calabria, a livello di abitanti, di complicazione, voi conoscete sicuramente e potete immaginare, però, anche la possibilità di far uscire allo scoperto tante realtà locali, di coinvolgere giovani delle borgate romane, dei quartieri più abbandonati.
Le differenze sono chiaramente grandi, ma anche le somiglianze sono grandi con i vostri giovani. E sapere che i giovani con poca istruzione, con difficoltà economiche da parte delle loro famiglie, in quartieri dove la delinquenza, anche a Roma, è molto sentita, è molto forte, possano invece fare insieme il coro, realizzare concerti con orchestra, concerti importanti, davanti al Papa, davanti a tutta la cittadinanza di Roma, fuori Roma, eppure rimanendo nei loro quartieri, andando a dormire nella loro realtà, vivere nelle loro famiglie è di straordinaria incisività. Ho visto che è stata una cosa molto importante. A volte educare alla Legalità, soprattutto i giovani, significa non imporre su di loro una sorta di cappa, di peso educativo, ma coinvolgerli dal di dentro.
Forse queste vie sono tante, con cui si può non solo recuperare un territorio che già è importantissimo, ma recuperare delle generazioni che abbiamo in questo territorio. La materia viva motiva, questo è l’obiettivo della Chiesa da sempre. È questo che dicevo, ridare l’anima alla gente. Noi abbiamo una cultura contemporanea che tende a derubare l’anima per ragioni commerciali, per ragioni di interesse o di altro genere. Basta vedere come i mezzi di comunicazione trattano certi argomenti. La gente sta perdendo l’anima. Quindi poter recuperare questa dimensione fondamentale, spirituale, anche poetica degli abitanti di questa regione, di questo luogo recuperando la loro memoria, le loro radici spirituali, umane anche la loro capacità poetica forse è, una delle cose che ci accomuna. Lo notavo proprio qui a Delianuova, proprio per la tradizione in cui si realizza la poesia, la capacità di tradurre in maniera elevata le esperienze di vita. È una cosa abbastanza comune, sentita, vissuta. Quindi, facendo leva su tutto questo, significa quello che volevo dire prima, ridare l’anima alla nostra gente. Poi, è evidente che una crescita spirituale non può che favorire un inserimento civile, non può non favorire una maturazione civile. Essere educati ai valori spirituali significa anche essere educati ai valori della Legalità, al rispetto degli altri nel desiderio di costruire la società civile su basi solide, autentiche, positive, di fare sempre un esame di coscienza alla quale noi siamo chiamati anche a rendere conto per la parte individuale. Facciamo l’esame di coscienza per capire quanto facciamo o abbiamo fatto in questa direzione, proprio perché ogni volta che ci sono delle crisi, dei problemi, delle difficoltà, ci sono sempre delle cause, delle ragioni, magari delle ammissioni, magari soltanto delle sottolineature sbagliate o un disinteresse o una pigrizia. A volte si tratta solo di pigrizia, di scoraggiamento, magari pensare che i giovani poi non saranno in grado di fare. Io dalla mia esperienza ho capito che i giovani, proprio quelli più lontani, sono quelli che poi più sanno coinvolgersi, diventare responsabili, cambiare e far cambiare anche gli altri. Dovrei affrontare modi con cui proprio nella storia la Chiesa ha vissuto questo. Però mi piace ricordare un po’, continuando quello che diceva monsignor Bregantini stamattina, questa immagine bellissima di Pietro che affoga nell’acqua, un po’ come Gatto Silvestro quando cammina nel vuoto e poi se ne rende conto e cade. Rappresenta tutti noi che perdiamo la capacità di guardare in avanti, di guardare verso Cristo.
Finché Pietro guarda Gesù non ha paura, va sull’acqua in tempesta, può arrivare fino a lui. Quando comincia a guardare se stesso, a compatirsi e ad aver paura, perché si sente debole nella difficoltà che sta vivendo, cade nell’acqua inevitabilmente. E Gesù deve tirarlo fuori, come diceva padre GianCarlo stamattina.
Ma noi tutti siamo un po’ così: viviamo su un mare in tempesta; ognuno di voi sa, meglio di me, la realtà. Può essere solcata, può essere attraversata, con sicurezza se il punto di riferimento non è noi stessi, quindi con l’autocompiacimento, ma è il valore assoluto di Dio, di Cristo. La Chiesa ha sempre indicato questo come bussola pura per raggiungere la meta per cui una educazione cristiana ritrovata, come dicevo prima, può ridare questo per guardare in alto, non in basso, può aiutare voi come tutti noi, tutto il mondo, a sollevare l’occhio al di sopra degli interessi personali, anche al di sopra degli scoraggiamenti inevitabili, delle avventure del mondo. Guardare in alto alle cose elevate, a Cristo, ai valori grandi per attraversare il mare in tempesta. Sono sicuro che l’energia è proprio di questa terra; io sono figlio di questa terra, sono nato a Roma per sbaglio, perché i miei genitori si trasferirono a Roma, ma sono tutt’e due di Delianuova, per cui conosco bene la forza di questa terra; quindi con questa energia si può rivoluzionare il mondo. Si può cambiare non solo la Calabria, ma anche il mondo. Forse con questo non cadere nello scoraggiamento con l’avere fede nel valore assoluto che Dio solo ci dà come garanzia e guardando a Lui, possiamo attraversare questo mare.
Io termino perché i minuti sono finiti.
DAMIANO TRIPODI
Grazie a monsignor Frisina per l’intervento che ha messo in evidenza il ruolo della musica, avvalorando anche la tesi espressa stamattina dal dottor Scerra, secondo cui chi fa musica non può delinquere. Non solo per questo lo stesso dottore Scerra si è impegnato, perché non solo ha organizzato la giornata della Legalità giunta alla 3ª edizione, ma ha avviato l’orchestra di fiati “Nicola Spadaro”, composta da molti elementi giovanissimi che altrimenti potrebbero essere orientati verso altre situazioni rispetto a quelle del tema. Merito quindi al dottore Scerra. Passiamo la parola al dottore Guido Papalia, procuratore della Repubblica di Verona, nonché deliese doc.
GUIDO PAPALIA e LA SORELLA SIG.RA ANNA
Grazie a tutti.
È la terza volta che ci incontriamo sull’Aspromonte e, dopo l’intervallo dell’anno scorso che ha riguardato un tema diverso, riprendiamo a parlare di legalità e di educazione alla legalità. Si tratta di un argomento importantissimo ed è particolarmente significativo che, come già rilevato da tutti, di legalità si discuta in questo luogo.
È ancora più importante che di tale questione si faccia carico la Chiesa e che la legalità venga considerata come criterio guida fondamentale per un buon cattolico. Non si può in assoluto trovare forme di convivenza con l’illegalità e ritenere compatibili con i principi del Vangelo comportamenti che, pur non apparendo in astratto gravemente dannosi, siano comunque in contrasto con la legge terrena.
Non si può essere cattolici e convivere con il delitto e la violenza ed accettare la mafia.
Il dottor Guido Papalia, procuratore della Repubblica di Verona
Ho con me un bellissimo libro: il compendio della dottrina sociale della Chiesa. È un libro che in maniera facilmente consultabile, contiene tutti i documenti della Chiesa che trattano le questioni della vita sociale e indicano i principi fondamentali cui deve riferirsi un buon cattolico. Tra questi c’è senz’altro il principio della legalità inteso non come rispetto formale della legge ma come intima convinzione che in tutte le attività, anche le più semplici, che ci vedono protagonisti non bisogna assumere l’interesse personale come criterio assoluto di moralità ma è necessario privilegiare l’interesse collettivo regolato dalla legge.
Certo è strano che nel molto completo indice analitico del libro non figurino le parole “legalità” e “mafia”.
La validità del principio di legalità e la completa e totale condanna della mafia si ricavano, però, facilmente da quanto enunciato sotto le voci “dignità umana”, “diritti”, “solidarietà” ed altre simili.
Il dott. Scerra diceva prima che “chi fa musica non può delinquere”.
Io completerei questa frase riferendola solo a chi fa “buona” musica. Chi fa brutta musica ha già commesso un grave delitto!
Anche per la legalità vale lo steso concetto. Legalità significa rispetto della legge ma presuppone sempre una “buona” legge. Non basta una qualsiasi legge.
Ma quando una legge può dirsi “buona”?
Certo il parametro di valutazione a questo fine non può essere soggettivo, ma deve trovare solidi e duraturi ancoraggi in criteri oggettivi, condivisi da tutti e non facilmente manipolabili.
Questi criteri sono indicati dalla nostra Carta Costituzionale e costituiscono i valori fondamentali del nostro vivere civile che in essa sono racchiusi e formalmente enunciati.
Una legge è “buona”quando, oltre ad essere stata emanata rispettando le apposite procedure previste, è conforme ai principi ed ai valori fondamentali fissati dalla Costituzione.
Il concetto di legalità, quindi, va correttamente formulato completando il riferimento alla legge con il richiamo ai principi della Costituzione.
In tal senso la legalità è essa stessa un valore che non può essere contestato se non ponendosi al di fuori del sistema democratico.
Solo in questo senso, poi, legalità è sinonimo di libertà, anche se il termine “legalità”, presupponendo delle regole da osservare, rimanda subito a dei limiti.
Si tratta, però, di regole condivise perché poste dalla volontà di tutti e alla cui formulazione tutti hanno partecipato. Senza regole non c’è libertà perché alla forza della legge buona e condivisa si sostituisce la forza del potere o, peggio ancora, la forza bruta.
Una legge “buona” in questo senso è, per ciò stesso, anche sempre una legge giusta?
