| Continuazione Prima parte Atti della V° Giornata Regionale sull'Educazione alla Legalità » |
“Splende la gioia nella nostra vita
come una stella in una notte estiva,
stella filante, stella fuggitiva
che appena accesa, è celere sparita…”
Felice Soffrè
Associazione Culturale “Nicola Spadaro” - Delianuova
ATTI
della Vª Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità
ASPROMONTE
“da simbolo dell’illegalità a incrocio di valori
e sviluppo nella pace e nella convivenza civile”
PIANI DI CARMELIA - DELIANUOVA
DOMENICA 5 AGOSTO 2007
COMITATO D’ONORE
Monsignor VITTORIO MONDELLO
Presidente della Conferenza Episcopale Calabra
Monsignor LUCIANO BUX
Vescovo di Oppido-Palmi
Monsignor GIANCARLO BREGANTINI
Vescovo Diocesi Locri-Gerace
On. MARCO MINNITI
Vice Ministro Ministero dell’Interno
Dott. LUIGI DE SENA
Prefetto di Reggio Calabria
On. UMBERTO PIRILLI
Europarlamentare
On. ARMANDO VENETO
Europarlamentare
On. ROSA VILLECCO CALIPARI
Senatore della Repubblica
On. PIETRO FUDA
Senatore della Repubblica
On. GIUSEPPE VALENTINO
Deputato al Parlamento
On. ANGELA NAPOLI
Deputato al Parlamento
On. AURELIO MISITI
Deputato al Parlamento
On. MARIO TASSONE
Deputato al Parlamento
On. GIUSEPPE CAMINITI
Deputato al Parlamento
On. AGAZIO LOIERO
Presidente Giunta Regione della Calabria
O n. GIUSEPPE BOVA
Presidente Consiglio Regionale della Calabria
On. VINCENZO ADAMO
Vice Presidente Conisiglio Regionale della Calabria Assessorato al Turismo
On. GIUSEPPE GUERRIERO
Presidente Regionale commissione Antimafia
On. SANDRO PRINCIPE
Assessore Regionale alla Cultura e alla Pubblica Istruzione
On. DIEGO TOMMASI
Assessore Regionale all’Ambiente
On. PASQUALE MARIA TRIPODI
Assessore Regionale ai Trasporti
On. MICHELANGELO TRIPODI
Assessore Regionale all’Urbanistica
Dott. GIUSEPPE MORABITO
Presidente Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria
Dott. SEBASTIANO SURACE
Procuratore Gen. On. Suprema Corte di Cassazione
Dott. GUIDO PAPALIA
Procuratore della Repubblica di Verona
Dott. VINCENZO LOMBARDO
Procuratore della Repubblica di Palmi
Dott. GIUSEPPE CREAZZO
Vice Capufficio legislativo del Ministero di G. e G.
Dott. ANTONIO PUGLISI
Questore di Reggio Calabria
Col. ANTONIO FIANO
Comandante Provinciale Carabinieri
Col. FRANCESCO GAZZANI
Comandante Provinciale Guardia di Finanza
Dott. LEO AUTELITANO
Presidente Parco Nazionale dell’Aspromonte
Dott. ANTONIO ALVARO
Presidente Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale
Dott. ROCCO CORIGLIANO
Sindaco di Delianuova
SOMMARIO
• Saluti iniziali
– Del Presidente dell’Ass. “N. Spadaro” dott. G. Scerra »
• Santa Messa - officiata da Don Gianfranco Vitola ed animata
dal Coro Polifonico “Mons. Marco Frisina” di Delianuova »
– Commenti alla liturgia odierna
(TotusTuus, Mons. A. Riboldi, Padre R. Cantalamessa) »
• Momenti di relax »
– Intervento Mons. GianCarlo Maria Bregantini »
• Adesso Musica
– Concerto dell’Orchestra di Fiati “N. Spadaro” di Delianuova »
Pomeriggio
• Saluti delle Autorità »
– Rocco Corigliano (Sindaco di Delianuova) »
– Rosa Villecco Calipari (Senatore della Repubblica) »
– Antonio Alvaro (Presidente Com. Mont. V.T.M.) »
– Leo Autelitano (Presidente Parco Nazionale dell’Aspromonte) »
• TAVOLA ROTONDA sul tema:
“Legalità: prevenzione, repressione, recupero” » – interventi:
Franco Bruno - moderatore (Giornalista) »
Roberto Di Palma (Magistrato) » Giuseppe Priolo (Viceprefetto) »
Piero Fantozzi (Sociologo) »
• Onorificenze »
• Premio “Nicola Calipari” »
• Alla memoria delle vittime della criminalità
– Ricordo di Fortunato La Rosa »
SALUTI INIZIALI
Sono le 10,00 del mattino dopo aver accuratamente preparato per l’Eucarestia si dà inizio alla Vª Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità. Al prof. Gino Loria l’onore di aprire, con i convenevoli, questa giornata.