A questo proposito occorre necessariamente richiamare il concetto di giustizia e dire subito che giustizia non è sinonimo di legalità.
La legge, salvo casi eccezionali che non dovrebbero mai verificarsi (come invece, purtroppo, di recente è accaduto con le c.d. leggi ad personam ), regola situazioni astratte, fissa principi per casi generali.
La regola generale, poi, è fissata sulla base di un modello di società che, in uno stato democratico, la maggioranza ha scelto di costruire.
Il principio di legalità impone che queste regole, anche se non condivise dalla minoranza per quanto riguarda le scelte operate, se sono rispettose dei valori fondamentali fissati dalla Costituzione, come prima rilevato, devono essere da tutti osservate.
In una società pluralista c’è una moltiplicazione dei significati e dei valori dei singoli casi concreti, dei quali può essere fatta una diversa valutazione a seconda dei vari parametri di riferimento.
Ciò che appare giusto per alcuni per altri è, invece, ingiusto. Il prezzo, per esempio del biglietto dell’autobus per l’utente è giusto quando consente di utilizzare il servizio a basso costo, mentre per il gestore del servizio il prezzo è giusto solo quando gli consente di realizzare un profitto.
La giustizia è un concetto relativo. Difficile definirla in assoluto, e, ancora più difficile realizzarla in assoluto.
La giustizia è una aspirazione. Si parla, infatti, di “fare giustizia” presupponendo cioè un percorso da affrontare necessariamente per raggiungere il fine voluto. Secondo il Vangelo è beato chi “ha fame e sete di giustizia”, non chi “ ha “ la giustizia.
Quando si parla di giustizia ci si riferisce sempre al suum cuique tribuere e perciò la giustizia è comunemente rappresentata con il simbolo della bilancia. Il principio di “dare a ciascuno il suo” lo si può realizzare solo “applicando” la legge e, cioè, attraverso una operazione che consenta di far rientrare il caso concreto nella fattispecie astratta prevista dalla legge.
Tra le possibili molteplici interpretazioni del singolo fatto è necessario scegliere quella “giusta”o, come detto prima, almeno tendere, aspirare ad un risultato “giusto”.
Questa operazione si attua attraverso il processo che, sotto questo profilo, costituisce il punto centrale, lo strumento fondamentale per rendere giustizia. Proprio per questo il processo deve essere esso stesso “giusto” e deve garantire a tutti la possibilità di far valere le proprie ragioni.
Il processo costituisce il vero polso di uno stato democratico. Si può dire che è il “luogo centrale” della democrazia. Anche fisicamente ad Atene i processi si svolgevano nell’“agora”, cioè nel punto centrale della città.
Più è libero, democratico garantista il processo, più è facile fare giustizia.
Nel processo ci sono tanti soggetti che devono essere allo stesso modo tutelati e garantiti: il giudice, il pubblico ministero, l’avvocato difensore, la parte civile, la vittima, il testimone, i consulenti, ecc..
Tutte le decisioni assunte nel processo e, in particolare, il risultato del processo e, cioè, la sentenza, possono certamente essere oggetto di critica e si può legittimamente prospettare ipotesi interpretative diverse da quelle operate dai giudici, ma quello che non deve esser fatto è delegittimare il processo attraverso la delegittimazione dei suoi protagonisti.
Guai a sostituire al processo i salotti televisivi di Bruno Vespa o di altri giornalisti come lui esperti e capaci. Non credo che in questi salotti ci siano le stesse garanzie assicurate a tutti nei processi e, anzi, ritengo che in questi salotti siano prevalenti gli interessi di una o dell’altra parte e, quasi sempre, della parte più forte, e non solo economicamente.
Sostituire al processo altri luoghi di decisione meno garantiti e più facilmente manipolabili costituisce un grave rischio per la democrazia.
Così come costituisce un rischio per la sicurezza di tutti attaccare indiscriminatamente senza i necessari “distinguo” l’uso di strumenti necessari e di decisiva rilevanza per consentire al processo di svolgersi e dibattere sulla base di prove concrete e serie.
Mi riferisco alle intercettazioni telefoniche ed ambientali che, di recente, sono state oggetto di attacchi da varie parti. Ho potuto constatare che molto spesso ci si riferisce solo allo strumento di per sè considerato e lo si ritiene, per ciò stesso, uno strumento odioso e da eliminare.
È come se si proponesse di abolire una medicina solo perché amara indipendentemente dal fatto che se ne sia verificata la sua efficacia terapeutica.
Le intercettazioni sono di rilevanza decisiva per accertare fatti-reato
molto gravi e, in particolare, per portare avanti efficacemente l’attività di repressione nei confronti della criminalità organizzata.
Se, per esempio si riesce ad individuare attraverso una video registrazione un efferato delitto di uxoricidio non credo che ci sia da scandalizzarsi per il fatto che in tal modo si sia violata la privacy dell’ uxoricida. Diverso è il caso di intercettazione di conversazioni o di immagini che riguardano terze persone estranee al fatto e che sono del tutto irrilevanti per le indagini in corso. In quest’ultimo caso deve essere impedito con interventi molto decisi che di tali intercettazioni si faccia un uso pubblico.
È auspicabile, pertanto, che tale mezzo investigativo venga potenziato per consentire una più adeguata ed efficace repressione di gravi reati e che le iniziative legislative in materia, pur necessarie, siano indirizzate esclusivamente a garantire, meglio di come avviene adesso, il segreto durante la fase delle indagini e la tutela dei terzi che, occasionalmente e per motivi non influenti sulle indagini, vengano in contatto con le persone intercettate.
DAMIANO TRIPODI
Ringraziamo il dottore Papalia per l’intervento. Sappiamo quanto la giustizia sia difficile da raggiungere, come giustamente sottolineava il relatore, ma già Dante diceva che le leggi son da chi le forma, mettendo in evidenza che anche quelle camminano sopra le gambe degli uomini e quindi con tutte le imperfezioni che l’uomo si porta dietro. Adesso passiamo la parola al dottor Vincenzo Lombardo della Repubblica di Palmi, rispettando la successione degli interventi.
VINCENZO LOMBARDO
Buona sera a tutti, mi scuso per il leggero ritardo dovuto a circostanze del tutto fortuite che solo con eccessivo rigore mi potrebbero esser rimproverate. Anche se non ho potuto seguire gli interventi che mi ha hanno preceduto, e me ne dispiace anche per il rischio di ripetizioni in cui potrò incorrere, tuttavia sono giunto in tempo per svolgere il mio secondo la scaletta della locandina.
Nel viaggio che dal mio piccolo paese natio (Martone dove, in compagnia di familiari ed amici trascorro, di solito, i miei giorni di riposo), mi ha condotto anche quest’anno a Delianuova riflettevo sul tema della legalità che costituisce l’oggetto di questo nostro incontro.
Tema al quale, da tempo ormai, sono dedicati dibattiti e sul quale hanno posto la propria attenzione la Chiesa, organizzazioni di volontariato e pubbliche istituzioni tra cui, segnatamente, le scuole.
Il dottor Vincenzo Lombardo, procuratore della Repubblica di Palmi
Di qui il rischio di un approccio all’argomento ripetitivo, generico per quanto generoso, sulla lotta alle organizzazioni criminali e, da noi, alla ‘ndrangheta che ne rappresenta sicuramente una delle più temibili dell’intero Paese. Senonché, per essere più concreti ed uscire da astrazioni sempre in agguato, penso che il tema possa essere, di volta in volta, adeguato ai tempi ed ai luoghi nei quali se ne parla con riferimenti specifici alle situazioni del momento. Mi pare che il collega Papalia, almeno per quello che ho potuto sentire, abbia privilegiato – da par suo – un approccio similare. Intanto, soprattutto nelle scuole, e non solo per gli stimoli (speriamo non indotti dal solo sostegno finanziario peraltro legittimo, opportuno e doveroso) indotti da direttive regionali, è bene – a mio parere – che il tema si snodi su più argomenti di interesse giovanile e concluda un percorso articolato per tutta la durata dell’anno scolastico.
Ma, qui ed oggi, educare alla legalità può significare concretamente – vista la bellezza di questo bosco nel cuore aspromontano – educare al rispetto dell’ambiente. Però non basta dirlo. Aparole tutti rispettiamo l’ambiente come tutti combattiamo la criminalità. Ciò che contano sono, invece, i comportamenti, ossia l’osservanza della legislazione che la Nazione, la Regione, la Provincia, il Comune, si danno in materia ambientale. Significa, in una parola, che lo sviluppo delle attività produttive, sacrosante e legittime, devono coniugarsi con il rispetto della normativa di settore volta alla salvaguardia delle bellezze naturalistiche, dai boschi ai torrenti, alle spiagge, al mare che rappresentano la nostra più grande ricchezza per il futuro nostro e dei nostri figli. Si è nella legalità se sapremo proteggerla dalle insidie dello sviluppo caotico e refrattario alle regole che certo hanno un costo che, sul breve periodo, può apparire non sopportabile ma che costituisce, forse, un sicuro investimento per le generazioni a venire. E così, per fare un esempio, non si può tollerare che l’accumulo – al di là dei livelli consentiti – di “polifenoli” nelle acque di scarico di numerosi frantoi della Piana ostacoli – se non da solo come fattore indubbiamente prevalente – il funzionamento del depuratore consortile di Gioia Tauro, provocando la diffusione di odori maleodoranti nei luoghi circostanti con grave fastidio per la popolazione e mettendo anche in forse l’attività di depurazione delle acque prima del loro sversamento in mare. Fenomeno che chiama in causa sia la produzione che l’Istituzione Comune, cui sono devoluti i controlli sulle acque reflue prima del loro convoglio nelle condotte di adduzione al depuratore predetto.