SALUTI DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE
DOTT. GIUSEPPE SCERRA
In qualità di Presidente dell’Associazione Culturale “N. Spadaro” ho l’onore di aprire ed introdurre, per il quinto anno consecutivo, la Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità a dimostrazione di inseguire l’obiettivo di istituzionalizzare questa manifestazione.
A distanza di un anno ci ritroviamo in questo stupendo scenario aspromontano, sempre più convinti che il rispetto delle regole sia il solo modo che può portare al pieno recupero dei valori etici e culturali che stanno alla base della civile convivenza.
Prima di soffermarmi brevemente sul tema di questa giornata, è mio dovere salutare tutte le Autorità religiose, civili e militari che con la loro presenza nobilitano questa manifestazione.
È mio dovere, altresì, precisare che questa Vª Giornata Regionale dedicata all’Educazione alla Legalità, non sarebbe stata possibile senza il convinto e fattivo contributo delle Istituzioni e di tutti gli Enti che hanno accettato di patrocinare questa manifestazione, dimostrando sensibilità per i valori che, con la stessa, intendiamo promuovere. Per questo ringrazio tutti e manifesto la mia più profonda gratitudine, perché hanno creduto e credono nell’importanza di questa giornata.
Un sentito ringraziamento anche a tutti i sostenitori dell’Associazione che ci sono vicini nelle nostre iniziative, a tutto il Comitato e a coloro che, con infaticabile impegno, hanno reso possibile l’organizzazione di questa Giornata.
Anche quest’anno, aprirà la Manifestazione la Santa Messa, che come sempre, sarà dedicata a tutte le vittime della violenza criminale e sarà animata da Coro Polifonico “Mons. Marco Frisina”.
Dopo la Santa Messa le note dell’Orchestra Giovanile di Fiati allieteranno la tarda mattinata e concluderanno la prima parte della Giornata, prima della pausa pic-nic.
Nel pomeriggio avrà luogo la Tavola Rotonda sul tema: LEGALITÀ: PREVENZIONE, REPRESSIONE, RECUPERO.
Ringrazio i relatori per aver accettato il nostro invito ed auguro a tutti una buona giornata.
La partecipazione attenta dei presenti; veduta d'insieme
...e in primo piano, con i rappresentanti delle Forze dell'Ordine; il sindaco di Delianuova Rocco Corigliano, l'on. Maria Grazia Laganà, l'on. Giovanni Nucera, il dott. Giovanni Battista ed il sindaco di Sinopoli Prof. Luigi Chiappalone
SANTA MESSA
in memoria delle vittime della criminalità, officiata da DON GIANFRANCO VITOLA (presbitero missionario in Medio Oriente)
e animata dal Coro Polifonico “Marco Frisina” di Delianuova.
La Domenica XVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO C 5 Agosto 2007
BEATI I POVERI DI SPIRITO, PERCHE' DI ESSI E' IL REGNO DEI CIELI
Oggi la liturgia ci dà proprio una lezione di sapienza, una lezione della più grande importanza: da essa dipende la riuscita o meno della nostra vita. Quando si tratta degli altri, tutti vediamo chiaramente la soluzione dei problemi. Ma quando si tratta di noi stessi? Ascoltiamo perciò Cristo ed esaminiamo la nostra condotta alla luce del Vangelo.
Cos'è l'essenziale della vita? L'uomo porta in sé un incontenibile bisogno di pienezza e di perfezione: ha sete di felicità. La terra non gli può bastare. I beni che essa offre, il denaro, i piaceri, gli onori, gli amori, sono limitati, fragili, effimeri. Ben presto la morte spazzerà via tutto: non resterà nulla, nemmeno il ricordo.
L'essenziale non può dunque essere se non ciò che porta il marchio di Dio. Ora Cristo è venuto proprio per mettere Dio al centro della nostra vita: solo grazie a lui la vita è trasformata, divinizzata, resa eterna. Da mortale diventa immortale, da finita, infinita.
E allora come vivere per essere sapienti, e non stolti? Certamente non possiamo ritirarci dal mondo per andare a vivere da eremiti. È normale che l'uomo voglia riuscire nella vita, sia in quella personale e familiare, come in quella sociale e professionale; è normale ch'egli voglia partecipare alle ricchezze della terra e alle sue risorse, trarre vantaggio dalle scoperte della scienza e dal progresso.
A condizione però che non dimentichi l'essenziale: dare un'anima a questo corpo terrestre. E per questo dobbiamo metterci decisamente alla scuola di Cristo. Guidati e sostenuti da lui cerchiamo di infondere in ogni nostra attività uno spirito di luce e di fuoco: lo spirito dell'amore che ci farà esaltare Dio, e servire il nostro prossimo nella gioia. Questo è l'essenziale.
ANTIFONA D’INGRESSO (cfr. Sal 69, 2.6)
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza:
Signore, non tardare.
COLLETTA
Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo...
PRIMA LETTURA (Qoelet 1, 2; 2, 21-23)
Le cose terrene sono inconsistenti, sfumano in un attimo, ed è vano l’affidarvisi. Ogni realtà è intrisa di inquietudine e di affanno. Il messaggio di questa pagina biblica è sempre attuale, di fronte alla tentazione di appoggiarci alle creature, di affannarci vanamente.
DAL LIBRO DEL QOELET.
Vanità delle vanità – dice Qoelet – vanità delle vanità, tutto è vanità.
Perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura.
Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?
Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità!
Parola di Dio.
R. Rendiamo grazie a Dio.
SALMO RESPONSORIALE (dal Salmo 97)
R. Fa’ che ascoltiamo,
Signore, la tua voce.
Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.
Venite, prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.
Ascoltate oggi la sua voce:
«Non indurite il cuore, come a Meriba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova,
pur avendo visto le mie opere» R.
SECONDA LETTURA (Col 3, 1-5 9-11)
Secondo san Paolo siamo già partecipi della risurrezione. È vero che questo non è ancora palese, che si trova ancora nascosto. Ma è già realtà, che attende d'essere manifestata nella gloria.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI COLOSSESI.
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.
Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria.
Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore.
Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.
Parola di Dio.
R. Rendiamo grazie a Dio.
CANTO AL VANGELO (cfr. Marco 1, 15)
R. Alleluia, alleluia.
Il regno dei cieli è vicino:
convertitevi e credete al vangelo.
R. Alleluia.
Don Franco Frisina, diacono deliese, mentre proclama il vangelo
VANGELO (Luca 12, 13-21)
Stolto e illuso è il ricco che affida la propria riuscita e soddisfazione alle ricchezze, dimenticandone l'intima instabilità e insicurezza, la radicale vanità. Egli credeva che quel che importava fosse accumulare tesori terreni per sé, e dimenticava che la ricchezza che vale e che resiste è quella che si acquista e si accresce davanti a Dio.
DAL VANGELO SECONDO LUCA.
R. Gloria a te, o Signore.
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità».
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni».
Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
Parola del Signore.
R. Lode a te, o Cristo.
COMMENTI ALLA LITURGIA ODIERNA
I testi liturgici di questa domenica ci propongono due modi di vivere e di stare al mondo. C’è il modo di vivere dell’uomo vecchio, e c’è il modo di vivere dell’uomo nuovo (seconda lettura), esiste l’uomo che cerca le cose della terra, e quello che cerca le cose del cielo (seconda lettura), quello per cui tutte le cose sono vanità, e quello per cui tutto è provvidenza di Dio (prima lettura). Il vangelo, da parte sua, oppone la vita di chi calcola tutto nell’avere, ed accumula delle ricchezze per sé, e la vita di chi fonda la sua esistenza sull’essere, ed accumula ricchezze davanti a Dio.