Anche il fenomeno delle discariche abusive di rifiuti, pur se non tossici né nocivi, abbruttisce le nostre bellezze. Il fenomeno è più diffuso di quanto non appaia e contrasta con il livello avanzato della normativa che, da quella europea a quella statale e regionale, disciplina la materia. Vero è che, spesso, a tali avanzate normative non si accompagnano i necessari strumenti finanziari di sostegno delle corrispondenti innovazioni tecnologiche e che la P.A. è la prima inadempiente agli obblighi di innovazione per cui il privato può avvertire come vessatorio l’intervento sanzionatorio, amministrativo e penale, nei suoi confronti. Legalità però significa proprio questo e cioè che ognuno deve fare quello che gli compete e se non lo fa dà il cattivo esempio, tanto più grave quanto più elevato è il suo livello di responsabilità. Ora a me pare che il tasso di civiltà di un Paese si misura anche dal livello di rispetto dell’ambiente. Ora a me pare che l’Italia, negli ultimi anni invece che avanti sia andata indietro anche rispetto a Paesi che un tempo stavano alle nostre spalle.
Vengo da un viaggio in Spagna e sono rimasto meravigliato dei progressi di quello Stato. Ho visto un traffico ordinato su strade, autostrade e città; un’agricoltura particolarmente fiorente e curata; una rete stradale ben articolata e sviluppata. Questo significa che la Spagna ha ben utilizzato i fondi di investimento della Comunità europea per le aree regionali sottosviluppate e l’Italia, ma soprattutto il Mezzogiorno, no. Anzi da noi l’accesso a tali fondi non solo è stato scarso, ma più di una volta si è risolto in una truffa ai danni della Comunità e dei nostri lavoratori vittime di iniziative industriali fantasma che non hanno portato l’occupazione promessa.
Un altro punto dolente riguarda un diritto primario dei cittadini: il diritto alla salute. Anche su questo terreno non stiamo affatto bene, in particolare in questo circondario. Occorre un fermo richiamo a chi ha responsabilità nel settore: dai dirigenti aziendali a quelli sanitari, al personale medico e paramedico nonché amministrativo tutto. I diritti di ciascuno non possono andare a detrimento del diritto di tutti ad un servizio sanitario efficiente. Non possiamo avere strutture ospedaliere che sono tali solo nel nome. Senza una diversa articolazione di tali strutture sul territorio ed una diversificazione dei servizi che ciascuna è in grado di offrire, non vedo futuro per la sanità nella Piana.
Per concludere un accenno al problema degli immigrati extracomunitari: una risorsa ed un problema. Certo dobbiamo vigilare sugli ingressi clandestini, nel cui ambito assistiamo alla formazione di gruppetti che su di essi speculano. Nei giorni scorsi abbiamo individuato un’associazione a delinquere che ho definito di straccioni perché in sostanza bastano anche pochi spiccioli per garantirsi un ingresso abusivo ed un occupazione. E, tuttavia, a parte gli aspetti umani che tali vicende suscitano, noi abbiamo interesse, anche economico, ad avvalerci di questi lavoratori extracomunitari poiché ci sono lavori che solo loro sono disposti a fare. Certo occorre cautelarsi da potenziali pericoli perché di loro non conosciamo niente.
Ma un paese civile deve anche porsi il problema, rispetto ai meritevoli, di consentirne – in tempi ragionevoli – la regolarizzazione prima e la socializzazione dopo. Anche qui s’impone un problema di rispetto di diritti e di osservanza di doveri. Ognuno, Stato, Istituzioni cittadini, deve fare quello che è in suo potere per portare in superficie una situazione che altrimenti rischia di debordare sul versante criminale come talvolta accade nelle periferie delle grandi città ma anche in qualche paese dei Sud particolarmente degradato.
DAMIANO TRIPODI
Grazie al dottor Lombardo. Sono davvero tanti i problemi da affrontare.
Passo ora la parola all’onorevole Armando Veneto, presidente della Camera penale di Palmi.
L’on. Armando Veneto seduto tra i due Procuratori della Repubblica
si appresta a intervenire sulla tematica del Congresso
ARMANDO VENETO
Io vi dico subito che sono perfettamente d’accordo con il tema, cioè che l’Educazione alla Legalità passa proprio attraverso le istituzioni cardine, come la chiesa, la famiglia, la scuola, il volontariato.
Non è un’enunciazione banale, ha una sua logica. Educare alla Legalità, significa dare valori, esempi, testimonianza.
Se non si offrono valori e se non si testimonia, i soggetti che insegnano la Legalità, non educano alla Legalità perché la Legalità è forma di vita, di esperienza e di pensiero. La Chiesa ha l’autorità morale di insegnare la Legalità, le associazioni di volontariato hanno un’autorità morale perché si spendono per realizzare momenti di unione, di aiuto, di soccorso, di esaltazione dei grandi valori che hanno fatto la cultura dell’uomo e lo fanno senza fine di lucro. Direi dunque che sono i pilastri ai quali bisogna fare riferimento. Ma educare alla Legalità significa prima di tutto praticare la Legalità, quella dei gesti quotidiani, delle cose semplici.
No al funzionario del comune che firma la licenza edilizia soltanto all’amico, e invece la nega a chi gli è avversario; o al sindaco che fa un favore ad uno piuttosto che ad un altro.
Legalità significa anzitutto porsi nelle condizioni per cui non si abbiano pubbliche virtù e scheletri negli armadi. Se non facciamo questo abbiamo perso soltanto tempo, siamo stati soltanto qui a chiacchierare simpaticamente.
Sono i soggetti che parlano di Legalità che devono praticarla nelle piccole cose ed avere il senso compiuto di quello che avviene.
C’è stata una ricrescita della coscienza collettiva. L’Aspromonte non produce più sequestri di persone. È vero che le associazioni musicali, “i Peppino Scerra” sono pochi, ma li citiamo, ormai. Sono una categoria “i Peppino Scerra”!
Si è fatto tanto. I sequestri di persona non ci sono più perché c’è stata un’azione di contrasto della polizia; i sequestratori si scoprono più facilmente perché sono tanti, perché non c’è più convenienza economica. Ma quelli che facevano i sequestri adesso spacciano droga.
Non state a dire che ormai è cambiato tutto; la battaglia è ancora lunghissima; quindi è bene non illudersi troppo. C’è un altro aspetto. Noi discutiamo di Legalità, in un contesto temporale nel quale, ormai da diversi anni, ci siamo abituati a pensare e gli esempi, soprattutto nella politica, ci hanno insegnato in questi ultimi anni che tutte queste cose sono sciocchezze, perché vince chi è più forte, chi è più ricco, chi è più bello, chi si fa crescere meglio i capelli, chi si fa lifting. Costui vince, costoro vincono, perché sono questi i valori di questo mondo e di questo momento. In questo spazio, dove non c’è politica, ma c’è convenienza, c’è interesse, si fanno le leggi ad hoc. Anziché fare una legge, basterebbe dire “il signor X” non è punibile, così abbiamo finito e non corriamo altri rischi. In questo momento naturalmente si è generato un vuoto di potere, e nei vuoti di potere sistematicamente, accade quello che prefigura in “Anatomia del potere” il sociologo e studioso economista americano Goldbright. Il potere è come il caffè che trabocca, si espande perché ha questa struttura ontologica, strutturale il potere. E nei vuoti politici si inseriscono le corporazioni, coloro che sono più forti, coloro che hanno maggiore potere. La storia delle intercettazioni non è come ve l’ha raccontata l’egregio dottor Papalia, che per altro è all’avanguardia in certe battaglie per la Legalità, e noi lo seguiamo attraverso le radio e la televisione e diamo onore al suo coraggio, alla sua determinazione e alla sua dirittura morale, perché non si è piegato neppure davanti alle minacce dei leghisti. Ma allora, dobbiamo dire una cosa. Il discorso non era quello di stabilire che le intercettazioni non si dovevano fare. Anzitutto è un valore della Legalità quello di rispettare le leggi. Le intercettazioni sui telefoni dei parlamentari non si fanno anche se questo costa qualcosa, ma è un principio che va rispettato.
La seconda questione è la più grave. Il problema non è quello delle intercettazioni, o quello del contenuto; il problema è che qualcuno ha preso le intercettazioni e le ha passate ai giornali. Questo è il vero problema e davanti a questo bisogna levare forte ed alto il grido perché la Legalità è anche rispetto dei tempi.
Abbiamo perso un sacco di miliardi e per far che? Perché la Chiesa non parla mai dei giudici? Perché noi dobbiamo far sì che la giustizia sia qualcosa che ci appartenga, non in modo professionale?
Lo so che l’ordinamento giudiziario è fatto male, ma non dobbiamo discuterne così e basta, perché non interessa ai cittadini l’ordinamento giudiziario. Se non si dà un significato alla riforma ed al valore di un attentato all’indipendenza autorevole della magistratura, sembra una difesa corporativa. Perché la Chiesa parla di giustizia e non parla dei giudici? Io ho ricordato, mentre lo diceva il dottor Papalia, una cosa. Nel deuteronomio ci sono i discorsi che Mosè fece prima dell’attraversamento del mare, Mosè dice: – Scegliete i migliori di voi ed eleggeteli a giudici, dite loro e pretendete che abbiano coraggio –. Questo è importante.
Avere coraggio significa applicare la legge di giudice, testimoniarla, diventare apostoli di un percorso nel quale tutti si possano specchiare. Ecco perché forse è meglio parlare di valori, piuttosto che di uomini. Tanti uomini ci sono nel mondo: chi difende la sua categoria, chi difende l’altra, chi difende le sue convenienze, chi difende il suo opportunismo, chi dice che la giustizia consiste nel pagare poco il biglietto del tram e dell’utente e chi dice che la giustizia consista nel pagare bene il biglietto del tram e colui che gestisce il servizio, perché altrimenti non lo può gestire. Siamo al bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Io concluderei dicendo che la Legalità è il metro, la cifra attraverso la quale interpreti ogni tua azione e fai in modo che questa tua azione sia interpretata dagli altri perché essa sembri sempre meno interessata alle proprie convenienze e sempre più interessata alla costruzione di un autentico e vero metodo per convivere bene insieme.
DAMIANO TRIPODI
Ringraziamo l’avvocato Veneto per il suo intervento. Ho visto il dottore Papalia che prendeva appunti. Quindi si attende una sua risposta in un secondo tempo.
La parola, adesso, alla dottoressa Augusta Torricelli, giornalista e scrittrice.
AUGUSTA TORRICELLI-FRISINA
Se per il mondo dell’istruzione e della formazione sociale si parla di educazione alla legalità, per la chiesa si deve usare a mio modesto avviso il termine culto della legalità, intendendo rimarcare un concetto ancor più profondo che è insito nel messaggio evangelico, che vede Gesù Cristo dire a Pilato che egli non potrebbe esercitare su di lui alcun potere legittimo se non gli fosse dato dall’alto e che lo spinge ad accettare il sacrificio di morire sulla croce nell’osservanza di norme e regole non condivise.
Papa Giovanni Paolo II il 10 novembre 1990 a Napoli puntualizzava quanto segue: “Non v’è chi non veda l’urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì, urge un recupero di legalità. “Parole poco dopo raccolte dalla Conferenza dei Vescovi che il 4 ottobre 1991 emanò la nota pastorale intitolata “Educare alla legalità”. Tale documento, inspiegabilmente non seguito da altri così specificamente dedicati fino ad oggi, per quasi quindici anni, assume alla luce dei nostri giorni così inquietanti sul versante dell’illegalità diffusa e della criminalità organizzata una valenza di estrema attualità e di valore sicuramente profetico per la connessione tra moralità, legalità e messa a rischio della giustizia e della pace.
Si tratta di capire se il silenzio documentale di questi anni, in cui si inseriscono tuttavia alte le voci e le testimonianze di singoli uomini della chiesa, abbia inteso rispondere all’esigenza di una disseminazione di quei principi nelle pratiche degli operatori della chiesa negli anni contrassegnati, come sappiamo, soprattutto dalle stragi mafiose del ’92 e ’93.
È domenica 9 maggio 1993 quando Papa Wojtila, davanti al tempio della Concordia ad Agrigento impugna il pastorale e stringe a pugno la mano destra per alzare al cielo la famosa invettiva: “Nel nome di Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è Via, Verità e Vita, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi!
Un giorno verrà il giudizio di Dio”. Parole chiare e forti, che faranno esclamare a Maria Falcone, sorella del giudice assassinato pochi mesi prima: “Ci vorrebbero nella Chiesa più fra Cristoforo e meno don Abbondio”. Alcuni mesi dopo, la sera del 15 settembre 1993, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, veniva freddato per mano mafiosa padre Pino Puglisi, responsabile del centro sociale “Padre Nostro” a Brancaccio, a due passi dalla chiesa di San Gaetano. Questa la risposta della mafia agli uomini della chiesa che intendevano dare seguito con la pratica ai moniti dei vescovi e agli accenti vibranti di indignazione morale del Papa.
A pagare un amaro prezzo per l’impegno antimafia a seguire sono stati altri sacerdoti sparsi nelle regioni a rischio, con intimidazioni, azioni calunniose, macabri messaggi, tentativi di isolamento.
C’è chi non ha mai desistito, magari imboccando strategie diversificate di contrasto in collaborazione con lo Stato. È il caso esemplare di don Luigi Ciotti e della legge da lui promossa di iniziativa popolare sull’utilizzo dei beni confiscati alla mafia (n.109 del 7/3/1996).
I suoi effetti dirompenti sul sistema di accumulo dei beni mafiosi oggi sono sotto gli occhi di tutti grazie ad un’efficace azione della magistratura antimafia articolata sull’intero territorio nazionale, al punto da imporre una riflessione se non un ripensamento della normativa alla luce di un maggiore utilizzo ai fini produttivi dei beni confiscati, avuto riguardo all’inadeguatezza degli enti pubblici e dei soggetti del volontariato autorizzati alla loro gestione. È nato così un virtuoso intreccio tra azione della chiesa e mondo del volontariato, che ha consentito di trasformare la lotta alla mafia in una possibile via per l’ampliamento delle occasioni di lavoro e di recupero produttivo, nell’interesse della società, di beni illegali. Quanto accaduto nella Val di Jato con la produzione dell’olio, del grano e degli ortaggi antimafia dalla cooperativa “Libera terra”, commercializzati in tutto il Paese dalla Lega coop, fa da battistrada alla disseminazione della buona pratica sia nelle terre della camorra sia nella Piana di Gioia Tauro con la recente nascita della cooperativa “Valle del Marro”. E come non ricordare la splendida iniziativa sostenuta da Monsignor Bregantini nella Valle del Buonamico per avviare i giovani senza lavoro delle emarginate contrade di Platì e San Luca a forme di cooperazione e di integrazione sociale, senza dimenticare l'onerosa impresa tentata dalla Curia di Locri di arginare l’usura dilagante con un fondo di solidarietà, con prestiti a tasso zero a persone e imprese vittime del racket, un’esperienza contrastata e comunque anticipatrice rispetto alla successiva legge antiusura e all’istituzione del relativo Fondo di solidarietà nazionale.
Si possono dormire sonni tranquilli oggi circa gli innesti e le esperienze applicative che in questi anni si sono concretizzate dopo il documento datato quindici anni orsono? L’interrogativo che ci poniamo nel corso del dibattito in questa tavola rotonda è giustificato non tanto dall’imperversare di delitti eccellenti o di marca stragista come negli anni Novanta, piuttosto dai livelli di espansione a carattere globale dell’economia criminale e dalla dilatazione dei suoi interessi, che hanno invaso settori inediti come la gestione degli immigrati clandestini, la tratta dei nuovi schiavi, lo sfruttamento minorile, il traffico d’armi, i rapporti col terrorismo internazionale.
Una mafia senza frontiere esige un’azione di contrasto a sua volta senza confini, quale solo una realtà sovranazionale come la Chiesa, con tutte le sue implicazioni nel mondo del volontariato sociale, può contrastare penetrando nelle pieghe delle periferie urbane e nei ghetti metropolitani, negli angoli più poveri del mondo.
Ma cos’è realmente la legalità per la chiesa? Nel documento del ’91 si evince che oltre ad essere in ossequio alla canonica definizione giuridica il rispetto e la pratica delle leggi, contiene un valore aggiunto, di ordine trascendentale, in quanto corrisponde ad un personale, meditato gesto morale di obbedienza all’autorità divina.
Le conseguenze di un disimpegno dalla legalità per la chiesa sono due: le responsabilità degli uomini delle istituzioni e il cedimento del senso di solidarietà tra gli uomini. Circa il primo aspetto la chiesa ha mandato in più occasioni chiari segnali di intervento e di affermazione delle proprie opinioni agli uomini di governo dai quali si attende il rispetto di alcune condizioni generali, come l’esistenza di chiare regole di comportamento che antepongano il bene comune agli egoismi individuali o agli interessi particolari, la trasparenza dei procedimenti, la stabilità delle leggi, l’applicazione generalizzata delle regole senza il sospetto che siano sempre i più deboli ad applicarle, mentre i furbi possano sottrarsi con espedienti inventati per il tornaconto di lobbies e corporazioni.
La prima fila ascolta compiaciuta.
Sono riconoscibili da dx: la prof.ssa Ornella Milella, il dottor Franco Fortugno,l’avv. Giuseppe Parisi, l’on. Pasquale Tripodi e il dottor Sandro Cannatà
Nel ’91 i vescovi denunciarono il difetto di questi requisiti minimi.
E oggi le cose come stanno? Basta quel documento profetico anche per incidere sulle molteplici contraddizioni emerse nella legiferazione più recente, fonte di malessere sociale di intere categorie aduse in passato ad obbedir tacendo e oggi clamorosamente avviate a forme di protesta di massa come la stessa magistratura?
C’è un passo del documento che continua ad essere estremamente attuale laddove dice: “Lo stato è decisamente sempre più debole; affiora l’immagine di un insorgente neofeudalesimo, in cui corporazioni e lobbies manovrano la vita pubblica, influenzano il contenuto stesso delle leggi, decise a ritagliare per il proprio tornaconto un sempre maggiore spazio di privilegio”. E più in là sostiene: “Anche la classe politica, con il suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, a scadenze quasi fisse, annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l’opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato. Chi si è invece comportato in maniera onesta può sentirsi giudicato poco accorto per non aver fatto il proprio comodo come gli altri, che vedono impunita o persino premiata la loro trasgressione della legge”.
Nel documento si arriva a parlare di eclissi della legalità. Che cosa possiamo dire del presente, in cui si fa spazio sempre più la percezione dell’inefficacia di tanti strumenti posti in essere dalle tradizionali modalità di diffusione della legalità nella scuola come sulle piazze, nei convegni e nelle più svariate strategie dell’informazione?
Regna sovrano e incontrastato un tale bla bla bla sulla legalità che si rischia di perdere il senso dell’orientamento e si dà l’impressione di parlare troppo senza modificare nulla, con un’imponente operazione gattopardesca che dà ragione più al pessimismo di Sciascia che alle esternazioni di ministri ed esperti.