Don Gianfranco Vitola, durante la sua omelia
Vivere per sé. È un modo di stare al mondo, di realizzare l’esistenza nell’arco degli anni tra la nascita e la morte. È un modo di pensare, di agire, di mettersi in relazione con gli uomini e con le cose. Il punto di riferimento di tutto è l’io. Il sapere, il lavoro, lo sforzo con i loro buoni risultati appaiono, davanti all’io, caduchi e vani. Se l’uomo è un essere sul punto di morire, a che cosa gli serve il suo sapere, il suo lavoro, se non può vincere il suo destino mortale, la sua immersione nel nulla? Tutto è vanità, fumo che il vento porta via. Quando l’io è il centro della vita, abbiamo l’uomo vecchio, incapace di uscire da solo dalla tenebra del suo ermetismo, sempre più sommerso nel fondo del vizio e del peccato, con lo sguardo sempre più posto nelle cose della terra senza la possibilità di alzarlo verso il cielo. Uomo vecchio, perché in certo modo ripete nella sua vita la storia antichissima del primo Adamo, del gusto del peccato e della caduta originale. D’altra parte, l’io, è estremamente povero lasciato nelle sue proprie mani, perché privilegia l’avere e l’apparire. C’è qualcosa di più effimero e labile di queste due realtà? Come si può fondare un’esistenza su qualcosa che oggi è, e domani scompare? Come si può guardare in faccia la morte, quando i grandi valori che hanno retto la vita sono stati i beni materiali e le apparenze, ai quali è proibito varcare la soglia dell’aldilà? A ragione si possono applicare a chi vive per sé le parole di Gesù nella parabola del testo evangelico: “Stolto! Questa stessa notte ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai accumulato, di chi sarà?”. Così è chi accumula ricchezze per sé, chi incentra in sé il suo proprio vivere ed agire tra gli uomini.
Vivere davanti a Dio. Dio non è, a dire la verità, l’antagonista dell’io, della realizzazione personale. In nessun modo! Ma la sapienza eterna ci insegna che la propria realizzazione si compie per mezzo del cammino del vivere per Dio, del vivere agli occhi di Dio. Il lavoro e il sapere, agli occhi di Dio, hanno un senso e un destino provvidenziali, al di là dei limiti della sfera mondana. Tutto ciò che si fa per Dio in questo mondo, lo trascende, ed abita, purificato ed elevato, nell’eterna dimora di Dio. Vive davanti a Dio e per Dio l’uomo nuovo, che è stato ricreato da Cristo mediante il battesimo a sua immagine e somiglianza, che è stato circonciso non nella carne ma nel cuore, e, vivendo davanti a Dio, vive senza paura della morte, che considera, più che una fine assurda e senza senso, una porta verso un’esistenza nuova della quale già si partecipa, sebbene in modo molto povero ed elementare. Per questo, l’uomo nuovo ha i piedi ben posti sulla terra e nelle occupazioni di questo mondo, ma il suo sguardo e il suo cuore sono volti in alto, nel cielo, verso il quale cammina con fiducia e speranza. Chi vive per Dio non si estrania dal mondo, non lo disprezza né lo odia, perché è la casa che il Padre gli ha dato affinché vi abiti. Lavora come tutti gli altri, spende le sue forze per produrre ricchezza, ma ha un cuore puro e distaccato, e sa molto bene che i beni di questo mondo hanno un destino universale, e non possono essere ingiustamente accaparrati in poche mani.
TotusTuus
Ci sono delle verità, che contano tanto nella vita, intesa secondo Dio, che è la sola Verità, che a dirle fanno sorridere, come si trattasse di utopie degne di altri tempi. Quando si toccano questi aspetti della vita ci si accorge di un disappunto che è vicino alla disapprovazione, se non a parole almeno nei fatti.
Una di queste verità è l’idolatria del benessere. Sembra quasi, almeno tra noi occidentali, che siamo lontanissimi a volte dalla realtà di chi è costretto ad una indegna mancanza del necessario per sopravvivere, che il fine da raggiungere è avere tanti soldi, essere ricchi.
Un altro momento della cerimonia religiosa
È chiaro che Dio condanna che noi uomini, creati per esser ‘ricchi di amore’ e quindi ‘tesi quotidianamente ad arricchirci di amore verso il Sommo Bene che è Dio e verso i nostri fratelli, diventiamo schiavi di ciò che non ha cuore e futuro, ossia la ricchezza. Non condanna il diritto a possedere, ma non accetta che i suoi figli, noi, perdiamo la nostra libertà di spirito, per sottometterci a cose che non hanno il senso del vero bene. Altro infatti è possedere, ma liberi da tutto, ed altro è essere schiavi.