Un altro aspetto della questione, così come si pone per il mondo della chiesa, è il sempre più divaricante rapporto che si va instaurando tra moralità e legalità, ossia tra il momento della libera accoglienza interiore di ogni giusta norma e il comportamento di obbedienza alla normativa vigente, quale essa sia, considerati i continui assalti al tradizionale assetto di usi e costumi con norme in deroga che sconvolgono convincimenti, abitudini, visioni per lungo tempo accettate senza scostamenti. Mai come oggi, con l’irrompere nella società di problematiche innovative come quelle legate alla genetica, alla bioetica, all’obiezione di coscienza, alla collisione tra fedi e credenze multiculturali, il fossato tra moralità personale e legalità collettiva si è dilatato fino a raggiungere dimensioni antitetiche. L’interrogativo del cristiano oggi è se obbedire o no alla propria coscienza come già fece Cristo, accettando di morire sulla croce in obbedienza alle sanzioni previste da leggi che non condivideva. In qualche caso lo Stato ha saputo risolvere il conflitto, come per l’obiezione di coscienza al servizio militare, eliminata come reato e trasformata in una grande opportunità per i giovani di compiere il servizio civile volontario.
Molti altri conflitti tra dimensione morale e legalità restano irrisolti, come ha dimostrato il clamoroso fallimento del referendum sulla legge per la procreazione assistita.
Che la chiesa abbia il diritto-dovere di pronunciarsi e di dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò è richiesto dai diritti fondamentali della persona, lo afferma categoricamente la Gaudium et spes, mentre una ferma pronuncia sulla criminalità organizzata si trova nel documento dei Vescovi sul “Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà”.
È insito nella stessa missione evangelica il dovere di impegnarsi per la liberazione dell’uomo dai mali e dai guasti dei nostro tempo. Quale senso avrebbero, se così non fosse, le fiaccolate capitanate dai parroci, le sante messe celebrate per le vittime della violenza, i cortei per la pace? Occorre non dismettere forme di testimonianza pubblica che siano incisive e servano a mantenere in piena visibilità temi e problemi di immodificata gravità, senza cadere nell’effimero e nella spettacolarizzazione che non lascia traccia nella memoria inflazionata dai mille stimoli del nostro tempo. Contestualmente, occorre che la chiesa riprenda a lasciare traccia di questo impegno anche in documenti e testi che facciano presa permanente sull’opinione soprattutto dei giovani, mai visti come nel nostro tempo presentarsi in massa agli appuntamenti della chiesa. Alla chiesa e al volontariato, che della solidarietà fa la propria ragion d’essere, è affidata ancora una volta la possibilità di incidere sulle coscienze in termini interiori così da impedire il progressivo cedimento a forme di subordinazione, rassegnazione o vittimismo, che assicurano all’illegalità il miglior vivaio per continuare ad attecchire e proliferare senza ostacoli.
DAMIANO TRIPODI
Grazie alla professoressa Frisina. La Chiesa ha pagato un duro prezzo non solo in Sicilia, ma anche dalle nostre parti. Nel 1989, mi sembra, il prorettore del Santuario di Polsi è stato ucciso proprio lì vicino. Passerei adesso la parola alla dottoressa Giovanna Ferrara, presidente provinciale CIF di RC.
GIOVANNA FERRARA
Buonasera. La nostra è sicuramente una terra che soffre di problemi apatici, ma speriamo possa superarli. Io ho fatto un po’ anche un confronto tra questa iniziativa e quella che un gruppo di donne rappresentanti di associazioni laiche, cattoliche e del mondo del volontariato, circa un decennio fa, ha fatto, occupando simbolicamente un’altra cima dell’Aspromonte, quella di Zervò, nel punto in cui è il Cristo conosciuto come “il Cristo sparato”.
In quella occasione noi donne, a proprio a mezzanotte in punto, siamo scese per chiedere alle donne della mafia, che allora ritenevamo anello debole di una organizzazione forte che teneva sequestrato un bambino, Marco Fiora, di rendersi promotrici non solo della liberazione del bambino, ma del riscatto di una terra che non meritava e non merita di essere conosciuta solo per le nefandezze.
Quando il dottore Scerra mi ha proposto di tornare qui a Delianuova per affrontare i temi della Legalità, ho accettato di buon grado, riflettendo che qualcosa è cambiato da allora, ed in positivo specie per quanto riguarda il grado di sensibilità dei cittadini, di tutti noi, circa il tema della Legalità.
Ma qualcosa è cambiato anche in peggio, soprattutto per quanto riguarda il ruolo delle donne di mafia che oggi non appaiono più un anello debole di una organizzazione nefanda ma pare che stiano assumendo quasi un ruolo di supplenza se non addirittura di guida del malaffare. Quindi l’incontro di questa sera è proprio per chiedere a queste donne di riassumere il ruolo che la natura ha dato loro di essere portatrici della vita e quindi portatrici di speranza. Io poi sono qui come rappresentante di un’associazione che opera da 60 anni, a livello internazionale, presente su tutto il territorio regionale, che da sempre ha fatto dell’azione di educazione alla democrazia, alla libertà, al rispetto della persona, motivo della propria azione di impegno, nei confronti non solo della donna, ma delle famiglie e anche degli uomini, perché il CIF, quando faceva e quando fa azioni di formazione, non si è mai rivolto soltanto alle donne, ha guardato l’uomo integrale e ha creato realtà che ancora sono presenti nel nostro territorio.
Oggi dobbiamo parlare del ruolo della nuove sfide che vengono proposte alla società civile, che vengono proposte alla Chiesa.
Io dissento un po’ dalla lettera della Chiesa sul tema della Legalità.
La Chiesa non ha bisogno di produrre documenti aggiuntivi a quello di base, perché è dato dal Vangelo. Il Vangelo lo possiamo leggere in tutti i modi, troviamo la lezione della Legalità in: date a Cesare, quello che è di Cesare.
La dott.ssa Giovanna Ferrara, presidente provinciale CIF Reggio Calabria
Il rispetto della persona, Ama il prossimo tuo come te stesso: questa è la magna carta con la quale ci confrontiamo. È chiaro che questa magna carta si incarna. È espressa anche, a volte con i naturali limiti, attraverso le strutture organizzate, soprattutto attraverso i movimenti dei volontari, dell’associazionismo giovanile e adulto che è veramente forte. Il ruolo del volontariato è chiaro. Il volontariato, in concreto, è operativo: ascolta, legge il bisogno, fa scelte, interviene, non guarda mai da quale parte il bisogno è espresso. Se è necessaria una goccia di sangue l’AVIS non chiede a chi appartiene. Così ha fatto Calipari che non ha chiesto a quale schieramento apparteneva la Sgrena quando si è fatto uccidere per salvarla e per liberarla. Il volontariato è gratuità, è concretezza.
Legge il bisogno e interviene. C’è però un limite che noi riscontriamo. Molte persone, molti di noi scelgono il volontariato per uscire da angosce legate a problematiche diverse, per fuggire, a volte, da una famiglia che vive situazioni di disagio. Il volontariato è scelta di vita e di servizio. Non va il volontariato che viene scelto quasi come momento non dico divagatorio, perché non è mai divagatorio, ma come momento di fuga dai propri impegni.
Il volontariato prima esplica per intero i propri problemi civili nel mondo del lavoro, nel mondo della scuola, familiare, poi dà gratuitamente, proprio come amava dire monsignor Italo Calabrò: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Il volontariato è operativo, come lo sono anche questi incontri. Io su tanti temi non torno perché sono stati ampiamente e brillantemente svolti prima; però se vogliamo che nel tempo una iniziativa come questa, capace di richiamare l’attenzione di tante persone, non colga il rischio di inaridirsi, deve diventare anche questo un momento operativo. E allora, diciamoci un programma operativo. Qual è? Ognuno di noi è espressione di un’agenzia operativa, sia essa la scuola sia essa l’agenzia delle entrate, sia essa la famiglia. Vediamo cosa possiamo fare per un anno di impegno, ognuno nelle nostre realtà. Ci vediamo dopo, alla fine di queste manifestazioni, tra qualche tempo, per redigere questo programma completo e ritornare qui per la quarta edizione con dei risultati.
Avremo così modo di verificare se siamo riusciti a trasmettere ai ragazzi delle scuole, ai ragazzi di strada, che il rispetto dell’altro è un valore irrinunciabile, al cittadino che verrà a chiedere il certificato, che può andarlo a chiedere da solo, e ottenerlo in tempo reale senza doversi preoccupare a cercare un mezzo. Ecco a volte nell’esercizio delle mie funzioni, a me risulta difficile fare comprendere all’utente che viene all’agenzia delle entrate, che quel servizio gli tocca e non deve dire grazie a nessuno. Educare la gente a comprendere i propri diritti e i propri doveri è molto importante.
Se saremo capaci di darci un piano operativo, sono sicura che l’obiettivo che vogliamo raggiungere sarà sicuramente raggiunto e apprezzato e avrà una reale ricaduta sulle nuove generazioni e sulla cittadinanza reale. Io mi fermo qui e vi ringrazio ancora una volta per questo incontro che ritengo molto importante. Restituisco il microfono al moderatore.
DAMIANO TRIPODI
Grazie alla dottoressa Ferrara. Adesso velocemente cederei la parola al dottor Enzo Romeo, presidente provinciale dell’AVIS di Reggio Calabria.