Gesù, Figlio di Dio, Creatore di tutto, per cui ogni cosa nel mondo veramente poteva dirsi ‘sua’, nella vita non si permise mai di essere schiavo delle cose che Lui aveva creato. Era padrone di tutto, ma non aveva niente. Una libertà che divenne poi la divina potenza di amarci fino a dare tutto, anche la propria vita, la propria dignità sulla croce.
Mons. Antonio Riboldi
Il Vangelo di questa domenica fa luce su un problema fondamentale per l’uomo, quello del senso del agire e operare nel mondo, che il Qoelet nella prima lettura esprime in termini sconsolati: “Vanità delle vanità, tutto è vanità...Quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica e in tutto l’affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?”.
Un tale chiede a Gesù di intervenire in una lite tra lui e suo fratello per questioni di eredità. Come spesso quando presentano a Gesù casi particolari (se pagare o no il tributo a Cesare; se lapidare o meno la donna adultera), egli non risponde direttamente, ma affronta il problema alla radice; si colloca su un piano più alto, mostrando l’errore che è alla base della stessa domanda. Tutti e due i fratelli hanno torto perché la loro lite non deriva da ricerca di giustizia ed equità, ma da cupidigia. Tra loro due non esiste più che l’eredità da spartire. L’interesse mette a tacere ogni sentimento, disumanizza.
Per mostrare quanto questo atteggiamento sia sbagliato, Gesù aggiunge, come è suo solito, una parabola, quella del ricco stolto che crede di essere al sicuro per molti anni, avendo accumulato molti beni e a cui la notte stessa viene chiesto conto della vita.
Gesù conclude la parabola con le parole: “Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. C’è dunque una via d’uscita al “tutto è vanità”: arricchirsi davanti a Dio. In che consiste questo diverso modo di arricchire, Gesù lo spiega poco dopo, nello stesso Vangelo di Luca: “Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12, 33-34). C’è qualcosa che possiamo portare con noi, che ci segue dovunque, anche oltre la morte: non sono i beni, ma le opere; non ciò che abbiamo avuto, ma ciò che abbiamo fatto. La cosa più importante nella vita non è dunque avere dei beni, ma fare del bene. Il bene avuto resta quaggiù, il bene fatto lo portiamo con noi.
Smarrita qualsiasi fede in Dio, molti si ritrovano spesso oggi nelle condizioni del Qoelet, che non conosceva ancora l’idea di una vita oltre la morte. L’esistenza terrena appare in questo caso un controsenso. Non si usa più il termine “vanità”, che è di sapore religioso, ma quello di assurdo. “Tutto è assurdo!”…
L’abbandono dell’idea del cielo non ha certo reso più libera e gioiosa la vita sulla terra!
Il Vangelo di oggi ci suggerisce come rimontare questa china pericolosa. Le creature torneranno ad apparirci belle e sante il giorno che smetteremo di volerle solo possedere, o solo “consumare”, e le restituiremo allo scopo per cui ci furono date che è di allietare la nostra vita quaggiù e facilitarci il raggiungimento del nostro destino eterno. Facciamo nostra una preghiera della liturgia: “Insegnaci, Signore, a usare saggiamente i beni della terra, sempre orientati ai beni eterni”.
Padre Raniero Cantalamessa
Marinella Gioffrè
Il presidente della Comunità Montana Versante Tirreno Meridionale Dr. Antonio Alvaro con il sig. Angelo Federico
Omaggio alle Guardie Municipali deliesi ed agli Ausiliari del traffico.
Un grazie a loro per l'ordine pubblico
Il sindaco Rocco Corigliano si intrattiene con le Forze dell'Ordine
Il presidente Scerra si intrattiene con la vedova ed il figlio del dott. Fortunato La Rosa
...con Pippo Pietropaolo e la gentile consorte
Nel frattempo arriva mons. Bregantini, il quale, scusandosi di non poter partecipare alla Tavola Rotonda prevista nel pomeriggio, chiede comunque di poter porgere un saluto ai presenti.
Carissimi, sono ancora una volta onorato di questo invito…
Saluto le autorità, i giovani, le persone che hanno voluto vivere questo momento.È molto bello! Questi luoghi di montagna mi sono molto cari, un po’ come le gioie affettive legate alla mia origine…
“Aspromonte”, la montagna. La parola Aspromonte io la leggo in due versioni: la versione latina e quella greca…
“asper” ed “asprós”: aspro e luminoso.
C’è una storia di dolore, di tristezza, di delinquenza, di sequestri che ha caratterizzato tristemente questa zona e l’aggettivo “asper” si addice a questa storia. Ma c’è poi l’aggettivo greco che vuol dire “luminoso” ed è veramente luminoso l’Aspromonte!
Il nostro compito? Passare dall’“asper”, all’“asprós”.
Del resto un antico assioma latino l’aveva indicato “per aspera ad astera”, attraverso le difficoltà giungere alla luminosità del cielo.
La Calabria non è solo mare, ma è soprattutto bosco e se il bosco è verde, il mare è blu!
Tocca a noi diffondere il bene come il profumo presente, nella nostra terra, spesso fragile, ma reale ed efficace.
A noi tocca difenderla dal male, dagli incendi devastanti e spesso cattivi dalle costruzioni finite male. Perdonatemi se lo dico, ma so che ogni volta bisognerebbe trovare uno strumento legislativo, in qualche modo, che ci aiutasse culturalmente a rendere più bella la nostra terra. La terra di Calabria è bella come un giardino, ma tocca a noi renderla e mantenerla bella come un giardino, cioè come Dio l’ha fatta!
Alla fine del suo intervento si congratula con i ragazzi dell'Orchestra di Fiati di Delianuova...
...ricevendo gli applausi di tutti i presenti
Poi si intrattiene con il Viceprefetto Dott. Priolo
Con il presidente Scerra, con il Sindaco Corigliano e con don Pino D'Agostino deliese doc, parroco di S. Caterina di Reggio Calabria
Con Leo e Anna Sergi
ADESSO MUSICA
con l’Orchestra Giovanile di Fiati Città di Delianuova
diretta dai Maestri…
Maurizio Managò
Gaetano Pisano
PROGRAMMA MUSICALE
– Toccata for band di FRANK ERICKSON
– Ouverture Festive di ANDRÉ WAIGNEIN
– Invicta di JAMES SWEARINGEN
– Nessun Dorma di GIACOMO PUCCINI
arr. ROBERT VAN BERINGEN
– The Final Countdown di JOEY TEMPEST
arr. JOHN MOSS
SALUTI AUTORITÀ
ROCCO CORIGLIANO
(Sindaco di Delianuova)
Buon pomeriggio al tavolo della presidenza e al moderatore del convegno.
Sentimenti di rallegramento alle autorità presenti per la lodevole partecipazione.
Signor presidente dell’Associazione Culturale “N. Spadaro”.
Cittadini!
Siamo giunti alla Vª Giornata Regionale sull’Educazione alla Legalità targata 2007 e la frase pronunciata stamattina dall’officiante – durante l’omelia – nell’anfiteatro naturale del Carmelia… “progettare in grande e lentamente costruire”, è risuonata quasi a monito, ad esempio, nel cuore del ns. Aspromonte.
Non v’è dubbio, l’esortazione mira a rinverdire, a far tornare la voglia di essere protagonisti della propria storia di testimonianza e a rinunciare definitivamente ad aspettare che siano altri a fare per noi.
Avanti tutta, dunque, per riflettere insieme in libertà, il che significa cultura di rispetto delle regole.
Avanti tutta, per una rinascita di Legalità, certi della latitanza dello stato e convinti che le istituzioni non volessero e non potessero risolvere problemi lasciati incancrenire in un territorio che ancora oggi subisce l’antica questione meridionale mai risolta.
Troppo presi da avvenimenti contingentali, ci si dimentica facilmente del nostro territorio, delle nostre comunità, dei giovani, del volontariato, dei movimenti di riflessione sul territorio e per il territorio.
È vero, siamo stanchi di avere paura. E mi rivolgo ai giovani.
È un segno forte di speranza: il coraggio e il protagonismo di voi giovani, che sapete affermare il diritto alla vita, alla legalità, alla pace.
Una società che può contare sull’entusiasmo e sulla volontà di cambiamento, è una società che dà futuro.
Un’ultimo appello ai giovani della mia Delianuova. Spalanchiamo quest’oggi, insieme, con entusiasmo e spontaneità critica le porte del Carmelia e dell’Aspromonte per leggere la storia che viviamo, per cogliere come “sentinelle di legalità” i segni di un sud che deve cambiare.