ENZO ROMEO
Proprio velocemente, perché il calar delle tenebre incombe! Io ringrazio gli organizzatori di questo interessante incontro, su questo tema tanto congeniale al mondo del volontariato. In particolare mi riferisco al mondo dei volontari di sangue. Esistono nella nostra Italia tante realtà di volontariato attivo che con la loro sola esistenza propongono esempi di legalità come obiettivo primario della loro azione. Prendendo in esame il grande universo della donazione del sangue, va considerato che questa realtà è egualmente diffusa dalle Alpi all’estremo lembo della Sicilia.
Il dottor Enzo Romeo, presidente provinciale dell’AVIS di Reggio Calabria
Per restare nell’ambito specifico dell’AVIS, che è la massima espressione del volontariato del sangue, partiamo da un dato abbastanza significativo. Dal lontano 1927 data della sua costituzione, l’AVIS ha proposto la sua idea di ordine come principale obiettivo della sua azione. Prima di questa iniziativa, esisteva un mondo variegato che sussiste purtroppo tuttora in alcune zone retrive del nostro paese, nel quale la donazione del sangue veniva considerata di volta in volta un atto di generosità, un favore particolare solo per parenti ed amici o ancora peggio un atto di tale valenza, da richiedere un adeguato compenso. L’AVIS ha da subito ripudiato tutti i significati incivili connessi alla donazione del sangue. Ha educato ed educa tuttora i suoi iscritti a principi fondamentali di ordine e Legalità. Il donatore AVIS sa che il suo gesto pure originato da un moto dell’animo che si china sulla sofferenza e prima di tutto un dovere, verso quella società cui appartiene e a cui richiede legittimamente delle prestazioni. Il donatore AVIS sa di concorrere alla soluzione di problemi sanitari, di rilevante importanza. Infatti il liquido rosso che passa dalla sua vera a quella del ricevente non può essere prodotto in alcun laboratorio.
Il donatore AVIS sa di essere pedina indispensabile di una partita sanitaria che permette con il suo sacrificio personale alla medicina ed alla chirurgia di affrontare e risolvere problemi sempre più difficili, concorrendo in maniera determinante ad allontanare la frontiera dell’impossibile. Pensiamo per un momento all’avvenimento trapianti. Considerate che un solo trapianto di midollo richiede la disponibilità di quasi un centinaio di sacche di sangue, da cui trarre gli elementi indispensabili all’intervento e il tutto è fornito dai volontari. Perciò il donatore AVIS assume come suo obbligo morale l’abitudine di presentarsi periodicamente non occasionalmente al centro di raccolta per offrire la sua disponibilità, perché l’associazione gli ha insegnato che il suo posto oltre che volontario, dev’essere gratuito, deve rimanere anonimo.
Ovviamente sa pure, che della sua offerta originano dei diritti che, non solo gli consentono una donazione tranquilla per sé e per gli altri, ma anche, permettono all’associazione di svolgere quella azione di formazione e propaganda che diffonde sempre di più l’idea della donazione, soprattutto là dove, come nel nostro territorio, e in questo in particolare, non è stata raggiunta l’autosufficienza. Ma questa è materia che da sola richiederebbe un convegno a parte.
La donazione di sangue possiamo affermare, proviene da un cittadino moralmente e fisicamente sano. Un cittadino consapevole del valore umano e sociale della sua prestazione, che oltre al valore immediato di cura di tante malattie, ha dei riflessi sulla salute ed anche sull’economia nazionale.
La donazione periodica infatti consente di monitorare costantemente la propria salute, prevedendo l’insorgere di patologie, o curandole in tempo e di conseguenza permettendo un notevole risparmio dei costi sanitari. La richiesta di Legalità operata dall’AVIS nel corso la sua storia, si è scontrata in tutte le epoche con una concezione della sanità pubblica volta a favorire l’amico o il parente. E in queste zone sappiamo che è ancora così. Oggi per fortuna, nella gran parte delle regioni d’Italia invece non è più così. L’AVIS ne è un esempio evidente. Più di un milione di donatori periodici AVIS, sono l’esempio più bello di quello che può offrire una società adeguatamente educata all’ordine ed alla Legalità. Grazie.
DAMIANO TRIPODI
Chiudiamo la serie degli interventi di questa tavola rotonda con il dottor Annibale Musitano, Commissario Provinciale della CRI di Reggio Calabria.
ANNIBALE MUSITANO
Io vorrei tornare senz’altro a quello che è il tema al quale siamo stati invitati, cioè il contributo all’obiettivo primario della Chiesa e del volontariato all’educazione alla Legalità. Ora è evidente che la Croce Rossa firmata come tutti sapete sui campi di battaglia nel 1864, cioè è nata per riportare un minimo di legale in un mondo che in quel momento era estremamente perturbato e dove regole non vi erano ha credo assolutamente il diritto di poter dire la sua parola su queste cose. Se Educazione alla Legalità è rispetto, educazione al rispetto delle regole, al rispetto di tutte le regole che ci siamo dati, da parte di tutti, è evidente che quella può essere il contributo dell’associazione internazionale e poi nazionale, quale la Croce Rossa.
Il dottor Annibale Musitano, Commissario Provinciale della CRI di Reggio Calabria
Ritengo poiché di mio faccio il medico, che il primo contributo sia quello alla prevenzione del fenomeno, cioè nel dire, un contributo di esempio che viene dato agli altri cittadini di un modo di porsi. Qui il ventaglio delle attività svolte dalla Croce Rossa Italiana nell’ambito della Croce Rossa Internazionale è estremamente ampio. Tutti sappiamo che la Croce Rossa si è mossa dalle sue origini sui campi di battaglia, ma in tempi più recenti su nuovi campi di battaglia: come l’Iraq, come sappiamo dove abbiamo aperto come Croce Rossa Italiana, un ospedale per l’assistenza a tutti i cittadini di quel paese ponendo in atto un altro dei principi fondanti dell’Istituzione che è quello della imparzialità cioè senza vedere quali erano i valori o le idee o le convinzioni di quelle persone.
Andando avanti, della nostra realtà e in quella calabrese nell’assistenza che viene svolta nei confronti di tutti, e nell’assistenza, anche nei confronti dei clandestini, come tutti sappiamo in coma; di assistenza di Crotone, infatti è venuto proprio dalla Croce Rossa Italiana.
Dico queste cose perché con questo esempio evidentemente viene portato avanti e che viene propagandato dalle nostre componenti e in questo senso anche da quella dei più giovani delle scuole, noi possiamo contribuire e insegnare un percorso ai più giovani dei nostri cittadini. Un percorso dove poi diventa virtuoso e che li porta poi alla ricerca di un atteggiamento di vita, di una buona condotta che ovviamente gli consente di esprimere al meglio il concetto di Legalità e di rispetto delle regole.
In questo senso noi siamo presenti su tutto il territorio della provincia e mi fa piacere salutare anche i rappresentanti che noi abbiamo qui su Delianuova e che ci hanno dato anche un grande esempio, come dicevo, concretamente in una situazione che è disagiata come quella dell’Aspromonte, rimboccandosi le maniche, si può istituire un ciclo virtuoso. Noi sappiamo che i nostri rappresentanti, i nostri volontari a Delianuova, nell’ambito della nostra organizzazione, hanno creato un punto di assistenza, un punto dove riescono con l’ambulanza che hanno con la Croce Rossa, a dare un servizio importante a questa popolazione e credo che sia in fondo un servizio essenziale perché mi pare che sia anche l’unico, che può essere dato nei momenti di criticità e la popolazione può attraversare. Questo a mio giudizio è il contributo che possiamo dare all’educazione alla Legalità.
Invito chi mi ascolta, ad avvicinarsi a noi e portarci che cosa?
Quello di cui abbiamo tanto bisogno soprattutto, cioè nuove braccia, nuove persone che siano disposte nel concetto dell’assoluta gratuità, siccome le altre organizzazioni di volontariato a dare la propria opera. Qui mi piace esternare un altro concetto che è molto importante. Facciamo sì che il volontariato abbia regole e che queste regole siano sempre più certe, perché talora è accaduto che perdendosi del concetto di volontariato sia andato a valer invece esprimere dalle condizioni in cui si da una prestazione di lavoro spesso sottopagate e che viene in terra loro integrato. Quello che invece mi piace sottolineare, e che la Croce Rossa è qua apposta e di questo voglio dare loro il più ampio riconoscimento, dai Volontari come la V maiuscola, che riescono a emanare il servizio che svolgono. Tutto questo è il contributo che noi possiamo dare, questo è quello esprimere e mi mare che venga espresso in maniera approfondita e ampia. Da questo microfono, io che della Croce Rossa di Reggio Calabria sono solo commissario, quindi come tutti i commissari sono un corpo aggiunto, voglio rivolgere il mio ringraziamento a tutti i volontari che preso si daranno alle nuove regole, i lavoro istituzionali democraticamente eletti.
Il mio ringraziamento di commissario perché da loro ho avuto modo di imparare tanto e credo che anche la popolazione abbia avuto modo di imparare e ringraziarci per il contributo che hanno dato, danno e daranno anche quando evidentemente non serve più la delinquenza. Vi ringrazio.
DAMIANO TRIPODI
A malincuore, ve lo dico veramente, non credo sia possibile fare il secondo round anche perché l’argomento è stato trattato con grande spessore ed è stato trattato anche sforando i tempi imprevisti.
Cedo quindi nuovamente la parola a Gino Loria per le fasi finali di questa nostra giornata.
RICORDO DI NICOLA CALIPARI
NICOLA CALIPARI
Ci avviamo alla conclusione di questa 3ª giornata regionale sull’educazione alla Legalità, ovviamente consegneremo una targa ricordo a ciascuno dei nostri ospiti.