Chiudo per lasciare ad altri la parola. Grazie a tutti e buon proseguimento dei lavori.
ON. ROSA VILLECCO CALIPARI
(Senatore della Repubblica)
Cari amici e care amiche,
Sono felice di essere con voi, anche quest’estate, ai PIANI DI CARMELIA . Per me tornare a Delianuova è tornare in luogo che non solo conosco da molto tempo ma soprattutto verso il quale sono legata da ricordi e da affetti familiari. Oggi essere qui ha però, anche un valore nuovo: è riconoscere soprattutto un lavoro ed un impegno che come Associazione Musicale “NICOLA SPADARO” state da anni profondendo. Desidero in questa occasione rendere omaggio all’attività dei docenti, dei ragazzi e non solo, che in modo volontaristico stanno trasformando un’opportunità di aggregazione in una delle più delle più importanti realtà culturali della Calabria.
Con il vostro operato, avete permesso che l’Aspromonte da simbolo dell’illegalità si trasformi in luogo di incrocio di valori nel solco della pace e della convivenza civile.
Cosa c’è di più importante da trasmettere ai nostri ragazzi, se non questo? Se non una terra liberata dalla mafia, più ricca di arte e cultura!
Questi meravigliosi ottanta ragazzi, tra gli 8 ed i 20 anni, sono veramente i migliori rappresentanti della bellezza e della bontà che esiste nella nostra terra.
Tanta bellezza non sarebbe potuta sbocciare se non ci fosse stato l’aiuto anche di alcune persone. Ne ricordo con piacere due almeno: il dottore Eduardo Lamberti Castronuovo, medico, che tutti conosciamo anche come editore con una grande passione per la musica e il Presidente Giuseppe Scerra che è stato un motore enorme con il suo desiderio di ricreare la banda a Delianuova, ricordandosi quella degli anni ’50. Praticamente con la forza della sua idea e della sua passione, è riuscito a costituire l’associazione ed anche l’orchestra. Bravi, anche perché sappiamo che quello che avete fatto non ha solo un alto valore artistico ma anche etico.
Il valore morale è motivato purtroppo dalla persistenza delle mafie che restano, ancora in molte aree del nostro Paese e della nostra regione, l’unica forma di potere riconosciuto, fortemente radicato e capace di rigenerarsi anche dopo fasi di repressione conseguenti a fasi di escalation di violenza.
Molte organizzazioni criminali continuano a svolgere un importante ruolo di socializzazione nelle aree più degradate e povere del nostro Sud, nelle quali le organizzazioni reclutano le proprie giovani leve, bambini e ragazzi, che restano incastrati a vita nella scelta delinquenziale e nella cultura mafiosa.
Quello che state facendo come realtà culturale nell’ambito della musica assume quindi una importanza enorme perché state sperimentando quotidianamente che forme di presenza, di conoscenza, di comunicazione possono dare una svolta efficace all’evoluzione positiva del nostro sistema sociale.
Dobbiamo riconoscere che al di là di certi meccanismi economici strutturali che sembrano non poter essere scalfiti dalle nostre azioni organizzate, al di là dei sedimentati atteggiamenti culturali, anch’essi a volte inattaccabili, l’impegno antimafia di questi anni è stato grande e non si tratta soltanto della quantità di energia messa in campo, quanto della qualità dei metodi adottati.
Voi state dimostrando, infatti, che la cultura, la formazione e l’arte sono una possibile strada per introdurre elementi di novità, sia nelle modalità con cui affrontare e conoscere il fenomeno mafioso, sia nelle prassi che essa può suggerire per la trasformazione delle strutture sociali in cui siamo inseriti.
Insieme a tante associazioni e tanti uomini delle istituzioni impegnati sul versante della prevenzione e della repressione voi state aggiungendo una visione particolare di impegno sociale, capace di anticipare una società liberata.
Voglio quindi esprimervi un mio ringraziamento ed un riconoscimento dell’alto valore artistico e sociale della vostra iniziativa.
Voglio infine augurare a questi bellissimi ragazzi e ragazze, di essere sempre coraggiosi portatori di un messaggio nuovo e dirompente, e di poter contagiare, così come avete fatto oggi, con il vostro entusiasmo e con la vostra musica un pubblico sempre più numeroso.
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