Avete già ascoltato stamattina, in apertura che questa giornata era dedicata, come la Santa Messa, alla memoria di Nicola Calipari. Ed è proprio con Nicola Calipari che vogliamo aprire la consegna delle targhe.
Avrebbe dovuto ritirare la targa, il fratello Don Maurizio che è qui in Calabria, ma purtroppo è stato fermato da una febbre ed è a Gioiosa Ionica, quindi né la madre, né lui, né la cognata possono essere presenti. Ritira la targa in memoria di Nicola Calipari la parente più diretta, che è la signora Maria Scerra Licastro, la moglie del dottore Scerra. Come tutti voi sapete Maria Scerra è la sorella della madre del dottore Calipari.
Inviterei la signora a salire sul palco! Consegna la targa il questore di Reggio Calabria, dottor Vincenzo Speranza.
QUESTORE SPERANZA
Stabilire il concetto di legalità, che ancora esiste grazie anche agli avvocati penalisti, altrimenti non si saprebbe. Due anni fa, se vi ricordate, avevamo preso un impegno, eravamo arrivati a prendere una settimana, dottor Lombardo. Si faceva riferimento ai parecchi latitanti. Mi pare che questi due anni non solo con la polizia di Stato, ma anche con le altre forze di polizia, le cose sono andate abbastanza bene. Un’ultima affermazione. Dicono i calabresi che i migliori cervelli sono costretti ad emigrare. Dottor Papalia, quando si deciderà a rientrare in Calabria, ci farà cosa gradita. Grazie.
Il dottor Speranza consegna la targa in memoria di Nicola
Calipari alla zia Maria Licastro in Scerra
CHI ERA NICOLA CALIPARI
Nicola Calipari nasce a Reggio Calabria il 23 giugno del 1953, sposato, due figli: Silvia (20 anni) e Filippo (14). La moglie Rosa lavora al CESI, l’ufficio che coordina i servizi segreti italiani.Nel 1979 entra in Polizia e viene assegnato alla squadra mobile di Genova e nel 1982 arriva alla Questura di Cosenza. Nel 1988 minacciato dalla mafia calabrese è costretto a trasferirsi in Australia con tutta la famiglia, l’anno successivo approda alla questura di Roma come dirigente della squadra mobile. Successivamente dirige una sezione della Criminalpol e nel 1999 passa all’ufficio stranieri del Ministero degli Interni. Nel 2002 passa al SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) e diventa caporeparto delle operazioni all’estero. Il SISMI opera alle dipendenze del Ministro della Difesa e sotto la supervisone del Presidente del Consiglio.
Il 13 giugno del 2003, dopo la fine delle operazioni militari su larga scala, viene inviato il primo contingente italiano a sostegno della ricostruzione. Anche una squadra del SISMI viene inviata a Baghdad, circa venti persone, coordinata dai frequenti viaggi di Nicola Calipari. IL SISMI informa il governo del rischio rapimenti.
Ma non basta. Il 13 aprile vengono rapite quattro guardie del corpo private italiane sulla strada che da Baghdad porta ad Amman. Il giorno dopo l’annuncio dell’uccisione di uno degli ostaggi: Fabrizio Quattrocchi. L’otto giugno vengono liberati con un blitz gli altri tre. Fonti giornalistiche ipotizzano una trattativa e il pagamento di un riscatto sempre smentita dalle autorità. Il 20 agosto 2004, viene rapito il giornalista free lance Enzo Baldoni sull’autostrada che da Bagdad porta a Najaf, questa volta la trattativa non sarà possibile, verrà giustiziato sei giorni dopo. Il 7 settembre 2004 vengono sequestrate due operatrici umanitarie italiane Simona Torretta e Simona Pari dell’associazione “Un ponte per...”. Vengono liberate il 28 settembre in seguito a una trattativa condotta dagli uomini del SISMI. Per Nicola Calipari e la sua squadra, la liberazione delle due Simone è un successo clamoroso, ma devono rimanere nell’ombra e lasciare agli altri la raccolta degli encomi e degli elogi.
Il 30 gennaio 2005 si vota in Iraq, Giuliana Sgrena viene inviata per conto del giornale
“Il Manifesto” a Baghdad per seguire le prime elezioni irachene del dopo Saddam.
Dopo qualche giorno, il 4 febbraio, mentre esce dall’università viene rapita: sono le 13 e 50. Poco dopo attraverso Internet viene rilasciato un ultimatum al governo italiano che ritiri le truppe dall’Iraq entro settantadue ore, lo firma l’“Organizzazione della Jihad Islamica”. Nicola Calipari si attiva immediatamente.
In poco tempo riesce a stabilire un contatto con i rapitori e ad avviare la trattativa per la liberazione, ma la situazione è molto difficle. Passano i giorni e la preoccupazione aumenta. Calipari e i suoi lavorano nell’ombra mentre in tutto il paese monta la mobilitazione per il rilascio della giornalista. Poi la svolta. Il 4 marzo del 2005 Calipari e alcuni suoi collaboratori arrivano a Baghdad. È il momento buono. “Ho sentito una voce. Sono Nicola, sono Nicola non temere sono amico di Gabriele e di Pier, adesso sei libera. Non temere.” La Sgrena ricorda così il momento della sua liberazione e l’incontro con Nicola Calipari, sono le 18.30 di venerdì 4 marzo 2005 in un punto imprecisato di Baghdad, dopo un mese esatto di prigionia Giuliana Sgrena viene liberata. Si tratta ora soltanto di arrivare all’aeroporto e di imbarcarsi per l’Italia.
Quella sera piove a Baghdad e lo spostamento dell’ambasciatore John Negroponte, invitato a cena a Camp Victory, avviene in auto. Il convoglio dell’ambasciatore deve passare sulla Route Irish.
Per questo vengono formati dei posti di blocco dai militari americani.
Tra questi il BP (Block Point) 541 su una rampa della Route Vernon. Il compito è di evitare che qualsiasi veicolo si immetta nella Route Irish.
La macchina dell’ambasciatore passa ma il Blocco non viene smobilitato.
La Toyota Corolla con a bordo Nicola Calipari e Giuliana Sgrena sta passando proprio sulla rampa della Route Vernon per immettersi sulla Irish e proseguire verso l’aeroporto. Sono le 20 e 50. L’automobile si avvicina inconsapevolmente al blocco.
Una prima raffica la colpisce. poi gli altri colpi. Il “fuoco amico” uccide Nicola Calipari e ferisce Giuliana Sgrena.
Da: La storia siamo noi - Rai educational
Dir. G. Minoli
NICOLA CALIPARI – eroe di casa nostra
Nicola Calipari nasce a Reggio Calabria, Sbarre Inferiori, nel giugno del 1953, ma le sue origini sono anche deliesi. Nacque da Filippo, originario della Locride e da Rachele Licastro, di Delianuova, nipote dell’illustre Amato Licastro, uomo di immensa cultura della cittadina pianigiana.
Egli affonda quindi le sue radici a Delianuova dove, specie nei primi venti anni della sua breve vita, spesso si recava a trovare i nonni (Domenico Licastro e Rosina Grio), trastullandosi sin da piccolo tra le braccia di nonna.
Non c’era settimana che non veniva a trovarci con i genitori – ricorda ora zia Maria, sorella della madre, sposata col dottore Peppino Scerra, farmacista in pensione ed attivissimo presidente dell’Ass. Musicale “Nicola Spadaro”. – parlava poco, era piuttosto restìo al dialogo ed allo scherzo, amava da piccolo nascondersi spesso sotto il tavolo e dietro le porte, a sgranocchiare ciò che trovava. Era diverso dal fratello Maurizio e dagli altri cugini, ma erano legatissimi, anche se ultimamente era più frequente vederlo scherzare con noi e comunque non gli mancava certo il senso dell’humor!!! Da quando si era laureato, però, – a Messina, in Giurisprudenza – ci siamo visti sempre di meno perché il lavoro lo aveva occupato parecchio,… poi si trattava di un lavoro particolare.
Nicola neonato tra le braccia di nonna Rosina
Ci siamo visti l’ultima volta cinque anni fa, a Reggio, in occasione della morte del padre, ma ci sentivamo quasi sempre. Già!... a Natale, Pasqua, Ferragosto… trascorreva con noi qualche settimana… La nostra era una famiglia veramente unita… quando ci si incontrava era una vera festa generale…
In effetti da quando intraprese gli studi universitari le sue venute a Delianuova divennero sempre più rare. Poi il lavoro: prima a fare l’avvocato, presso lo studio di un illustre togato reggino. Era il periodo dei moti di Reggio, anni ’70, e a casa sua arriva uno zio, (Peppino Ioele) incaricato di dirigere un reparto di celerini durante i moti. La figura dello zio, la sua attività, lo affascinarono…
Secondo me – mi riferisce il cugino Domenico Scerra, che oggi gestisce l’omonima farmacia a Delianuova – là capì quella che sarebbe stata la sua attività… e quando il vecchio avvocato gli propose di continuare con lui, garantendogli carriera e clientela, egli rimase fermo sulle sue posizioni… volle fare il concorso in polizia.
Dopo un breve incarico alla Questura di Genova riceve l’incarico di dirigente alla Questura di Cosenza, dove rimase 4-5 anni ed è qui che conosce Rosellina. Si sposa e si trasferisce a Roma.
Qui tante gioie per lui, come le nascite di Silvia e Filippo, ma anche tante sofferenze.
All’età di 9 anni coi cugini durante una piccola gita a Gambarie
Interessandosi di casi… scottanti, infatti, viene minacciato anche di morte insieme alla famiglia, ragion per cui si preferisce spostare il suo campo d’azione, per un periodo di sei mesi, in Australia. Ed è al ritorno dall’Australia che comincia la sua attività in seno ai servizi segreti che l’avrebbe portato a gestire direttamente la liberazione, in Iraq, di tre delle quattro guardie del corpo (Quattrocchi come si ricorderà venne ucciso), delle due Simone e per finire, della Sgrena.
Ciò che più mi ha colpito a Roma
– continua ancora il caro cugino
Domenico – in occasione dei funerali, è stata la vera solidarietà che noi familiari abbiamo ricevuto.
Tutti i suoi colleghi, chi lo aveva ben conosciuto, si avvicinava spontaneamente per dirci della sua docilità, del suo ottimismo… era uno che non si scoraggiava mai, anzi sempre pronto ad aiutare, ad incoraggiare, a guardare avanti!!!
È stato per me strano vedere per tre giorni di fila, dal suo arrivo a Ciampino fino ai funerali, l’onorevole Gianni Letta piangere continuamente, sempre a fianco a noi, alla moglie e riferirmi del suo rapporto con Nicola che trascendeva dal lavoro… “quando davo un incarico a Nicola, - mi disse - potevo stare tranquillo… lo portava sempre a termine!”.
Lì ho capito – è sempre Domenico che parla – che mio cugino era davvero una persona speciale… ed ho capito il perché era diventato per me difficile, negli ultimi tempi, mettermi in contatto anche telefonicamente con lui.
All’età di 2 anni, col bastoncino in mano nella veranda del nonno a Delianuova
Ma io di Nicola ho comunque ricordi diversi… è preferisco ricordarlo come compagno di giochi nel giardino di nonno, qui a Delianuova, proprio nella casa dove ora abito io. Quell’albero di fico che a noi sembrava gigantesco… si giocava a chi saliva prima e poi era guerra a colpi di fichi… uno sopra e l’altro sotto… una guerra diversa però ed il cui epilogo era diverso da quello che ha vissuto ora Nicola. Tutto infatti finiva in vasca da bagno, in un bel bagno ristoratore… ma quante scorpacciate… era molto goloso Nicola!!!!...gli occhi di Domenico sono diventati rossi… lo rispetto… lo lascio con un grazie ed un saluto!
Rileggo una poesia di Felice Soffrè, poeta deliese.
Essa termina così:
Alleluja, alleluja!... Oh si, diffonditi suono che parli di perdono ai cuori, possano almeno gli uomini per un giorn’obliar odio e dolori.
Mentre la rileggo ecco che mi risuonano vibranti le parole di don Maurizio (fratello di Nicola) dall’ambone di Santa Maria degli Angeli: “un’ultima speranza… se vogliamo che qualcosa cambi per noi… per la nostra società.. non più gare a primeggiare…ma non ci può essere società valida senza il dono di sè …”.
Già! Il dono di sé, il dono della propria vita. Tutto il mondo sta oggi discutendo di questa donazione, forse solo per qualche giorno ancora abbiamo di che discutere!
Nicola è il più piccolo della foto, a quattro anni, insieme a tutti i familiari, davanti alla casa materna. Al centro della foto mamma Rachele
La speranza è che la morte di Nicola non sia vana, che veramente si possa un giorn’obliar odio…anche se resta, però, il dolore! E resta vivo, seppur consolato dalla fede, dalla consapevolezza che per tutti c’è la vita eterna e per chi dà la propria vita per l’altro in particolare!
Noi, che forse non l’abbiamo conosciuto, ora non vorremmo più dimenticarlo, anche perché, veramente era uno di noi!
Ma come… può venir mai nulla di buono da Nazareth?
Così dissero di colui che per primo fece dono di sé, dando la sua vita per molti. Speriamo che ora ci si possa rendere conto che anche da questa bistrattata terra Calabra, da Delianuova, può venir fuori qualcosa di buono, qualcosa di nuovo, qualcuno che…una volta tanto, non ti prende la vita, ma te la dà. Grazie Nicola!
Raffaele Leuzzi
“Arianova Metropolipiana” Genn.- Aprile 2005
Sempre tra le mura della casa materna. Nicola è il primo accasciato dalla destra, che coccola il cugino Domenico. Al centro i nonni materni e alla destra della nonna, papà Filippo
Sdraiato in poltrona e sorridente
insieme ad Arcangela Scerra a mamma Rachele nel salotto di casa Scerra, a Delianuova
Ancora nel salotto della famiglia Scerra. Primo piano Fantina e Beatrice Scerra
CONSEGNA TARGHE RICORDO
GINO LORIA
Vorrei ricordare che le targhe sono tutte uguali:
3ª giornata regionale sull’Educazione alla Legalità, Aspromonte da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori e sviluppo nella pace e nella convivenza civile, in memoria di Nicola Calipari.
Associazione culturale Nicola Spadaro, - Delianuova.
Targa ricordo al dottor Giuseppe Priolo, consegna la targa il sindaco di Delianuova Rocco Corigliano.
ROCCO CORIGLIANO
A nome della città vorrei porgere il saluto al tavolo della presidenza, al dottore Lombardo, all’avvocato Veneto, alla dott.ssa Ferrara, al dottor Romeo, alla dott.ssa Torricelli, al dottor Musitano che erano presenti. Un saluto di spessore però lo vorrei fare all’illustre concittadino, che è l’orgoglio di Delianuova, al dottore Papalia, un grosso applauso da parte della città di Delianuova.
Un altro saluto di spessore va all’altro ospite che è l’orgoglio pure di Delianuova, al nostro maestro Mons. Marco Frisina.
Un saluto al terzo uomo di spessore, che è stato l’organizzatore della giornata, al dottore Scerra. Alla signora Scerra vorrei ricordare che scopriremo una lapide in ricordo del nipote, intitolandogli la nuova strada che da piazza Sant’Elia porta alla Statale.
A tutti voi un grazie affettuoso e un arrivederci all’anno venturo.
Gradirei che vi alzaste in piedi per un ultimo ricordo ed un applauso a Nicola Calipari. Grazie da parte dell’amministrazione Comunale di Delianuova, grazie a tutti e buonasera.
GINO LORIA
Continuiamo con la consegna di Targhe ricordo a…
… alla CRI sezione provinciale di Reggio Calabria. Ritira il dottor A. Musitano
… alla Provincia di Reggio Calabria che tramite il proprio presidente
aveva comunicato quanto segue:
Provincia di Reggio Calabria
Gentile dottore,
ho il piacere di comunicare che la Provincia di Reggio Calabria ha concesso anche quest’anno il patrocinio morale alla giornata dedicata alla Legalità, in programma il 7 agosto 2005 nei piani di Carmelia a Delianuova.
Voglia accogliere l’apprezzamento per l’iniziativa, l’auspicio di ampio successo ed il più cordiale saluto.
Ing. Pietro Fuda
Ritira il Vicepresidente, dottor Sandro Cannatà.
… all’AVIS sezione provinciale di Reggio Calabria. Ritira il dottor E. Romeo
… al dottor Vincenzo Lombardo
… al dottor Guido Papalia
… all’on. Armando Veneto
… all’Associazione Musicale “Nicola Spadaro”.
Consegna il sindaco di Delianuova Rocco Corigliano.
Ritira il dottor Giuseppe Scerra
… al direttore de “La Piana”, dottor Damiano Tripodi
AUGUSTA TORRICELLI-FRISINA
Grazie al dottore Scerra non soltanto perché questa magnifica creatura della giornata regionale che è nata da una conversazione di alcuni anni fa, per averla portata avanti con determinazione, con grande onestà intellettuale, con spirito di servizio e direi anche con grande umiltà sposata a l’intelligenza. Io la ringrazio e spero che questa giornata possa durare nel tempo e dare frutti, dare possibili ampliamenti e anche novità organizzative come ha auspicato la dott.ssa Ferrara.
… alla dott.ssa Augusta Torricelli-Frisina
DOTTOR SCERRA
Io voglio ringraziare la dott.ssa Torricelli la quale è stata la vera ideatrice di questa giornata, con la quale ho collaborato e siamo arrivati a questo punto. Grazie assai.
GINO LORIA
Ha concluso il pomeriggio questa tavola rotonda che ha trattato un tema davvero interessantissimo. A me non rimane altro, a nome dell’associazione musicale Nicola Spadaro, e degli altri Enti che hanno organizzato questa manifestazione che ringraziare tutti gli ospiti, le autorità che ci hanno onorato con la loro presenza.
Dicevo questa mattina che questa manifestazione riesce tutti in una volta a mettere insieme i rappresentanti delle più alte cariche istituzionali della provincia di Reggio Calabria e dell’intera Calabria. È stato così. A voi tutti non rimane altro che dirvi grazie, grazie per aver dato testimonianza e importanza a questa manifestazione ancora una volta grazie davvero a tutti e concludiamo la serata con l’orchestra giovanile di fiati Nicola Spadaro
Abbiamo voluto chiudere questa rassegna fotografica con la consegna del Dott. Giuseppe Scerra, della Targa ricordo all’on. Franco Fortugno in rappresentanza della Presidenza del Consiglio della Regione Calabria, sottolineando inoltre quanto lui stesso ha espresso in quell’occasione ricordando le intimidazioni subìte ad opera della criminalità organizzata:
O vi piegate a noi quando andrete a gestire le risorse, oppure noi vi sostituiamo.
Difficile sostituire un uomo così!
Nuove Edizioni Barbaro
di Caterina Di Pietro4
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di Caterina Di Pietro
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Finito di stampare
nel mese di Luglio 2006
presso l’Officina Grafica s.r.l.
Villa San Giovanni (RC)
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